Domenica, Giugno 25, 2017

 

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L’Abruzzo corre Il rischio di trasformarsi in un distretto idrocarburi

logo-webIl Cittadino Governante nel consiglio comunale del 20 ottobre scorso lanciò l’allarme sulla deriva petrolifera che potrebbe segnare il futuro dell’Abruzzo a causa delle scelte contenute nel capitolo dedicato alla strategia energetica nazionale del cosiddetto Decreto Legge Sblocca-Italia.
L’Abruzzo corre Il rischio di trasformarsi in un distretto idrocarburi che con l’impatto ambientale delle attività previste rappresenterebbe, inevitabilmente, la fine di un’idea  di regione vocata al turismo, all’agricoltura ed aperta ad attività economiche sostenibili, strategiche e vitali.

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Il presidente di Sabatino: "Nessun rischio agli stipendi dei dipendenti provinciali"

di-sabatinoIn riferimento a quanto apparso sugli organi di stampa in data odierna circa il possibile rischio degli stipendi dei dipendenti provinciali con i tagli del Governo, il Presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino precisa quanto segue:

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Dopo la TASI al massimo, nuova batosta con la TARI

P 75La tassazione locale continua ad aumentare e, con la collaborazione dell’informazione filo-amministrazione, ci vogliono far credere che non è vero. Non sbagliavamo a temere il peggio un mese fa: la tassa sui rifiuti (TARI, in precedenza denominata TARSU) aumenta di nuovo. La Giunta Mastromauro chiederà ai Giuliesi un esborso superiore a quello dello scorso anno di circa 645 mila euro.

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La stangatina di inizio mandato

P 74Dopo la stangata di fine mandato su: TARSU, IMU, Addizionale IRPEF, COSAP,  Insegne luminose, Parcheggi a pagamento

Come tutti ricordano, l’amministrazione comunale chiuse l’anno finanziario 2013 con quella che definimmo “la stangata di fine mandato”. Ora è di nuovo tempo di decisioni finanziarie e l’ amministrazione (sempre quella) ha inaugurato le scelte per il prossimo bilancio di previsione con una “stangatina di inizio mandato”: TASI al massimo. I proprietari di prima casa pagheranno il 2,5 per mille, l’aliquota massima prevista dal governo.
Abbiamo ascoltato o letto una sequela infinita di dichiarazioni da parte del sindaco, dell’assessore al bilancio, di esponenti della maggioranza, tutte tese ad addolcire la pillola:
• “ La TASI è una tassa iniqua”.
• “Il governo centrale non prevedeva detrazioni”.
• “Nessun componente del PD e del suo gruppo consiliare vuole l’applicazione delle aliquote massime su TASI e TARI decise dal governo centrale”.
• “Con le detrazioni abbiamo portato a casa un ottimo risultato, a tutela delle fasce più deboli”
Spero sia consentita qualche obiezione:
- Ma chi ha voluto la TASI a livello nazionale? Ci risulta che ci fossero anche i loro partiti a sostenere i governi che l’hanno prima introdotta (dopo la presa in giro dell’abolizione dell’IMU sulla prima casa) e poi confermata. Come fanno a chiamarsi fuori e parlare come se fossero all’opposizione in Parlamento?
- La legge, in verità, dice che l’aliquota di base della TASI è pari all’1 per mille. Prevede poi per i comuni altre due possibilità: da una parte di elevarla al 2,5 per mille (e, solo per il 2014 e a certe condizioni, fino al 3,3 per mille) e dall’altra di ridurla fino all’azzeramento. Ne consegue che c’era anche la possibilità di non introdurre la TASI nel nostro comune.
- La legge, inoltre, prevede le detrazioni sia per l’abitazione principale, sia per i familiari dimoranti: è il comune che ne stabilisce l’entità e i destinatari. Certamente con qualche decina di euro all’anno (questo è quanto è stato deliberato) non si tutelano adeguatamente i cittadini colpiti dalla crisi attuale. Affermare il contrario è solo offensiva demagogia.
Il nostro comune è in grave sofferenza finanziaria e i nostri amministratori, in genere, ne danno la colpa al governo di turno che taglia i trasferimenti agli enti locali. In parte questo è vero. Ma è solo una parte della verità. Non dicono invece che:
1) Nelle casse del comune non si fanno entrano tutte le spettanze previste dalla legge (si tratta di svariati milioni di euro non chiesti nel corso del tempo ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose).
2) La spesa galoppa da anni senza controllo particolarmente nella gestione dei rifiuti, anche qui si tratta di milioni e milioni di euro.
Il Bilancio di un Comune deve essere, però, sempre in pareggio e l’amministrazione, non ponendo rimedio a quanto sopradetto, oltre a vendersi i gioielli di famiglia, aumenta le tasse locali. Vediamo ora cosa accadrà con tutte le altre innumerevoli decisioni che dovranno essere prese con l’approvazione del Bilancio di Previsione 2014. A giudicare dall’abbrivio forse i cittadini devono temere il peggio.

Un consiglio per capire

P 73

Quanto sarebbe istruttivo per i cittadini sapere in merito alle
procedure e ai contenuti del consiglio comunale del 25 luglio 2014

Quanto sarebbe esplicativo per i cittadini conoscere cosa si è detto nel Consiglio Comunale del 25 luglio 2014
Si è tenuto il 25 luglio scorso il primo consiglio comunale dopo l’insediamento della nuova amministrazione avvenuto il 27 giugno. Era stato convocato per discutere il Bilancio Consuntivo del 2013. È prassi, vista l’importanza e la complessità dell’argomento, non aggiungere altri punti all’ordine del giorno in occasione della disamina del Bilancio di Previsione o di quello Consuntivo. Ma questa volta non è andata così. Una settimana prima dello svolgimento del consiglio è stato aggiunto un nutrito elenco di punti di notevole rilievo e tre giorni prima addirittura un ulteriore punto, anch’esso non secondario. Eppure erano trascorsi ben 28 giorni dal consiglio di insediamento, se c’erano punti urgenti si poteva tenere una specifica seduta prima del 25 luglio. Ma se non si ha in nessuna considerazione il rispetto della sovranità del consiglio comunale e tantomeno il diritto dei consiglieri ad avere il tempo di studiare la documentazione dei vari punti da approvare per presentarsi preparati al dibattito consiliare onde rappresentare degnamente i cittadini che li hanno votati, è ovvio che le procedure sensate non si seguono. Se poi l’obiettivo, non confessabile (per il timore di sollevare ondate di indignazione da parte dei cittadini), ma del tutto evidente, è anche quello di far discutere a notte fonda gli argomenti scottanti del bilancio - che evidentemente la maggioranza non vuole far conoscere all’opinione pubblica - allora tutto si spiega. Il Presidente del Consiglio Comunale Jurghens Cartone, sempre meno super partes, ha tranquillamente accettato la richiesta della maggioranza di anticipare alle ore 18 i numerosi punti all’ordine del giorno aggiunti in extremis. Risultato: di bilancio si è cominciato a parlare dopo le ore 22 ed il dibattito si è protratto fino alle 2.30 di notte! Conseguentemente i cittadini sono all’oscuro, o quasi, di quanto è stato detto nel dibattito, anche per la scarsissima copertura mediatica (solo Il Centro ha dedicato uno specifico articolo; la radio locale ha trasmesso a singhiozzo la diretta e non ha replicato alcunché nei giorni seguenti). Non erano irrilevanti, però, le implicazioni per i cittadini nei temi dibattuti. Questa la sintesi di quanto fatto emergere dal Cittadino Governante in quel consiglio:
1) Nomine del Comune presso enti, aziende ed istituzioni: Visti i comportamenti del passato abbiamo sollecitato il rispetto pieno del criterio della competenza (spesso dimenticata) che insieme all’onestà è decisiva per la buon amministrazione.
2) Convenzione per la gestione regionale dei Rifiuti Urbani: Abbiamo messo in luce la contraddizione tra il continuo ripetere di voler perseguire la strategia dei Rifiuti Zero e l’approvazione senza battere ciglio (e senza dibattito consiliare serio ed approfondito) di una convenzione frutto di una legge regionale che non esclude l’uso degli inceneritori e delle discariche.
3) Protezione dai campi elettromagnetici delle antenne telefoniche:
Il sub commissario della sanità abruzzese Zuccatelli lamentava, giustamente, nel giugno scorso che in Abruzzo sono assolutamente insufficienti gli screening oncologici, fondamentali per la diagnosi precoce dei tumori. Sarebbe altrettanto importante condurre studi epidemiologici sul tasso delle patologie tumorali nelle varie realtà e promuovere la prevenzione primaria per evitare l’insorgenza delle neoplasie attraverso interventi sull’ambiente e sugli stili di vita. Se, però, nei massimi consessi civici non si concede ai consiglieri il tempo necessario per studiare ed approfondire la materia che si ripercuote su tutto ciò, come è accaduto in questo caso, è evidente che non può partire nessuna sollecitazione seria e documentata verso la Regione e le ASL da parte del consiglio comunale.
4) Adattamento ai cambiamenti climatici (adesione al Mayors Adapt): Questo lungimirante indirizzo dell’Unione Europea indica di fare scelte sostenibili nella gestione del territorio, di ridurre i gas serra e di approntare misure per aumentare la resilienza (capacità di resistere) delle città ai cambiamenti climatici. Sono anni che cerchiamo di proporre scelte sostenibili in campo urbanistico, energetico, economico e nella mobilità, come in occasione del dibattito sulla Variante al PRG (quando parlammo della necessità della VAS) ma ogni nostra proposta è stata sistematicamente respinta. Ora il sindaco porta con urgenza in consiglio un punto per aderire a questa iniziativa. Il buongoverno non si fa con i proclami da disattendere o, addirittura, contraddire ma con le scelte coerenti. Avremmo quindi preferito avere più tempo per poter preparare proposte dettagliate su come riempire di contenuti simili impegnative adesioni del Comune. Ma evidentemente per il sindaco che ha fatto approvare ad un mese dalle elezioni la cementificazione dell’area dell’ex Confettificio era più importante mostrare uno specchietto per le allodole che impegnarsi in una seria riflessione autocritica.
5) Bilancio Consuntivo del 2013: Ci sarebbe molto da dire. Intanto, essendo l’ultimo del quinquennio di governo, sarebbe stato più corretto discuterlo prima delle elezioni per una complessiva valutazione dell’azione amministrativa della giunta uscente. Invece non solo ciò non si è fatto prima del pronunciamento popolare ma, anche ad elezioni svolte, si è operato in modo da confinare il dibattito consiliare sull’importante punto nelle ore piccole della notte. Probabilmente si ritiene conveniente che siano in pochi a sapere quanti atti di malgoverno si celano dietro le cifre delle Entrate e delle Uscite della prima giunta Mastromauro. Non si può qui riferire, per ovvi motivi di spazio, la dettagliata disamina fatta dal Cittadino Governante e vi rimandiamo al sito del Comune sperando che la tanto sbandierata trasparenza faccia sentire il dovere di inserire gli interventi dei consiglieri comunali nel portale del Comune.
Sinteticamente si può dire che:
a) Non è vero che il Comune ha avuto meno entrate del passato: tra il 2009 ed il 2013 ha avuto complessivamente 7,5 milioni di euro in più.
b) La spesa corrente, nello stesso periodo, irresponsabilmente, è stata di 13,6 milioni di euro senza miglioramenti degni di nota: nemmeno per pulizia, manutenzione e decoro.
c) Sul fronte delle Entrate: sono mancate al Comune spettanze per svariati milioni di euro; è stata inasprita la tassazione locale sulle famiglie e sulle attività economiche come è accaduto per IMU e TARSU.
d) Quasi 6 milioni di euro (un quarto circa della spesa complessiva comunale) vengono spesi, da anni, per i rifiuti. Mentre i cittadini si impegnano a differenziare sempre più, i costi del servizio aumentano (nel 2013 il costo di raccolta e smaltimento è cresciuto di 515.000 euro) invece di diminuire come accade ovunque si pratichi da tempo la raccolta differenziata.
e) C’è stato molto spreco di denaro pubblico finito nelle opere pubbliche malfatte o inutili, in attività improprie per un comune, nel contenzioso esagerato, nella spesa poco qualificata, nell’indebitamento eccessivo, negli acquisti poco oculati di beni e servizi, nelle società partecipate mal indirizzate e poco controllate.
Potremmo fare esempi clamorosi a conferma di quanto detto. Lo faremo nei prossimi mesi incontrando i cittadini per parlare di come viene utilizzato il denaro pubblico nella nostra città e della possibilità di una diversa impostazione del bilancio comunale: più equo ed attento nelle entrate, più qualificato e responsabile nella spesa.

Ha vinto il centrodestra-(sinistra)

AAQ 72I risultati elettorali vanno sempre letti nei loro molteplici aspetti perché oltre all’indicazione di chi deve governare, essi contengono molti altri messaggi e segnali che gli elettori intendono dare.
Nei numeri delle elezioni comunali del 2014 vanno, quindi, rintracciati anche l’entità effettiva del consenso e come esso è stato ottenuto; i flussi da un partito o da una coalizione all’altra con la nascita di nuovi blocchi sociali e politici; la critica, i bisogni, i desideri, l’atteggiamento verso i partiti e le istituzioni della comunità locale.
Col voto delle comunali il cambiamento non c’è stato, è stata scelta la continuità: ha vinto il sindaco uscente. Dati alla mano, non ha vinto, però, il centrosinistra, ed il PD con appena il 22% (a livello nazionale veleggia intorno al 41%) ne esce notevolmente indebolito.
A prima vista sembrerebbe che alla città vada bene il modo di amministrare che abbiamo avuto negli ultimi 5 anni. A leggere più attentamente i risultati emerge che non è proprio così. Il consenso verso l’amministrazione uscente è notevolmente diminuito. Considerato che il sindaco è stato eletto con 6114 voti (nel 2009 ne ottenne 7387), i 3021 voti del PD più i 289 voti di Sinistra Unita (SEL, Comunisiti Italiani, Socialisti) - oltre che mostrare chiaramente che l’operato della Giunta Mastromauro uscente non era stato poi così apprezzato - non avrebbero garantito alcuna vittoria. Essa è stata consentita da una disinvolta quanto efficace alleanza fra il sindaco e alcuni degli esponenti di primo piano delle giunte di centrodestra guidate da Cameli tra il 1995 ed il 2003 con la formazione di tre liste civiche che hanno apportato un contributo di ben 2771 voti con i quali è stata tamponata la grave perdita di consensi andati altrove o nell’astensionismo. L’accordo trasversale tra Mastromauro ed alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra iniziato nel 2003, che portò alla caduta del Cameli 2, rimesso in piedi nello scorso mandato con la nomina dell’assessore Nausicaa Cameli quando ben tre consiglieri abbandonarono il PD, si è perfezionato ed è stato decisivo per la vittoria finale di Mastromauro in questa tornata elettorale. Va detto che si è trattato di un’operazione di 7-8 esponenti che hanno avuto ruoli di primo piano nelle amministrazioni di centrodestra (sindaco, vicesindaci, assessori, consiglieri comunali, sostenitori) che hanno messo in piedi insieme a Mastromauro tre liste civiche risultate determinanti per la vittoria con 2771 voti.
Ma vediamoli più nel dettaglio questi dati:
Il candidato sindaco vincitore ha ottenuto 6114 voti dei 21.122 aventi diritto al voto, cioè un consenso effettivo del 34,5%, un terzo circa dell’intero elettorato giuliese (trae, quindi, di molto in inganno il 62,77% del ballottaggio calcolato sugli appena 10.006 elettori che hanno votato al secondo turno).
Il vincitore ha ottenuto ben 1273 voti in meno rispetto alle elezioni del 2009, nonostante abbia governato per 5 anni (9 considerando anche i 4 anni come vicesindaco nella Giunta Ruffini) e nonostante il PD abbia ottenuto a livello nazionale un grandissimo successo elettorale.
Il sindaco vincitore è l’unico candidato sindaco dei 7 presentatisi ad aver ottenuto meno voti del totale dei voti delle liste che lo sostenevano. Esattamente 108 voti in meno.
Al secondo turno il vincitore ha ottenuto solo 141 voti in più rispetto a quelli del I turno, mentre ben 4857 elettori che avevano votato al I turno non sono tornati a votare e l’affluenza al voto alle elezioni comunali per la prima volta a Giulianova è scesa sotto la metà del corpo elettorale fermandosi al 43,37%.
Il PD ha conseguito alle comunali un modesto 22%, mentre a livello nazionale veleggia intorno al 41%. Da notare che nello stesso giorno, il 25 maggio, alle Comunali il PD ha ottenuto solo 3021 voti (erano stati 3918 nel 2009), mentre, comunque, ne conseguiva 3663 alle Regionali e 4.783 alle Europee.
La lista personale del sindaco uscente, in cui è risultata al primo posto Nausicaa Cameli (nel 2009 candidata in una lista del centro-destra a sostegno del padre, il candidato sindaco del centro-destra) ha incrementato i suoi voti passando dai 1004 del 2009 ai 1552 del 2014 ed elegge 3 consiglieri di cui 2 che lavorano nello studio professionale del sindaco.
Un’intera lista civica (Al centro della città) è passata dal centro-destra al centro-sinistra: certo gli elettori non l’hanno premiata ma comunque ha traghettato 637 voti.
La lista civica Centro Civico Giuliese – anch’essa ispirata da ex assessori delle giunte di centro-destra (Cameli 1 e 2) e da ex AN – ha contribuito con quasi 600 voti.
SEL, Comunisiti Italiani, Socialisti insieme nella lista Sinistra Unita hanno rimediato appena 289 voti.
In sostanza il centrosinistra ha mutato natura: c’è un debolissimo PD accompagnato da 3 liste provenienti dal centrodestra che hanno consentito al candidato sindaco del centrosinistra di vincere, pur con un netto calo rispetto al 2009. Siccome in politica contano anche i rapporti di forza questi risultati si sono puntualmente riverberati nella composizione della giunta. Alle forze provenienti dal centrodestra sono stati assegnati la carica di vicesindaco e 4 assessorati: ruolo di vicesindaco con assessorato a Nausicaa Cameli (così è stato sancito ufficialmente il matrimonio politico Mastromauro-Cameli), e poi assessorati a Guidobaldi (Al centro della città), Di Giacinto (lista civica del sindaco) e Verdecchia (Centro civico giuliese). Al PD solo Ruffini (proveniente dalla Margherita), niente a Filipponi, primo degli eletti. È stata inoltre preannunciata la presidenza della Consulta del Turismo a Mimì Di Carlo (vicesindaco del centrodestra tra il 1995 ed il 2003). Che maggioranza è questa? Definirla di centro-destra-(sinistra) è una forzatura? A voler fare dell’ironia si potrebbe anche parlare di un Cameli 3. Noi del Cittadino Governante da anni sosteniamo una visione alternativa della Città e diciamo che centrodestra e centro sinistra a Giulianova sono simili per scelte amministrative e che entrambi hanno mal governato. Non a caso, nel 2004 il centro destra messo alla prova per 9 anni fu rimandato a casa con una pesante sconfitta. La stessa cosa stava per capitare al centrosinistra, ma questa volta una inedita manovra elettorale (tra molti di coloro che sono stati al governo cittadino per ben 18 anni) è riuscita a garantire la permanenza al potere della vecchia classe dirigente. Certo una mano è stata data dalla frammentazione delle forze in campo che si opponevano: esse in totale hanno raccolto circa 9.000 voti contro i circa 6.000 della coalizione che ha vinto. Naturalmente erano molto diverse fra loro ma, vista l’affinità programmatica, se Il Cittadino Governante, Il Movimento 5 Stelle e Gente In Comune si fossero alleati l’esito sarebbe stato probabilmente un altro. Qualcuno potrebbe dire che, comunque, ora occorra fare i conti con l’originale e gattopardesca coalizione che ha vinto. Bene rispondiamo che a maggior ragione sarà necessario, da questo momento in poi, che le forze omogenee per valori e programma inizino a dialogare e a raccordarsi per il vero cambiamento in città.
Quanto al risultato del Cittadino Governante che il sindaco, attraverso un comunicato stampa dell’Ufficio di staff vuole, con una greve forzatura, etichettare come una sconfitta del consigliere Franco Arboretti, vogliamo ricordare che la politica – per noi - è un impegno civile ben differente dall’immagine che trapela dalle sue parole, secondo cui senza le poltrone si fa parte degli sconfitti! D’altronde la biografia di Franco Arboretti e la storia decennale del Cittadino Governante parlano chiaramente: noi non siamo disposti a barattare principi, valori, programmi, onestà e correttezza con nessuna poltrona, anzi troviamo molto gratificante impegnarci, coerentemente per essi e troviamo che siano un successo straordinario i 1929 voti liberi e consapevoli che hanno premiato la nostra idea di città, il nostro programma e le nostre liste portando Il Cittadino Governante ad essere la seconda forza politica cittadina. Ai nostri elettori va un sentito ringraziamento e siccome l’onestà e la cultura (a cui ci sforziamo di attingere nel nostro impegno civile e politico) prima o poi riescono a prevalere su una concezione muscolare della politica siamo gratificati e orgogliosi di continuare ad impegnarci insieme a loro nella prospettiva del cambiamento, di cui a Giulianova c’è sempre più bisogno.
Il Cittadino Governante
associazione di cutura politica

Lavori pubblici: di cosa ha bisogno Giulianova?

P 68Quello delle opere pubbliche e dei lavori pubblici in generale, purtroppo, per Giulianova è un nervo scoperto da troppo tempo. La città, pur spendendo molto - almeno una decina di milioni di euro con un indebitamento che da 20 è passato a 30 milioni di euro e con aumento degli interessi annuali sui mutui di circa 500 mila euro - subisce da troppi anni ormai le conseguenze di scelte sbagliate: manutenzione inesistente o quasi, opere pubbliche spesso inutili, quando non dannose, o malfatte.
Qualche esempio? Lungomare ovest, piazza del Mare (area ex Golf Bar), piazza Buozzi, Corso Garibaldi, anfiteatro dietro al municipio, parcheggio davanti al Caprice, restauro di Palazzo Bindi (Biblioteca e Pinacoteca comunali) e tutte le innumerevoli e diffuse condizioni di degrado in cui versa gran parte della città, quanto a marciapiedi, strade, parchi, piazze e spazi pubblici in generale. Se questo si somma alla scarsa pulizia per mancato spazzamento, la mazzata per la nostra città sta per risultare letale. Non può continuare così. Cittadini e turisti reclamano ben altro.
Noi riteniamo che il nostro Comune da subito debba muoversi secondo un orizzonte di questo tipo:
MANUTENZIONE: Avere una città pulita e funzionale è un diritto dei cittadini. La città va curata costantemente. La cultura della manutenzione è la nuova frontiera nel campo della gestione del patrimonio pubblico. Giulianova ha un grande patrimonio in termini di edifici, scuole, palestre e impianti sportivi, verde pubblico, pubblica illuminazione, strade, rete fognante, automezzi etc. È assolutamente necessario quindi organizzare in maniera più razionale il settore della manutenzione, potenziandolo e finanziandolo adeguatamente. Programmare annualmente la manutenzione ordinaria e straordinaria con adeguati stanziamenti in bilancio deve diventare la regola introducendo i seguenti aspetti innovativi:
• Creazione di un Ufficio Manutenzione, preposto esclusivamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio comunale.
• Utilizzo della piattaforma ‘Comuni-Chiamo’, un servizio che permette ai cittadini di segnalare in tempo reale al proprio Comune qualsiasi problematica riscontrata sul territorio consentendo un pronto intervento: nella pratica il cittadino diventa l’occhio vigile della pubblica amministrazione. Per fare questo la piattaforma comunica con diverse applicazioni: si può interagire direttamente da PC o da smartphone, per telefono o via mail, oppure recandosi allo sportello URP del comune.
• L’individuazione di un tecnico con il compito di seguire costantemente i cantieri pubblici e quelli privati che coinvolgono gli spazi pubblici. L’intervento sui luoghi interessati deve essere quotidiano per: evitare le lungaggini, garantire la buona esecuzione dei lavori, e verificare - alla riconsegna dei lavori pubblici o delle aree pubbliche concesse temporaneamente - se le opere sono state eseguite a regola d’arte o se le aree pubbliche concesse vengono riconsegnate in condizione ottimali.
• Pronta reperibilità della squadra per l’emergenza (specialmente per evitare gli allagamenti estivi).
OPERE PUBBLICHE: occorre un atteggiamento amministrativo nuovo:
• Terminare le incompiute e non crearne di nuove.
• Progettare e realizzare, con senso di responsabilità finanziaria e secondo una scala di priorità, quelle nuove opere pubbliche capaci di rendere moderna, smart e sempre più vivibile la nostra città.
OO.PP. incompiute o da riconvertire:
1. Mercato Coperto di Piazza Dalla Chiesa: riconversione della struttura in Mercato per i prodotti agricoli locali (piano terra) e “Cittadella creativa” (nei due piani superiori) con spazi e servizi da destinare ai giovani.
2. Kursaal: completamento e definizione delle funzioni culturali e turistiche.
3. Sottobelvedere: completamento con sistemazione polifunzionale (Auditorium etc.) dell’ampio locale centrale.
4. Palazzo Bindi: ampliamento e completamento della Pinacoteca civica per esporre tutta la collezione della Scuola di Posillipo
5. Sistemazione definitiva del Museo della civiltà contadina nel Lascito Cerulli.
Nuove OO.PP.
La scala delle priorità delle nuove Opere Pubbliche va definita dopo un’attenta ricognizione su tutto il territorio comunale per individuare le problematiche e le necessità esistenti. Le problematiche della sicurezza del territorio (rischio idrogeologico, argini dei fiumi, canali a mare, sottopassi), quelle legate agli aspetti igienico-sanitari, ai servizi fondamentali (rete del gas metano etc.) e alle infrastrutture per la mobilità sostenibile (marciapiedi, piste ciclabili, viabilità, parcheggi di scambio) dovrebbero avere la priorità assoluta. Inoltre, progressivamente nel tempo, in base alle disponibilità finanziarie del Comune, riteniamo che la realizzazione delle opere pubbliche seguenti possa qualificare di molto la città, aumentandone anche l’attrattività turistica:
1) Parco urbano nell’area del cosiddetto “Cannocchiale verde” tra il lungomare Rodi e via Trieste.
2) Arricchimento botanico dei Lungomari (alberi, siepi, fiori)
3) Realizzazione di un’Arena estiva attrezzata per spettacoli dal vivo all’interno del parco Chico Mendes. Essa potrebbe anche essere noleggiata con ricadute positive sulla vivacità estiva della città e sulle casse comunali.
4) La pista ciclabile sul lungomare può essere migliorata senza grandi spese: realizzandola su parte della carreggiata esistente, sia a Nord (con studiati sensi unici) che nella parte centrale. In tal modo si eviterebbe la rischiosa promiscuità di pedoni e ciclisti sul marciapiede Est.
5) Progetto che ridisegni e valorizzi l’area cruciale del Lido che comprende il lato est del lungomare centrale, piazza Dalmazia e le aree circostanti per dar vita ad una vasta area pedonale e ciclabile immersa nel verde, di alto valore estetico e funzionale. Tale nuovo assetto, andrebbe ad aggiungersi al già bel Lungomare monumentale e ad alla famosa passeggiata sul porto: si intuisce quale stupendo e vivibile spazio urbano potrebbe risultarne nel cuore del Lido e quale attrazione potrebbe esercitare sotto il profilo turistico.
6) Riqualificazione e rivitalizzazione di tutto il Centro storico con individuazione e realizzazione dei parcheggi esterni al Centro storico. (vedi articolo sul centro storico n. 6 di GiuliaViva).
7) Nuovo Belvedere al termine di viale dallo Splendore.
8) Passeggiata panoramica (anche ciclabile) in via dei Covoni.
9) Riqualificazione di Piazza Dalla Chiesa per farne la cerniera fra il Lido ed il centro storico attraverso la valorizzazione dei percorsi pedonali collinari di via delle Fontanelle e Salita Montegrappa.
10) Riqualificazione di tutti gli ingressi della città (nord e sud della Statale 16 e ovest da via Cupa).
11) Rotonda sulla SS 80 all’altezza dell’ingresso alla zona artigianale-industriale di Colleranesco per ridurre la velocità nell’attraversamento di Colleranesco e per facilitare l’entrata e l’uscita dalla zona artigianale.
12) Parcheggi periferici di scambio al Lido per favorire la mobilità sostenibile.
13) Piste ciclabili, isole pedonali, marciapiedi alberati ovunque possibile.
14) Campi e piattaforme per il gioco di quartiere e di isolato (a partire dalle aree abbandonate di proprietà comunale a ovest di viale Orsini, nei pressi del Centro sportivo).
15) Manti erbosi sintetici sia al campo Castrum (da ristrutturare) sia allo stadio Fadini per il suo pieno utilizzo, tutti i giorni.
16) Marciapiede sulla strada panoramica di via Veneto.
17) Teatro e Palazzetto polifunzionale: obiettivi di medio termine (fondamentali per far compiere un salto di qualità alla città) da programmare e su cui lavorare per individuare le vie del finanziamento.
18) Nell’ambito del verde urbano in particolare: aumento progressivo del patrimonio arboreo; ripiantumazione del bosco fluviale nell’argine Nord del Tordino, sradicato nel ’98 (nel tempo si ricreerebbe una magnifica nicchia ecologica in cui si tornerebbe a praticare anche il bird-watching; La pista ciclabile attraverserebbe, in questo caso, una porzione di territorio giuliese di straordinaria bellezza naturalistica); l’individuazione di aree da destinare ad Orti urbani: piccole aree da affidare ai cittadini per praticare l’hobby dell’orticoltura.
19) Tendere all’autosufficienza energetica del Comune per conseguire nel tempo un notevole risparmio in termini economici, tramite:
• adeguamenti strutturali dei propri edifici finalizzati al risparmio energetico;
• installazione di pannelli fotovoltaici (o altre fonti rinnovabili) negli edifici e negli impianti comunali per la produzione di energia;
• utilizzazione di tecnologie a basso consumo negli impianti di illuminazione pubblica.

Una nuova economia giuliese

P_67Il Comune può svolgere un ruolo decisivo per sostenere l’economia locale e far crescere l’occupazione

Parlare di economia locale in un’epoca di globalizzazione e nel pieno di una gravissima crisi nazionale ed internazionale può sembrare a prima vista velleitario. Riflettendo intorno al nuovo programma di governo per la città è emerso invece che proprio in una crisi come quella che stiamo vivendo può esserci un ruolo decisivo per il Comune per tentare di fronteggiare in ambito locale l’impoverimento della popolazione e la crescente disoccupazione. Il Comune ovviamente, per far quadrare il bilancio non può assumere tutti i disoccupati (anche se quei pochi che può assumere dovrebbe farlo secondo criteri meritocratici concedendo a tutti gli aspiranti ad un posto di lavoro pari opportunità e non con meccanismi clientelari). Il Comune, però, può creare le condizioni favorevoli per rivitalizzare e consolidare le attività economiche sul proprio territorio.
Innanzitutto partendo dalla consapevolezza che l’economia va ripensata nel senso della sostenibilità: parlare genericamente di crescita come continuamente sentiamo dire da economisti e politici da anni (senza che poi puntualmente accada niente in quella direzione) non ha più senso. Le attività economiche che possono avere delle chance per il futuro (aumentando l’occupazione ed il reddito pro capite) sono quelle che corrispondono ai bisogni veri del nostro tempo, che rispettano l’ambiente, in grado di durare nel corso del tempo perché sostenibili. Chiariremo meglio questi concetti parlando dei vari settori.
Il Comune poi può svolgere un ruolo di guida, di coordinamento e di supporto nella ricerca degli incentivi e delle risorse: con i suoi amministratori deve saper stare al fianco delle imprese, degli operatori economici, dei lavoratori e con loro saper promuovere un territorio.
Il nostro territorio e la nostra città hanno caratteristiche naturali e strutturali (quelle create dai suoi abitanti nel corso della storia passata e recente) che da una parte definiscono le nostre vocazioni in campo economico e dall’altra sono una buona base di partenza per una ripresa di tipo sostenibile. Parliamo di: mare, spiaggia, campagna, paesaggio, centro storico, impianto urbanistico, porto, zona artigianale-industriale, rete commerciale, strutture ricettive, servizi pubblici e privati (ospedale, Piccola Opera Charitas, INPS etc.)
Giulianova ha un’economia che nel corso del tempo, seguendo le proprie vocazioni, si è configurata come multisettoriale (agricoltura, pesca, turismo, commercio, artigianato, piccola industria, servizi). Questa diversificazione l’ha tutelata a lungo rispetto ad altre realtà che hanno puntato solo su un settore ( e per questo avviatesi al declino ben prima dell’inizio dell’attuale crisi). Ora però le dimensioni della crisi epocale in cui siamo anche noi immersi sta creando sofferenza, e sempre più, in tutti i settori provocando una grave disoccupazione in cui quella giovanile ha raggiunto dimensioni allarmanti. Ovviamente ci sarebbero molte cose che andrebbero fatte ad altri e più alti livelli; noi qui ci possiamo occupare dei fattori locali e del ruolo che può svolgere il Comune.
Riteniamo che una prima scelta lungimirante sia quella di assecondare e sostenere, con scelte amministrative adeguate, la multisettorialità dell’economia giuliese.
Poi il Comune, per dare un serio e fattivo contributo alle attività economiche e all’aumento dell’occupazione, dovrebbe:
• accentuare l’attenzione alle vocazioni del nostro territorio magari esaltandole;
• utilizzare in maniera razionale il bilancio comunale: praticando sul fronte delle entrate scelte più eque (pagare tutti per pagare meno: occorre ridurre la tassazione locale sulle attività economiche a partire da IMU e TARSU)) e su quello della spesa una riduzione delle spese inutili e dello sperpero del denaro pubblico (a partite della esosa posta per la gestione dei rifiuti che divora circa un quarto della spesa complessiva!)
• intercettare risorse esterne e convogliarle sul proprio territorio;
• dare impulso ai diversi settori economici nel senso della sostenibilità;
• svolgere una funzione di raccordo tra Regione, Ministeri nazionali ed UE da una parte e associazioni di categoria, imprese e operatori economici dall’altra;
• offrire un terreno di confronto e coordinamento ai diversi settori economici locali aiutandoli anche a dialogare tra di loro.
Inoltre nei diversi settori economici l’amministrazione dovrebbe operare per orientarli verso la sostenibilità:
1. AGRICOLTURA: Secondo Carlo Petrini (fondatore di Slow Food e di Terra Madre) il settore primario dell’economia con l’impostazione del km zero e dell’agricoltura ecologica potrebbe dare tanta nuova e durevole occupazione insieme ad alimenti sani e buoni, indispensabili per la salute. Ci sono ormai tante esperienze che lo confermano come: “Umbria grida Terra”, “l’Agrivillaggio” in Emilia, la “cooperativa Alvaia a Bologna. Il Comune, collegandosi anche con le associazioni di categoria, potrebbe incoraggiare la creazione di imprese agricole (attività autonome o in forma cooperativa) ispirate all’idea del km zero (produttori locali-consumatori locali) nella campagna giuliese individuando risorse e incentivi. Importanti fattori sinergici sarebbero anche scelte quali: la tutela della campagna dalla cementificazione, la ristrutturazione e la riapertura del piano terra del Mercato Coperto di piazza Dalla Chiesa con destinazione alla vendita dei prodotti agricoli locali. Da questa produzione può nascere la commercializzazione di prodotti agricoli biologici e a chilometri zero con i quali rifornire le mense scolastiche e ospedaliere, organizzare i mercati degli agricoltori (a partire dalla riapertura del piano terra del Mercato Coperto), rifornire la rete locale dei negozi al dettaglio. Le implicazioni positive in termini occupazionali e di alimentazione sana sono di tutta evidenza.
2. TURISMO: La moderna concezione del turismo sostenibile è l’unica che può far reggere la competitività. Come? Puntando sulla qualità ambientale e paesaggistica, sul mare pulito, sulle spiagge non deturpate, sulla mobilità sostenibile, sul verde, sulla pulizia e sul decoro, sulla vivibilità della città, su eventi di qualità di livello nazionale nella cultura e nello sport in grado di stimolare il turismo culturale e sportivo. Ampliando la gamma delle tipologie della ricettività turistica compresi i residence turistici (molto richiesti dalle famiglie con bambini, da non trasformare, quindi, in alloggi da vendere come previsto nella variante al PRG), i Bed &Breakfast e le aree attrezzate per i camperisti. Promovendo il porticciolo turistico, le piste ciclabili, le pedonalizzazioni nelle zone centrali, la rivitalizzazione effettiva del centro storico, le infrastrutture al servizio dell’importante turismo religioso che ha come meta Giulianova Paese. Destinando l’impianto di Tiro a volo alla imprenditoria giovanile in campo agrituristico consentendone la riconversione. Creando un efficace portale della città sotto il profilo turistico e investendo e coordinando la pubblicità per promuovere il turismo cittadino.
3. ARTIGIANATO E PICCOLA INDUSTRIA: Può essere stimolata e favorita la nascita di attività di Economia Verde legati alla bioedilizia (nell’ambito della riqualificazione del aree urbane degradate), al risparmio energetico, alle energie rinnovabili, al riciclaggio dei rifiuti (nell’ambito della strategia Rifiuti zero), alla trasformazione dei prodotti agricoli ed ittici. La zona artigianale e industriale andrebbe poi risollevata dal degrado in cui versa negli spazi pubblici.
4. COMMERCIO: Andrebbe evitata l’apertura di altri grandi centri commerciali per tutelare la rete del dettaglio locale da stimolare e sostenere affinché i singoli negozi, ben coordinati e promossi, possano costituire delle complete e vantaggiose reti commerciali nei vari luoghi cittadini dove già esiste e vive il tessuto sociale dei residenti, anche sostenendo la nascita di “centri commerciali naturali”.
5. PESCA: Occorrebbe un’attenta analisi delle problematiche esistenti che stanno impoverendo il settore allo scopo di individuare le contromisure necessarie. Esse non potranno prescindere dalla tutela della qualità delle acque marine con l’azione a favore del disinquinamento dei fiumi Tordino.
Attenzione particolare andrebbe rivolta al miglioramento delle attività del mercato ittico.

L’orgoglio e la responsabilità di avere un importante centro storico

p 66Un piano che lanci questo messaggio: abitare e lavorare in centro storico è interessante e conveniente

“La storia chi ce l’ha ce l’ha, chi non ce l’ha non può comprarla, abbiatene cura”. Con queste parole il prof. Mario Bevilacqua, docente dell’Università di Firenze ed autore del libro “Giulianova: la costruzione di una ‘città ideale’ del Rinascimento” commentò l’offesa arrecata a piazza Buozzi con i lavori effettuati negli anni scorsi per la pavimentazione del cuore antico del centro storico. Dagli studiosi che si sono occupati di Giulianova viene l’ipotesi che il nostro Centro Storico sia frutto della stessa scuola che ha progettato Pienza, città toscana, inserita dall’UNESCO nel patrimonio dell’umanità.
Comunque sia Giulianova possiede, col suo centro storico, un bene culturale che andrebbe correttamente restaurato e pienamente valorizzato.
Nella Carta di Gubbio (la dichiarazione dei principi sulla salvaguardia e sul risanamento dei centri storici risalente al 1960), che il grande urbanista Leonardo Benevolo considera ancora adesso un vanto per l’architettura italiana, la città storica veniva definita come un “organismo urbano unitario cui va riconosciuta la qualità di bene culturale” ed in essa stabiliti i principi per tutelare i centri storici nella loro interezza (strade, allineamenti degli edifici, materiali costruttivi).
Il Cittadino Governante considera il tema della rivitalizzazione del centro storico un obiettivo strategico nel programma di governo della città. Un centro storico vivo e vitale, interessante da visitare, aiuterebbe tutto il resto della città e contribuirebbe ad accrescerne la vocazione turistica.
Occorre, quindi, innanzitutto un corretto progetto complessivo di restauro elaborato da un’équipe di esperti (urbanista, storico, storico dell’arte, esperto del restauro, architetto) che guidi in modo armonico i singoli interventi pubblici e privati come si è fatto in passato per le facciate con il Piano del Colore.
Rilanciare il centro storico significa, poi, farlo vivere. Questo accadrà se torneranno ad abitarci molte persone; in sostanza occorre puntare al pieno e contestuale utilizzo di tutti gli edifici esistenti ristrutturandoli. A tal fine è necessario un incisivo piano coordinato dal Comune che, accanto agli aspetti urbanistici e culturali, curi anche quelli economici, finanziari, dei lavori pubblici, della sicurezza e dell’igiene pubblica. Un piano che lanci questo messaggio: abitare e lavorare in centro storico è interessante e conveniente.
Esso deve prevedere forti incentivi e altre condizioni allettanti in grado di attrarre, anche grazie ad alcuni vantaggi, un cospicuo arrivo di nuovi residenti in un breve arco temporale e la contestuale, apertura di negozi, di botteghe artigiane e d’arte, di servizi e di strutture per la ricettività (tra cui l’albergo diffuso avanzato come proposta dal comitato di quartiere del centro storico). Determinanti saranno anche: l’elaborazione di un organico e meditato piano delle opere pubbliche necessarie, nel rispetto delle caratteristiche storico-architettoniche presenti; il completamento delle ristrutturazioni di tutti gli edifici per la cultura ridando, contemporaneamente, nuovo smalto a tutti i beni culturali in esso esistenti; la realizzazione di strategici parcheggi limitrofi e l’allestimento di un rapido collegamento tra il centro del Lido ed il centro del Paese per liberare dal traffico almeno parte del centro storico; la programmazione di iniziative culturali e ricreative di qualità da ospitare nel suo scenario di piazze, in grado di esercitare anche un forte richiamo turistico.
Tra le tante iniziative da mettere in campo sarà decisivo:
• Esercitare un’azione diplomatica su tutti i proprietari di alloggi e locali per convincerli a partecipare direttamente o indirettamente al piano di rilancio.
• Istituire una nuova linea di trasporto pubblico, con frequenti navette elettriche (passaggi ogni 5-10 min), che colleghi rapidamente il centro del Lido col centro del Paese (stazione, via XXIV maggio, via Vittorio Veneto, via Gramsci, Belvedere, via Bindi, via Piave, via Matteotti, statale Adriatica, stazione).
• Realizzare un parcheggio a due livelli a sud dello stadio (uno a raso e l’altro interrato).
• Completamento di Palazzo Bindi (Biblioteca e Pinacoteca) e sua apertura durante tutto l’anno.
• Completamento del Sottobelvedere con realizzazione di un auditorium e sale espositive.
• Restauro del Torrione di Porta Napoli e di sala Massei.
• Manutenzione straordinaria di Casa Cermignani.
• Sistemazione adeguata delle sculture di Pagliaccetti e della donazione Tentarelli.
• Puntare progressivamente all’apertura costante della rete museale.
• Illuminazione del Duomo e degli altri edifici di importanza storico-culturale.
• Attenzione ai problemi della sicurezza, della pubblica illuminazione, della segnaletica (uso di quella appropriata ai centri storici), della manutenzione e della pulizia delle strade.
• Valutazione con gli esercenti dell’utilità della realizzazione di un “centro commerciale naturale”.
Inoltre pensiamo ad altre azioni che potranno avere ripercussioni positive sul rilancio del centro storico e del Paese quali:
• Realizzazione di un altro Belvedere alla fine di viale dello Splendore ( a sud del vecchio ospedale) a degna conclusione della bella passeggiata che parte dal Belvedere esistente in piazza della Libertà.
• Definizione della destinazione d’uso del vecchio ospedale e azioni per un suo recupero a partire dalla ipotizzata sede per le sculture di Pagliaccetti.
• Allestimento di una passeggiata panoramica collinare pedonale e ciclabile in via dei Covoni.
• Creare le condizioni per il pieno utilizzo tutti i giorni dello stadio Fadini realizzandovi il manto di erba sintetica.
• Iniziative volte a far visitare la nostra città, a partire dal centro storico, ai numerosi pellegrini che visitano il Santuario della Madonna dello Splendore.
Questi come tanti altri progetti devono, però, discendere dall’aver chiaro un piano unitario che leghi coerentemente gli aspetti urbanistici, le opere pubbliche, le funzioni, le scelte strategiche, le attività e che deve diventare concreto attraverso in programma organico e una sequenza logica delle varie fasi di attuazione.
Naturalmente sono decisive, da una parte, l’attivazione di tutte le competenze necessarie, dall’altra la partecipazione di tutti gli abitanti e dei titolari di attività commerciali del centro storico.

Quando è ora di cambiare davvero

p 65È una vera tristezza vedere appassire ogni giorno di più la nostra bella città    

Poca pulizia, scarso decoro, ingressi cittadini degradati, inadeguata manutenzione, paesaggio deturpato, attività economiche in grande difficoltà (come testimoniano ad esempio la progressiva chiusura dei negozi e lo stato di abbandono in cui versano la zona artigianale-industriale e quella agricola), disoccupazione in aumento, cultura ridotta al lumicino, opere pubbliche inutili o malfatte, ospedale sempre più penalizzato, fasce sociali più deboli poco tutelate, tasse locali in aumento, intervento della magistratura nell’urbanistica.
Giulianova è un luogo baciato dal destino per la sua collocazione geografica e la varietà del suo territorio. Un centro che nel momento della sua crescita ha saputo fare della diversificazione delle attività economiche (non puntando su un solo settore) il suo punto di forza. Una località di cui tanti, dopo averla conosciuta, si sono innamorati al punto da sceglierla per viverci. I suoi abitanti nel corso del tempo hanno scritto pagine della storia locale sicuramente consone al patrimonio da gestire il cui valore è testimoniato da definizioni come Giulianova rinascimentale “Città Ideale” dell’Adriatico; Giulianova “Posillipo d’Abruzzo”, Giulianova “Spiaggia d’oro”.
Ma ora cosa sta succedendo? Perché questo declino? Si dirà che c’è la crisi, che viene da lontano e morde anche qui. È vero ma non basta a spiegare tutto quello che sta avvenendo, perché la decadenza di Giulianova è iniziata ben prima.
È presente, infatti, da tempo nei governanti un deficit di cultura politica e di competenza amministrativa che invece sono decisive per individuare le scelte migliori e più utili alla città. Due esempi: 1) Come si è potuto non capire che stava per crollare il mercato immobiliare e che quindi era sbagliato puntare su un notevole consumo di territorio in campo urbanistico come si è fatto, ostinatamente, con la Variante al PRG? E che, invece, per sostenere l’edilizia occorreva, da una parte favorire il recupero e la riqualificazione delle parti di città già costruite e dall’altra incentivare le ristrutturazioni finalizzate al basso dispendio energetico ed all’uso delle fonti rinnovabili. Se non fossero stati compiuti questi gravi errori strategici, forse le aree dell’ex SADAM e dell’ ex ADS-FOMA sarebbero state riqualificate da tempo; ora invece chissà quando accadrà. 2) Come si è potuto operare nel senso di favorire (modificando il Piano commerciale comunale) l’insediamento della grande distribuzione all’interno del perimetro cittadino senza capire che questo avrebbe notevolmente aggravato le condizioni del piccolo commercio anche nei luoghi centrali della città condannandoli allo spegnimento ed alla desolazione?
C’è poi da aggiungere che la cura degli interessi generali, l’attenzione ai beni comuni, l’uso responsabile e razionale del denaro pubblico ed il rispetto delle regole non sono la preoccupazione principale delle nostre classi dirigenti, da molti anni.
Conseguentemente: la mancanza di politiche a sostegno delle attività economiche per le quali il nostro territorio è vocato; l’offesa al paesaggio marino, collinare e rurale; l’urbanizzazione incurante degli spazi pubblici; la sostanziale indifferenza nei confronti degli spazi pubblici già esistenti; la penalizzazione della cultura e dei beni culturali; la disattenzione per le problematiche giovanili e sociali in generale, stanno progressivamente facendo scendere il livello della qualità della vita nella nostra città mandando sempre più in sofferenza la nostra comunità ed il nostro territorio.
Il cammino su questa china va bloccato al più presto e per farlo occorre una classe dirigente diversa sia da quella attuale, sia da quella del decennio precedente. Il loro fallimento è sotto gli occhi di tutti. I risultati negativi sono tali che sarebbe esiziale per i destini di Giulianova concedergli ancora delle chance di governo. A breve per i cittadini giuliesi ci sarà l’occasione per fare la scelta giusta, per invertire la rotta e per ridarsi una prospettiva di città viva e vivibile. Il 25 maggio c’è l’opportunità di scegliere il cambiamento, quello vero. Torneremo, prossimamente, sui contenuti di questo cambiamento. Delineeremo insieme l’alternativa alla decadenza.

Quando l’opposizione è rigorosa e costruttiva

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…e la cronaca aiuta a comprendere

Nell’ultimo Consiglio comunale sono stati affrontati numerosi e importanti punti e su alcuni di essi il nostro gruppo consiliare ha fatto emergere aspetti che i cittadini dovrebbero conoscere. Di essi poco o nulla si è riferito sui mezzi d’informazione locali.
In particolare si è parlato di: ampliamento del cimitero, ex Ufficio del registro, nuova caserma dei carabinieri, recupero edilizio nei pressi di Via Nazario Sauro, norme urbanistiche per gli hotel, ristrutturazione e ampliamento dell’hotel Cristallo.
Su di essi brevemente vorremmo ricordare i passaggi salienti perché per avere un’opinione su qualsiasi tema occorre conoscere. La conoscenza dovrebbe offrirla la buona informazione. Se questo non accade i cittadini nella vita pubblica si orientano a fatica o addirittura possono essere anche fuorviati. E questo non è indicatore di una democrazia sana. Proviamo, allora, a raccontare alcuni passaggi di quel consiglio, ove - va riconosciuto - la maggioranza, orfana del sindaco dimissionario, si è dimostrata più ragionevole di tante altre volte (con il sindaco in carica).
Ampliamento cimitero: il nostro gruppo consiliare ha raccolto l’indignazione di cittadini giuliesi sui rischi di cementificazione a spese del verde e degli spazi che nel progetto originario erano stati lasciati liberi per armonizzare l’ambito dei padiglioni costruiti ad alta intensità. Quanto era previsto avrebbe alterato e deturpato un sito sensibile che merita invece attenzione e rispetto essendo il luogo dove riposano tutti i cari della comunità. Il nostro ordine del giorno ha consentito ai consiglieri comunali di riflettere e di approvare la richiesta avanzata dal CG di sospendere la realizzazione delle costruzioni più impattanti per ripensare il progetto di ampliamento previsto dalla Giunta.
Ristrutturazione dell’ex Ufficio del Registro: contro il progetto approvato c’è stato il ricorso al Tar da parte di due privati confinanti con motivazioni che ci sembrano fondate e che dimostrano più di una violazione delle norme. È stato chiesto al Consiglio, anche in questo caso su iniziativa del CG, di correggere in autotutela la delibera di approvazione del progetto di recupero del palazzo di Via Gramsci. Esso prevede, tra l’altro, lo sbancamento collinare per la realizzazione di un ampio seminterrato senza verifica da parte pubblica del rispetto  delle norme che tutelano dal rischio idrogeologico.  Abbiamo chiesto di apportare le necessarie modifiche sia per il pieno rispetto della legittimità, sia per evitare il contenzioso legale (per cui si spende denaro pubblico). Purtroppo è stato vano. A nulla è valso il ricordo di due precedenti ormai tristemente famosi come il “caso ex Migliori-Longari” ed il “cantiere sequestrato dalla magistratura” accanto al Kursaal. Anche in quelle occasioni chiedemmo di correggere in autotutela le autorizzazioni edilizie; la maggioranza non volle farlo; adesso, purtroppo, sono in corso due processi penali per violazioni delle norme urbanistiche.
Nuova Caserma dei Carabinieri: in occasione dell’assegnazione della cittadinanza onoraria a due ex comandanti della Compagnia dei Carabinieri di Giulianova   abbiamo ricordato che nel ’95 si decise con il consenso dell’allora Comandante Cap. D’Amelio di ubicare la nuova caserma dei carabinieri con relativa palazzina degli alloggi nell’area di proprietà comunale appena a nord della scuola media dell’Annunziata. L’ubicazione fu giudicata strategica e gli spazi adeguati. Il tutto, quindi, fu suggellato con un sopralluogo del comandante della Legione Abruzzo dei carabinieri Gen. Lamanna. Recentemente, invece, il sindaco Mastromauro ha dichiarato che la caserma sarà trasferita nell’ex mercato coperto in piazza Dalla Chiesa. Il nostro gruppo consiliare ha voluto ricordare questo accordo, confermato durante il dibattito anche dall’ex sindaco Cameli, ed ha fatto notare la contraddizione tra la concessione dell’onorificenza all’ex comandante ed il disconoscimento di una delle sue scelte più importanti.
Tra l’altro la logica ed il buon senso dicono che, se alla città si può regalare oltre alla nuova caserma dei carabinieri in posizione strategica (all’Annunziata) anche una stupenda piazza, un centro polifunzionale per i giovani ed il nuovo mercato dei prodotti agricoli locali in uno scenario incantevole, occorre farlo. Il capogruppo del PD Andrenacci ha sorprendentemente rivelato che non esiste nessun atto ufficiale che vada nella direzione indicata da Mastromauro.
Meno male aggiungiamo noi.
Recupero edilizio nei pressi di via Nazario Sauro: abbiamo chiesto spiegazioni in merito alla lentezza estrema con cui questo progetto di riqualificazione di una porzione dell’edificato di centro città è giunto all’approvazione definitiva. Gli atti necessari erano pronti da circa un anno. Le spiegazioni fornite in consiglio non hanno affatto chiarito la strana ed oscura vicenda.
Variante alle norme urbanistiche sulle distanze degli hotel (Zona E5): utilizzando irregolarmente il passaggio consiliare delle controdeduzioni alle osservazioni su un argomento diverso, al Consiglio è stato chiesto di approvare, con grave forzatura procedurale, la modifica della norma che nel PRG vigente aumenta le altezze degli hotel a 24 metri e nel contempo prescrive distanze maggiori (come razionalmente e saggiamente deve essere) tra i fabbricati. In sostanza si accoglieva un’osservazione (fuori tema) tesa a diminuire di molto le distanze le distanze degli alti hotel dagli altri fabbricati vicini. Il nostro gruppo consiliare si è accorto dell’illegittimo tentativo ed ha proposto di respingere la richiesta per due motivi: sul piano dei contenuti per evitare l’impattante realizzazione di megaedifici molto vicini tra di loro e sul piano procedurale perché ogni modifica delle norme urbanistiche deve essere portata a conoscenza dei cittadini prima dell’approvazione. In una situazione di grande imbarazzo per gli esponenti della maggioranza, per il dirigente urbanistico e per il segretario generale del Comune la seduta è stata a lungo sospesa. Alla ripresa dei lavori è stata trovata fondata la nostra obiezione sulla procedura ed ora sarà possibile, almeno, proporre osservazioni da parte dei cittadini e delle associazioni per evitare la cementificazione della zona alberghiera. E’ rimasta ancora senza risposta la domanda da noi posta:  l’hotel che si sta realizzando al posto della ex Bassara rispetta le distanze? E c’è forse una relazione con  il tentativo di ridurre, modificando le norme, le distanze?
Hotel Cristallo: finalmente una questione annosa viene risolta. L’hotel Cristallo potrà ampliare la sala ristorante, realizzare sulla sua proprietà (e non sul demanio marittimo)  la piscina e i parcheggi interrati e nel contempo ci sarà l’ampliamento del marciapiede sul lungomare ed una sistemazione di tutti spazi pubblici (marciapiedi, parcheggi e verde) dell’intero l’isolato.
Tutto questo è stato possibile grazie alla proposta avanzata dal Cittadino Governante nel 2009, durante la discussione delle osservazioni alla Variante al PRG, quando la Giunta Mastromauro, invece di aiutare a qualificare la ricettività turistica spendeva soldi pubblici per sostenere contenziosi contro le giuste richieste della proprietà del Cristallo.

Una variante inutile

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Insensata chiusura dell’amministrazione
alle migliorative proposte del Cittadino Governante

Il Consiglio Comunale si è di nuovo occupato del Piano Demaniale Marittimo
(PDMC) per rispondere alle osservazioni presentate da operatori e associazioni. Anche Il Cittadino Governante, con spirito costruttivo, ha presentato 12 osservazioni per migliorare il piano e porre le basi per il governo ottimale della spiaggia giuliese.
L’equilibrio ambientale e la bellezza del paesaggio marino (la vista del mare, l’ampiezza dell’arenile, gli scorci panoramici, quel che resta della macchia mediterranea)  sono un bene in sé e nel contempo sono le nostre risorse più efficaci per garantire uno sviluppo di qualità del settore turistico, duraturo nel tempo, capace di  attrarre turisti, specialmente ora che altrove si profila la crisi del turismo balneare poco attento agli aspetti naturali e paesaggistici.
Riteniamo che la tutela ambientale e quella paesaggistica dell’arenile e dei lungomari giuliesi siano decisive per la nostra città e che vadano più coerentemente perseguite nella normativa del PDMC.
Hanno ispirato le nostre osservazioni obiettivi quali:
a) Recuperare  e tutelare la vista mare.
b) Prevenire l’eccessiva antropizzazione (numero esagerato di stabilimenti e  manufatti) dell’arenile per evitare il ripetersi anche a Giulianova del famigerato “modello Ostia”.
c) Evitare l’installazione di impianti impropri o impattanti sulla sabbia.
d) Rispettare gli equilibri dei sistemi naturali (acque marine pulite, pinete salvaguardate, piena funzionalità dei canali a mare).
e) Garantire ai cittadini e ai turisti una maggiore quantità di spiagge libere: ciò è particolarmente doveroso in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Garantire agli hotel sprovvisti di concessione la possibilità di disporre di un numero di ombrelloni in base al numero delle camere (prevedendolo in normativa) nella spiaggia in concessione più vicina.
Le nostre osservazioni sono state escluse riteniamo illegittimamente, con un atteggiamento di chiusura da parte dell’amministrazione comunale.
Per questo ci sarà il nostro ricorso al TAR. Abbiamo motivo di credere che il passaggio consiliare del 17 gennaio sarà annullato e dovrà essere ripetuto: la fregola elettoralistica porterà quindi, probabilmente, solo a parole scritte sull’acqua.
Ecco, comunque, le cose che chiedevamo per migliorare il PDMC, alle quali è stato detto un incomprensibile no:
1) Aumentare il fronte delle spiagge libere fino al 30% del totale dell’arenile partendo dalla conferma di quelle già esistenti, distribuendole armonicamente da nord a sud, riducendole di numero ma ampliandole.
2) Evitare i numerosi “tagli” previsti dal piano vigente e recuperare, invece, spiaggia libera solo dalle concessioni superiori ai 100 m. (come tra l’altro prevede la nuova normativa regionale) per ottenere una spiaggia libera di almeno 50m. a sud del Caprice e spiagge libere più ampie nel tratto nord (utili anche per la forte presenza di turisti che amano andare nei camping).
3) Recupero della visuale verso l’arenile ed il mare, sia dai lungomari che dai moli nord e sud del porto, evitando le barriere costituite da: recinzioni, siepi, manufatti coprenti oltre il 25% del fronte lineare concesso e ombrelloni hawaiani.
4) Rinnovare la concessione solo se c’è stato l’adeguamento previsto dal PDMC, in particolare per il recupero della vista mare e dell’arenile per le spiagge libere.
5) Azioni finalizzate alla garanzia di acqua marina pulita e cioè: pieno e costante funzionamento dei depuratori, disinquinamento dei fiumi, eliminazione delle acque nere riversate, illegalmente, nei canali a mare.
6) Rinaturalizzazione (con dune) delle spiagge a ridosso degli argini del Salinello e del Tordino.
7) Garanzia di una fascia di 10 m. per passeggio sulla battigia (almeno nei tratti di maggiore profondità dell’arenile.
8) Evitare la costruzione sull’arenile di piscine e di impianti sportivi impattanti (campo di calcetto, campi da tennis e da mini-golf) e di impianti autonomi rispetto agli stabilimenti balneari.
9) Riconversione dell’impianto La Playa in stabilimento balneare con la concessione di spiaggia con ombrelloni, previa eliminazione del campo di calcetto per recuperare la vista mare dal lungomare e la prospettiva sull’arenile dall’inizio del molo sud, e per di ridare tutta la profondità alla spiaggia libera (che attualmente è nascosta dal campo di calcetto).
10) Gestione ottimale dei canali a mare - in attesa di un sistema di collettori paralleli all’asse longitudinale dell’arenile che ne consenta l’eliminazione - per evitare gli allagamenti del Lido durante le forti piogge.
11)  Evitare nel periodo invernale le recinzioni delle concessioni. Ricoverare beni e   attrezzature, quando non possibile all’interno degli stabilimenti, in piccole aree recintate con sistema a giorno con impatto finale minimo sul paesaggio marino e, comunque, improntato al massimo decoro.
Concludiamo questa sintetica illustrazione con una domanda finale. E’ sensato, è da persone responsabili, è da amministratori illuminati bocciare, senza volerle addirittura nemmeno discutere, le proposte sopra ricordate?

Non c’è rispetto per la cosa pubblica

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Analizzando il bilancio comunale ciò emerge chiaramente

Quando per un intero mandato le risorse pubbliche vengono gestite irresponsabilmente vuol dire che non c’è da parte della classe dirigente comunale rispetto della cosa pubblica.
Puntualmente, comunque, in chi amministra, di fronte alle proteste dei cittadini per la mancanza di opere e servizi necessari o per l’aumento delle tasse locali, è sempre pronto l’alibi del taglio delle risorse da parte del governo.
Mai che si faccia un’autocritica sulle entrate mancanti per l’inadeguatezza dell’azione amministrativa (spesso indulgente con i poteri forti e inflessibilmente rapace nei confronti di tutti gli altri cittadini). Mai che ci si ravveda sullo sperpero del denaro pubblico nei mille rivoli del clientelismo e dei servizi impropri per un comune, o sull’indebitamento eccessivo che dilapida ogni anno, da molti anni ormai, circa un milione di euro in interessi passivi, o sull’impiego delle finanze comunali in opere pubbliche inutili o malfatte, e continuamente da rifare (lato ovest del lungomare monumentale, piazza Buozzi, Corso Garibaldi, anfiteatro dietro al Comune, parcheggio davanti al Caprice, piazza del Mare con pista di pattinaggio etc.) o infine sull’incapacità ad introdurre misure strutturali per il risparmio nei consumi comunali di energia elettrica, di gas metano e di telefonia.
Le prove sono innumerevoli, spulciando qua e là nelle entrate e nelle uscite del Bilancio 2013 (che ovviamente è in continuità con i risultati di quelli degli anni precedenti). Ecco perché, secondo noi, manca il senso della cosa pubblica. Perché nell’azione di governo degli amministratori mancano proprio quei comportamenti virtuosi che potrebbero garantire risultati concreti a chi ripete come uno stanco mantra di essere al servizio dei cittadini.

ENTRATE

Aumenti inopportuni e poco equi:

IMU: è previsto un maggiore un gettito di circa 2 milioni di euro euro con l’aliquota al massimo sulla seconda casa e quasi al massimo per le attività produttive.
TARSU: 17% in più per le civili abitazioni e 10% in più per gli immobili delle attività produttive (che, sommato al 30% dello scorso anno, arriva al 40% in un anno).
COSAP e Addizionale IRPEF: aumentate in precedenza e confermate alte.
INSEGNE LUMINOSE: 310.000 EURO (lo stesso gettito si potrebbe ottenere riducendo l’imposta evitando l’oscuramento delle insegne che si va diffondendo).
I PARCHEGGI pubblici centrali si pagano per un importo di 200.000 euro all’anno. Basterebbe una bassissima tassa di soggiorno (lo 0.50 euro a notte) per compensare queste entrate ed eliminarli.
Mancano all’appello:
• L’ammanco di Julia Reti, scoperto nel 2005 e cioè 940 mila euro.
• Un importo congruo per la vendita della scuola elementare Acquaviva: svenduta per almeno un milione di euro in meno.
• La quota parte 2013 dei circa 7 milioni di euro spettanti per il PRUSST ex SADAM.
• I proventi di una congrua monetizzazione per la modifica che ha introdotto la possibilità di vendere il 70% dell’edificazione nel pioppeto (ad ovest del centro sportivo di via Ippodromo) che era destinato a residence (per legge non vendibile come alloggio).
• Il mai precisato ammanco riguardante i loculi cimiteriali.
• I frutti della lotta all’elusione della seconda casa spacciata come abitazione principale (si ipotizza un gettito annuo di quasi un milione di euro): nel frattempo i furbi pagano il 4 ‰ e gli onesti pagano il 10,60‰ invece del 7,60‰ .
• Il recupero dalle case con categorie catastali più basse di quelle realmente spettanti.
• Gli introiti dagli accertamenti di immobili non censiti.
• I vantaggi finanziari derivanti dal non concedere le opere di urbanizzazione a scomputo: il comune, infatti, potrebbe guadagnare i soldi derivanti dai ribassi d’asta gestendo direttamente gli oneri di urbanizzazione.
• Gli introiti da Julia Servizi: l’utile d’esercizio è zero, nel 2013! Nessuna traccia di incassi derivanti dal provvedimento CIP 6 per il Cogeneratore (ora Trigeneratore). Però nel frattempo la partecipata che distribuisce il gas metano per il comune si mette a gestire le opere pubbliche e spende molto per pubblicità e sponsorizzazioni.

USCITE

• Rifiuti: è la nota più dolente. La spesa per la gestione dei rifiuti cresce ancora (di circa mezzo milione di euro); si prevede che a fine 2013 arrivi a 5 milioni e 871 mila euro. Oltre un quarto della spesa corrente finisce nel gorgo degli esborsi per tenere pulita la città. Ovunque si gestisca con responsabilità ed efficienza la raccolta differenziata (per cui i rifiuti diventano risorse da riutilizzare) nel giro di pochi anni i costi si riducono notevolmente. A Giulianova invece ogni anno i costi crescono e si accumulano debiti che hanno portato al fallimento di SOGESA (con conseguente disoccupazione di buona parte delle maestranze) e che hanno paralizzato l’attività di CIRSU, anch’esso ad un passo dal fallimento per precedenti inadeguate gestioni da parte di consigli di amministrazione nominati dalle amministrazioni comunali del consorzio. Nasce dal malgoverno del settore il paradosso per cui la raccolta differenziata, grazie ai cittadini, cresce, e i costi gestionali (e la TARSU) invece di diminuire aumentano. Qui si possono ottenere risparmi di qualche milione di euro all’anno ed è urgente farlo.
• I consumi di energia elettrica (previsti 1 milione e 57 mila euro), gas metano (383.000 euro) e spese telefoniche (circa 180.000 euro) rappresentano voci di spesa significative. Nei veri comuni virtuosi il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili sono ormai realtà con consistenti benefici sulle casse comunali. Qui neanche nella nuova piscina comunale, realizzata pochi anni fa, si è andati in questa direzione, per cui tra gas metano (105.000 euro) ed energia elettrica (53.000 euro) si spenderanno, nel 2013, ben 158.000 euro.
• Servizio Navette. Dal 2011 è stato attivato il servizio navette, una funzione impropria per il Comune (visto che esiste una concessionaria locale che dovrebbe occuparsi di ciò con finanziamenti regionali). Costo: quasi 300.000 euro all’anno.
• Lo staff del sindaco ci costa 180.000 euro in 5 anni: visto che già esiste una segreteria del sindaco, non potevano essere risparmiati?
• La pubblicità su alcuni mezzi di informazione locali e le sponsorizzazioni, a carico del comune (finché la legge l’ha consentito) o tramite le società partecipate, hanno fatto dilapidare nel corso del mandato svariate centinaia di migliaia di euro. Andavano risparmiati sia per le ristrettezze economiche sia per evitare la commistione politica-informazione. Potevano più proficuamente essere impiegate, ad esempio, per il contrasto all’indigenza (previsti solo 2.000 euro, con la crisi in atto!), per la regimazione delle acque di via Bertolino e via Montello per proteggere dalle alluvioni i residenti di Via Parini, per il rifacimento dei dissestati marciapiedi di via Treviso e ad ovest dell’ospedale (luoghi molto frequentati), per la realizzazione del marciapiede in via Vittorio Veneto.
• La spesa per il contenzioso è eccessiva. Innanzitutto perché è illogico promuovere azioni legali contro le proprie società partecipate o per difendersi dopo aver autorizzato abusi edilizi e poi perché ai notevoli costi per gli incarichi esterni si sono aggiunti i costi dell’avvocatura civica (oltre 100.000 euro).

Stangata di fine mandato

p 58È possibile invece tassare meno e con maggiore equità. Alcune proposte:

Nel Bilancio di previsione 2013 l’Amministrazione comunale ha presentato ancora una volta in consiglio cospicui incrementi della tassazione locale. Per la TARSU: 17% in più per le civili abitazioni e 10% in più per gli immobili delle attività produttive  (che, sommato al  30% dello scorso anno, aumenta del 40%, nel giro di un anno, la tassa sui rifiuti per le attività economiche).
L’ IMU viene confermata altissima.  
I cittadini giuliesi dovranno pagare, poi, 1 milione e 730 mila euro di Addizionale  comunale IPERF. Per la COSAP viene confermato il raddoppio che vige ormai da due anni  e quindi il canone per l’occupazione del suolo pubblico costerà in totale 450.000 euro.
Per parcheggiare occorrerà un esborso di circa 200.000 euro.
C’è da aggiungere che importanti aree di proprietà comunale e destinate al verde pubblico nella zona nord (E2) sono state poste in vendita. Tutto questo in assenza di tagli sostanziali da parte dello Stato, ma in presenza, purtroppo, del solito uso irrazionale delle risorse pubbliche. Si chiude, così, con una stangata, per giunta in piena crisi economica, la fallimentare esperienza del mandato del sindaco Mastromauro.
Noi del Cittadino Governante abbiamo tentato di avanzare proposte alternative, meno penalizzanti per la cittadinanza e per le attività economiche con gli emendamenti che seguono.

EMENDAMENTO al Piano delle alienazioni delle aree pubbliche destinate a verde nella E2.

Le due aree pubbliche da alienare hanno un ruolo molto  importante per la qualità della vita cittadina.
Le destinazioni urbanistiche ad esse assegnate dai piani attuativi da cui provengono prevedono, infatti: verde urbano  attrezzature ed impianti sportivi e ricreativi di uso pubblico. Sarebbe, pertanto, opportuno considerarli beni pubblici indisponibili, in quanto gli ambiti urbani ove le scelte del PRG li hanno ubicati  ne risulterebbero fortemente penalizzati quanto a presenza di spazi pubblici che sono decisivi per realizzare la qualità urbana.
Se poi si considera che Il territorio è una risorsa non rinnovabile e che, in questo caso, verrebbe consumato, in maniera irreversibile, per aggiungere ulteriore edificazione a quella già realizzata, a scapito degli standard urbanistici della città, dei quartieri, degli isolati e dei cittadini che vi abitano, la dannosità della scelta appare di tutta evidenza.
Le osservazioni prodotte dai cittadini già residenti (nei pressi delle aree da alienare) e dalla SUP (e dalla Provincia), in occasione della variante urbanistica specifica,  lo confermano inequivocabilmente.
Si propone, quindi, di togliere dall’elenco dei beni alienabili le due aree in oggetto.
Per mantenere gli equilibri di bilancio si  propone di sostituire le entrate derivanti dall’alienazione delle suddette aree con le entrate provenienti  dalle azioni di contrasto all’evasione fiscale di concerto con l’Agenzia delle Entrate, in particolare per quanto riguarda il fenomeno delle seconde case presentate come prime case. Ricordiamo che lo scorso anno fu preso un impegno in tal senso da parte dell’assessore al Bilancio. Gli introiti sarebbero cospicui:
•   Per gli anni 2012, 2013, e 2014 i proventi dei tributi statali recupe-
    rati (evasione di IVA  e imposta di registro) andrebbero interamen-
    te al comune.
•  Aumenterebbe il numero delle seconde case che darebbero annual-
    mente un gettito IMU maggiore di quello attuale.
•  Sarebbero, inoltre, recuperati i proventi delle annualità pregresse
    previste per legge.
Basterebbe l’individuazione di 300 alloggi per raggiungere l’importo ipotizzato con le alienazioni.
Siccome, però, si stima che il numero delle seconde case risultanti come prima casa si aggiri intorno al migliaio, il recupero di evasione sarebbe notevole: dell’ordine di numerosi milioni di euro.

EMENDAMENTO al bilancio di previsione 2013
Si propone di:
RICOLLOCARE NEL CAPITOLO 2686/2 (PER IL PAGAMENTO DI  ESPROPRI)  I  2 MILIONI DI EURO TOLTI  LO SCORSO ANNO.
 Il suddetto capitolo contiene  accantonamenti per la copertura di debiti fuori bilancio derivanti da espropri. In particolare era stata accantonata  una posta di 3.425.650  (derivante dalla vendita dell’area pubblica del cosiddetto “Pioppeto”)  per pagare l’esproprio del Parco Franchi  di cui è attesa  la sentenza.
Ai cittadini fu chiesto nel 2005 il sacrificio di vendere l’importante area pubblica del “Pioppeto”  destinata  all’ampliamento del centro sportivo di Via Ippodromo per far fronte ai debiti derivanti dagli espropri. Attualmente  rimane da pagare quello del parco Franchi. Sarebbe veramente grave se i cittadini giuliesi dopo aver perso l’area verde del “Pioppeto” dovessero perdere o veder cementificato anche parco Franchi.
Occorre quindi mantenere la parola data ai cittadini e ripristinare la posta originaria nel capitolo 2686/2, prelevando i 2 milioni di euro dall’avanzo di amministrazione in cui furono posti lo scorso anno e ricollocandoli nel capitolo per il pagamento di espropri.

EMENDAMENTO al Regolamento per  la TARSU
Si propone di :

•  ELIMINARE  L’AUMENTO DEL 17%  DELLA TARSU PER I LOCALI ADIBITI AD ABI-TAZIONE.
•  ELIMINARE L’AUMENTO DEL 10%  DELLA TARSU PER    TUTTE LE ALTRE  CATEGORIE PRODUTTIVE DEI RIFIUTI .
•  RIDURRE DEL 30 %  LA TARSU PER TUTTE LE ALTRE  CATEGORIE PRODUTTIVE DEI RIFIUTI ANNULLANDO,  A  PARTIRE DA QUEST’ANNO,  L’AUMENTO FATTO NEL 2012.
Innanzitutto perché riteniamo che i motivi addotti per giustificare gli aumenti di quest’anno non siano pienamente fondati.
Poi perché il mantenimento degli equilibri di bilancio si può conseguire decidendo di:
•  RIATTIVARE IL POLO  TECNOLOGICO DI GRASCIANO DI  PROPRIETA’ CIRSU:  gli impianti di trattamento dei rifiuti  presenti in esso consentirebbero di ridurre notevolmentei costi.
•  RIDURRE I COSTI DELLA RACCOLTA E DELLO SMALTIMENTO ridiscutendo i termini dell’affidamento diretto che va avanti ormai da troppo tempo, forzando anche la normativa.
•  COPRIRE L’EVENTUALE PERCENTUALE DEI COSTI NON COPERTA  DAL TRIBUTO  con i proventi dalle azioni di  contrasto all’evasione fiscale di concerto con l’Agenzia delle Entrate, in particolare per quanto riguarda il fenomeno delle seconde case presentate come prime case.

EMENDAMENTO sull’IMU nel Bilancio di
previsione 2013
Si propone di:

•  RIDURRE L’ALIQUOTA IMU SUGLI IMMOBILI PER ATTIVITA’
   PRODUTTIVE DAL 9,6‰  AL 7,6‰
•  RIDURRE L’ALIQUOTA IMU SULLA SECONDA CASA (AT
   TUALMENTE AL10,60 ‰) ALL’8,60‰ .
Per mantenere gli equilibri di bilancio possono essere utilizzate:
1)  Le entrate provenienti  dalle azioni di contrasto all’e-
      vasione fiscale di concerto con l’Agenzia delle Entrate, in
       particolare per quanto riguarda il fenomeno delle se-
       conde case presentate come prime case.
2)  Le entrate che possono essere ottenute verificando se le
      agli edifici dichiarati è stata applicata  la corretta catego-
      ria catastale.

Prove tecniche di regime?

P 56Accadono fatti nella nostra città che non possono essere minimizzati.

Chi ha ascoltato su Radio G il notiziario di domenica 20 ottobre avrà certamente avuto un moto di indignazione.
GiuliaViva aveva appena “pizzicato” Francesco Marcozzi a raccontare bugie sulle pagine di Piccola Città  che la sua reazione rabbiosa non si è fatta attendere. Nel cuore del notiziario di quella domenica mattina trasmette integralmente per oltre un’ora una conferenza stampa del sindaco Mastromauro del luglio scorso (registrata tre mesi fa!) che scompostamente tentò di rispondere ad un mio articolo di analisi basata su fatti della politica cittadina “Giulianova mon amour”  
(numero 15/2013 di GiuliaViva).
Punto nel vivo da GiuliaViva il Marcozzi invece di rispondere nel merito mette in atto la rappresaglia e quindi manda in onda la vecchia registrazione della eccentrica conferenza stampa  che il sindaco ha dedicato alla mia persona. Insomma il giornalista in difficoltà rispolvera il sindaco e insieme manganellano mediaticamente.
E lo fanno ricorrendo ad una ricostruzione dei fatti non corrispondente al vero: uno li racconta, l’altro li trasmette.
A me pare un vero autogol perché il tutto è destinato all’opinione pubblica ed io penso che i cittadini giuliesi siano in grado di discernere. Contenti loro.
Ora qualche considerazione:
1) Queste cose, generalmente, sono concepite e fatte, ma con più maestrìa e garbo, dal mondo mediatico berlusconiano.
E poi in quel mondo almeno i soldi per la potenza di fuoco mediatico li tira fuori Berlusconi -  anche se è ovviamente una grave stortura nella vita democratica del Paese - mentre qui c’è l’aggravante che i soldi (decine e decine di migliaia di euro) per finanziare i media marcozziani li tirano fuori i cittadini con le pubblicità delle società partecipate comunali e, negli anni passati, con le comunicazioni istituzionali del comune (vedi articoli su GiuliaViva 10/2013
2) Il tutto finisce con l’ alimentare il potere politico-mediatico da parte dei due condomini del palazzo di Piazza Roma: uno col ruolo di sindaco, l’altro col ruolo di giornalista.
3) I contenuti della conferenza stampa del sindaco sono tutti confutabili, basterebbe un confronto davanti ai cittadini fra il sottoscritto ed il sindaco Mastromauro. Mi sono dichiarato più volte disponibile, su argomenti diversi, a farlo dai microfoni di Radio G. Non se ne è mai svolto uno, nemmeno quando ci furono i confronti tra i candidati sindaci nel 2009. Mastromauro ama parlare in solitudine, non ama il contraddittorio. E Marcozzi sembra felice di assecondarlo.
4) Infine, chi ascolta Radio G avrà notato: la massiccia e continua presenza da parte del sindaco, dei suoi assessori e dei suoi comunicati stampa; la scomparsa, nel tempo, di qualsiasi resoconto (che in passato era sempre stato fatto anche con stralci degli interventi) nel notiziario  all’indomani del consiglio comunale; le mancate o disturbate trasmissioni di consigli cruciali; lo slittamento delle registrazioni dei consigli comunali nei giorni seguenti dal mattino al primo pomeriggio ed ora a tarda sera; la scomparsa degli argomenti scomodi per l’amministrazione. Chissà perché?
A Mastromauro, poi, andrebbero precisate per il momento due cose:
1. E’ inutile che scantoni dal merito delle questioni che noi poniamo rifugiandosi nell’evidenziare che sono impegnato in politica da tempo. Quale sarebbe la colpa? Credo che a contare siano la qualità dell’impegno (a qualsiasi età e con qualsiasi ruolo, di governo o di opposizione) e da chi si è sostenuti. A proposito del primo aspetto parlano i fatti. Quanto al secondo, lui che si picca di essere il nuovo dovrebbe ricordare che i suoi primi sostenitori sono l’ex senatore Franchi e gli altri esponenti dell’inamovibile  nomenklatura di Via Thaon de Revel, da cui il sottoscritto prese le distanze ben 15 anni fa perché le strade del vero rinnovamento non passavano più da quelle parti  - e purtroppo, nel tempo, la città lo ha constatato a proprie spese. Dovrebbe inoltre ricordare che, nel segno del vecchio trasformismo, governa da tempo con il sostegno dell’ex sindaco e dell’ex vicesindaco del centro-destra.
2. Nella conferenza stampa ha affermato che Il Cittadino Governante sul caso ex Migliori Longari ha alzato solo polveroni giacchè è stato tutto archiviato. Ecco un clamoroso esempio di uso di notizie non vere: ci sono stati rinvii a giudizio e  il processo penale è in corso. Quello che abbiamo sempre sostenuto a proposito del grave abuso edilizio autorizzato dal Comune accanto alla strada delle Fontanelle pare quindi fondato.

La Piccola Opera Charitas va difesa e sostenuta

P 54Negli anni sessanta, padre Serafino Colangeli rese concreto il suo desiderio di servizio agli umili attraverso la  fondazione della Piccola Opera Charitas, luogo di accoglienza e ospitalità nel nome dell’amore cristiano. Contraria alla cultura del rifiuto, la Piccola Opera Charitas è diventata negli anni un “piccolo paese nel paese”.
La difficoltà nella quale viene oggi a trovarsi e contro la quale Giulianova tutta non può non mobilitarsi, ha origine dal decreto n. 51 del 5 luglio 2013 del commissario ad acta Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo. Con esso si stabiliscono tagli al budget da assegnare e si affaccia l’eventualità di richiedere quote di compartecipazione alle famiglie dei disabili.
La Piccola Opera si troverebbe così a dover dimettere i pazienti non in grado di pagare la retta e a licenziare parte dei suoi operatori.
Dice il comitato familiari ragazzi Piccola Opera Charitas: “sono pazienti giovani, del tutto incapaci di gestione nelle proprie autonomie personali, gravemente insufficienti a livello mentale, con note autolesionistiche che, secondo le U.V.M.,  dopo un anno di riabilitazione estensiva dovrebbero andare in una R.A.D.A., struttura ideata per accogliere pazienti adulti con delle abilità residue. È  giusto che, dopo aver appena iniziato a recuperare le autonomie personali che prima non avevano, debbano essere improvvisamente trasferiti in una struttura dove i requisiti organizzativi del personale sono talmente minimi che è impossibile  mantenere quelle prime autonomie  recuperate? Non si può non tener conto delle difficoltà supplementari che si vanno a creare a carico di persone fragili e sfortunate che già hanno avuto poco dalla vita: così si rischia che anche quel poco di buono che sono riusciti, con enormi difficoltà, a recuperare venga loro tolto”.
Crediamo si debba riflettere sulla peculiarità della splendida realtà della Piccola Opera Charitas che è nata negli anni ’60 per volontà del francescano Padre Serafino  Colangeli per occuparsi della fanciullezza abbandonata, appartenente a qualsiasi categoria sociale. La Piccola Opera a Giulianova è diventata nel corso del tempo una realtà complessa che oggi si concretizza nell’Istituto di riabilitazione per l’assistenza ed il recupero delle persone diversamente abili;  nella biblioteca “P. Serafino Colangeli” e nella “Sala Trevisan” (due strutture aperte al pubblico, che raccolgono ogni anno molte visite da parte di studiosi di ogni genere); nella Mensa dei poveri gestita dalla POC e da un nutrito gruppo di volontari; nella moderna struttura di Villa Volpe di Colleranesco e nella Casa famiglia di Chieti.
In questo “paese nel paese” non ci si occupa solo della salute ma anche di consentire agli sfortunati ospiti una vita dignitosa in un contesto adeguato, anche a chi è affetto da disabilità gravi cronicizzate. Nel mondo della Piccola Opera Charitas accanto all’assistenza sanitaria e sociale c’è l’attività volta al recupero; quella all’avviamento al lavoro (i laboratori in cui si insegna a produrre ceramiche artistiche etc.); c’è quella culturale con la biblioteca e la sala espositiva. Qui anche agli ultimi, ai più bisognosi viene offerta l’opportunità di un’esistenza decorosa in un’atmosfera piena di umanità.
Va evidenziato che nella Piccola Opera Charitas vivono 200 ospiti di cui 100 interni e 100 seminterni. Ad essi si dedicano 140 lavoratori con professionalità diverse. I tagli dei finanziamenti che sono stati annunciati si trasformerebbero in una riduzione cospicua delle risorse a disposizione e il mondo della Piccola Opera verrebbe notevolmente ridimensionato con pesanti ricadute sull’assistenza e sull’occupazione.  
Ora la riflessione da fare è la seguente:
Il Presidente Chiodi dice lo Stato ha ridotto di 50 milioni i trasferimenti all’Abruzzo e quindi è costretto a procedere con i tagli.
Ma:
• Alla luce del disastro finanziario a cui è stata condotta la sanità abruzzese tra il 2000 ed il 2008 dai governi regionali sia di centro-destra che di centro-sinistra quando il debito nella sanità, in Abruzzo, è passato da 543 milioni a 2 miliardi e 492 milioni a causa dello sperpero e, pare,  di sanitopoli.  
• Considerato che proprio per questo la Regione Abruzzo è stata commissariata dal governo e che i cittadini abruzzesi stanno pagando da anni sulla loro pelle le conseguenze dei drastici rimedi per rientrare nei conti.
• In un’Italia dove l’evasione toglie 130 miliardi alle risorse pubbliche dello Stato, la corruzione circa 70 miliardi e dove stime attendibili parlano di 400 miliardi complessivi sottratti al bilancio dello stato con l’illegalità.
•  In un Paese dove tutto questo ha  comportato già un crollo del 22% della spesa sanitaria pubblica e del 6%  della spesa per la Protezione sociale  2011 rispetto agli altri  Paesi europei e che relegano la spesa per la sanità pubblica italiana tra le più basse d’Europa.
Come si fa in un  contesto simile che sta già generando disagio diffuso nella popolazione colpire ancora e per giunta i più deboli ed i più bisognosi?
Contestiamo fortemente che il risanamento della Regione Abruzzo debba passare attraverso i tagli dell’assistenza ai più deboli e ai più  bisognosi, tagli sulla pelle di chi già vive molto spesso situazioni esistenziali drammatiche e complesse. Le persone non sono numeri e i politici ricordino sempre che la politica è la forma più alta di carità.
Riteniamo che nessuno a Giulianova e in Abruzzo possa ignorare l’importante e imprescindibile valenza sociale della Piccola Opera Charitas  e che nessuno possa accettare che essa vada in sofferenza o verso una sorte addirittura peggiore.

Quattro regali alla città

p 53 02- La caserma dei Carabinieri  all’Annunziata;
- Piazza Dalla Chiesa riqualificata;
- Il mercato coperto ristrutturato:  per la vendita dei prodotti agricoli locali; per la cittadella creativa dei giovani

Il sindaco ormai improvvisa come se partecipasse ad una  jam session ma, purtroppo per lui, stona sempre più spesso ed il risultato, ovviamente, non è dei migliori. Questa volta lo fa sulla caserma dei carabinieri.  Recentemente ha dichiarato: “il progetto della caserma nel mercato coperto di piazza Dalla Chiesa ha tutti i numeri per essere la nuova sede della Stazione Carabinieri”.
Offriamo alla cittadinanza qualche elemento per riflettere su questa nuova, estemporanea e strampalata trovata per piazza dalla Chiesa, dopo quelle della tentate cementificazioni del 2007 e del 2011, ambedue scongiurate per l’azione del Cittadino Governante e della popolazione.
Era il 1995 e grazie alla giunta di sinistra si decise con il consenso dell’allora Comandante Cap. D’Amelio di ubicare la nuova caserma dei carabinieri con relativa palazzina degli alloggi nell’area di proprietà comunale appena a nord della scuola media dell’Annunziata. L’ubicazione fu giudicata strategica e gli spazi adeguati. Il tutto, quindi, fu suggellato con un sopralluogo del comandante della Legione dei carabinieri Abruzzo gen. Lamanna.
La prima Giunta Cameli ereditò quindi questa concreta soluzione. Si trattava di lavorare per individuare le risorse per l’edificazione degli immobili necessari. Dal 1995 ad oggi né i due mandati di Cameli, né quelli di Ruffini  e Mastromauro sono riusciti a dare piena concretezza a quella scelta; infatti, è stata costruita solo la palazzina per gli alloggi dei carabinieri - per anni  lasciata alla mercé degli atti vandalici - senza la caserma. Certamente un uso non ottimale di una strategica area pubblica. Tutti nel tempo hanno accampato la motivazione della mancanza di risorse. Se una scelta fa parte delle priorità chiunque in ben 18 anni riuscirebbe a programmarne la realizzazione. Una via ad esempio poteva essere questa: il Comune avrebbe potuto contrarre un mutuo pagando la rata annuale con la riscossione dell’affitto dal Ministero dell’Interno. Non è stato fatto perchè non ci hanno pensato o perché la nuova sede della caserma non l’hanno considerata una priorità? E’ certo, però, che adesso il sindaco in carica, che governa da ormai 8 anni, e l’ex sindaco Cameli (cooptato in maggioranza dal suo ex avversario)  non possono venirci a raccontare in extremis che è urgente, che c’è lo sfratto, che rischiamo di perdere la caserma dei carabinieri e quindi si vira su piazza Dalla Chiesa. Ammesso e non concesso che adesso come per incanto siano state trovate le risorse (ma c’è da dubitarne fortemente), non possono farlo per tanti motivi:
• Perché l’ubicazione ideale della nuova caserma dei carabinieri resta quella dell’Annunziata, dove ci sono già la disponibilità dell’area ed il progetto;
•  Perché lì ci sono già gli alloggi per le famiglie dei carabinieri;
• Perché comunque anche per la ristrutturazione del mercato coperto occorrerebbero tempi lunghi, quindi non si capisce quale sarebbe il vantaggio;
• Perché piazza Dalla Chiesa deve rimanere una piazza adeguatamente riqualificata come da anni chiede la popolazione giuliese;
• Perchè il mercato coperto, con mirata ristrutturazione, consente la possibilità  al piano terra di  riaprire la sede del mercato dei prodotti agricoli locali e nei due piani superiori di  ospitare la cittadella creativa per i giovani con offerta di spazi e servizi per le attività culturali e per il tempo libero di qualità.
• Perché la logica ed il buon senso dicono che, se alla città si può regalare oltre alla nuova caserma dei carabinieri in posizione strategica anche una stupenda piazza, un centro polifunzionale per i giovani ed il nuovo mercato dei prodotti agricoli locali in uno scenario incantevole, occorre farlo.

L’edificio in costruzione che sfregia il Kursaal va abbattuto

p 53 01Come si fa a non percepire l’indignazione di cittadini e turisti?

Per la terza estate consecutiva abbiamo ospitato i turisti facendogli trovare in pieno lungomare monumentale lo sfregio al Kursaal rappresentato dall’abuso edilizio autorizzato dal Comune e sequestrato dalla magistratura nel gennaio 2011 con relativi avvisi di garanzia.
Non avevamo ancora smaltito la vergogna patita come cittadini di fronte ai nostri ospiti villeggianti quando è arrivata la doccia fredda delle dichiarazioni del sindaco: “Su invito del sottoscritto le due parti (n.d.r. la ditta proprietaria del cantiere ed il condominio Tritone) stanno portando avanti una serie di incontri per addivenire ad una transazione bonaria. Credo che l’accordo sia il migliore dei finali possibili, vantaggioso per tutti.” E poi aggiunge con parole ignave e bugiarde: “le eventuali responsabilità vanno ricondotte ai tecnici. L’origine di ogni male è nel PRG adottato nel ’94”. Cioè, dimentico del fatto che dovrebbe essere innanzitutto il primo difensore degli interessi generali, il sindaco esprime soddisfazione per la mediazione effettuata tra le parti senza che senta minimamente il bisogno di occuparsi del rispetto del bene culturale  Kursaal di cui il Comune è persino  proprietario.  
Chi ha rifiutato in Consiglio di riportare tutto nella legalità come chiedeva la nostra mozione nel 2011, quando i provvedimenti giudiziari avevano dimostrato che avevamo ragione sulle irregolarità autorizzate, molto probabilmente non può che augurarsi - tradendo il mandato a tutelare i beni pubblici - l’accordo bonario fra le parti private pensando di evitare guai peggiori.
Ma l’accordo può risolvere il contenzioso sul piano civile tra le parti private, non certo sul piano penale ove è i coinvolto anche il Comune: un abuso edilizio rimane sempre tale, se poi danneggia un prestigioso palazzo pubblico è ancora più grave. La gravità diventa, poi, enorme se l’autorizzazione proviene dal Comune.
Quanto all’incredibile accusa che le responsabilità di quanto accaduto origini  dal PRG del ’94 basterebbe dire che la variante al PRG avviata (nel 2007) ed approvata (nel 2013) dall’attuale sindaco, contiene addirittura un incremento degli indici edificatori per l’area in questione. Quindi, da quale pulpito predica il primo cittadino? E, poi, si rende conto che l’area non poteva e non può esprimere, a causa delle norme tecniche (sulle distanze e sull’allineamento) nemmeno gli indici previsti prima della variante? L’edificabilità, d’altronde, fu inserita nel ’94 per evitare il rischio di contenziosi derivanti dalla reiterazione dei vincoli su quell’area: ma i paletti normativi del piano avrebbero consentito ben poco. Infatti per ben dieci anni nessuno ha costruito, poi sono arrivate le ultime due amministrazioni ed i risultati sono ora sotto gli occhi di tutti.
Se si voleva tutelare il Kursaal occorreva stare molto attenti alla distanza del costruendo edificio dalla parete nord dello storico palazzo pubblico e alla sua sporgenza verso il lungomare. Era fondamentale quindi attenersi, rigorosamente, alle regole scritte nelle Norme Tecniche di Attuazione (NTA)  del PRG del ‘94 che su tali aspetti prescrivono in maniera chiara:
•  Le distanze devono essere, sia a nord che a sud, di circa 17 metri e non 10.
• Il fronte dell’edificio in costruzione deve essere più arretrato rispetto al Kursaal e non addirittura superarlo di molto.
In merito proponemmo un Ordine del giorno in Consiglio Comunale  nell’ottobre 2010. Fu respinto e liquidato dall’amministrazione e dalla sua maggioranza con un: “è tutto a posto”.  Dopo due mesi sono arrivati il sequestro di cantiere e numerosi avvisi di garanzia per abuso edilizio autorizzato!
Appare chiaro, quindi, che le responsabilità sono sia dei tecnici che degli amministratori che hanno il dovere di controllare e non l’hanno fatto, nemmeno quando gli è stato fatto notare che si stavano violando le norme urbanistiche.
Tranne  Il Cittadino Governante  – che ha proposto dapprima un Ordine del giorno ed una Mozione in Consiglio Comunale  e poi un Esposto alla Procura -  finora nessuno (né il dirigente, né il sindaco, né l’assessore, né la Giulianova Patrimonio) ha difeso il Kursaal. Eppure si tratta di un palazzo storico di proprietà comunale di importante pregio architettonico, testimonianza dell’architettura di qualità dei primi anni del ‘900  a Giulianova, tutelato anche dal Codice dei Beni Culturali, destinato ad attività culturali e congressuali, con una bellissima terrazza con affaccio sul tratto centrale del Lungomare monumentale e su piazza Dalmazia: su quello, cioè, che dovrebbe essere “il salotto del Lido”.
Da anni i Giuliesi vivono come una grande offesa al decoro ed alla bellezza della propria città, nel cuore del lungomare giuliese, l’autorizzazione alla costruzione di un edificio così impattante a ridosso del palazzo storico più rappresentativo di Giulianova Lido.Si può rimediare in un solo modo: abbattendo l’abuso edilizio autorizzato che sfregia il Kursaal. L’amministrazione se vuole riparare al grave errore non può che fare questa scelta, cominciando col costituirsi parte civile al processo, a difesa del Kursaal.

Il cambiamento arriverà: non potrà essere fermato!

p 52A primavera i Giuliesi saranno protagonisti della rinascita della propria città

Girando per la città si avverte prepotente il bisogno del cambiamento che finalmente liberi Giulianova e la strappi alla decadenza e all’irrilevanza.
Eppure le varie forze che governano o che hanno governato in tempi recenti non demordono e, per questo, sono assillate da un cruccio che le inquieta molto: l’esistenza del Cittadino Governante che - sanno bene - è nato per cambiare la vita pubblica cittadina e per spazzare via le loro vecchie pratiche di malgoverno.
Certo fanno bene a preoccuparsi visto che alle recenti elezioni politiche, a Giulianova, il centro-sinistra ha perso 2468 voti rispetto alle comunali del 2009 e 2694 rispetto alle politiche del 2008, e il centro-destra ha perso 2208 voti rispetto al 2009 e 2208 voti rispetto al 2008, cioè: i cittadini hanno espresso un giudizio fortemente negativo su ambedue i tradizionali schieramenti. Evidentemente, i primi hanno amministrato male, i secondi hanno condotto un’opposizione poco apprezzata.  
Man mano, però, che la percezione del crollo del consenso si fa più netta aumenta in loro la preoccupazione che stia, invece, crescendo la stima per Il Cittadino Governante, l’unica forza che fa realmente opposizione su tutti i temi più importanti e, contestualmente, propone un programma di governo alternativo.
E così, gli esponenti sia del centro-sinistra che quelli del centro-destra, non sapendo fare di meglio, hanno dato via libera al tentativo di gettare discredito sulla nostra associazione, ai vergognosi attacchi personali, alla propaganda, ai toni trionfalistici dell’autoincensamento, alle pratiche clientelari, alle promesse irrealizzabili, alle costruzioni di alleanze ardite e impresentabili pur di racimolare consenso, alle trovate demagogiche di fine mandato, alle manovre inconfessabili pur di conservare il potere.
Dà loro una mano consistente buona parte dell’informazione locale, sia quella più nota (su tutti Radio G, Piccola Città ed il corrispondente locale del Messaggero) sia quella meno nota (siti di informazione dove si sbizzarriscono alcune “anime belle” che disperatamente si accaniscono sul CG, mentre in città si consumano fatti amministrativi nocivi e talvolta scandalosi ad opera della maggioranza e di buona parte dell’opposizione). Quello della disinformazione è un tema che abbiamo trattato più volte su queste pagine. Le modalità  sono sempre quelle: enfatizzare l’operato dell’amministrazione (riportando fedelmente l’abbondante produzione propagandistica dell’ufficio di staff), ignorare o mettere la sordina ai temi più scottanti e poi dissimulare la faziosità  facendo finta di essere critici con la giunta con tormentoni su quisquilie di scarsa importanza. Perché lo fanno? Un po’ perché, come abbiamo già dimostrato (articolo sul numero 10 del 18 maggio 2013 di GiuliaViva), alcuni mezzi di informazione vengono sostenuti dall’amministrazione, direttamente o con le società partecipate, pagando pubblicità e comunicazioni istituzionali, un po’ perché essi non sono affatto interessati al cambiamento giacché esso romperebbe (pericolosamente per loro) i vecchi e comodi equilibri di potere in cui “una mano lava l’altra”.
Noi pensiamo che questo andazzo sia, ormai, giunto al capolinea, perché la cittadinanza ha ormai capito come stanno realmente le cose in questa città: il centro-destra ed il centro-sinistra hanno abbondantemente fallito, dapprima ognuno per proprio conto, ora addirittura (vista la debolezza politica del centro-sinistra) in collaborazione. Tutti sanno, infatti, che attualmente governano insieme gli avversari di un tempo (le larghe intese a Giulianova sono state anticipate di almeno due anni): il sindaco ed il vicesindaco delle precedenti giunte di centro-destra puntellano costantemente, tradendo il mandato ricevuto dagli elettori, la traballante amministrazione di centro-sinistra mentre ottengono posti in giunta e favori ad personam.
C’è qualche buontempone, poi, che si diverte a scrivere che il Cittadino Governante sta cambiando pelle, che ha perso la verve degli inizi, che fa gli sconti al PD, che addirittura ci sarebbero tacite intese pur di raggiungere il potere.  I cittadini sanno benissimo che tutto ciò è falso perché sono i fatti che parlano chiaro, e infatti non è a loro che ci rivolgiamo nel dire quanto segue ma ai vari mestatori, una volta per tutte.
Il Cittadino Governante è sempre quello del 2004, quando si costituì, ed è sempre quello del 2009, quando si collocò all’opposizione in consiglio e lì è rimasto nel corso del tempo distinto e distante sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. I suoi valori e i suoi programmi sono sempre quelli, innovativi e legati ai beni comuni e ai diritti di cittadinanza. La coerenza è intatta.
La voglia di impegnarsi per rivitalizzare e far rifiorire questa bella ma decaduta realtà è accresciuta. Tutto ciò non è barattabile con alcunché,  men che meno con l’ottenimento di poltrone. Noi siamo solo interessati a realizzare il cambiamento sulla base del programma che in città è già noto e che ora aggiorneremo ulteriormente. Chiederemo di nuovo il consenso per questo ed eventuali  alleanze saranno possibili solo con chi è, realmente, sintonia con le scelte programmatiche che tutelano gli interessi generali, il dinamismo economico rispettoso della vivibilità e dei diritti dei cittadini, la moralità e la correttezza amministrativa e  non per spartirsi le poltrone e occupare il potere ad ogni costo, cosa che tutti sanno abbiamo sempre rifiutato e non fa parte dei nostri orizzonti.
D’altra parte i nostre nove anni di impegno in città e per la città parlano chiaro. Nel 2004 per colmare un preoccupante vuoto cittadino nella rappresentanza dei beni comuni e dei diritti di cittadinanza  abbiamo creato la prima associazione di cultura politica giuliese, che si dotò subito del primo sito di controinformazione locale. Abbiamo, poi, condotto tante battaglie in difesa dei beni comuni tra cui quella vittoriosa per la difesa di piazza Dalla Chiesa. Promuoviamo da anni, con grande successo di pubblico, i periodici appuntamenti con personalità di livello nazionale all’interno di POLIS per contribuire alla crescita della cultura politica cittadina. Sin dal primo consiglio comunale offriamo sia la possibilità a tutti di seguire in diretta i consigli comunali  dal nostro sito, sia di poter visionare successivamente i vari interventi del dibattito consiliare. Organizziamo da 5 anni la festa Piazza, Bella Piazza per offrire ai giovani la possibilità di suonare dal vivo e per dimostrare la grande importanza sociale degli spazi pubblici. Inoltre, vista la refrattarietà delle forze politiche alle nostre idee e alle nostre proposte, nel 2009, abbiamo presentato una lista civile per portarle direttamente all’interno delle istituzioni: risultò, col 10% dei consensi, la terza forza politica tra le 12 liste presentatesi alle elezioni comunali. In questi 4 anni tutti hanno avuto modo di apprezzare la qualità della nostra opposizione in cui accanto al controllo, che viene esercitato con analisi critica argomentata, compare sempre la proposta costruttiva. Infine vista l’emergenza nel campo dell’informazione (a Giulianova si viene a sapere veramente poco degli aspetti rilevanti della vita pubblica) abbiamo promosso GiuliaViva, che ogni 15 giorni, da circa 2 anni, squarcia i veli che nessuno dei media locali, in genere, osa toccare. Altro che organo ufficioso del CG o giornaletto di partito!
Tutto questo viene fatto tramite l’autofinanziamento e l’impegno volontario di tantissimi cittadini che vogliono solamente bene, disinteressatamente, alla propria città.
Se il prossimo anno Giulianova vorrà archiviare il passato imbarazzante e avviare il cambiamento scegliendo l’onestà e la competenza, noi saremo pronti a dare il nostro contributo.

Storia di un fallimento

p 50-01Rifiuti: l’incredibile autoassoluzione di una classe politica capace di distruggere ciò che è veramente difficile far fallire.

Premessa: nel 1985 i comuni di Giulianova, Roseto, Mosciano, Bellante, Notaresco e Morro D’Oro costituirono per la gestione dei rifiuti il consorzio CIRSU, poi divenuta società pubblica al 100%; nel 1998 CIRSU diede vita a SOGESA una nuova società in cui il pubblico deteneva la maggioranza col 51% ed i privati il 49%. Nel corso del tempo alla guida delle due società si sono susseguiti vari consigli di amministrazione nominati dai comuni. Passiamo all’attualità. Lunedì 26 luglio si è finalmente tenuto il consiglio comunale proposto oltre un anno fa dal Cittadino Governante per conoscere le cause del fallimento di SOGESA. Sono emersi fatti e comportamenti molto gravi, fortemente lesivi delle comunità amministrate, che hanno spiegato il paradosso per cui l’economia legata ai rifiuti  ovunque produce business mentre dalle nostre parti fallisce e pesa in maniera insopportabile sui bilanci comunali e sulle spalle dei cittadini che pagano la TARSU. Nessun organo di informazione ha riferito sugli aspetti utili a comprendere cosa è veramente accaduto, né tanto meno ha messo in luce che le due risoluzioni finali proposte dal gruppo consiliare del Cittadino Governante per dare uno sbocco concreto al dibattito non sono state approvate nè dal centro-sinistra nè dal centro-destra. Eppure esse miravano all’accertamento delle responsabilità e alla definizione di una gestione finalmente moderna e attenta agli interessi pubblici nella gestione dei rifiuti. Insomma non è stata riferita la ratio di quel consiglio che era  quella di squarciare il velo di un passato dalla gestione in gran parte scandalosa e di aprire un orizzonte nuovo per il futuro. Anzi, inopinatamente, i quotidiani La Città ed Il Centro sono riusciti persino a scrivere, riferendo le infamanti affermazioni del consigliere Rota, che le responsabilità erano anche del sottoscritto!  Chi vuole, comunque, può avere tutti i dettagli visionando sul sito www.ilcittadinogovenante.it quello che noi abbiamo detto in consiglio dopo aver chiesto e letto gli atti. In questa sede riportiamo solo alcuni degli aspetti più gravi della scandalosa vicenda che ha dilapidato fiumi di denaro pubblico, ripercuotendosi sui bilanci comunali, e che è riuscita a mettere in crisi un’attività economica che non può non essere florida :
• Nessuno controllava la congruità dei prezzi che SOGESA praticava ai comuni per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti e quando qualcuno ci ha provato ha dovuto desistere perché non gli venivano forniti dai responsabili i dati su cui ragionare per stabilirlo. In commissione consiliare uno degli esponenti dell’attuale consiglio di amministrazione di CIRSU (che, col 51%, che avrebbe dovuto avere da sempre il controllo su SOGESA)  ha riferito in maniera esplicita che erano troppo alti.
• Tra il 2009 ed il 2010 le piattaforme per il trattamento dei rifiuti del polo tecnologico pubblico di Grasciano, di proprietà di CIRSU, man mano hanno smesso di funzionare per scarsa manutenzione e per accatastamento di rifiuti. Ciò ha comportato il trasporto dei rifiuti in località più lontane per il trattamento presso impianti privati con notevole lievitazione dei costi per i comuni. Da notare anche che gli impianti in questione sono di proprietà del socio privato più importante di SOGESA, quello che era subentrato nel 2008 senza che CIRSU  esercitasse la clausola di gradimento!
• La vecchia discarica pubblica di Grasciano fu chiusa inspiegabilmente nel 2009 pur non essendo ancora esaurita. E così cominciò il conferimento dei rifiuti in discariche private a caro prezzo. E’ stato il nuovo consiglio di amministrazione nel 2012 a scoprire che essa poteva ricevere ancora 27.000 tonnellate di rifiuti!
• La titolarità della nuova discarica di Grasciano invece di intestarla sin dall’inizio a CIRSU (società al 100% pubblica)) nel 2010 fu fatta acquisire con l’assenso dell’assemblea dei 6 comuni costituenti CIRSU (ove sono presenti i sindaci) a SOGESA che era pubblica solo per il 51%. C’è voluto tutto l’impegno dell’ultimo consiglio di amministrazione di CIRSU (presidenza Ziruolo) per riconquistare interamente al pubblico detta titolarità.
• I 6 comuni interessati, da una parte non si impegnavano in maniera incisiva a risolvere alla radice tutte le cause che portavano alla lievitazione dei costi per la gestione dei rifiuti, e dall’altra alcuni di essi (in particolare Giulianova e Roseto) non pagavano puntualmente accumulando debiti per milioni di euro nei confronti delle partecipate CIRSU e SOGESA che entravano in sofferenza finanziaria tanto da costringere poi i comuni stessi a ricapitalizzarle più volte.
Sarebbero tanti altri gli aspetti da raccontare, crediamo però che quanto sopra descritto sia più che sufficiente a far comprendere l’inadeguatezza delle classi dirigenti comunali (ma anche provinciali e regionali) e cioè: quanta leggerezza nelle nomine dei consigli di amministrazione, quanto anacronismo nei piani industriali, quanta acquiescenza nei confronti del socio privato di minoranza, quanto scarso controllo sulle attività delle società partecipate. Insomma, in sintesi, quanta scarsa tutela degli interessi generali. Nel 2009 quando in consiglio l’amministrazione Mastromauro propose l’ennesima nomina per il  CdA di CIRSU Il Cittadino Governante  provò a sollevare, inascoltato, l’importanza della competenza. Alla fine del 2010  furono gli eventi che imposero la soluzione da noi prospettata e finalmente si procedette, dopo un avviso pubblico, alla nomina di un nuovo CdA di CIRSU sulla base di titoli e competenza. Quella scelta da noi indicata ha cominciato a dare poi i suoi frutti ed ha avuto il merito di evidenziare le numerose irregolarità esistenti, attivandosi per correggerle e per tutelare al meglio gli interessi dei cittadini - ma troppo tardi forse: infatti SOGESA è fallita causando la disoccupazione delle maestranze e CIRSU fu salvata in extremis lo scorso anno ma ancora non sappiamo se ce la farà e soprattutto se si incamminerà veramente verso le prospettive della moderna strategia dei Rifiuti Zero.
Prima di concludere vanno raccontati due incresciosi episodi del consiglio, uno riguardante il sindaco Mastromauro, l’altro riguardante il consigliere Rota.
Nel primo il sindaco di fronte alla nostra proposta di promuovere azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori di CIRSU e SOGESA ha affermato che essa era stata già deliberata in precedenza e per rintuzzare la nostra fondata contestazione ha fatto circolare una fotocopia di una delibera consiliare precedente che attestava in maniera falsa l’avvenuta deliberazione dell’azione di responsabilità. Abbiamo dovuto smascherare questo grave tentativo di raggirare i consiglieri comunali ed il pubblico che seguiva chiedendo la delibera indicata e dimostrando che la pagina fatta circolare non era quella giusta e che avevamo ragione a proporre di votare la risoluzione all’uopo da noi presentata. E’ incredibile ma così viene trattato il massimo consesso civico cittadino.
Nel secondo il consigliere Rota ha usato il suo succinto intervento soprattutto per rivolgere al sottoscritto addirittura l’accusa di essere corresponsabile del fallimento SOGESA in quanto amministratore comunale dall’80 al ‘95. Nulla di più falso. Va ricordato infatti che: CIRSU è nato alla fine degli anni ’80 per merito dell’allora sindaco Gerardini e fu all’inizio un’esperienza positiva anticipatrice dei tempi; SOGESA è nata nel ‘98; il Controllo Analogo dei consigli comunali sulle società partecipate del comune si esercita dal 2000 (quando Rota era in maggioranza ed io non ero in consiglio). Per ciò che mi riguarda va, inoltre, precisato che: non ho ruoli di governo dal 1995; non sono stato in consiglio comunale dal ‘99 al 2009; sono uscito dal PDS nel 1998  e da allora non ho tessere di alcun partito; da quando sono stato eletto nuovamente consigliere nel 2009 ho condotto insieme a tutta l’associazione del Cittadino Governante battaglie cruciali per promuovere il buongoverno nella gestione dei rifiuti.  Perché quindi tentare di diffamare le persone? Per mancanza di argomenti? O perché si teme la stima di cui gode in città l’attività del CG? Ma non è disdicevole fronteggiare gli avversari  ricorrendo alle menzogne e ai colpi bassi?

Giulianova Mon Amour

p 49 01I retroscena di una candidatura mancata

Nella politica giuliese, ma non solo, le parole hanno perso ormai il loro significato. Vengono sempre più usate senza che nella realtà dei fatti gli corrisponda niente di quello che esse vogliono dire. È, inoltre, in atto un costante imbonimento - il cui costo è a carico dei soldi pubblici - volto a favorire l’Amministrazione in carica.
Ne sono una conferma fatti recenti della vita pubblica giuliese: la decisione del sindaco di completare il suo mandato e le elezioni dei Comitati dei Quartieri. Due fatti che sarebbero scontati in una città democratica. Eppure sono stati utilizzati, artatamente, per orchestrare un’ingiustificata grancassa mediatica col fine di mettere in evidenza presunti straordinari meriti del sindaco (e di un suo assessore).
Soffermiamoci sulle mancate dimissioni. Sono mesi che sui media campeggiano articoli che danno il sindaco Mastromauro ora candidato al Parlamento ora alla Regione. Tutti sanno che se un tema simile rimane per tanto tempo di attualità sulla stampa è perché non solo non ci sono decise smentite ma al contrario viene alimentato ad arte. Insomma se il sindaco non ha mai pensato di lasciare anzitempo il Comune (per rispettare i cittadini e per non far arrivare il commissario come va ora dicendo) aveva tutti gli strumenti per bloccare sul nascere la messe di articoli che da mesi inondano i giornali. Perché non accade con Brucchi (sindaco di Teramo) o Pavone (sindaco di Roseto)? Perché evidentemente il problema non si pone e la stampa non ne parla infatti!
Insomma, la verità è un’altra, il sindaco ha da tempo una gran voglia di autopromuoversi sul terreno della carriera politica (ovviamente prescindendo completamente dal dovere di completare il mandato popolare). Per carità sarebbe anche legittimo ma allora ci si eviti questa pantomima dimissioni sì - dimissioni no ogni qualvolta si profila all’orizzonte un’elezione sovracomunale. Dalle cronache e da altre fonti ben informate abbiamo altresì appreso che il PD di Giulianova è stato prima spinto a richiedere al sindaco la candidatura alla Regione con un grande panegirico, e poi clamorosamente è stato schiaffeggiato pubblicamente dallo stesso con la rinuncia. Come si può trattare in maniera così offensiva un partito solo per poter esibire la bella figura di chi non si dimette per rispetto dei cittadini? È veramente poco commendevole, soprattutto perché le mancate dimissioni pare dipendano da ben altro, e cioè: il numero dei consiglieri regionali eleggibili è stato diminuito; nella lista PD del collegio teramano ci saranno numerosi altri agguerriti candidati; il partito non garantisce l’elezione a nessuno di loro. Quindi, di fronte al rischio della mancata elezione, il nostro eroe è tornato agli antichi lidi. Cercando di trasformare, una ritirata strategica in un atto d’amore per la propria città al servizio dei cittadini. Non solo. Il sindaco ha detto anche di voler raccogliere l’invito a guidare il PD a livello locale e regionale perché lui sa cos’è il rinnovamento e come attuare il cambiamento. Queste parole sono impegnative e vanno riempite di contenuti che non le tradiscano.
A giudicare da quello che il sindaco ha combinato alla guida del governo della città ci sarebbe da augurare al PD che non gli capiti questa sciagura, ma non vogliamo intrometterci in casa altrui.
Oggi la città, dopo quattro dei cinque anni a disposizione della Giunta Mastromauro che prometteva meraviglie con i suoi “talenti”, registra un declino ancora più marcato.
A tal proposito più che le parole parlano i fatti. Ne ricordiamo qualcuno:
l’economia, già in sofferenza per la crisi generale, è stata abbandonata a se stessa per poi darle il colpo di grazia con l’aumento di IMU, TARSU e TOSAP;
la costosa e dannosa Variante al PRG dopo ben 6 anni di gestazione è stata tagliata abbondantemente dagli enti sovracomunali perché sbagliata (unico frutto finora: i cittadini illusi hanno dovuto pagare l’ICI-IMU sui terreni che ora sono tornati inedificabili!);  
il Piano Demaniale Marittimo è ben lungi dall’essere operativo per il guazzabuglio delle scelte effettuate (per ora niente nuove concessioni, le spiagge libere sono sempre meno e spesso sporche, e la vista mare è sempre più preclusa);
le opere pubbliche, ad eccezione del nuovo depuratore (finanziato però dal Ruzzo e dalle bollette pagate dai cittadini), sono da dimenticare (vedi piazza Buozzi e piazza del Mare);
l’ospedale è sempre più penalizzato;
il peculiare paesaggio e i beni culturali giuliesi sono stati ulteriormente maltrattati (vedi lo scempio di biblioteca e pinacoteca di palazzo Bindi);
non un evento dell’estate giuliese è in grado di affacciarsi alla ribalta nazionale; è stato perso il cine-teatro Ariston in assenza di un’alternativa adeguata;  
la pulizia della città lascia molto a desiderare come pure una concreta attuazione della giusta strategia Rifiuti Zero;
la tanto sbandierata mobilità sostenibile non ha prodotto né isole pedonali né piste ciclabili degne di questo nome;
nelle entrate del bilancio comunale mancano all’appello svariati milioni di euro di giuste spettanze ma questo poi comporta però una più alta tassazione locale, poco equa, nei confronti della gran parte dei cittadini;
nella spesa comunale lo sperpero documentabile di denaro pubblico è ormai dell’ordine di milioni di euro;
la pratica del clientelismo e dei favori per pochi ha fatto carta straccia dei diritti per tutti;
per la prima volta, in campo urbanistico, si sono avuti avvisi di garanzia e sequestro di cantiere a causa di abusi edilizi autorizzati dal Comune.
Questa testata, tra l’altro, ha già spiegato dettagliatamente quante risorse pubbliche sono finite ai media locali e come molti aspetti scottanti per l’amministrazione (come quelli appena elencati) non vengano, generalmente, raccontati dal quarto potere. Non ci torneremo quindi. A noi preme, solo, metter in guardia i cittadini dalla propaganda che tenta di carpire, disperatamente, con colpi di teatro abilmente orchestrati, un immeritato consenso cercando di far dimenticare gli innumerevoli atti di malgoverno.

Chiarezza su Via Cupa

P 45 01Il 13 maggio scorso è tornato in consiglio comunale il Programma Integrato di via Cupa  avviato su iniziativa del Comune, dell’ARPA e della  ditta Cerulli Irelli. L’opinione pubblica, frastornata da resoconti giornalistici spesso parziali e imprecisi sui fatti ma ben carichi di illazioni e astruse dietrologie e dai soliti comunicati trionfalistici emessi dall’ufficio di staff del Sindaco, non ha finora avuto tutti gli elementi necessari per capire cos’è veramente in gioco con quel progetto urbanistico e come sono andate veramente le cose a livello istituzionale. Proviamo a dare un contributo nel senso della chiarezza.  
Il Piano fu proposto in consiglio comunale nel febbraio 2012 in variante alle norme del Piano Regolatore e del Piano Territoriale Provinciale (PTP). In sintesi con esso, adducendo la motivazione dell’ottenimento  di  nuovo campo di calcio e della delocalizzazione dell’autorimessa ARPA di via Turati - obiettivi di per sè condivisibili -  veniva proposto di urbanizzare oltre undici ettari di campagna destinandone  sette alla costruzione di edifici industriali, artigianali e commerciali.
E’ arduo definire  tutto ciò una scelta urbanistica di qualità. Non può essere, infatti, definito tale un progetto che consuma una quantità enorme di campagna,  rovinando anche dal punto di vista paesaggistico uno degli ingressi della città, per un insediamento in cui si prevede di ubicare  una struttura per il tempo libero (campo di calcio) tra capannoni industriali e artigianali, autorimesse di pullman e un fosso. Il tutto senza nemmeno congrue contropartite per la collettività.
C’erano altre vie per conseguire gli obiettivi del campo di calcio e dello spostamento dell’autorimessa dell’ARPA e comunque - se la maggioranza intendeva proseguire sulla strada intrapresa - andavano almeno tutelati maggiormente gli interessi generali.
Per questo motivo quindi il Cittadino Governante ha presentato – unico gruppo a farlo -  un’osservazione finalizzata a proporre modifiche da discutere in consiglio comunale. È solo per questo che si è tornati nuovamente in consiglio: se non fosse stata presentata  l’osservazione non ci sarebbe stato questo passaggio comunale e, di conseguenza, non ci sarebbe stato nessuno dei vantaggi ottenuti dalla comunità nel corso della seduta consiliare.  
Elenchiamo i motivi che ci hanno indotto a presentare l’osservazione:
1. Il progetto adottato prevede di urbanizzare ben 116.760 mq (11,67 ettari) di campagna, pianeggiante e fertile quando ormai c’è consenso diffuso in Italia intorno all’obiettivo di non urbanizzare più il territorio agricolo (si è concluso ieri, ad esempio, il convegno nazionale promosso dal WWF “No al consumo di suolo, Sì al Riuso dell’ Italia”). Non a caso la Sezione Urbanistica Provinciale ha ridotto del 70% il consumo di territorio previsto nella Variante al PRG.
2. Le condizioni di sottoutilizzo in cui versa tutta la zona artigianale e industriale di Colleranesco avrebbero dovuto sconsigliare l’amministrazione dall’individuare ulteriori aree agricole al servizio dell’industria, dell’artigianato e del commercio. Farlo, poi, in questo momento di grave crisi è ancora meno giustificato.
3. L’ampliamento dell’urbanizzazione in senso estensivo (il cosiddetto Sprawl) aumenterebbe i compiti pubblici (e conseguentemente le spese) riguardanti l’illuminazione, la pulizia e la manutenzione ordinaria  e straordinaria. Una delle cause che portano i bilanci comunali fuori controllo risiede proprio nell’ampliare le città pur in mancanza di un vero bisogno in tal senso.
4. Via  Cupa -  che rappresenta la porta d’ingresso cittadina per chi arriva da ovest e si dirige verso il centro storico - subisce un’impattante e irreversibile trasformazione. La buona gestione della cosa pubblica dovrebbe invece puntare al miglioramento degli ingressi cittadini, specialmente in una città turistica.
5. Il campo sportivo è previsto ai limiti del fosso Mustaccio (dove  c’è il vincolo ripariale); verrebbe circondato e soffocato da complessi industriali, artigianali e commerciali e da un notevole e continuo traffico di autobus in entrata e in uscita. Meriterebbe senz’altro di essere ubicato in un contesto più consono ad una struttura destinata allo sport e al tempo libero.
Per questo nell’osservazione prioritariamente abbiamo detto: In quell’ambito occorrerebbe un responsabile rispetto della vocazione agricola, delle bellezze paesaggistiche e dell’ambiente. Le esigenze produttive (artigianali, industriali e commerciali) e di strutture per lo sport ed il tempo libero andrebbero soddisfatte in contesti diversi e più adatti alle funzioni previste negli interventi. Pertanto sarebbe saggio riconsiderare radicalmente le scelte operate e procedere ad una nuova progettazione in altro contesto del territorio giuliese.
In subordine – nel caso in cui fosse stato confermato il progetto – abbiamo proposto le seguenti modifiche a vantaggio della comunità:

1) Incrementare  l’importo di € 414.000 dati dal privato per il campo di calcio in quanto, realisticamente, con essi si può sistemare solo il campo senza recinzione, spogliatoi, tribuna, parcheggi etc. Il contributo deve coprire interamente i costi della realizzazione completa dell’impianto sportivo con relativi servizi. D’altronde senza una congrua contropartita per il Comune e, quindi, per gli interessi generali, non si comprenderebbe dove sia la ratio nel procedere ad una variante specifica ingiustificata in zona agricola per un’operazione urbanistica dal valore complessivo di circa 50 milioni di euro.
2) Individuare per la realizzazione del campo sportivo una zona di maggiore respiro nei dintorni  dell’abitato di Colleranesco lontana da fossi e ingorghi.
3) Ottenimento da parte del Comune  delle aree in cessione e delle contropartite economiche prima del rilascio dei Permessi a costruire.
4) Riflettere, attentamente, per motivi di sicurezza e di razionalità nello smistamento del traffico, sulla opportunità della collocazione della rotonda proprio dove via Cupa piega in una semicurva.
Il nostro gruppo consiliare ha poi presentato all’inizio del consiglio otto emendamenti (vedi specchietto riassuntivo a fianco) per modificare alcuni aspetti della convenzione posta alla base dell’attuazione del progetto. Essi erano finalizzati a far ottenere al Comune maggiori  spettanze, assolutamente ragionevoli, e a scaricarlo di oneri impropri. Le argomentazioni esposte hanno convinto buona parte dei consiglieri di maggioranza che alla fine hanno votato 7 degli 8 emendamenti presentati. In sintesi con l’approvazione degli emendamenti il Comune ha ottenuto almeno due milioni di euro in più e la certezza di una maggiore qualità all’interno dell’insediamento a parziale risarcimento per la perduta qualità del contesto in cui esso si va ad inserire.
Dopo il consiglio è successo di tutto: il sindaco ha rivendicato come suoi meriti le modifiche a vantaggio dei cittadini; qualcuno ha detto che di quel piano  non se ne sarebbe fatto più nulla per la contrarietà del privato (posizione smentita qualche giorno dopo); altri hanno voluto leggere  il voto comune di CG e PD sugli emendamenti  come strumentale in vista di alleanze future!
Credo che occorra stare ai fatti, tutti: politici, giornalisti e osservatori. E i fatti parlano chiaro.
1.  Il consiglio in cui sono state approvate le modifiche a favore della cittadinanza si è tenuto grazie al CG che ha proposto l’ osservazione e gli emendamenti.
2.  Qualsiasi sarà la piega che prenderà la questione noi faremo conseguire alla città un risultato: se il piano salta, viene salvata una porzione di territorio (e noi  sapremo indicare le strade per conseguire lo stesso il campo di calcio e lo spostamento dell’ARPA); se il piano va avanti sarà grazie al CG che i cittadini otterranno il campo completo chiavi in mano e molti altri vantaggi economici ed urbanistici.
3.  La coerenza del CG con i principi ed i programmi dichiarati e la linearità dei comportamenti sono rintracciabili in ogni atto ufficiale e in ogni presa di posizione dell’associazione e del suo gruppo consiliare. Sono anni che dimostriamo che a noi non interessano le poltrone ma la moralità, la competenza, la tutela dei beni comuni ed il buon governo. Chi spera di trovarci in contraddizione ora e in futuro sprecherà inutilmente tempo ed energie. Gestire il potere, dal nostro punto di vista, è necessario per cambiare le cose non per curare le proprie carriere personali, i propri privilegi e quelli delle clientele che garantiscono il consenso. C’è qualcuno tra i (soliti noti) detrattori che può rintracciare nel nostro operato qualcosa che smentisca ciò?

Gli 8 emendamenti:

EMENDAMENTO N.1
Precisare nella convenzione che il campo di calcio con spogliatoi, tribuna e quant’altro necessario per l’agibilita’ piu’ il parcheggio a servizio dell’impianto vanno realizzati prima del rilascio del primo permesso a costruire.

EMENDAMENTO N.2
Precisare che il tratto fognante di  raccordo tra il nuovo insediamento e la rete esistente a colleranesco e’ a carico del privato.

EMENDAMENTO N.3
Precisare nella convenzione che la realizzazione dell’autoparco comunale e’ a carico del privato.

EMENDAMENTO N.4
Precisare nella convenzione che la cessione delle aree al comune va fatta prima del rilascio dei permessi a costruire.

EMENDAMENTO N.5
Precisare nella convenzione che le opere di urbanizzazione vanno completate e collaudate prima del rilascio dell’abitabilita’ dei manufatti produttivi.

EMENDAMENTO N. 6
Precisare nella convenzione che gli oneri di urbanizzazione non vanno a  scomputo ma versati direttamente al comune.

EMENDAMENTO N.7
Precisare nella convenzione che i costi del collaudo delle opere primarie  e secondarie sono a carico del privato.

EMENDAMENTO N.8
Precisare nella convenzione che la riqualificazione dell’area ex arpa in via turati trattandosi  di zona centrale della citta’ sara’ fatta passando dalla zona D1  alla zona B.

Le iniquità e lo sperpero (seconda parte)

p 44 01

15.000 euro per la stima di una farmacia non venduta, solo 5.000 euro per fronteggiare la grave indigenza ovvero è impossibile fronteggiare le priorità se si buttano i soldi pubblici. 

La disamina del Bilancio consuntivo del 2012 fa capire in maniera chiara come e perché la città continua ad essere amministrata male. Abbiamo parlato delle Entrate nel numero precedente, questa volta vedremo alcuni significativi esempi di una Spesa frequentemente praticata con poca oculatezza.
Nel corso del 2012 l’amministrazione ha speso 23 milioni 412 mila euro (compreso il pagamento di una parte dei debiti pregressi per i rifiuti)  e per la prima volta dopo 4 anni si è avuta una lieve riduzione delle spese correnti rispetto all’anno precedente. Va ricordato però che dal momento dell’insediamento (giugno 2009) la spesa ha cominciato a galoppare allegramente e finora è lievitata rispetto ai 20 milioni 296 mila  del 2008 (presi come riferimento) di circa di circa 11 milioni, in tre anni e mezzo, ed esattamente di 1,7 milioni nel 2009, di 4,3 milioni nel 2010, di 3 milioni nel 2011 e di 2 milioni nel 2012. In un periodo così difficile non era doveroso essere più responsabili nell’uso delle risorse pubbliche?
SPESA 2012 (con riferimenti agli anni precedenti dell’attuale mandato):
Ci sarebbe molto da dire su numerosissime poste della spesa ma per brevità ci soffermiamo su alcuni aspetti nodali.
•  Rifiuti: la spesa per la gestione dei rifiuti è stata di 5 milioni e 552 mila euro. Circa un quarto delle spese correnti sparisce per la pulizia della città. Dal 2007, (anno in cui iniziò la raccolta differenziata in buona parte del Lido) ogni anno si sono avuti aumenti cospicui dei costi di gestione: non è normale di fronte ad una raccolta differenziata che supera il 60% (grazie ai cittadini). Ovunque si gestisca con responsabilità ed efficienza la raccolta differenziata (per cui i rifiuti diventano risorse da riutilizzare) nel giro di pochi anni i costi si riducono notevolmente come ci insegnano gli esempi più virtuosi (ad esempio Capannori che in 4 anni ha dimezzato i costi iniziali). A Giulianova questo non accade, anzi ogni anno i costi crescono e si accumulano debiti che hanno portato al fallimento di SOGESA (con conseguente disoccupazione di buona parte delle maestranze) e che hanno paralizzato l’attività di CIRSU, anch’esso ad un passo dal fallimento per precedenti inadeguate gestioni, tutte indicate dalle amministrazioni comunali del consorzio (quella di Giulianova compresa). Trova origine in tale malgoverno del settore il paradosso per cui aumenta la raccolta differenziata ma i costi gestionali (e la TARSU) aumentano invece di diminuire. Lo spiegheremo nei dettagli prossimamente.
•  Indebitamento. Negli anni 2005-2006 si passò da un indebitamento del Comune di circa 19 milioni di euro a oltre 30 milioni, con il raddoppio degli interessi passivi: dai 500-600 mila euro all’anno, si arrivò a superare il milione di euro e in sette anni sono andati in fumo circa 3 milioni e mezzo di euro in più rispetto alla tendenza precedente. Si dirà che se si vogliono le opere pubbliche occorre contrarre i mutui. Si può obiettare che alcune volte è più saggio fare il passo secondo la gamba stabilendo le priorità, se poi le opere pubbliche sono quelle che sono state “rifilate” alla città (lato ovest del lungomare monumentale, piazza Buozzi, Corso Garibaldi, anfiteatro dietro al Comune, parcheggio davanti al Caprice, piazza del Mare con pista di pattinaggio e si potrebbe continuare) forse sarebbe stato meglio restare fermi, magari dedicandosi, più sobriamente ed efficacemente, alla manutenzione straordinaria e ordinaria della città.
•  Trasporto scolastico + Servizio navette. Nel 2011 è stato affidato completamente ai privati il Trasporto scolastico e con gli autisti degli scuolabus è stato attivato il Servizio navette, una funzione impropria per il Comune  (visto che esiste una concessionaria locale che dovrebbe occuparsi di ciò con finanziamenti regionali). Risultato: dai 695.000 euro del 2010 si è passati a quasi un milione di euro.
• Costi della politica. In questo capitolo comprendiamo un insieme di voci legate all’organizzazione che la giunta ha voluto dare al suo modo di fare attività amministrativa. Indennità della giunta: con un efficace lavoro di coordinamento del sindaco e soli 4 assessori (veramente competenti) si sarebbero risparmiati 50.000 euro all’anno (cioè 250.000 euro nel corso del mandato);  evitando lo staff del sindaco - visto che già esiste una segreteria del sindaco (costo 30.461 euro) -  si sarebbero risparmiati 180.000 euro in 5 anni; le spese per le comunicazioni istituzionali (105.000 euro) e i costi della pubblicità e delle sponsorizzazioni tramite le società partecipate (393.000 euro) hanno fatto dilapidare (tranne poche eccezioni) in circa 7 anni la bellezza di 498.000 euro! (quasi un miliardo delle vecchie lire!); la spesa per il  contenzioso è eccessiva, innanzitutto perchè se ne è creato troppo  (addirittura spese legali contro le sue stesse partecipate o per difendersi dopo l’autorizzazione di abusi edilizi) e poi perché accanto ai costi dell’avvocatura civica (90.000 euro nel 2012) ci sono i notevoli costi degli incarichi a legali esterni per un totale di 482.900 euro.
• Energia elettrica. Questa è una voce di spesa significativa, circa 900.000 euro all’anno tra illuminazione pubblica e consumi degli edifici comunali. Nei veri comuni virtuosi il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili sono ormai da svariati anni una realtà con consistenti benefici sulle casse comunali. Qui siamo ancora  alla fase delle belle intenzioni. Si pensi che neanche nella nuova piscina comunale, realizzata pochi anni fa, si è andati in questa direzione per cui tra energia elettrica e gas metano si sono spesi, nel 2012, ben 146.000 euro.
• Università e Istituto musicale Braga; Biblioteca e lascito Cerulli. Premettiamo che teniamo molto alla cultura e all’istruzione onde evitare fraintendimenti. Ma è compito di un comune finanziare una sede universitaria o un istituto musicale che la politica (provinciale e regionale) non ha saputo trasformare nel corso del tempo in un conservatorio in grado di attingere ai finanziamenti statali? E comunque, anche volendolo fare è logico che per la sede universitaria (nel frattempo ridottasi alla presenza di poche decine di iscritti) il nostro comune spenda da ben 12 anni quasi 300.000 euro all’anno in affitto? Sono stati spesi finora oltre tre milioni di euro: non era forse più logico costruire una sede con un mutuo? Nel frattempo almeno avremmo avuto in proprietà un edifico pubblico già pagato, eventualmente riconvertibile in altre funzioni, visto che la sede staccata di Giulianova ormai pare avere vita breve. Ed è giusto che oltre a dare gratuitamente la sede all’Istituto musicale Braga (all’interno del Kursaal) il Comune dia anche un contributo (che quest’anno è stato di 95.802 euro) e paghi le spese telefoniche per un importo di 1.400 euro? Mentre per la Biblioteca Bindi - restituita dopo tanti anni ai cittadini e agli studenti rimasti di stucco alla vista del restauro fatto - non c’è personale sufficiente per l’apertura e non si acquistano più libri da anni? E mentre è stato cancellato l’importo che serviva per aprire il Museo della civiltà contadina presso il lascito Cerulli, facendo correre il rischio di perderlo?

Le iniquità e lo sperpero (prima parte)

p 43 01Le prove del malgoverno comunale sono nelle Entrate e nella Spesa del Bilancio consuntivo del 2012.

Dopo le mancate alienazioni di importanti aree pubbliche (e meno male!) è stato possibile approvare il Rendiconto 2012 (con un avanzo di 825.000 euro) grazie soprattutto ai due milioni di euro in più trasferiti dallo Stato rispetto alle previsioni e al milione e 113 mila euro pagati  in più dai cittadini e dai titolari di attività economiche con gli aumenti stabiliti dalla Giunta per IMU, TARSU e COSAP (già da due anni). Va anche rimarcato che tanti  creditori aspettano ancora di riscuotere numerosi milioni di euro a causa della necessità di rispettare il Patto di stabilità interno. Certo è vero che i vincoli del Patto sono troppo stretti (e al più presto andrebbero allentati)  ma è altrettanto vero che se negli anni passati si fosse gestito più responsabilmente il Bilancio comunale non ci troveremmo in questa grave impossibilità di pagare chi ha fornito beni e servizi al Comune.
La disamina del  Bilancio consuntivo del 2012 fa capire in maniera chiara come e perché la città continua ad essere amministrata male. Basta fare un’analisi attenta delle entrate e delle uscite e ci si rende conto di come la Giunta Mastromauro da una parte non ottiene tutte le spettanze del Comune (e soprattutto non lo fa in maniera equa) , dall’altra sperpera e dilapida il denaro pubblico in una spesa troppo spesso inutile, impropria, inopportuna e clientelare.
ENTRATE
Una premessa:  non è vero che il Comune ha ricevuto meno risorse come spesso viene raccontato. Se si considera l’intero periodo dell’attuale mandato, rispetto alle entrate totali del 2009 che furono 23 milioni e 669 mila euro, il Comune ha ottenuto ogni anno di più nel successivo triennio per complessivi 4 milioni e 244 mila euro. Nel 2012, tra tasse e tributi locali, trasferimenti dello Stato e proventi da servizi  e partecipate, ha ricevuto un milione e 62 mila euro in più del 2011. Va evidenziato, però, che nel 2012 i cittadini hanno pagato 427 mila euro in più rispetto alle previsioni dell’ IMU (con gli iniqui aumenti di due punti sulle attività economiche e  di tre punti sulla seconda casa)  e 481 mila euro in più rispetto agli introiti della TARSU 2011 (con l’irresponsabile 30% in più sulle attività economiche, già in grave crisi).
Nelle casse del Comune (visto che i bilanci annuali sono collegati l’uno con l’altro), invece, non figurano da tempo:
• L’ammanco di Julia Reti, scoperto nel 2005 e cioè 940 mila euro.
• Il mai precisato ammanco riguardante i Loculi cimiteriali.
• Le spettanze derivanti dal PRUSST ex SADAM: circa 7 milioni di euro.
• Un importo congruo per la vendita della scuola elementare Acquaviva: svenduta per almeno un milione di euro in meno.
• L’equivalente finanziario di un’area di 2000 mq. nella E2  donata nel 2008 (e mai utilizzata) del valore di almeno 2 milioni di euro.
• I frutti della lotta all’elusione della seconda casa spacciata come prima (si ipotizza un gettito annuo di quasi un  milione di euro):  nel frattempo i furbi pagano il 4 ‰ e gli onesti pagano il 10,60‰ invece del 7,60‰  ed il Comune si vende le aree pubbliche destinate alle scuole, al verde e agli impianti sportivi pubblici.
• I frutti di una bassissima tassa di soggiorno: basterebbe  lo 0.50 euro a notte per compensare gli introiti (200.000 euro) dei parcheggi a pagamento che potrebbero essere eliminati.
• I vantaggi finanziari derivanti dal non concedere le opere di urbanizzazione a scomputo: il Comune, infatti, potrebbe guadagnarci i soldi derivanti dai ribassi d’asta gestendo direttamente gli oneri di urbanizzazione.
• Gli introiti  per il Cogeneratore (ora Trigeneratore) derivanti dal provvedimento CIP 6.
Tanto altro ci sarebbe da dire ma vi rimandiamo all’intervento integrale fatto in Consiglio comunale, visionabile sul sito www.ilcittadinogovernante.it . Del dettaglio della SPESA parleremo nel prossimo numero.

La variante dimezzata

Tagliati dalla SUP 600.000 mq. di terreni previsti come edificabili. Il Comune dovrà rimborsare ICI e IMU ai proprietari delle aree.

Tagli SUPCi son voluti circa sei anni per completare l’iter della Variante per poi essere suggellati da una fine ingloriosa: la Sezione di Urbanistica Provinciale (SUP) ha stralciato ben 601.995 mq. di territorio degli 857.000 su cui era stata prevista edificabilità residenziale e produttiva per non conformità al Piano Territoriale Provinciale. Inoltre ha prescritto che: i crinali di Via Colledoro e Via Amendola rimangano liberi da costruzioni; per la collina nord occorra definire un nuovo Piano Attuativo rispettoso del paesaggio; siano eliminate le due nuove zone residenziali in campagna (Via Colledoro di 55.000 mq. e Via Cupa di 60.000 mq.); debbano essere salvaguardate (non alienate) le aree ottenute in cessione gratuita dal Comune per verde e impianti sportivi pubblici).
Dopo l’invio della Variante alla Provincia, la SUP nel 2011 rimise al Comune una relazione in cui prescriveva di modificare radicalmente l’impostazione del nuovo strumento urbanistico o di motivare adeguatamente l’alto consumo di territorio e gli impattanti interventi in ambito agricolo e nelle aree di interesse paesaggistico. L’amministrazione comunale ha voluto tirar diritto, adducendo tra l’altro motivazioni peregrine, ed è finita rovinosamente contro il muro.
Sono anni che diciamo che la Variante era stata sbagliata sia nei contenuti che nella procedura. Come Cittadino Governante ci siamo adoperati in tutti i modi, a partire dalla fase pre-adozione nel 2007, per offrire costruttivamente indicazioni e proposte (inizialmente il documento sull’urbanistica giuliese, poi le 23 osservazioni alla Variante, successivamente le osservazioni al Rapporto Ambientale della VAS, infine i 17 emendamenti alle controdeduzioni alla SUP del novembre scorso) che facessero desistere dalla scelta di un’urbanistica incline alla speculazione edilizia e poco attenta agli interessi generali, in definitiva devastante per il territorio giuliese. Non c’è stata possibilità di dialogo, ben poco delle numerosissime proposte da noi avanzate è stato accettato dagli amministratori. L’ostinazione, l’arroccamento e l’arroganza hanno prevalso. Ma i fatti ci hanno dato ragione.
E così, prima la Giunta ha dovuto effettuare la VAS (dopo aver bocciato nel 2009 la nostra osservazione che la proponeva) ed ora deve incassare questa sonora battuta d’arresto. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I cittadini giustamente in attesa di una risposta per la prima casa o per migliorare una struttura ricettiva o iniziare un’attività economica hanno dovuto attendere anni per errori procedurali; quelli illusi hanno dovuto pagare, beffardamente, anche l’ICI o l’IMU per poi rimanere senza diritti edificatori; il Comune ora dovrà rimborsare l’IMU e l’ICI percepite indebitamente. La città comunque può tirare un sospiro di sollievo.
La Variante che vedrà la luce non è la variante che servirebbe alla città –ad esempio, è ancora molto sovradimensionata nel residenziale, fa perdere il parco sul “cannocchiale verde” - però causerà meno danni di quelli che ci sarebbero stati se un ente sovracomunale non avesse fatto valere, finalmente, i principi del buon governo del territorio ed il rispetto delle norme che lo tutelano. Complessivamente, però, aggiunge una nota stonata al Piano Regolatore vigente, non in sintonia con i tempi e con i bisogni veri della città.
La Variante ha fatto perdere tempo e soldi pubblici: le poche cose positive presenti si potevano fare in molto meno tempo e spendendo meno.
La sua legittimità è molto dubbia (in particolare per la non corretta trasparenza amministrativa in alcuni passaggi consiliari e per il mancato adeguamento della Variante alle conclusioni della VAS). Va infine detto che nel corso del suo iter ha fatto emergere anche una questione morale nell’urbanistica giuliese come testimoniano i famosi passaggi sulla “osservazione 212” di Colleranesco e sul caso “Mustaccio”.
Occorrerà tornare al più presto sul PRG per valorizzare le peculiarità del territorio giuliese, rendendo definitivamente Giulianova una città ancora più bella e vivibile, con una florida economia sostenibile e con le necessarie infrastrutture per una moderna mobilità sostenibile.
Ma questo potrà farlo solo una nuova classe dirigente, in grado di sintonizzarsi con le concezioni più avanzate dell’urbanistica che considerano la città come un bene comune in grado di ospitare al meglio la comunità che la abita e di turisti che la visitano.

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