Martedì, Ottobre 24, 2017

 

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La Piccola Opera Charitas va difesa e sostenuta

P 54Negli anni sessanta, padre Serafino Colangeli rese concreto il suo desiderio di servizio agli umili attraverso la  fondazione della Piccola Opera Charitas, luogo di accoglienza e ospitalità nel nome dell’amore cristiano. Contraria alla cultura del rifiuto, la Piccola Opera Charitas è diventata negli anni un “piccolo paese nel paese”.
La difficoltà nella quale viene oggi a trovarsi e contro la quale Giulianova tutta non può non mobilitarsi, ha origine dal decreto n. 51 del 5 luglio 2013 del commissario ad acta Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo. Con esso si stabiliscono tagli al budget da assegnare e si affaccia l’eventualità di richiedere quote di compartecipazione alle famiglie dei disabili.
La Piccola Opera si troverebbe così a dover dimettere i pazienti non in grado di pagare la retta e a licenziare parte dei suoi operatori.
Dice il comitato familiari ragazzi Piccola Opera Charitas: “sono pazienti giovani, del tutto incapaci di gestione nelle proprie autonomie personali, gravemente insufficienti a livello mentale, con note autolesionistiche che, secondo le U.V.M.,  dopo un anno di riabilitazione estensiva dovrebbero andare in una R.A.D.A., struttura ideata per accogliere pazienti adulti con delle abilità residue. È  giusto che, dopo aver appena iniziato a recuperare le autonomie personali che prima non avevano, debbano essere improvvisamente trasferiti in una struttura dove i requisiti organizzativi del personale sono talmente minimi che è impossibile  mantenere quelle prime autonomie  recuperate? Non si può non tener conto delle difficoltà supplementari che si vanno a creare a carico di persone fragili e sfortunate che già hanno avuto poco dalla vita: così si rischia che anche quel poco di buono che sono riusciti, con enormi difficoltà, a recuperare venga loro tolto”.
Crediamo si debba riflettere sulla peculiarità della splendida realtà della Piccola Opera Charitas che è nata negli anni ’60 per volontà del francescano Padre Serafino  Colangeli per occuparsi della fanciullezza abbandonata, appartenente a qualsiasi categoria sociale. La Piccola Opera a Giulianova è diventata nel corso del tempo una realtà complessa che oggi si concretizza nell’Istituto di riabilitazione per l’assistenza ed il recupero delle persone diversamente abili;  nella biblioteca “P. Serafino Colangeli” e nella “Sala Trevisan” (due strutture aperte al pubblico, che raccolgono ogni anno molte visite da parte di studiosi di ogni genere); nella Mensa dei poveri gestita dalla POC e da un nutrito gruppo di volontari; nella moderna struttura di Villa Volpe di Colleranesco e nella Casa famiglia di Chieti.
In questo “paese nel paese” non ci si occupa solo della salute ma anche di consentire agli sfortunati ospiti una vita dignitosa in un contesto adeguato, anche a chi è affetto da disabilità gravi cronicizzate. Nel mondo della Piccola Opera Charitas accanto all’assistenza sanitaria e sociale c’è l’attività volta al recupero; quella all’avviamento al lavoro (i laboratori in cui si insegna a produrre ceramiche artistiche etc.); c’è quella culturale con la biblioteca e la sala espositiva. Qui anche agli ultimi, ai più bisognosi viene offerta l’opportunità di un’esistenza decorosa in un’atmosfera piena di umanità.
Va evidenziato che nella Piccola Opera Charitas vivono 200 ospiti di cui 100 interni e 100 seminterni. Ad essi si dedicano 140 lavoratori con professionalità diverse. I tagli dei finanziamenti che sono stati annunciati si trasformerebbero in una riduzione cospicua delle risorse a disposizione e il mondo della Piccola Opera verrebbe notevolmente ridimensionato con pesanti ricadute sull’assistenza e sull’occupazione.  
Ora la riflessione da fare è la seguente:
Il Presidente Chiodi dice lo Stato ha ridotto di 50 milioni i trasferimenti all’Abruzzo e quindi è costretto a procedere con i tagli.
Ma:
• Alla luce del disastro finanziario a cui è stata condotta la sanità abruzzese tra il 2000 ed il 2008 dai governi regionali sia di centro-destra che di centro-sinistra quando il debito nella sanità, in Abruzzo, è passato da 543 milioni a 2 miliardi e 492 milioni a causa dello sperpero e, pare,  di sanitopoli.  
• Considerato che proprio per questo la Regione Abruzzo è stata commissariata dal governo e che i cittadini abruzzesi stanno pagando da anni sulla loro pelle le conseguenze dei drastici rimedi per rientrare nei conti.
• In un’Italia dove l’evasione toglie 130 miliardi alle risorse pubbliche dello Stato, la corruzione circa 70 miliardi e dove stime attendibili parlano di 400 miliardi complessivi sottratti al bilancio dello stato con l’illegalità.
•  In un Paese dove tutto questo ha  comportato già un crollo del 22% della spesa sanitaria pubblica e del 6%  della spesa per la Protezione sociale  2011 rispetto agli altri  Paesi europei e che relegano la spesa per la sanità pubblica italiana tra le più basse d’Europa.
Come si fa in un  contesto simile che sta già generando disagio diffuso nella popolazione colpire ancora e per giunta i più deboli ed i più bisognosi?
Contestiamo fortemente che il risanamento della Regione Abruzzo debba passare attraverso i tagli dell’assistenza ai più deboli e ai più  bisognosi, tagli sulla pelle di chi già vive molto spesso situazioni esistenziali drammatiche e complesse. Le persone non sono numeri e i politici ricordino sempre che la politica è la forma più alta di carità.
Riteniamo che nessuno a Giulianova e in Abruzzo possa ignorare l’importante e imprescindibile valenza sociale della Piccola Opera Charitas  e che nessuno possa accettare che essa vada in sofferenza o verso una sorte addirittura peggiore.

Quattro regali alla città

p 53 02- La caserma dei Carabinieri  all’Annunziata;
- Piazza Dalla Chiesa riqualificata;
- Il mercato coperto ristrutturato:  per la vendita dei prodotti agricoli locali; per la cittadella creativa dei giovani

Il sindaco ormai improvvisa come se partecipasse ad una  jam session ma, purtroppo per lui, stona sempre più spesso ed il risultato, ovviamente, non è dei migliori. Questa volta lo fa sulla caserma dei carabinieri.  Recentemente ha dichiarato: “il progetto della caserma nel mercato coperto di piazza Dalla Chiesa ha tutti i numeri per essere la nuova sede della Stazione Carabinieri”.
Offriamo alla cittadinanza qualche elemento per riflettere su questa nuova, estemporanea e strampalata trovata per piazza dalla Chiesa, dopo quelle della tentate cementificazioni del 2007 e del 2011, ambedue scongiurate per l’azione del Cittadino Governante e della popolazione.
Era il 1995 e grazie alla giunta di sinistra si decise con il consenso dell’allora Comandante Cap. D’Amelio di ubicare la nuova caserma dei carabinieri con relativa palazzina degli alloggi nell’area di proprietà comunale appena a nord della scuola media dell’Annunziata. L’ubicazione fu giudicata strategica e gli spazi adeguati. Il tutto, quindi, fu suggellato con un sopralluogo del comandante della Legione dei carabinieri Abruzzo gen. Lamanna.
La prima Giunta Cameli ereditò quindi questa concreta soluzione. Si trattava di lavorare per individuare le risorse per l’edificazione degli immobili necessari. Dal 1995 ad oggi né i due mandati di Cameli, né quelli di Ruffini  e Mastromauro sono riusciti a dare piena concretezza a quella scelta; infatti, è stata costruita solo la palazzina per gli alloggi dei carabinieri - per anni  lasciata alla mercé degli atti vandalici - senza la caserma. Certamente un uso non ottimale di una strategica area pubblica. Tutti nel tempo hanno accampato la motivazione della mancanza di risorse. Se una scelta fa parte delle priorità chiunque in ben 18 anni riuscirebbe a programmarne la realizzazione. Una via ad esempio poteva essere questa: il Comune avrebbe potuto contrarre un mutuo pagando la rata annuale con la riscossione dell’affitto dal Ministero dell’Interno. Non è stato fatto perchè non ci hanno pensato o perché la nuova sede della caserma non l’hanno considerata una priorità? E’ certo, però, che adesso il sindaco in carica, che governa da ormai 8 anni, e l’ex sindaco Cameli (cooptato in maggioranza dal suo ex avversario)  non possono venirci a raccontare in extremis che è urgente, che c’è lo sfratto, che rischiamo di perdere la caserma dei carabinieri e quindi si vira su piazza Dalla Chiesa. Ammesso e non concesso che adesso come per incanto siano state trovate le risorse (ma c’è da dubitarne fortemente), non possono farlo per tanti motivi:
• Perché l’ubicazione ideale della nuova caserma dei carabinieri resta quella dell’Annunziata, dove ci sono già la disponibilità dell’area ed il progetto;
•  Perché lì ci sono già gli alloggi per le famiglie dei carabinieri;
• Perché comunque anche per la ristrutturazione del mercato coperto occorrerebbero tempi lunghi, quindi non si capisce quale sarebbe il vantaggio;
• Perché piazza Dalla Chiesa deve rimanere una piazza adeguatamente riqualificata come da anni chiede la popolazione giuliese;
• Perchè il mercato coperto, con mirata ristrutturazione, consente la possibilità  al piano terra di  riaprire la sede del mercato dei prodotti agricoli locali e nei due piani superiori di  ospitare la cittadella creativa per i giovani con offerta di spazi e servizi per le attività culturali e per il tempo libero di qualità.
• Perché la logica ed il buon senso dicono che, se alla città si può regalare oltre alla nuova caserma dei carabinieri in posizione strategica anche una stupenda piazza, un centro polifunzionale per i giovani ed il nuovo mercato dei prodotti agricoli locali in uno scenario incantevole, occorre farlo.

L’edificio in costruzione che sfregia il Kursaal va abbattuto

p 53 01Come si fa a non percepire l’indignazione di cittadini e turisti?

Per la terza estate consecutiva abbiamo ospitato i turisti facendogli trovare in pieno lungomare monumentale lo sfregio al Kursaal rappresentato dall’abuso edilizio autorizzato dal Comune e sequestrato dalla magistratura nel gennaio 2011 con relativi avvisi di garanzia.
Non avevamo ancora smaltito la vergogna patita come cittadini di fronte ai nostri ospiti villeggianti quando è arrivata la doccia fredda delle dichiarazioni del sindaco: “Su invito del sottoscritto le due parti (n.d.r. la ditta proprietaria del cantiere ed il condominio Tritone) stanno portando avanti una serie di incontri per addivenire ad una transazione bonaria. Credo che l’accordo sia il migliore dei finali possibili, vantaggioso per tutti.” E poi aggiunge con parole ignave e bugiarde: “le eventuali responsabilità vanno ricondotte ai tecnici. L’origine di ogni male è nel PRG adottato nel ’94”. Cioè, dimentico del fatto che dovrebbe essere innanzitutto il primo difensore degli interessi generali, il sindaco esprime soddisfazione per la mediazione effettuata tra le parti senza che senta minimamente il bisogno di occuparsi del rispetto del bene culturale  Kursaal di cui il Comune è persino  proprietario.  
Chi ha rifiutato in Consiglio di riportare tutto nella legalità come chiedeva la nostra mozione nel 2011, quando i provvedimenti giudiziari avevano dimostrato che avevamo ragione sulle irregolarità autorizzate, molto probabilmente non può che augurarsi - tradendo il mandato a tutelare i beni pubblici - l’accordo bonario fra le parti private pensando di evitare guai peggiori.
Ma l’accordo può risolvere il contenzioso sul piano civile tra le parti private, non certo sul piano penale ove è i coinvolto anche il Comune: un abuso edilizio rimane sempre tale, se poi danneggia un prestigioso palazzo pubblico è ancora più grave. La gravità diventa, poi, enorme se l’autorizzazione proviene dal Comune.
Quanto all’incredibile accusa che le responsabilità di quanto accaduto origini  dal PRG del ’94 basterebbe dire che la variante al PRG avviata (nel 2007) ed approvata (nel 2013) dall’attuale sindaco, contiene addirittura un incremento degli indici edificatori per l’area in questione. Quindi, da quale pulpito predica il primo cittadino? E, poi, si rende conto che l’area non poteva e non può esprimere, a causa delle norme tecniche (sulle distanze e sull’allineamento) nemmeno gli indici previsti prima della variante? L’edificabilità, d’altronde, fu inserita nel ’94 per evitare il rischio di contenziosi derivanti dalla reiterazione dei vincoli su quell’area: ma i paletti normativi del piano avrebbero consentito ben poco. Infatti per ben dieci anni nessuno ha costruito, poi sono arrivate le ultime due amministrazioni ed i risultati sono ora sotto gli occhi di tutti.
Se si voleva tutelare il Kursaal occorreva stare molto attenti alla distanza del costruendo edificio dalla parete nord dello storico palazzo pubblico e alla sua sporgenza verso il lungomare. Era fondamentale quindi attenersi, rigorosamente, alle regole scritte nelle Norme Tecniche di Attuazione (NTA)  del PRG del ‘94 che su tali aspetti prescrivono in maniera chiara:
•  Le distanze devono essere, sia a nord che a sud, di circa 17 metri e non 10.
• Il fronte dell’edificio in costruzione deve essere più arretrato rispetto al Kursaal e non addirittura superarlo di molto.
In merito proponemmo un Ordine del giorno in Consiglio Comunale  nell’ottobre 2010. Fu respinto e liquidato dall’amministrazione e dalla sua maggioranza con un: “è tutto a posto”.  Dopo due mesi sono arrivati il sequestro di cantiere e numerosi avvisi di garanzia per abuso edilizio autorizzato!
Appare chiaro, quindi, che le responsabilità sono sia dei tecnici che degli amministratori che hanno il dovere di controllare e non l’hanno fatto, nemmeno quando gli è stato fatto notare che si stavano violando le norme urbanistiche.
Tranne  Il Cittadino Governante  – che ha proposto dapprima un Ordine del giorno ed una Mozione in Consiglio Comunale  e poi un Esposto alla Procura -  finora nessuno (né il dirigente, né il sindaco, né l’assessore, né la Giulianova Patrimonio) ha difeso il Kursaal. Eppure si tratta di un palazzo storico di proprietà comunale di importante pregio architettonico, testimonianza dell’architettura di qualità dei primi anni del ‘900  a Giulianova, tutelato anche dal Codice dei Beni Culturali, destinato ad attività culturali e congressuali, con una bellissima terrazza con affaccio sul tratto centrale del Lungomare monumentale e su piazza Dalmazia: su quello, cioè, che dovrebbe essere “il salotto del Lido”.
Da anni i Giuliesi vivono come una grande offesa al decoro ed alla bellezza della propria città, nel cuore del lungomare giuliese, l’autorizzazione alla costruzione di un edificio così impattante a ridosso del palazzo storico più rappresentativo di Giulianova Lido.Si può rimediare in un solo modo: abbattendo l’abuso edilizio autorizzato che sfregia il Kursaal. L’amministrazione se vuole riparare al grave errore non può che fare questa scelta, cominciando col costituirsi parte civile al processo, a difesa del Kursaal.

Il cambiamento arriverà: non potrà essere fermato!

p 52A primavera i Giuliesi saranno protagonisti della rinascita della propria città

Girando per la città si avverte prepotente il bisogno del cambiamento che finalmente liberi Giulianova e la strappi alla decadenza e all’irrilevanza.
Eppure le varie forze che governano o che hanno governato in tempi recenti non demordono e, per questo, sono assillate da un cruccio che le inquieta molto: l’esistenza del Cittadino Governante che - sanno bene - è nato per cambiare la vita pubblica cittadina e per spazzare via le loro vecchie pratiche di malgoverno.
Certo fanno bene a preoccuparsi visto che alle recenti elezioni politiche, a Giulianova, il centro-sinistra ha perso 2468 voti rispetto alle comunali del 2009 e 2694 rispetto alle politiche del 2008, e il centro-destra ha perso 2208 voti rispetto al 2009 e 2208 voti rispetto al 2008, cioè: i cittadini hanno espresso un giudizio fortemente negativo su ambedue i tradizionali schieramenti. Evidentemente, i primi hanno amministrato male, i secondi hanno condotto un’opposizione poco apprezzata.  
Man mano, però, che la percezione del crollo del consenso si fa più netta aumenta in loro la preoccupazione che stia, invece, crescendo la stima per Il Cittadino Governante, l’unica forza che fa realmente opposizione su tutti i temi più importanti e, contestualmente, propone un programma di governo alternativo.
E così, gli esponenti sia del centro-sinistra che quelli del centro-destra, non sapendo fare di meglio, hanno dato via libera al tentativo di gettare discredito sulla nostra associazione, ai vergognosi attacchi personali, alla propaganda, ai toni trionfalistici dell’autoincensamento, alle pratiche clientelari, alle promesse irrealizzabili, alle costruzioni di alleanze ardite e impresentabili pur di racimolare consenso, alle trovate demagogiche di fine mandato, alle manovre inconfessabili pur di conservare il potere.
Dà loro una mano consistente buona parte dell’informazione locale, sia quella più nota (su tutti Radio G, Piccola Città ed il corrispondente locale del Messaggero) sia quella meno nota (siti di informazione dove si sbizzarriscono alcune “anime belle” che disperatamente si accaniscono sul CG, mentre in città si consumano fatti amministrativi nocivi e talvolta scandalosi ad opera della maggioranza e di buona parte dell’opposizione). Quello della disinformazione è un tema che abbiamo trattato più volte su queste pagine. Le modalità  sono sempre quelle: enfatizzare l’operato dell’amministrazione (riportando fedelmente l’abbondante produzione propagandistica dell’ufficio di staff), ignorare o mettere la sordina ai temi più scottanti e poi dissimulare la faziosità  facendo finta di essere critici con la giunta con tormentoni su quisquilie di scarsa importanza. Perché lo fanno? Un po’ perché, come abbiamo già dimostrato (articolo sul numero 10 del 18 maggio 2013 di GiuliaViva), alcuni mezzi di informazione vengono sostenuti dall’amministrazione, direttamente o con le società partecipate, pagando pubblicità e comunicazioni istituzionali, un po’ perché essi non sono affatto interessati al cambiamento giacché esso romperebbe (pericolosamente per loro) i vecchi e comodi equilibri di potere in cui “una mano lava l’altra”.
Noi pensiamo che questo andazzo sia, ormai, giunto al capolinea, perché la cittadinanza ha ormai capito come stanno realmente le cose in questa città: il centro-destra ed il centro-sinistra hanno abbondantemente fallito, dapprima ognuno per proprio conto, ora addirittura (vista la debolezza politica del centro-sinistra) in collaborazione. Tutti sanno, infatti, che attualmente governano insieme gli avversari di un tempo (le larghe intese a Giulianova sono state anticipate di almeno due anni): il sindaco ed il vicesindaco delle precedenti giunte di centro-destra puntellano costantemente, tradendo il mandato ricevuto dagli elettori, la traballante amministrazione di centro-sinistra mentre ottengono posti in giunta e favori ad personam.
C’è qualche buontempone, poi, che si diverte a scrivere che il Cittadino Governante sta cambiando pelle, che ha perso la verve degli inizi, che fa gli sconti al PD, che addirittura ci sarebbero tacite intese pur di raggiungere il potere.  I cittadini sanno benissimo che tutto ciò è falso perché sono i fatti che parlano chiaro, e infatti non è a loro che ci rivolgiamo nel dire quanto segue ma ai vari mestatori, una volta per tutte.
Il Cittadino Governante è sempre quello del 2004, quando si costituì, ed è sempre quello del 2009, quando si collocò all’opposizione in consiglio e lì è rimasto nel corso del tempo distinto e distante sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. I suoi valori e i suoi programmi sono sempre quelli, innovativi e legati ai beni comuni e ai diritti di cittadinanza. La coerenza è intatta.
La voglia di impegnarsi per rivitalizzare e far rifiorire questa bella ma decaduta realtà è accresciuta. Tutto ciò non è barattabile con alcunché,  men che meno con l’ottenimento di poltrone. Noi siamo solo interessati a realizzare il cambiamento sulla base del programma che in città è già noto e che ora aggiorneremo ulteriormente. Chiederemo di nuovo il consenso per questo ed eventuali  alleanze saranno possibili solo con chi è, realmente, sintonia con le scelte programmatiche che tutelano gli interessi generali, il dinamismo economico rispettoso della vivibilità e dei diritti dei cittadini, la moralità e la correttezza amministrativa e  non per spartirsi le poltrone e occupare il potere ad ogni costo, cosa che tutti sanno abbiamo sempre rifiutato e non fa parte dei nostri orizzonti.
D’altra parte i nostre nove anni di impegno in città e per la città parlano chiaro. Nel 2004 per colmare un preoccupante vuoto cittadino nella rappresentanza dei beni comuni e dei diritti di cittadinanza  abbiamo creato la prima associazione di cultura politica giuliese, che si dotò subito del primo sito di controinformazione locale. Abbiamo, poi, condotto tante battaglie in difesa dei beni comuni tra cui quella vittoriosa per la difesa di piazza Dalla Chiesa. Promuoviamo da anni, con grande successo di pubblico, i periodici appuntamenti con personalità di livello nazionale all’interno di POLIS per contribuire alla crescita della cultura politica cittadina. Sin dal primo consiglio comunale offriamo sia la possibilità a tutti di seguire in diretta i consigli comunali  dal nostro sito, sia di poter visionare successivamente i vari interventi del dibattito consiliare. Organizziamo da 5 anni la festa Piazza, Bella Piazza per offrire ai giovani la possibilità di suonare dal vivo e per dimostrare la grande importanza sociale degli spazi pubblici. Inoltre, vista la refrattarietà delle forze politiche alle nostre idee e alle nostre proposte, nel 2009, abbiamo presentato una lista civile per portarle direttamente all’interno delle istituzioni: risultò, col 10% dei consensi, la terza forza politica tra le 12 liste presentatesi alle elezioni comunali. In questi 4 anni tutti hanno avuto modo di apprezzare la qualità della nostra opposizione in cui accanto al controllo, che viene esercitato con analisi critica argomentata, compare sempre la proposta costruttiva. Infine vista l’emergenza nel campo dell’informazione (a Giulianova si viene a sapere veramente poco degli aspetti rilevanti della vita pubblica) abbiamo promosso GiuliaViva, che ogni 15 giorni, da circa 2 anni, squarcia i veli che nessuno dei media locali, in genere, osa toccare. Altro che organo ufficioso del CG o giornaletto di partito!
Tutto questo viene fatto tramite l’autofinanziamento e l’impegno volontario di tantissimi cittadini che vogliono solamente bene, disinteressatamente, alla propria città.
Se il prossimo anno Giulianova vorrà archiviare il passato imbarazzante e avviare il cambiamento scegliendo l’onestà e la competenza, noi saremo pronti a dare il nostro contributo.

Storia di un fallimento

p 50-01Rifiuti: l’incredibile autoassoluzione di una classe politica capace di distruggere ciò che è veramente difficile far fallire.

Premessa: nel 1985 i comuni di Giulianova, Roseto, Mosciano, Bellante, Notaresco e Morro D’Oro costituirono per la gestione dei rifiuti il consorzio CIRSU, poi divenuta società pubblica al 100%; nel 1998 CIRSU diede vita a SOGESA una nuova società in cui il pubblico deteneva la maggioranza col 51% ed i privati il 49%. Nel corso del tempo alla guida delle due società si sono susseguiti vari consigli di amministrazione nominati dai comuni. Passiamo all’attualità. Lunedì 26 luglio si è finalmente tenuto il consiglio comunale proposto oltre un anno fa dal Cittadino Governante per conoscere le cause del fallimento di SOGESA. Sono emersi fatti e comportamenti molto gravi, fortemente lesivi delle comunità amministrate, che hanno spiegato il paradosso per cui l’economia legata ai rifiuti  ovunque produce business mentre dalle nostre parti fallisce e pesa in maniera insopportabile sui bilanci comunali e sulle spalle dei cittadini che pagano la TARSU. Nessun organo di informazione ha riferito sugli aspetti utili a comprendere cosa è veramente accaduto, né tanto meno ha messo in luce che le due risoluzioni finali proposte dal gruppo consiliare del Cittadino Governante per dare uno sbocco concreto al dibattito non sono state approvate nè dal centro-sinistra nè dal centro-destra. Eppure esse miravano all’accertamento delle responsabilità e alla definizione di una gestione finalmente moderna e attenta agli interessi pubblici nella gestione dei rifiuti. Insomma non è stata riferita la ratio di quel consiglio che era  quella di squarciare il velo di un passato dalla gestione in gran parte scandalosa e di aprire un orizzonte nuovo per il futuro. Anzi, inopinatamente, i quotidiani La Città ed Il Centro sono riusciti persino a scrivere, riferendo le infamanti affermazioni del consigliere Rota, che le responsabilità erano anche del sottoscritto!  Chi vuole, comunque, può avere tutti i dettagli visionando sul sito www.ilcittadinogovenante.it quello che noi abbiamo detto in consiglio dopo aver chiesto e letto gli atti. In questa sede riportiamo solo alcuni degli aspetti più gravi della scandalosa vicenda che ha dilapidato fiumi di denaro pubblico, ripercuotendosi sui bilanci comunali, e che è riuscita a mettere in crisi un’attività economica che non può non essere florida :
• Nessuno controllava la congruità dei prezzi che SOGESA praticava ai comuni per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti e quando qualcuno ci ha provato ha dovuto desistere perché non gli venivano forniti dai responsabili i dati su cui ragionare per stabilirlo. In commissione consiliare uno degli esponenti dell’attuale consiglio di amministrazione di CIRSU (che, col 51%, che avrebbe dovuto avere da sempre il controllo su SOGESA)  ha riferito in maniera esplicita che erano troppo alti.
• Tra il 2009 ed il 2010 le piattaforme per il trattamento dei rifiuti del polo tecnologico pubblico di Grasciano, di proprietà di CIRSU, man mano hanno smesso di funzionare per scarsa manutenzione e per accatastamento di rifiuti. Ciò ha comportato il trasporto dei rifiuti in località più lontane per il trattamento presso impianti privati con notevole lievitazione dei costi per i comuni. Da notare anche che gli impianti in questione sono di proprietà del socio privato più importante di SOGESA, quello che era subentrato nel 2008 senza che CIRSU  esercitasse la clausola di gradimento!
• La vecchia discarica pubblica di Grasciano fu chiusa inspiegabilmente nel 2009 pur non essendo ancora esaurita. E così cominciò il conferimento dei rifiuti in discariche private a caro prezzo. E’ stato il nuovo consiglio di amministrazione nel 2012 a scoprire che essa poteva ricevere ancora 27.000 tonnellate di rifiuti!
• La titolarità della nuova discarica di Grasciano invece di intestarla sin dall’inizio a CIRSU (società al 100% pubblica)) nel 2010 fu fatta acquisire con l’assenso dell’assemblea dei 6 comuni costituenti CIRSU (ove sono presenti i sindaci) a SOGESA che era pubblica solo per il 51%. C’è voluto tutto l’impegno dell’ultimo consiglio di amministrazione di CIRSU (presidenza Ziruolo) per riconquistare interamente al pubblico detta titolarità.
• I 6 comuni interessati, da una parte non si impegnavano in maniera incisiva a risolvere alla radice tutte le cause che portavano alla lievitazione dei costi per la gestione dei rifiuti, e dall’altra alcuni di essi (in particolare Giulianova e Roseto) non pagavano puntualmente accumulando debiti per milioni di euro nei confronti delle partecipate CIRSU e SOGESA che entravano in sofferenza finanziaria tanto da costringere poi i comuni stessi a ricapitalizzarle più volte.
Sarebbero tanti altri gli aspetti da raccontare, crediamo però che quanto sopra descritto sia più che sufficiente a far comprendere l’inadeguatezza delle classi dirigenti comunali (ma anche provinciali e regionali) e cioè: quanta leggerezza nelle nomine dei consigli di amministrazione, quanto anacronismo nei piani industriali, quanta acquiescenza nei confronti del socio privato di minoranza, quanto scarso controllo sulle attività delle società partecipate. Insomma, in sintesi, quanta scarsa tutela degli interessi generali. Nel 2009 quando in consiglio l’amministrazione Mastromauro propose l’ennesima nomina per il  CdA di CIRSU Il Cittadino Governante  provò a sollevare, inascoltato, l’importanza della competenza. Alla fine del 2010  furono gli eventi che imposero la soluzione da noi prospettata e finalmente si procedette, dopo un avviso pubblico, alla nomina di un nuovo CdA di CIRSU sulla base di titoli e competenza. Quella scelta da noi indicata ha cominciato a dare poi i suoi frutti ed ha avuto il merito di evidenziare le numerose irregolarità esistenti, attivandosi per correggerle e per tutelare al meglio gli interessi dei cittadini - ma troppo tardi forse: infatti SOGESA è fallita causando la disoccupazione delle maestranze e CIRSU fu salvata in extremis lo scorso anno ma ancora non sappiamo se ce la farà e soprattutto se si incamminerà veramente verso le prospettive della moderna strategia dei Rifiuti Zero.
Prima di concludere vanno raccontati due incresciosi episodi del consiglio, uno riguardante il sindaco Mastromauro, l’altro riguardante il consigliere Rota.
Nel primo il sindaco di fronte alla nostra proposta di promuovere azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori di CIRSU e SOGESA ha affermato che essa era stata già deliberata in precedenza e per rintuzzare la nostra fondata contestazione ha fatto circolare una fotocopia di una delibera consiliare precedente che attestava in maniera falsa l’avvenuta deliberazione dell’azione di responsabilità. Abbiamo dovuto smascherare questo grave tentativo di raggirare i consiglieri comunali ed il pubblico che seguiva chiedendo la delibera indicata e dimostrando che la pagina fatta circolare non era quella giusta e che avevamo ragione a proporre di votare la risoluzione all’uopo da noi presentata. E’ incredibile ma così viene trattato il massimo consesso civico cittadino.
Nel secondo il consigliere Rota ha usato il suo succinto intervento soprattutto per rivolgere al sottoscritto addirittura l’accusa di essere corresponsabile del fallimento SOGESA in quanto amministratore comunale dall’80 al ‘95. Nulla di più falso. Va ricordato infatti che: CIRSU è nato alla fine degli anni ’80 per merito dell’allora sindaco Gerardini e fu all’inizio un’esperienza positiva anticipatrice dei tempi; SOGESA è nata nel ‘98; il Controllo Analogo dei consigli comunali sulle società partecipate del comune si esercita dal 2000 (quando Rota era in maggioranza ed io non ero in consiglio). Per ciò che mi riguarda va, inoltre, precisato che: non ho ruoli di governo dal 1995; non sono stato in consiglio comunale dal ‘99 al 2009; sono uscito dal PDS nel 1998  e da allora non ho tessere di alcun partito; da quando sono stato eletto nuovamente consigliere nel 2009 ho condotto insieme a tutta l’associazione del Cittadino Governante battaglie cruciali per promuovere il buongoverno nella gestione dei rifiuti.  Perché quindi tentare di diffamare le persone? Per mancanza di argomenti? O perché si teme la stima di cui gode in città l’attività del CG? Ma non è disdicevole fronteggiare gli avversari  ricorrendo alle menzogne e ai colpi bassi?

Giulianova Mon Amour

p 49 01I retroscena di una candidatura mancata

Nella politica giuliese, ma non solo, le parole hanno perso ormai il loro significato. Vengono sempre più usate senza che nella realtà dei fatti gli corrisponda niente di quello che esse vogliono dire. È, inoltre, in atto un costante imbonimento - il cui costo è a carico dei soldi pubblici - volto a favorire l’Amministrazione in carica.
Ne sono una conferma fatti recenti della vita pubblica giuliese: la decisione del sindaco di completare il suo mandato e le elezioni dei Comitati dei Quartieri. Due fatti che sarebbero scontati in una città democratica. Eppure sono stati utilizzati, artatamente, per orchestrare un’ingiustificata grancassa mediatica col fine di mettere in evidenza presunti straordinari meriti del sindaco (e di un suo assessore).
Soffermiamoci sulle mancate dimissioni. Sono mesi che sui media campeggiano articoli che danno il sindaco Mastromauro ora candidato al Parlamento ora alla Regione. Tutti sanno che se un tema simile rimane per tanto tempo di attualità sulla stampa è perché non solo non ci sono decise smentite ma al contrario viene alimentato ad arte. Insomma se il sindaco non ha mai pensato di lasciare anzitempo il Comune (per rispettare i cittadini e per non far arrivare il commissario come va ora dicendo) aveva tutti gli strumenti per bloccare sul nascere la messe di articoli che da mesi inondano i giornali. Perché non accade con Brucchi (sindaco di Teramo) o Pavone (sindaco di Roseto)? Perché evidentemente il problema non si pone e la stampa non ne parla infatti!
Insomma, la verità è un’altra, il sindaco ha da tempo una gran voglia di autopromuoversi sul terreno della carriera politica (ovviamente prescindendo completamente dal dovere di completare il mandato popolare). Per carità sarebbe anche legittimo ma allora ci si eviti questa pantomima dimissioni sì - dimissioni no ogni qualvolta si profila all’orizzonte un’elezione sovracomunale. Dalle cronache e da altre fonti ben informate abbiamo altresì appreso che il PD di Giulianova è stato prima spinto a richiedere al sindaco la candidatura alla Regione con un grande panegirico, e poi clamorosamente è stato schiaffeggiato pubblicamente dallo stesso con la rinuncia. Come si può trattare in maniera così offensiva un partito solo per poter esibire la bella figura di chi non si dimette per rispetto dei cittadini? È veramente poco commendevole, soprattutto perché le mancate dimissioni pare dipendano da ben altro, e cioè: il numero dei consiglieri regionali eleggibili è stato diminuito; nella lista PD del collegio teramano ci saranno numerosi altri agguerriti candidati; il partito non garantisce l’elezione a nessuno di loro. Quindi, di fronte al rischio della mancata elezione, il nostro eroe è tornato agli antichi lidi. Cercando di trasformare, una ritirata strategica in un atto d’amore per la propria città al servizio dei cittadini. Non solo. Il sindaco ha detto anche di voler raccogliere l’invito a guidare il PD a livello locale e regionale perché lui sa cos’è il rinnovamento e come attuare il cambiamento. Queste parole sono impegnative e vanno riempite di contenuti che non le tradiscano.
A giudicare da quello che il sindaco ha combinato alla guida del governo della città ci sarebbe da augurare al PD che non gli capiti questa sciagura, ma non vogliamo intrometterci in casa altrui.
Oggi la città, dopo quattro dei cinque anni a disposizione della Giunta Mastromauro che prometteva meraviglie con i suoi “talenti”, registra un declino ancora più marcato.
A tal proposito più che le parole parlano i fatti. Ne ricordiamo qualcuno:
l’economia, già in sofferenza per la crisi generale, è stata abbandonata a se stessa per poi darle il colpo di grazia con l’aumento di IMU, TARSU e TOSAP;
la costosa e dannosa Variante al PRG dopo ben 6 anni di gestazione è stata tagliata abbondantemente dagli enti sovracomunali perché sbagliata (unico frutto finora: i cittadini illusi hanno dovuto pagare l’ICI-IMU sui terreni che ora sono tornati inedificabili!);  
il Piano Demaniale Marittimo è ben lungi dall’essere operativo per il guazzabuglio delle scelte effettuate (per ora niente nuove concessioni, le spiagge libere sono sempre meno e spesso sporche, e la vista mare è sempre più preclusa);
le opere pubbliche, ad eccezione del nuovo depuratore (finanziato però dal Ruzzo e dalle bollette pagate dai cittadini), sono da dimenticare (vedi piazza Buozzi e piazza del Mare);
l’ospedale è sempre più penalizzato;
il peculiare paesaggio e i beni culturali giuliesi sono stati ulteriormente maltrattati (vedi lo scempio di biblioteca e pinacoteca di palazzo Bindi);
non un evento dell’estate giuliese è in grado di affacciarsi alla ribalta nazionale; è stato perso il cine-teatro Ariston in assenza di un’alternativa adeguata;  
la pulizia della città lascia molto a desiderare come pure una concreta attuazione della giusta strategia Rifiuti Zero;
la tanto sbandierata mobilità sostenibile non ha prodotto né isole pedonali né piste ciclabili degne di questo nome;
nelle entrate del bilancio comunale mancano all’appello svariati milioni di euro di giuste spettanze ma questo poi comporta però una più alta tassazione locale, poco equa, nei confronti della gran parte dei cittadini;
nella spesa comunale lo sperpero documentabile di denaro pubblico è ormai dell’ordine di milioni di euro;
la pratica del clientelismo e dei favori per pochi ha fatto carta straccia dei diritti per tutti;
per la prima volta, in campo urbanistico, si sono avuti avvisi di garanzia e sequestro di cantiere a causa di abusi edilizi autorizzati dal Comune.
Questa testata, tra l’altro, ha già spiegato dettagliatamente quante risorse pubbliche sono finite ai media locali e come molti aspetti scottanti per l’amministrazione (come quelli appena elencati) non vengano, generalmente, raccontati dal quarto potere. Non ci torneremo quindi. A noi preme, solo, metter in guardia i cittadini dalla propaganda che tenta di carpire, disperatamente, con colpi di teatro abilmente orchestrati, un immeritato consenso cercando di far dimenticare gli innumerevoli atti di malgoverno.

Chiarezza su Via Cupa

P 45 01Il 13 maggio scorso è tornato in consiglio comunale il Programma Integrato di via Cupa  avviato su iniziativa del Comune, dell’ARPA e della  ditta Cerulli Irelli. L’opinione pubblica, frastornata da resoconti giornalistici spesso parziali e imprecisi sui fatti ma ben carichi di illazioni e astruse dietrologie e dai soliti comunicati trionfalistici emessi dall’ufficio di staff del Sindaco, non ha finora avuto tutti gli elementi necessari per capire cos’è veramente in gioco con quel progetto urbanistico e come sono andate veramente le cose a livello istituzionale. Proviamo a dare un contributo nel senso della chiarezza.  
Il Piano fu proposto in consiglio comunale nel febbraio 2012 in variante alle norme del Piano Regolatore e del Piano Territoriale Provinciale (PTP). In sintesi con esso, adducendo la motivazione dell’ottenimento  di  nuovo campo di calcio e della delocalizzazione dell’autorimessa ARPA di via Turati - obiettivi di per sè condivisibili -  veniva proposto di urbanizzare oltre undici ettari di campagna destinandone  sette alla costruzione di edifici industriali, artigianali e commerciali.
E’ arduo definire  tutto ciò una scelta urbanistica di qualità. Non può essere, infatti, definito tale un progetto che consuma una quantità enorme di campagna,  rovinando anche dal punto di vista paesaggistico uno degli ingressi della città, per un insediamento in cui si prevede di ubicare  una struttura per il tempo libero (campo di calcio) tra capannoni industriali e artigianali, autorimesse di pullman e un fosso. Il tutto senza nemmeno congrue contropartite per la collettività.
C’erano altre vie per conseguire gli obiettivi del campo di calcio e dello spostamento dell’autorimessa dell’ARPA e comunque - se la maggioranza intendeva proseguire sulla strada intrapresa - andavano almeno tutelati maggiormente gli interessi generali.
Per questo motivo quindi il Cittadino Governante ha presentato – unico gruppo a farlo -  un’osservazione finalizzata a proporre modifiche da discutere in consiglio comunale. È solo per questo che si è tornati nuovamente in consiglio: se non fosse stata presentata  l’osservazione non ci sarebbe stato questo passaggio comunale e, di conseguenza, non ci sarebbe stato nessuno dei vantaggi ottenuti dalla comunità nel corso della seduta consiliare.  
Elenchiamo i motivi che ci hanno indotto a presentare l’osservazione:
1. Il progetto adottato prevede di urbanizzare ben 116.760 mq (11,67 ettari) di campagna, pianeggiante e fertile quando ormai c’è consenso diffuso in Italia intorno all’obiettivo di non urbanizzare più il territorio agricolo (si è concluso ieri, ad esempio, il convegno nazionale promosso dal WWF “No al consumo di suolo, Sì al Riuso dell’ Italia”). Non a caso la Sezione Urbanistica Provinciale ha ridotto del 70% il consumo di territorio previsto nella Variante al PRG.
2. Le condizioni di sottoutilizzo in cui versa tutta la zona artigianale e industriale di Colleranesco avrebbero dovuto sconsigliare l’amministrazione dall’individuare ulteriori aree agricole al servizio dell’industria, dell’artigianato e del commercio. Farlo, poi, in questo momento di grave crisi è ancora meno giustificato.
3. L’ampliamento dell’urbanizzazione in senso estensivo (il cosiddetto Sprawl) aumenterebbe i compiti pubblici (e conseguentemente le spese) riguardanti l’illuminazione, la pulizia e la manutenzione ordinaria  e straordinaria. Una delle cause che portano i bilanci comunali fuori controllo risiede proprio nell’ampliare le città pur in mancanza di un vero bisogno in tal senso.
4. Via  Cupa -  che rappresenta la porta d’ingresso cittadina per chi arriva da ovest e si dirige verso il centro storico - subisce un’impattante e irreversibile trasformazione. La buona gestione della cosa pubblica dovrebbe invece puntare al miglioramento degli ingressi cittadini, specialmente in una città turistica.
5. Il campo sportivo è previsto ai limiti del fosso Mustaccio (dove  c’è il vincolo ripariale); verrebbe circondato e soffocato da complessi industriali, artigianali e commerciali e da un notevole e continuo traffico di autobus in entrata e in uscita. Meriterebbe senz’altro di essere ubicato in un contesto più consono ad una struttura destinata allo sport e al tempo libero.
Per questo nell’osservazione prioritariamente abbiamo detto: In quell’ambito occorrerebbe un responsabile rispetto della vocazione agricola, delle bellezze paesaggistiche e dell’ambiente. Le esigenze produttive (artigianali, industriali e commerciali) e di strutture per lo sport ed il tempo libero andrebbero soddisfatte in contesti diversi e più adatti alle funzioni previste negli interventi. Pertanto sarebbe saggio riconsiderare radicalmente le scelte operate e procedere ad una nuova progettazione in altro contesto del territorio giuliese.
In subordine – nel caso in cui fosse stato confermato il progetto – abbiamo proposto le seguenti modifiche a vantaggio della comunità:

1) Incrementare  l’importo di € 414.000 dati dal privato per il campo di calcio in quanto, realisticamente, con essi si può sistemare solo il campo senza recinzione, spogliatoi, tribuna, parcheggi etc. Il contributo deve coprire interamente i costi della realizzazione completa dell’impianto sportivo con relativi servizi. D’altronde senza una congrua contropartita per il Comune e, quindi, per gli interessi generali, non si comprenderebbe dove sia la ratio nel procedere ad una variante specifica ingiustificata in zona agricola per un’operazione urbanistica dal valore complessivo di circa 50 milioni di euro.
2) Individuare per la realizzazione del campo sportivo una zona di maggiore respiro nei dintorni  dell’abitato di Colleranesco lontana da fossi e ingorghi.
3) Ottenimento da parte del Comune  delle aree in cessione e delle contropartite economiche prima del rilascio dei Permessi a costruire.
4) Riflettere, attentamente, per motivi di sicurezza e di razionalità nello smistamento del traffico, sulla opportunità della collocazione della rotonda proprio dove via Cupa piega in una semicurva.
Il nostro gruppo consiliare ha poi presentato all’inizio del consiglio otto emendamenti (vedi specchietto riassuntivo a fianco) per modificare alcuni aspetti della convenzione posta alla base dell’attuazione del progetto. Essi erano finalizzati a far ottenere al Comune maggiori  spettanze, assolutamente ragionevoli, e a scaricarlo di oneri impropri. Le argomentazioni esposte hanno convinto buona parte dei consiglieri di maggioranza che alla fine hanno votato 7 degli 8 emendamenti presentati. In sintesi con l’approvazione degli emendamenti il Comune ha ottenuto almeno due milioni di euro in più e la certezza di una maggiore qualità all’interno dell’insediamento a parziale risarcimento per la perduta qualità del contesto in cui esso si va ad inserire.
Dopo il consiglio è successo di tutto: il sindaco ha rivendicato come suoi meriti le modifiche a vantaggio dei cittadini; qualcuno ha detto che di quel piano  non se ne sarebbe fatto più nulla per la contrarietà del privato (posizione smentita qualche giorno dopo); altri hanno voluto leggere  il voto comune di CG e PD sugli emendamenti  come strumentale in vista di alleanze future!
Credo che occorra stare ai fatti, tutti: politici, giornalisti e osservatori. E i fatti parlano chiaro.
1.  Il consiglio in cui sono state approvate le modifiche a favore della cittadinanza si è tenuto grazie al CG che ha proposto l’ osservazione e gli emendamenti.
2.  Qualsiasi sarà la piega che prenderà la questione noi faremo conseguire alla città un risultato: se il piano salta, viene salvata una porzione di territorio (e noi  sapremo indicare le strade per conseguire lo stesso il campo di calcio e lo spostamento dell’ARPA); se il piano va avanti sarà grazie al CG che i cittadini otterranno il campo completo chiavi in mano e molti altri vantaggi economici ed urbanistici.
3.  La coerenza del CG con i principi ed i programmi dichiarati e la linearità dei comportamenti sono rintracciabili in ogni atto ufficiale e in ogni presa di posizione dell’associazione e del suo gruppo consiliare. Sono anni che dimostriamo che a noi non interessano le poltrone ma la moralità, la competenza, la tutela dei beni comuni ed il buon governo. Chi spera di trovarci in contraddizione ora e in futuro sprecherà inutilmente tempo ed energie. Gestire il potere, dal nostro punto di vista, è necessario per cambiare le cose non per curare le proprie carriere personali, i propri privilegi e quelli delle clientele che garantiscono il consenso. C’è qualcuno tra i (soliti noti) detrattori che può rintracciare nel nostro operato qualcosa che smentisca ciò?

Gli 8 emendamenti:

EMENDAMENTO N.1
Precisare nella convenzione che il campo di calcio con spogliatoi, tribuna e quant’altro necessario per l’agibilita’ piu’ il parcheggio a servizio dell’impianto vanno realizzati prima del rilascio del primo permesso a costruire.

EMENDAMENTO N.2
Precisare che il tratto fognante di  raccordo tra il nuovo insediamento e la rete esistente a colleranesco e’ a carico del privato.

EMENDAMENTO N.3
Precisare nella convenzione che la realizzazione dell’autoparco comunale e’ a carico del privato.

EMENDAMENTO N.4
Precisare nella convenzione che la cessione delle aree al comune va fatta prima del rilascio dei permessi a costruire.

EMENDAMENTO N.5
Precisare nella convenzione che le opere di urbanizzazione vanno completate e collaudate prima del rilascio dell’abitabilita’ dei manufatti produttivi.

EMENDAMENTO N. 6
Precisare nella convenzione che gli oneri di urbanizzazione non vanno a  scomputo ma versati direttamente al comune.

EMENDAMENTO N.7
Precisare nella convenzione che i costi del collaudo delle opere primarie  e secondarie sono a carico del privato.

EMENDAMENTO N.8
Precisare nella convenzione che la riqualificazione dell’area ex arpa in via turati trattandosi  di zona centrale della citta’ sara’ fatta passando dalla zona D1  alla zona B.

Le iniquità e lo sperpero (seconda parte)

p 44 01

15.000 euro per la stima di una farmacia non venduta, solo 5.000 euro per fronteggiare la grave indigenza ovvero è impossibile fronteggiare le priorità se si buttano i soldi pubblici. 

La disamina del Bilancio consuntivo del 2012 fa capire in maniera chiara come e perché la città continua ad essere amministrata male. Abbiamo parlato delle Entrate nel numero precedente, questa volta vedremo alcuni significativi esempi di una Spesa frequentemente praticata con poca oculatezza.
Nel corso del 2012 l’amministrazione ha speso 23 milioni 412 mila euro (compreso il pagamento di una parte dei debiti pregressi per i rifiuti)  e per la prima volta dopo 4 anni si è avuta una lieve riduzione delle spese correnti rispetto all’anno precedente. Va ricordato però che dal momento dell’insediamento (giugno 2009) la spesa ha cominciato a galoppare allegramente e finora è lievitata rispetto ai 20 milioni 296 mila  del 2008 (presi come riferimento) di circa di circa 11 milioni, in tre anni e mezzo, ed esattamente di 1,7 milioni nel 2009, di 4,3 milioni nel 2010, di 3 milioni nel 2011 e di 2 milioni nel 2012. In un periodo così difficile non era doveroso essere più responsabili nell’uso delle risorse pubbliche?
SPESA 2012 (con riferimenti agli anni precedenti dell’attuale mandato):
Ci sarebbe molto da dire su numerosissime poste della spesa ma per brevità ci soffermiamo su alcuni aspetti nodali.
•  Rifiuti: la spesa per la gestione dei rifiuti è stata di 5 milioni e 552 mila euro. Circa un quarto delle spese correnti sparisce per la pulizia della città. Dal 2007, (anno in cui iniziò la raccolta differenziata in buona parte del Lido) ogni anno si sono avuti aumenti cospicui dei costi di gestione: non è normale di fronte ad una raccolta differenziata che supera il 60% (grazie ai cittadini). Ovunque si gestisca con responsabilità ed efficienza la raccolta differenziata (per cui i rifiuti diventano risorse da riutilizzare) nel giro di pochi anni i costi si riducono notevolmente come ci insegnano gli esempi più virtuosi (ad esempio Capannori che in 4 anni ha dimezzato i costi iniziali). A Giulianova questo non accade, anzi ogni anno i costi crescono e si accumulano debiti che hanno portato al fallimento di SOGESA (con conseguente disoccupazione di buona parte delle maestranze) e che hanno paralizzato l’attività di CIRSU, anch’esso ad un passo dal fallimento per precedenti inadeguate gestioni, tutte indicate dalle amministrazioni comunali del consorzio (quella di Giulianova compresa). Trova origine in tale malgoverno del settore il paradosso per cui aumenta la raccolta differenziata ma i costi gestionali (e la TARSU) aumentano invece di diminuire. Lo spiegheremo nei dettagli prossimamente.
•  Indebitamento. Negli anni 2005-2006 si passò da un indebitamento del Comune di circa 19 milioni di euro a oltre 30 milioni, con il raddoppio degli interessi passivi: dai 500-600 mila euro all’anno, si arrivò a superare il milione di euro e in sette anni sono andati in fumo circa 3 milioni e mezzo di euro in più rispetto alla tendenza precedente. Si dirà che se si vogliono le opere pubbliche occorre contrarre i mutui. Si può obiettare che alcune volte è più saggio fare il passo secondo la gamba stabilendo le priorità, se poi le opere pubbliche sono quelle che sono state “rifilate” alla città (lato ovest del lungomare monumentale, piazza Buozzi, Corso Garibaldi, anfiteatro dietro al Comune, parcheggio davanti al Caprice, piazza del Mare con pista di pattinaggio e si potrebbe continuare) forse sarebbe stato meglio restare fermi, magari dedicandosi, più sobriamente ed efficacemente, alla manutenzione straordinaria e ordinaria della città.
•  Trasporto scolastico + Servizio navette. Nel 2011 è stato affidato completamente ai privati il Trasporto scolastico e con gli autisti degli scuolabus è stato attivato il Servizio navette, una funzione impropria per il Comune  (visto che esiste una concessionaria locale che dovrebbe occuparsi di ciò con finanziamenti regionali). Risultato: dai 695.000 euro del 2010 si è passati a quasi un milione di euro.
• Costi della politica. In questo capitolo comprendiamo un insieme di voci legate all’organizzazione che la giunta ha voluto dare al suo modo di fare attività amministrativa. Indennità della giunta: con un efficace lavoro di coordinamento del sindaco e soli 4 assessori (veramente competenti) si sarebbero risparmiati 50.000 euro all’anno (cioè 250.000 euro nel corso del mandato);  evitando lo staff del sindaco - visto che già esiste una segreteria del sindaco (costo 30.461 euro) -  si sarebbero risparmiati 180.000 euro in 5 anni; le spese per le comunicazioni istituzionali (105.000 euro) e i costi della pubblicità e delle sponsorizzazioni tramite le società partecipate (393.000 euro) hanno fatto dilapidare (tranne poche eccezioni) in circa 7 anni la bellezza di 498.000 euro! (quasi un miliardo delle vecchie lire!); la spesa per il  contenzioso è eccessiva, innanzitutto perchè se ne è creato troppo  (addirittura spese legali contro le sue stesse partecipate o per difendersi dopo l’autorizzazione di abusi edilizi) e poi perché accanto ai costi dell’avvocatura civica (90.000 euro nel 2012) ci sono i notevoli costi degli incarichi a legali esterni per un totale di 482.900 euro.
• Energia elettrica. Questa è una voce di spesa significativa, circa 900.000 euro all’anno tra illuminazione pubblica e consumi degli edifici comunali. Nei veri comuni virtuosi il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili sono ormai da svariati anni una realtà con consistenti benefici sulle casse comunali. Qui siamo ancora  alla fase delle belle intenzioni. Si pensi che neanche nella nuova piscina comunale, realizzata pochi anni fa, si è andati in questa direzione per cui tra energia elettrica e gas metano si sono spesi, nel 2012, ben 146.000 euro.
• Università e Istituto musicale Braga; Biblioteca e lascito Cerulli. Premettiamo che teniamo molto alla cultura e all’istruzione onde evitare fraintendimenti. Ma è compito di un comune finanziare una sede universitaria o un istituto musicale che la politica (provinciale e regionale) non ha saputo trasformare nel corso del tempo in un conservatorio in grado di attingere ai finanziamenti statali? E comunque, anche volendolo fare è logico che per la sede universitaria (nel frattempo ridottasi alla presenza di poche decine di iscritti) il nostro comune spenda da ben 12 anni quasi 300.000 euro all’anno in affitto? Sono stati spesi finora oltre tre milioni di euro: non era forse più logico costruire una sede con un mutuo? Nel frattempo almeno avremmo avuto in proprietà un edifico pubblico già pagato, eventualmente riconvertibile in altre funzioni, visto che la sede staccata di Giulianova ormai pare avere vita breve. Ed è giusto che oltre a dare gratuitamente la sede all’Istituto musicale Braga (all’interno del Kursaal) il Comune dia anche un contributo (che quest’anno è stato di 95.802 euro) e paghi le spese telefoniche per un importo di 1.400 euro? Mentre per la Biblioteca Bindi - restituita dopo tanti anni ai cittadini e agli studenti rimasti di stucco alla vista del restauro fatto - non c’è personale sufficiente per l’apertura e non si acquistano più libri da anni? E mentre è stato cancellato l’importo che serviva per aprire il Museo della civiltà contadina presso il lascito Cerulli, facendo correre il rischio di perderlo?

Le iniquità e lo sperpero (prima parte)

p 43 01Le prove del malgoverno comunale sono nelle Entrate e nella Spesa del Bilancio consuntivo del 2012.

Dopo le mancate alienazioni di importanti aree pubbliche (e meno male!) è stato possibile approvare il Rendiconto 2012 (con un avanzo di 825.000 euro) grazie soprattutto ai due milioni di euro in più trasferiti dallo Stato rispetto alle previsioni e al milione e 113 mila euro pagati  in più dai cittadini e dai titolari di attività economiche con gli aumenti stabiliti dalla Giunta per IMU, TARSU e COSAP (già da due anni). Va anche rimarcato che tanti  creditori aspettano ancora di riscuotere numerosi milioni di euro a causa della necessità di rispettare il Patto di stabilità interno. Certo è vero che i vincoli del Patto sono troppo stretti (e al più presto andrebbero allentati)  ma è altrettanto vero che se negli anni passati si fosse gestito più responsabilmente il Bilancio comunale non ci troveremmo in questa grave impossibilità di pagare chi ha fornito beni e servizi al Comune.
La disamina del  Bilancio consuntivo del 2012 fa capire in maniera chiara come e perché la città continua ad essere amministrata male. Basta fare un’analisi attenta delle entrate e delle uscite e ci si rende conto di come la Giunta Mastromauro da una parte non ottiene tutte le spettanze del Comune (e soprattutto non lo fa in maniera equa) , dall’altra sperpera e dilapida il denaro pubblico in una spesa troppo spesso inutile, impropria, inopportuna e clientelare.
ENTRATE
Una premessa:  non è vero che il Comune ha ricevuto meno risorse come spesso viene raccontato. Se si considera l’intero periodo dell’attuale mandato, rispetto alle entrate totali del 2009 che furono 23 milioni e 669 mila euro, il Comune ha ottenuto ogni anno di più nel successivo triennio per complessivi 4 milioni e 244 mila euro. Nel 2012, tra tasse e tributi locali, trasferimenti dello Stato e proventi da servizi  e partecipate, ha ricevuto un milione e 62 mila euro in più del 2011. Va evidenziato, però, che nel 2012 i cittadini hanno pagato 427 mila euro in più rispetto alle previsioni dell’ IMU (con gli iniqui aumenti di due punti sulle attività economiche e  di tre punti sulla seconda casa)  e 481 mila euro in più rispetto agli introiti della TARSU 2011 (con l’irresponsabile 30% in più sulle attività economiche, già in grave crisi).
Nelle casse del Comune (visto che i bilanci annuali sono collegati l’uno con l’altro), invece, non figurano da tempo:
• L’ammanco di Julia Reti, scoperto nel 2005 e cioè 940 mila euro.
• Il mai precisato ammanco riguardante i Loculi cimiteriali.
• Le spettanze derivanti dal PRUSST ex SADAM: circa 7 milioni di euro.
• Un importo congruo per la vendita della scuola elementare Acquaviva: svenduta per almeno un milione di euro in meno.
• L’equivalente finanziario di un’area di 2000 mq. nella E2  donata nel 2008 (e mai utilizzata) del valore di almeno 2 milioni di euro.
• I frutti della lotta all’elusione della seconda casa spacciata come prima (si ipotizza un gettito annuo di quasi un  milione di euro):  nel frattempo i furbi pagano il 4 ‰ e gli onesti pagano il 10,60‰ invece del 7,60‰  ed il Comune si vende le aree pubbliche destinate alle scuole, al verde e agli impianti sportivi pubblici.
• I frutti di una bassissima tassa di soggiorno: basterebbe  lo 0.50 euro a notte per compensare gli introiti (200.000 euro) dei parcheggi a pagamento che potrebbero essere eliminati.
• I vantaggi finanziari derivanti dal non concedere le opere di urbanizzazione a scomputo: il Comune, infatti, potrebbe guadagnarci i soldi derivanti dai ribassi d’asta gestendo direttamente gli oneri di urbanizzazione.
• Gli introiti  per il Cogeneratore (ora Trigeneratore) derivanti dal provvedimento CIP 6.
Tanto altro ci sarebbe da dire ma vi rimandiamo all’intervento integrale fatto in Consiglio comunale, visionabile sul sito www.ilcittadinogovernante.it . Del dettaglio della SPESA parleremo nel prossimo numero.

La variante dimezzata

Tagliati dalla SUP 600.000 mq. di terreni previsti come edificabili. Il Comune dovrà rimborsare ICI e IMU ai proprietari delle aree.

Tagli SUPCi son voluti circa sei anni per completare l’iter della Variante per poi essere suggellati da una fine ingloriosa: la Sezione di Urbanistica Provinciale (SUP) ha stralciato ben 601.995 mq. di territorio degli 857.000 su cui era stata prevista edificabilità residenziale e produttiva per non conformità al Piano Territoriale Provinciale. Inoltre ha prescritto che: i crinali di Via Colledoro e Via Amendola rimangano liberi da costruzioni; per la collina nord occorra definire un nuovo Piano Attuativo rispettoso del paesaggio; siano eliminate le due nuove zone residenziali in campagna (Via Colledoro di 55.000 mq. e Via Cupa di 60.000 mq.); debbano essere salvaguardate (non alienate) le aree ottenute in cessione gratuita dal Comune per verde e impianti sportivi pubblici).
Dopo l’invio della Variante alla Provincia, la SUP nel 2011 rimise al Comune una relazione in cui prescriveva di modificare radicalmente l’impostazione del nuovo strumento urbanistico o di motivare adeguatamente l’alto consumo di territorio e gli impattanti interventi in ambito agricolo e nelle aree di interesse paesaggistico. L’amministrazione comunale ha voluto tirar diritto, adducendo tra l’altro motivazioni peregrine, ed è finita rovinosamente contro il muro.
Sono anni che diciamo che la Variante era stata sbagliata sia nei contenuti che nella procedura. Come Cittadino Governante ci siamo adoperati in tutti i modi, a partire dalla fase pre-adozione nel 2007, per offrire costruttivamente indicazioni e proposte (inizialmente il documento sull’urbanistica giuliese, poi le 23 osservazioni alla Variante, successivamente le osservazioni al Rapporto Ambientale della VAS, infine i 17 emendamenti alle controdeduzioni alla SUP del novembre scorso) che facessero desistere dalla scelta di un’urbanistica incline alla speculazione edilizia e poco attenta agli interessi generali, in definitiva devastante per il territorio giuliese. Non c’è stata possibilità di dialogo, ben poco delle numerosissime proposte da noi avanzate è stato accettato dagli amministratori. L’ostinazione, l’arroccamento e l’arroganza hanno prevalso. Ma i fatti ci hanno dato ragione.
E così, prima la Giunta ha dovuto effettuare la VAS (dopo aver bocciato nel 2009 la nostra osservazione che la proponeva) ed ora deve incassare questa sonora battuta d’arresto. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I cittadini giustamente in attesa di una risposta per la prima casa o per migliorare una struttura ricettiva o iniziare un’attività economica hanno dovuto attendere anni per errori procedurali; quelli illusi hanno dovuto pagare, beffardamente, anche l’ICI o l’IMU per poi rimanere senza diritti edificatori; il Comune ora dovrà rimborsare l’IMU e l’ICI percepite indebitamente. La città comunque può tirare un sospiro di sollievo.
La Variante che vedrà la luce non è la variante che servirebbe alla città –ad esempio, è ancora molto sovradimensionata nel residenziale, fa perdere il parco sul “cannocchiale verde” - però causerà meno danni di quelli che ci sarebbero stati se un ente sovracomunale non avesse fatto valere, finalmente, i principi del buon governo del territorio ed il rispetto delle norme che lo tutelano. Complessivamente, però, aggiunge una nota stonata al Piano Regolatore vigente, non in sintonia con i tempi e con i bisogni veri della città.
La Variante ha fatto perdere tempo e soldi pubblici: le poche cose positive presenti si potevano fare in molto meno tempo e spendendo meno.
La sua legittimità è molto dubbia (in particolare per la non corretta trasparenza amministrativa in alcuni passaggi consiliari e per il mancato adeguamento della Variante alle conclusioni della VAS). Va infine detto che nel corso del suo iter ha fatto emergere anche una questione morale nell’urbanistica giuliese come testimoniano i famosi passaggi sulla “osservazione 212” di Colleranesco e sul caso “Mustaccio”.
Occorrerà tornare al più presto sul PRG per valorizzare le peculiarità del territorio giuliese, rendendo definitivamente Giulianova una città ancora più bella e vivibile, con una florida economia sostenibile e con le necessarie infrastrutture per una moderna mobilità sostenibile.
Ma questo potrà farlo solo una nuova classe dirigente, in grado di sintonizzarsi con le concezioni più avanzate dell’urbanistica che considerano la città come un bene comune in grado di ospitare al meglio la comunità che la abita e di turisti che la visitano.

Il consiglio è andato così, in verità

p 37 1Del consiglio comunale del 23 gennaio andrebbe detto anche questo:
Il presidente del Consiglio comunale Di Giacinto deve essere super partes. È stato evidenziato che non si è ancora tenuto il consiglio comunale sul fallimento di SOGESA, proposta del Cittadino Governante approvata all’unanimità nella seduta del 18.04.12. Un imbarazzato Di Giacinto ha dovuto riconoscere la sua inadempienza. Farà il suo dovere almeno adesso che sul caso SOGESA si sta muovendo anche la Prefettura, invece di continuare a censurare le proposte istituzionali del gruppo consiliare del Cittadino Governante?
Regolamento dei controlli interni sull’attività amministrativa e contabile. È stata accolta la proposta del nostro gruppo di far avere le relazioni periodiche degli organismi di controllo anche a tutti i consiglieri. D’altra parte il lavoro di proposta e di controllo dei consiglieri, ed in particolare di quelli di opposizione, si può svolgere bene solo con la conoscenza piena e tempestiva. E poi, si sa, una buona opposizione rende più compiuta la democrazia e aiuta a governare meglio.
Regolamento sulla Trasparenza. Sono state affacciate dal Cittadino Governante due proposte migliorative: 1) Inserire sul sito del Comune, all’inizio del mandato, le dichiarazioni di ogni candidato-sindaco riguardanti l’entità delle spese elettorali e le fonti di finanziamento. 2) Rendere note sul sito comunale le assunzioni del personale che man mano vengono fatte (procedure, mansioni, tipo di contratto). Le due proposte che dovrebbero interessare chiunque immagini il Comune come una casa di vetro sono state accolte dall’indifferenza sia tra i banchi della maggioranza, Giunta compresa, che tra quelli degli altri consiglieri di opposizione.
Dimissioni dell’assessore Forcellese. Sulla richiesta formulata da Progresso Giuliese il nostro gruppo ha preannunciato, inizialmente, un voto di astensione. Pur condividendo il giudizio negativo sull’operato dell’amministratore non ci sembrava la cosa più ragionevole, ad un anno dalla scadenza del mandato, farne il capro espiatorio (vanificando anche quel po’ di esperienza acquisita) di una Giunta che, complessivamente, da tempo governa male la nostra città. Nel corso del dibattito le repliche dell’assessore Forcellese e del sindaco Mastromauro, invece che mantenersi sul piano politico-amministrativo sono andate, scompostamente, sul personale. Il sindaco a Francioni: “Restituisca il marciapiede davanti a casa sua! Altrimenti ricorro all’esproprio!”. Al consigliere Francioni, che ha dichiarato di essere proprietario di quelle particelle, un sindaco avrebbe dovuto chiedere cortesemente, senz’altro in un altro momento, di rendersi disponibile, per senso civico, all’individuazione di una soluzione per il problema del marciapiede effettivamente esistente. L’assessore Forcellese al sottoscritto: “Lei che è qui in consiglio dal ’75, avrà commesso qualche errore”. Intanto non è vero che io sono in consiglio da 37 anni (e comunque quale sarebbe la colpa per un eletto?) e poi o si addebitano fatti precisi altrimenti si tace. Continua l’assessore: “La responsabilità delle strette strade di Via del Campetto e dintorni e dell’ubicazione della scuola di Via Gobelli non è anche sua?”. Colpisce che un amministratore non conosca la storia amministrativa recente della città: quell’impianto urbanistico c’era già, semmai per quel quartiere il sottoscritto ha contribuito, negli anni ’90, a far ottenere gratuitamente, con scelte urbanistiche oculate, il parco di via del Campetto. Visto che nessuno di coloro che hanno scritto sull’episodio ha riferito correttamente cosa è stato effettivamente detto, per chiarezza (verificabile sul sito www.ilcittadinogovernante.it) vorrei precisare quanto segue: il nostro gruppo consiliare ha deciso di passare dall’astensione al voto favorevole alla richiesta di dimissioni perché sindaco ed assessore sono scivolati, penosamente, sul terreno dell’attacco alle persone, offendendo e ricorrendo persino alle falsità. Pertanto chi non è grado di rimanere nel perimetro del dibattito politico, anche acceso, è bene che si dimetta dalle istituzioni.
Tutti questi passaggi dell’ultimo dibattito consiliare, non rintracciabili nell’informazione locale (anzi talvolta persino stravolti nel loro significato), a noi non paiono cose fumose o comportamenti che fanno perdere tempo come vanno ripetendo alcuni consiglieri e qualche cronista locale. Ben altri sono i problemi, dicono costoro, invitando a parlare dei problemi economici e della disoccupazione. Bene, allora rispondano a queste domande. Parlare delle cause del fallimento di SOGESA, come da mesi richiede, invano, Il Cittadino Governante, non vorrebbe forse dire finalmente mettere il dito nella piaga dello sperpero milionario del denaro pubblico nella gestione dei rifiuti per tentare di venirne a capo? E, conseguentemente, non significherebbe individuare le strade per ridare il lavoro a tutti i dipendenti ex SOGESA? E per ridurre l’IMU e la TARSU (aumentate a Giulianova in maniera insostenibile per le attività economiche, proprio per i costi esorbitanti del settore dei rifiuti)? Più delle chiacchiere generiche all’economia giova che i politici sappiano dove mettere le mani. E sono tanti i momenti consiliari che lo insegnano..

Cronaca di un fallimento annunciato?

p 35 01Sappiamo delle difficoltà in cui si dibatte l’amministrazione comunale per tenere a bada il pareggio di bilancio, per rispettare il patto di stabilità, per evitare le pesanti sanzioni previste per la città. Sappiamo, purtroppo che nulla è certo, specie dopo che l’asta per la vendita delle aree pubbliche è andata deserta. Ad aggravare il tutto potrebbero arrivare altri dati preoccupanti: riduzione degli introiti della Bucalossi, minor introiti dall’IMU, ridimensionamento delle entrate previste dalle multe, maggiori spese sui rifiuti, lievitazione sui mille fronti di una spesa corrente milionaria mai posta sotto razionale e responsabile controllo. Entro la fine di gennaio comunque sapremo: il dirigente dovrà riempire il certificato del rispetto del patto di stabilità. Per parte nostra auguriamo che la città non debba subire penalizzazioni.
Nel frattempo però possiamo riflettere su una serie di informazioni prese qua e là che lasciate isolate dicono poco ma messe insieme a formare un contesto possono dar vita a più di una riflessione riguardante il bilancio e l’uso dei soldi pubblici.
Le notizie che abbiamo appreso sono:
•   A Chieti il sindaco nel 2012, grazie alla raccolta differenziata del 62%  ha ridotto la TARSU ai cittadini del 5%;
• A Teramo l’amministrazione sta pensando ad un impianto di trattamento dei rifiuti modello Vedelago per arrivare a produrre zero rifiuti;
•  A Grasciano il presidente di CIRSU Ziruolo con la collaborazione del consigliere del CdA Di Matteo scopre che nella vecchia discarica chiusa nel 2009 possono essere conferiti ancora 23.000 tonnellate di rifiuti;
•  Ziruolo che sta cercando di salvare CIRSU dal fallimento lamenta che alcuni comuni non hanno ancora pagato i debiti -  e fra questi figura Giulianova con ben un milione di euro -  e paventa il rischio che tutto quello che si sta facendo per salvare gli interessi pubblici possa essere vanificato.
•  Il sindaco di Giulianova racconta (ormai da un anno) che l’espletamento della gara per il gestore unico del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti ci farà risparmiare il 9% più il ribasso d’asta.
Le riflessioni e le domande sono le seguenti:
-  Come è possibile che nel 2009 nessuno dei dirigenti di CIRSU e SOGESA si sia accorto della notevole disponibilità di capienza della discarica per un valore di oltre 2 milioni di euro? Ciò, occorre ricordare, ha comportato il “turismo” dei rifiuti verso discariche private a costi notevolmente superiori per i comuni del consorzio e quindi per i cittadini.
-  Giacchè ci siamo, vorremmo, inoltre aggiungere che da anni sono fermi i vari impianti di trattamento dei rifiuti del polo tecnologico di CIRSU con sede  a Grasciano: nonostante i costi irrisori per la manutenzione tutto è andato in malora ed anche in questo caso, e da molto tempo, i comuni sono costretti ad un esborso maggiore trasportando i rifiuti altrove presso impianti privati.
-  E come è possibile che nessuno dei sindaci e degli amministratori pubblici si sia accorto di aver indicato nelle loro partecipate dirigenti inadeguati?
-  Perché a Giulianova ci raccontano che la raccolta differenziata è del 68% e la TARSU anziché diminuire è aumentata del 30% per le attività economiche? Così si ringraziano i cittadini che soni i primi artefici del buon risultato della differenziata?
-  Perché a Giulianova la spesa per i rifiuti cresce ogni anno e non riusciamo ad essere tempestivi nel pagamento dei nostri debiti a CIRSU?
-  Ma i soldi che i cittadini pagano con la TARSU per la gestione dei rifiuti perché non vengono utilizzati prioritariamente per sistemare i debiti con CIRSU che si occupa appunto di rifiuti?
-  Perché ci raccontano che Giulianova ha aderito ai comuni che praticano la strategia Rifiuti Zero e poi apprendiamo che è Teramo, non Giulianova, che si sta adoperando per introdurre il modello Vedelago (fondamentale per conseguire l’obiettivo rifiuti zero e per ridurre di molto i costi della loro gestione):  eppure lo abbiamo fatto conoscere con un’iniziativa al Kursaal del Cittadino Governante quasi due anni fa, lo abbiamo proposto ripetutamente in consiglio comunale. Non dicono che dobbiamo essere costruttivi? E allora?
-  Infine perché non viene raccontato anche - come facemmo emergere nel dibattito consiliare – che i costi a base d’asta sono più cari di almeno un milione di euro rispetto ai costi medi dei comuni presi a riferimento dal redattore del capitolato d’appalto? E perché non viene detto che nel corso dei cinque anni di durata dell’appalto non si potrà mai rinegoziare al ribasso per pagare meno? Ovunque, la raccolta differenziata più migliora e più porta benefici economici ai comuni, invece a Giulianova sappiamo che per quanto potremo divenire bravi ed efficienti bene che ci vada pagheremo sempre lo stesso!
Siamo partiti con la suspense del rispetto o meno del patto di stabilità: alla luce di quanto detto sopra non credo sia necessario andare oltre nelle riflessioni e che si possa tranquillamente concludere che se la città fosse ben amministrata non si troverebbe di fronte a nessuna suspense e soprattutto di fronte a nessun rischio per i conti pubblici e per il patrimonio pubblico. Ma non lo è e quindi ci dobbiamo beccare la suspense!

Trasmissioni interrotte

Talvolta basta riportarli in sequenza perché i fatti, da soli, abbiano la capacità di parlare:

1) l’importante consiglio del 29 ottobre su assestamento di Bilancio e sul CIRSU non viene trasmesso affatto da Radio G, senza avviso, né motivazione alcuna;
2) il Cittadino Governante in aula chiede spiegazione di tale mancata trasmissione;
3)  la mattina dopo il direttore Marcozzi, in apertura del notiziario di Radio G, attacca il Dr. Arboretti usando parole e toni intimidatori ed afferma che la trasmissione non c’era stata per motivi tecnici, promette di far ascoltare in differita il consiglio, ma  poi… non lo manda in onda.
4)  il giorno seguente su Piccola Città viene di nuovo attaccato il Dr. Arboretti, definito offensivamente “il leader maximo del Cittadino Governante”, che “vuole” Radio G e Piccola Città, ma afferma Marcozzi “Scusaci, non è possibile” (queste parole non gettano, forse, un’ombra sui motivi tecnici che avevano oscurato la diretta radiofonica del consiglio?);

5)  interruzioni di trasmissioni (o trasmissioni “disturbate”, praticamente inascoltabili) del consiglio comunale, sia in diretta che in differita, sono accadute numerose altre volte in passato.

Su questi fatti l’associazione ha voluto rivolgere questa
Lettera Aperta all’opinione pubblica giuliese

SI 33 01Il Cittadino Governante smentisce categoricamente che “voglia” Radio G e Piccola Città. Ciò che viene contestato è la discrezionalità usata nel trasmettere i consigli comunali.
Non ci vuole molto a capire che un conto è trasmettere sempre, diffondendo gli interventi di tutti i consiglieri, un conto è selezionare cosa e chi mandare in onda.
Se Radio G sceglie di trasmettere a sua discrezione - cosa peraltro legittima - la cittadinanza lo deve, però, sapere.
Critichiamo in modo indignato le affermazioni, i toni e gli appellativi usati da Marcozzi contro la persona di Franco Arboretti in apertura di notiziario e sulle pagine di Piccola Città: cose di questo genere non sono mai accadute nella storia della città. E’ stato veramente spiacevole e speriamo non accada mai più !
È necessario, comunque, fare alcune considerazioni.
L’informazione quando è obiettiva e indipendente è decisiva per la salute della democrazia.
Essendoci a Giulianova una sola radio e un monopolio di mezzi di informazione senza pari (Radio G, pagina locale del Messaggero, Piccola Città, trasmissioni a Tele Ponte) in un’unica persona occorre che essi, per essere ritenuti obiettivi e autorevoli, raccontino tutti i fatti, specialmente quelli più importanti, graditi o spiacevoli per l’amministrazione che siano, altrimenti si perde in credibilità. In questa città noi crediamo che le cose, generalmente, non vadano in questa maniera: basta analizzare anche solo una qualsiasi settimana di informazione locale diffusa da quotidiani, periodici, radio e televisione per rendersene conto. È auspicabile, quindi, che vengano squarciati tutti i veli che nascondono le mille verità sottratte all’opinione pubblica.
L’opinione pubblica giuliese non può essere nutrita, da una parte, con omissioni, mezze verità ed enfasi sui comunicati stampa diramati dallo staff del potere locale (amplificati da titoli a caratteri cubitali e articoli a sei colonne) con l’aggiunta, di tanto in tanto, di qualche spruzzatina di critiche puerili su fatti banali per dissimulare e confondere ascoltatori e lettori; e, dall’altra, con “colpi bassi”, censure, uso di argomentazioni non rispondenti al vero o pretestuose per mettere in cattiva luce e screditare gli oppositori (specialmente quando fanno sul serio) ai quali si offre davvero raramente “ospitalità” giusto per non dare troppo nell’occhio con la faziosità.
Se ci si presenta come giornalisti obiettivi ed indipendenti occorre raccontare sempre la verità, occorre dare spazio a tutti coloro che hanno da dire cose importanti per la città, specialmente se seriamente argomentate.
Quindi, ad esempio, se una forza (com’è Il Cittadino Governante) è la terza in città tra le dodici presentatesi alle comunali del 2009, come può essere che in tre anni e mezzo viene invitata solo due volte nel notiziario principale di una radio che si dice aperta a tutti ed obiettiva? Mentre sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza sono presenti quotidianamente personalmente o con comunicati (ben letti e in buona posizione) e così anche i consiglieri di opposizione che puntellano la maggioranza.
E, poi, i temi veri e scottanti devono essere raccontati o no per far comprendere agli ascoltatori e ai lettori cosa accade veramente nella propria città?
Certo si può agire diversamente ma, in tal caso, è importante che l’opinione pubblica sappia che non si trova di fronte a mezzi di informazione che tendono all’obiettività, alla completezza ed all’equidistanza dalle forze politiche: saprebbe così che le notizie diffuse o scritte devono essere prese col beneficio di inventario, che forse ci sarebbe altro ancora da conoscere, che la comunicazione che gli arriva contiene una valutazione volta ad orientare.
Sarebbe, allora, interessante sapere se la Giunta Mastromauro finanzia o ha finanziato tali mezzi di informazione direttamente o tramite le sue partecipate (Julia Servizi, Julia Rete, Giulianova Patrimonio, Farmacia comunale, CIRSU, SOGESA): non è di secondaria importanza saperlo, come si può ben capire.
E non vorremmo, poi, che chi si impegna nella vita pubblica debba aver “paura” del monopolio dell’informazione giuliese. Questo non ci piacerebbe e crediamo che non piacerebbe nemmeno alla cittadinanza.
La vita pubblica a Giulianova troppo spesso è rimasta priva di una corretta
informazione, lasciata in superficie rispetto al cuore dei problemi, evitando il ragionamento e la comprensione della complessità dei temi che la politica dovrebbe affrontare e risolvere e che, certamente, non sono riducibili a schemi sbrigativi e banali.
Tutto ciò limita l’opinione pubblica ed ha contribuito all’affermazione di classi dirigenti inadeguate.
La democrazia è sana quando il potere politico e quello economico non interferiscono troppo con l’informazione ed essa, a sua volta, si mantiene indipendente e riesce a mantenere uno spirito critico sulle cose più importanti e non solo sulle quisquilie o
sui tormentoni inconcludenti.
Infine vorremmo sommessamente dire che l’informazione può giocare vari ruoli in una comunità ma, sicuramente, il più desiderabile è quello di controllo dei poteri per aiutarli a fare meglio, sollecitandoli ed indirizzandoli verso la buona amministrazione, nell’interesse del bene comune.

Anche il bilancio comunale rompe gli argini

P 32 01

Si salveranno Parco Franchi ed il verde della zona nord?

Ci può essere un nesso tra il destino di parco Franchi, del verde urbano, delle scuole e lo sperpero del denaro pubblico? Certo, purtroppo, di questi tempi, a Giulianova è possibile, basta leggere il bilancio comunale.
Per pagare il milionario sperpero presente nella spesa comunale ed il costosissimo malgoverno nella gestione dei rifiuti, gli amministratori, lungi dal mettere efficacemente sotto controllo la spesa, continuano a vendersi importanti beni di tutti, aumentano TARSU, IMU e rette degli asili nido, confermano il raddoppio della COSAP fatto nel 2011, invece di ottenere tutte le entrate a cui il Comune ha diritto e cioè milioni di euro non chiesti ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose. La difficile situazione finanziaria ha la sua chiara origine soprattutto nei conti fuori controllo causati da anni di pessima gestione delle entrate e delle uscite comunali da parte degli amministratori. Per il pareggio di bilancio del 2012 è stata prevista la vendita di 3 aree pubbliche (due nella zona nord della città, una nei pressi del tribunale).Nei giorni scorsi è accaduto un fatto importante su cui, stranamente, lo staff del sindaco ha taciuto: l’asta per la vendita dei terreni comunali, i cui proventi erano, appunto, necessari per il pareggio di bilancio è andata deserta.Per il momento gli spazi pubblici ottenuti gratuitamente in fase di attuazione del PRG vigente sono salvi. Per la città è una buona notizia perché le tre aree pubbliche da alienare, su indicazione del controverso sondaggio deliberativo, sono decisive per la qualità della vita cittadina. Le attuali destinazioni urbanistiche prevedono, infatti, impianti sportivi e ricreativi di uso pubblico, verde urbano, edilizia scolastica e parcheggi. La loro vendita penalizzerebbe fortemente gli ambiti urbani ove sono ubicati: al posto degli spazi pubblici si aggiungerebbe, infatti, ulteriore edificazione a quella già realizzata, a scapito dei cittadini che vi abitano i quali, non a caso, stanno protestando. Ogni bilancio comunale, però, per l’assestamento di fine novembre deve essere in pareggio e poi per la chiusura dei conti a fine anno, oltreché in pareggio deve anche rispettare il patto di stabilità altrimenti il Comune va incontro a pesanti sanzioni e si pone sulla china del dissesto finanziario.
Quindi cosa accadrà ora? Per il momento la giunta comunale ha deciso di riproporre la vendita di solo due delle tre aree in quanto i cittadini che hanno ceduto gratuitamente il terzo gruppo di aree ne rivendicano, giustamente, l’uso per accrescere la qualità urbana. Questa scelta, quindi, non solo era inopportuna ma si è rivelata anche improduttiva. Per il Comune, quindi, si annuncia una situazione finanziaria veramente problematica, e questo nonostante lo Stato abbia incrementato di quasi due milioni di euro i trasferimenti previsti in agosto. Nel frattempo ciò è stato vanificato da tanti aspetti negativi sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite, ad esempio: sono lievitati, ancora, i costi per i rifiuti e quelli per l’affidamento al privato del trasporto scolastico, ci sono minori entrate dagli oneri di urbanizzazione.
E allora? Sappiamo che l’amministrazione ha intenzione di utilizzare i proventi della vendita del Pioppeto. Ricordiamo, però, che quelle risorse servono per pagare gli espropri. E se arriva la sentenza per il pagamento del parco Franchi, che fa la Giunta Mastromauro? Non avendo conservato i soldi per farvi fronte, farà costruire all’interno del parco?
Noi crediamo che sarebbe stato più logico gestire in maniera più responsabile la spesa comunale degli ultimi anni e con più attenzione le spettanze dell’ente.
L’enorme sperpero che da anni si ha nella gestione dei rifiuti - nonostante la raccolta differenziata che dovrebbe invece comportare una riduzione progressiva della spesa - ne è la prova più clamorosa.
E poi sul fronte delle entrate, con rigore ed equità, perché non è stata contrastata l’evasione fiscale, a partire dal fenomeno delle seconde case presentate come prime case? Per gli anni 2012, 2013 e 2014 la legge consentirebbe al Comune di introitare il 100% dell’evasione recuperata. Sarebbe bastata l’individuazione di 500-600 alloggi con tali caratteristiche per pareggiare il bilancio.
Si potrebbero citare altri suggerimenti da noi dati, sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite (si possono trovare sul nostro sito, nei consigli comunali dedicati al bilancio). L’averli sistematicamente ignorati, purtroppo per la città, non ha aiutato chi ci governa.

La speculazione edilizia a Giulianova

SPR 31 01Nuovo voto favorevole dei consiglieri comunali del centro-sinistra (PD, SEL, PSI, IdV) nell’iter della Variante al PRG che voleva il centro-destra (il redattore capo Samperi fu nominato dalla Giunta Cameli). Non a caso ora (che governa il centro-sinistra) il PdL non si è opposto ma si è astenuto e addirittura il suo candidato sindaco del 2009 Cameli ha votato a favore insieme all’allora suo vicesindaco delle giunte di centro-destra Di Carlo. Se si voleva una prova definitiva di quanto da tempo affermiamo, e cioè che centrodestra e centrosinistra a Giulianova sono simili (perseguono più o meno le stesse scelte politico-amministrative) e operano col malgoverno nei confronti della città, eccola: il voto sulla Variante dell’ultimo Consiglio comunale.
Da tre anni in Consiglio comunale a parlare con coerenza di sostenibilità, di salvaguardia dell’ambiente, di tutela del paesaggio, dell’importanza dei parchi e del verde, del rispetto dei beni culturali, di non consumo inutile di territorio, di economia ispirata alle vocazioni del territorio, di mobilità sostenibile, sono stati gli interventi del gruppo consiliare del CG che hanno indicato anche come realmente conseguirli. Purtroppo però la chiusura della maggioranza, spesso rafforzata dal voto consociativo di esponenti del centro-destra, ha precluso la prospettiva della gestione corretta e rispettosa delle peculiarità del territorio giuliese. Per essere chiari, abbiamo messo in guardia sulla deriva verso la cementificazione e lo sfregio alle bellezze ambientali, paesaggistiche, storico-artistiche. Non riteniamo saggio, infatti, estendere all’intera Giulianova il modello di urbanistica praticato sistematicamente nell’ultimo decennio, quello che, ad esempio, ha offeso la collina del centro storico (nell’area ex Migliori Longari), ha sfregiato il Kursaal, ha riempito di cemento il Pioppeto, ha autorizzato l’edificazione a ridosso del lungomare in corrispondenza dell’Annunziata, ha reso edificabile il “cannocchiale verde” sul lungomare sud ed oscurabile il Gran Sasso. E crediamo, anche, che occorra far tesoro di qualche errore del passato come quello delle barriere edilizie che hanno fatto scomparire la vista sul mare da Bivio Bellocchio.  Nella Variante purtroppo tutto ciò è praticato diffusamente nel perimetro comunale per una superficie pari a 150 ettari quando la popolazione è ormai sostanzialmente stabile da anni, e i bisogni veri di  died di edicazione residenziale, ricettiva e produttiva sono minimi.
Il CG nell’interesse di tutti i cittadini (sia quelli proprietari di aree che quelli non proprietari) aveva offerto concrete possibilità di evitare gravi e irreversibili danni al nostro bel territorio: optare per uno stralcio della variante per approvare in tempi rapidissimi le sole risposte ai veri bisogni di prima casa e dell’economia o, quantomeno, di apportare modifiche proposte con 13 specifici emendamenti. La ragionevolezza e ciò che fa il bene di Giulianova non l’hanno spuntata. Questo, purtroppo, ha dato il via libera alla speculazione edilizia e alla devastazione del paesaggio collinare e della campagna fertile che purtroppo sono abbondantemente toccati dalla variante che il centro-destra ed il centro-sinistra vogliono. Per il momento i danni saranno limitati dalla crisi del mercato immobiliare, ma nel tempo si vedranno e come! Non a caso la Sezione Urbanistica Provinciale e la Provincia hanno sostanzialmente chiesto al Comune di apportare le necessarie correzioni (chieste, invano, anche dalla VAS approvata). Ciò non è accaduto. Ora si auspica che se ne occupi il livello provinciale, così come la legge prevede, consentendo solamente le scelte utili della Variante (purtroppo veramente poche). Confidiamo nella coerenza degli organi sovracomunali che hanno già espresso la loro corposa censura e le loro sollecitazioni a correggere gli aspetti che contrastano con il lungimirante Piano Territoriale Provinciale (PTP). E siamo certi che l’assessore provinciale all’Urbanistica Falasca, esponente dell’UDC, si farà guidare, nella disamina della Variante di Giulianova, da quanto ha detto e scritto in occasione delle varie iniziative sul consumo di territorio organizzate dalla Provincia e da noi molto apprezzato.   
Il sindaco dice: “i cittadini sono in attesa della variante da tanti anni”. Sarebbe più opportuno distinguere: da un parte ci sono i cittadini (pochi per la verità) giustamente in attesa di una risposta per la prima casa o per migliorare un hotel o iniziare un’attività economica; dall’altra i poteri forti in attesa della possibilità di praticare anche a Giulianova la speculazione edilizia, quella che altrove ha coperto di cemento e asfalto inutili i territori, devastando il Bel Paese. Invitiamo i cittadini a non farsi fuorviare dai comunicati intrisi di  propaganda. Carte alla mano, infatti, sono tutti confutabili i proclami trionfalistici della Giunta Mastromauro. La casta locale ha mostrato tutta la sua limitatezza respingendo le nostre proposte ma, cari cittadini, vi rivolgiamo un appello a non distrarvi e a interessarvi del destino della nostra bella città: insieme possiamo ancora farcela a difenderla e valorizzarla.

Cosa prevede la Variante al Piano Regolatore?

• Al momento dell’adozione nel 2007 fu previsto un aumento della popolazione giuliese  nei successivi 10 anni di oltre 4.000 abitanti. Ma essa è da tempo sostanzialmente stazionaria. Negli ultimi 14 anni, grazie al PRG vigente, sono stati realizzati alcune migliaia di appartamenti a fronte di un aumento di poche centinaia di abitanti stabili. Nel 2012 i nuovi residenti sono finora appena 70. Insomma costruire  800-1000  nuovi alloggi nel prossimo decennio sarebbe più che sufficiente.
• Il consumo di suolo previsto dalla Variante è enorme: circa un milione e mezzo di mq. (150 ettari).
• Gli alloggi edificabili che essa consente sono circa 6 mila (potrebbero accogliere circa 12-15.000 residenti) mentre gli alloggi ancora edificabili con il PRG vigente sono oltre 15 mila. Si consideri che gli attuali 23.831 residenti utilizzano 8-9.000 alloggi.
• C’è un inutile consumo di suolo in zona agricola pari a circa 500 mila mq. (50 ettari) di aree da destinare a edilizia residenziale e insediamenti produttivi.
• Si prevede un aumento di aree per l’artigianato, l’industria ed il commercio (cioè per capannoni e negozi)  di oltre 500.000 mq.,  mentre sono ancora disponibili oltre 300.000 mq per insediamenti produttivi.
• Si prevede edificazione diffusa sulla collina nord.
• Il verde urbano (parchi e giardini) non è garantito con norme certe.
• Le cessioni al 50% (per quartieri di qualità) non sono più previste nelle zone di nuova espansione.

L’informazione locale ed il Consiglio sulla Variante

Occorre riconoscere che Il Centro ed, in parte, Il Messaggero hanno fornito all’opinione pubblica qualche elemento di conoscenza, ancorato ai fatti, intorno all’importante tema cittadino.
La Città ha bucato quasi completamente la notizia salvo riferire sull’argomento con la pubblicazione integrale del comunicato dello staff del sindaco, firmato poi, nella rubrica “Diario dei sindaci”, dallo stesso sindaco!  Si trattava forse di un redazionale?
Ciò che ha stupito non poco è stato il comportamento di Radio G e Piccola Città:
1. Radio G nella diretta ha trasmesso in maniera tecnicamente disturbata (e per effetto del disturbo incomprensibile) il giro delle repliche e delle dichiarazioni di voto; nella differita, poi, è mancato completamente l’intervento iniziale (che aveva dato vita al dibattito) del consigliere del Cittadino Governante, come sono mancate le dichiarazioni di voto che pure contenevano dei passaggi molto importanti su un’urbanistica adombrata da una questione morale, anche a Giulianova. Problemi tecnici? Censura? Informazione schierata col potere locale? Naturalmente il direttore ha tutta la personale libertà di farlo. Non può presentarsi, però, come obiettivo ed equilibrato, specialmente se all’opinione pubblica vengono sottratte le notizie sui temi più scottanti.
2. Piccola Città in un articolo che parlava di altro, ha trovato il modo di diffamare in modo premeditato, grave e naturalmente disancorato dalla realtà dei fatti accaduti, servendosi furbescamente degli offensivi contenuti di uno stralcio di articolo apparso su un sito locale, il consigliere del Cittadino Governante Franco Arboretti. Naturalmente ora speriamo che venga esercitato il diritto di replica su quella testata. Così forse i lettori capiranno qualcosa di più.

La questione morale nella Variante al PRG

Nei consigli finora dedicati alla Variante sono emerse alcune scelte che hanno avvantaggiato proprietari per i quali si configurano - se non altro sul piano dell’etica e della correttezza politica - conflitti di interesse sia per tecnici di piano che per consiglieri che hanno partecipato al voto. Tutti ricordiamo che durante i consigli comunali sulle osservazioni emersero il “Caso Colleranesco, il “Caso Mustaccio” e il caso “Hotel Europa”. In nome della trasparenza e della correttezza amministrativa chiedemmo nel 2009 al Sindaco Mastromauro: “chi è responsabile della concessione di significativi vantaggi ad alcuni a scapito degli interessi generali? Chi ha messo in campo specifici trattamenti molto vantaggiosi sul piano economico? I consiglieri di oggi o quelli che hanno adottato la variante nel 2007? Gli amministratori dell’attuale o della passata amministrazione? I tecnici redattori della variante o il dirigente dell’Ufficio Tecnico?”. Chiedemmo, anche, di ricostruire i fatti emersi in Consiglio, di individuarne le responsabilità ed eventualmente prendere i dovuti provvedimenti. Nulla fu fatto.
Nei recenti Consigli abbiamo riproposto la problematica e, di nuovo, non abbiamo ricevuto risposta alcuna. Nemmeno di fronte al fatto inaudito che il consigliere Di Carlo abbia difeso pubblicamente in Consiglio comunale i presunti diritti dell’albergo dei suoi familiari. Ma al di là della sussistenza dei diritti vantati dal consigliere Di Carlo la legge impone, per la trasparenza amministrativa, che i parenti di proprietari fino al quarto grado non possano partecipare alla discussione, né al voto. Gli obblighi derivanti dalla parentela fino al quarto grado valgono anche per i tecnici del Piano. Non è stato mai chiarito se tale condizione di incompatibilità per alcuni tecnici esistesse anche per il “Caso Colleranesco” e per il “Caso Mustaccio”.
A noi pare che una questione morale in questa Variante esista e getti un’ombra gigantesca sulla regolarità della procedura fin qui seguita.

Le conseguenze di ciò che consente la Variante (di cui in buona parte  non c’è bisogno)

1.    Perdita di campagna fertile.
2.   Consumo immotivato della riserva di ter reni naturali nell’ambito urbano.
3.  Riduzione delle possibilità di riqualificazione delle aree già urbanizzate abbandonate o sottoutilizzate (in particolare il Centro Storico ed il centro del Lido).
4. Compromissione del paesaggio e dell’ambiente.
5.   Cementificazione della collina.
6.  Riduzione degli spazi pubblici e del verde urbano.
7.   Scadimento della qualità dei nuovi insediamenti.
8.   Ripercussioni negative sul turismo che richiede per essere competitivi innanzitutto qualità ambientale, bellezze paesaggistiche e qualità urbana.
9.    Crescita irrazionale e disordinata della città sul territorio.
10.  Necessità di aumentare, inutilmente, la spesa per il funzionamento e la manutenzione della città (sistema viario, pubblica illuminazione, rete fognaria, rete del gas, vigilanza)  con ripercussione annuale consistente sulle casse comunali.
11. Aumento della necessità dell’uso delle automobili con aumento del traffico cittadino per raggiungere il centro dai nuovi insediamenti in campagna.
12.  Edificazione di quartieri fantasma per buona parte dell’anno con tutti i rischi connessi a livello sociale e della sicurezza.
13. Rischio di attrarre capitali poco chiari.

Un’operazione di facciata

La VAS non migliora la Variante, viola la legge, fa sperperare denaro pubblico e  farà perdere altro tempo.

 

P 30 01I fatti, come dicevamo un mese fa, ci hanno dato ragione: la VAS occorreva farla.
Ciò ha creato un problema di non poco conto per l’amministrazione comunale: come far andare avanti l’iter di una Variante che contrasta ampiamente con i principi e gli obiettivi fondamentali che sono contenuti nella disciplina che detta la Valutazione Ambientale Strategica? L’unica via corretta per cercare di sanare sia pur tardivamente un grave vizio di origine era, quantomeno, di adeguare la Variante alle indicazioni del Rapporto Ambientale, visto che i suoi redattori hanno affermato:“anche se la migliore applicazione della VAS al processo pianificatorio prevede di intervenire fin dalle prime fasi, quando si delineano le prime opzioni strategiche, è comunque opportuno e utile una sua applicazione almeno prima dell’approvazione della Variante.” La legge consentiva ancora due mesi per poter apportare le correzioni necessarie per rendere sostenibile e legittima la Variante che - occorre ricordare - consuma 1 milione e 142 mila mq di suolo di cui 500.000 in zona agricola, e fa costruire diffusamente in campagna, in buona parte della collina nord, sui crinali paesaggistici aumentando l’edificabilità fino 15.000-20.000 alloggi, mentre nel 2012 il numero di abitanti è aumentato solo di 70 persone confermando la tendenza dell’ultimo decennio.
L’amministrazione, però, ha scelto un’altra via: quella di fare la VAS sul piano formale, ma nella sostanza di ignorarne i contenuti che invitavano a rivedere la Variante in molte sue parti. Così optando per una operazione di facciata il sindaco ha voluto imporre di portare subito la VAS in Consiglio Comunale! Siccome nella cronaca locale è stato raccontato ben poco di quanto accaduto nell’ultimo, importante. Ci sembra utile riferire nel riquadro alcuni passaggi significativi.
In apertura di seduta, inoltre, abbiamo anche introdotto nella discussione temi prettamente politici:
• Abbiamo invitato il sindaco e la maggioranza a modificare la variante per il bene della città, ancorandola con coerenza agli obiettivi indicati dalla legge che ha istituito la Valutazione Ambientale Strategica, obiettivi imprescindibili se si vuole davvero uno sviluppo sostenibile di Giulianova. Così facendo si sarebbe finalmente potuto avviare un confronto serio sulla moderna idea di città come bene comune.
• Questa novità avrebbe potuto costituire, poi, l’opportunità per il sindaco, di tirarsi fuori dalla evidente contraddizione che lo contraddistingue: ossia l’appartenenza ad una coalizione di centrosinistra - che sulle problematiche dell’ambiente e della gestione del territorio generalmente è più attenta - a fronte di una prassi amministrativa troppo spesso caratterizzata da decisioni che hanno portato a cementificazione, ferite al paesaggio ed ai beni culturali, scarsa o nulla considerazione verso spazi pubblici come le piazze (piazza Dalla Chiesa, piazza Buozzi) e i parchi (Pioppeto, Cannocchiale verde).
Ebbene quello che è stato un invito ad un gesto di coerenza, una sollecitazione che in un normale dibattito politico avrebbe dovuto aprire uno scambio di idee nel merito, ha suscitato, incomprensibilmente, una reazione alterata del sindaco spinta fino all’offesa personale, in ciò spalleggiato dall’intervento del consigliere Di Carlo. Di fronte a questi continui tentativi del sindaco di spostare il confronto dal merito delle proposte al piano degli attacchi alla persona, anche con argomentazioni false, Il Cittadino Governante continuerà, comunque, nella sua azione di proposta costruttiva e di ferma opposizione per limitare i danni inferti alla città da una classe dirigente inadeguata. Lo si vedrà in maniera ancora più chiara nel prossimo consiglio sulla variante, il 5 novembre.

In sintesi il Consiglio Comunale sulla VAS:

• La Giunta ha fatto approvare alla maggioranza il Rapporto Ambientale della VAS redatto dall’Arch. Raulli e ha fatto respingere le Osservazioni di Italia Nostra e del Cittadino Governante volte a valorizzare il rispetto dei principi e delle finalità della Valutazione Ambientale Strategica nell’iter della Variante.
• Il Rapporto Ambientale evidenzia numerosi e sostanziali aspetti da correggere nella Variante.
• Ebbene la legge dice che quando vengono approvati i contenuti del rapporto Ambientale nell’ambito della VAS, occorra poi adeguare la Variante alle indicazioni espresse dal Rapporto Ambientale.
• Queste revisioni della Variante non sono state effettuate e infatti nella Delibera consiliare non viene dichiarato che la Variante è stata adeguata alla VAS.
• Tale anomala procedura, pertanto, è illegittima. Su di essa grava, tra l’altro, la mancanza di distinzione fra l’autorità competente e l’autorità procedente necessaria per garantire la terzietà.
• Nella delibera viene dichiarata conclusa la VAS quando invece essa necessita del Monitoraggio. Tale aspetto, di importanza fondamentale, non viene nemmeno menzionato.
• Dinanzi a queste evidenti irregolarità il gruppo del Cittadino Governante, con intento costruttivo ha presentato tre emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza e dai consiglieri Di Carlo e Cameli.

La stampa locale, come ha raccontato il consiglio comunale sulla VAS?

Una considerazione a parte meritano i giornalisti locali che non solo non hanno fatto comprendere ai cittadini cosa fosse veramente accaduto e quale fosse il cuore del problema (una città più vivibile) ma addirittura due di loro si sono lasciati andare ad una ricostruzione di fantasia, dando una lettura banale del dibattito e favoleggiando di toni forti, di odio personale, di comportamenti scomposti. Quando il  giornalismo non sa o non vuole raccontare il frutto del serio lavoro di controllo e proposta di chi svolge con il dovuto impegno il ruolo di opposizione, difendendo gli interessi della città, rischia di venire meno al suo ruolo. Quando non focalizza i veri motivi del contendere, non spiega i reali punti di contrasto, non dice cosa c’è veramente in gioco, anzi presenta un dibattito consiliare strategico per il destino urbanistico ( e non solo) di Giulianova come un raccontino costruito sui toni e sulle congetture, il giornalismo perde l’occasione di contribuire a ricreare interesse dei cittadini per la politica e, in fondo, per migliorarla.

In consiglio comunale  è anche accaduto

Altre tre cose accadute in consiglio, non rilevate da nessuno, meritano di essere conosciute:

1) Il consigliere Di Carlo ha riferito, candidamente, di essere in conflitto di interessi per quanto concesso dalla Variante all’hotel della sua famiglia. Il Cittadino Governante in più occasioni aveva già rimarcato l’obbligatorietà di palesare con chiarezza eventuali posizioni di conflitto. Ancora una vota il sindaco, i funzionari, e gli altri gruppi consiliari hanno glissato sull’argomento.
2) Il consigliere Crescentini ha votato in maniera difforme rispetto a quanto dichiarato a Radio G dal segretario di SEL Valfrido Di Odoardo e cioè “la Variante andava adeguata alla VAS”.
3) Per la prima volta il consigliere Ragni ha mostrato di apprezzare i contenuti esposti dal Cittadino Governante.
Concludendo: dopo aver perso due consiglieri del PD, ora il sindaco con la sua condotta politico-amministrativa sta mettendo a repentaglio anche l’alleanza con SEL e IdV
? Col premio di maggioranza aveva ottenuto 13 voti in consiglio, ora sono appena 11, potrebbero diventare 10 o 9. Per avere la maggioranza occorrono minimo 11 voti: prossimamente Di Carlo e Cameli entreranno ufficialmente nella maggioranza?



Doppia stangata alle attività produttive

Aumentata di due punti l’IMU agli immobili per le attività economiche

P 28 01Dopo il recente aumento del 30% della TARSU (la tassa sui rifiuti) deciso dall’Amministrazione comunale, ecco la nuova stangata sugli immobili destinati alle attività produttive: l’IMU non sarà dello 0,76% (7,60 per mille) come prevede la legge che disciplina l’IMU ma la Giunta Mastro mauro avvalendosi della possibilità di aumentarla l’ha portata allo 0,96% (9,60 per mille). Non va dimenticato, poi, che già lo scorso anno ci fu il raddoppio della COSAP (tassa di occupazione del suolo pubblico) per tutte le attività commerciali della città. Possibile che in Comune non sappiano che la crisi morde anche a Giulianova? Che l’elenco delle aziende e dei negozi che stanno chiudendo si allunga ogni giorno di più? Che la disoccupazione cresce e che non si intravvedono misure per la creazione di nuovi posti di lavoro? Che nelle famiglie si vivono grossi disagi? I problemi della crisi economica, ovvia mente, non si risolvono solo con decisioni prese a Giulianova ma certamente andrebbero evitate da parte degli amministratori tutte quelle scelte che penalizzano ulteriormente le imprese e le attività commerciali, aggravando ne i problemi e mettendo in forse, con la goccia che fa traboccare il vaso, la loro stessa sopravvivenza. Non sarebbe invece opportuno avviare una riflessione che coinvolga le imprese e tutti gli operatori economici per una strategia efficace sul futuro dell’economia locale che forse proprio per avere un futuro dovrà cominciare a muoversi nel senso della sostenibilità? Ma lo sanno cosa vuol dire parlare di sostenibilità i nostri amministratori? Le decisioni di aver autorizzato la nascita di un nuovo centro commerciale (perché alla fine il risultato sarà quello) nel primo lotto nell’area ex SADAM (l’unico a partire per il momento, il resto, al di là dei proclami, è tutto fermo!); la chiusura del mercato coperto come sede della vendita dei prodotti agricoli locali (che ha costretto gli operatori del mercato delle erbe di piazza Dalla Chiesa a stare all’aperto e senza servizi igienici!); la cementificazione di luoghi di pregio; il grande consumo di suolo che distruggerà terreno fertile e mortificherà il bel paesaggio giuliese, previsto nella Variante al PRG, autorizzano a propendere per il no. Una guida politico-amministrativa colta e innovatrice intuirebbe che se si continua a spianare la strada ai centri commerciali i piccoli negozi soffriranno sempre più, fino alla chiusura, causando oltretutto la distruzione del tessuto sociale e della vita, anche nelle zone centrali. Saprebbe che andrebbe tutelata invece, la rete commerciale al dettaglio esistente, magari rafforzandola con la costituzione di centri commerciali naturali. Avrebbe ben chiaro, inoltre, che l’agricoltura a km. zero, meglio ancora se biologica, è un settore che potrebbe dare, se ben incentivato e favorito, reddito e nuova occupazione. Avrebbe appreso che i fattori decisivi per il successo di una località in campo turistico sono la qualità ambientale e la qualità della vita, cioè bellezze paesaggistiche, beni culturali, arenile ampio, mare e fiumi puliti (e non solo batteriologicamente), verde urbano, piste ciclabili, isole pedonali, iniziative culturali di rilievo. E saprebbe che poi, ovviamente, una volta che il turista ha scelto la meta, diventa molto importante avere anche servizi ricettivi e turistici di qualità per fidelizzarlo. Saprebbe in fatto di economia e sostenibilità molto altro, ma ne parleremo più approfonditamente in altra occasione. Ora torniamo al punto da cui siamo partiti. Il nostro Comune è in grave sofferenza finanziaria e i nostri amministratori, in genere, ne danno la colpa al governo di turno che taglia i trasferimenti agli enti lo cali. In parte questo è vero. Ma è solo una parte della verità. Non dicono invece che: 1) Nelle casse del Comune non entrano tutte le spettanze previste dalla legge (si tratta di svariati milioni di euro non chiesti nel corso del tempo ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose). 2) La spesa galoppa da anni senza controllo particolarmente nella gestione dei rifiuti, anche qui si tratta di milioni di euro. Il Bilancio di un Comune deve essere, però, sempre in pareggio e l’Amministra zione, non ponendo rimedio a quanto sopradetto, oltre a vendersi i gioielli di fa miglia, aumenta le tasse locali!

Ma quanto cemento e quanto asfalto: perchè la VAS non lo dice chiaramente?

Presentate da Italia  Nostra e dal Cittadino Governante le osservazioni per migliorare la Variante al PRG

P 27 01L’urbanistica dovrebbe servire a far vivere meglio i cittadini, tutti, proprietari di terreni o di edifici e non.
Il Piano Regolatore, quindi, non significa semplicisticamente metri quadri da costruire o chilometri da asfaltare ma è l’arte di saper costruire la città pensando al benessere complessivo degli abitanti.
Gli amministratori della cosa pubblica spesso, però, fanno tutt’altro ed il fenomeno della cementificazione in Italia è diventato così preoccupante e devastante che il Presidente Monti ha annunciato un disegno di legge per porvi un freno. Va ricordato, però, che già nel 2001 in ambito europeo è stata emanata una direttiva per la valutazione dell’impatto ambientale di ogni nuovo piano urbanistico la cosiddetta VAS (Valutazione Ambientale Strategica). E’ operativa dal 2007 e in estrema sintesi dice che:
 “E’ obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali”.
La Variante al PRG iniziò il suo iter proprio nel 2007 e non si preoccupò affatto della VAS, anzi furono anticipati i tempi dell’adozione in consiglio comunale proprio per cercare di schivarla.
Il Cittadino Governante chiese di sottoporre a VAS la Variante al PRG di Giulianova ma la maggioranza nel 2009 durante la discussione delle osservazioni in consiglio comunale la respinse. I fatti, come tutti sanno, ci hanno poi dato ragione: la VAS occorreva farla. Risultato: si sono persi finora 5 anni di cui due con la precedente amministrazione e tre con l’attuale. Ma a questo punto è sorto un problema di non poco conto per l’amministrazione comunale: come far andare avanti l’iter di una Variante al PRG che contrasta non poco con i principi e gli obiettivi fondamentali che sono contenuti nella legge che dispone la Valutazione Ambientale Strategica? L’esistenza della non conformità della Variante ai principi della VAS esiste è confermato dai pareri di tutte le autorità sovracomunali che hanno competenza ambientale, dalla SUP (Sezione Urbanistica Provinciale) ed è ammessa, seppur timidamente, dagli stessi redattori della VAS incaricati dalla Giunta. Questo spiega, inequivocabilmente, perchè ci troviamo di fronte a questo continuo tentativo di sfuggire alla VAS. Per garantire la vivibilità dei luoghi urbani, i politici e gli urbanisti dovrebbero guidare lo sviluppo di un territorio consentendo certamente di costruire, ma quello che serve, nei luoghi opportuni e scegliendo di farlo bene.
Riteniamo che la Variante al PRG adottata si muova (tranne rare eccezioni)  in tutt’altra direzione e se verrà approvata definitivamente, senza modifiche sostanziali, riserverà in futuro brutte sorprese alla nostra città. Adducendo la motivazione di procedere a piccoli aggiustamenti per rispondere al bisogno di prima casa di piccoli proprietari (cosa di per sè condivisibile), con la Variante si prevede addirittura di urbanizzare un ulteriore milione di metri quadri di territorio. Ci troviamo di fronte a un notevole consumo di territorio naturale, agricolo e collinare per un’offerta di case, negozi e capannoni enormemente superiore ai bisogni veri.
Va chiarito insomma, una volta per tutte, che la Variante non contiene affatto solo piccoli cambiamenti ma stravolge gravemente il nostro territorio, ferendolo proprio là dove la VAS dovrebbe tutelarlo e cioè nel consumo insensato di suolo, nel paesaggio, nella distruzione della campagna, nella garanzia degli spazi pubblici, nelle infrastrutture per una vera mobilità sostenibile, nella salvaguardia delle peculiarità e delle vocazioni del nostro territorio ai fini di un’economia sostenibile capace di durare nel tempo. Stando ai fatti risulta evidente che il tentativo in atto è quello di eludere la VAS, di svuotarla, riducendola a mero atto formale di facciata. L’iter della VAS finora percorso, non ha prodotto, infatti, alcuna sostanziale modifica dello strumento adottato nel 2007. Ci si aspettava, infatti, un Rapporto Ambientale più rigoroso nell’evidenziare le contraddizioni fra le finalità della VAS e le caratteristiche della Variante, più conseguente nelle conclusioni da trarre, più determinato nell’indicare all’amministrazione le strade alternative da prendere. In mancanza di ciò tutta la procedura rischia di trasformarsi, appunto, in una mera operazione di facciata, fatta giusto perché occorreva farla, ma assolutamente sterile sotto il profilo dei risultati. Ad ogni buon conto la consultazione della cittadinanza (che l’amministrazione non ha affatto sollecitato ma che la legge prevede) consente ancora di correre ai ripari: le associazioni di Italia Nostra e de Il Cittadino Governante hanno presentato argomentate osservazioni. Sarebbe opportuno, quindi, che il Comune nelle persone del dirigente del settore urbanistico, del sindaco, dell’assessore all’urbanistica valutassero compiutamente le osservazioni, le obiezioni e i suggerimenti inoltrati nella fase della consultazione da parte dei cittadini e delle associazioni. Sarebbe, inoltre, opportuno tenere ben presenti anche tutte le considerazioni fatte dalle Autorità ambientali regionali e provinciali i cui pareri tutelano molto bene il futuro sostenibile della nostra città. In tal modo si creerebbe, anche, l’opportunità per tener conto seriamente delle osservazioni e delle prescrizioni effettuate dalla SUP che finora sono state invece sostanzialmente eluse.
Ovviamente, come accade per tutti gli argomenti di rilievo, sarà necessario anche un congruo lavoro della commissione consiliare di urbanistica per conoscere e valutare le osservazioni giunte. Se tutte queste procedure rispettose della partecipazione e della competenza verranno messe in atto sarà sicuramente facilitato il compito di chi dovrà esprimere il parere motivato entro i 90 giorni come previsto dalle norme che, auspichiamo, inserisca in esso dandogli, poi, adeguata pubblicità, la decisione di correggere la Variante negli aspetti che più contraddicono le finalità della legge che ha istituito la VAS e i criteri-cardine delle città sostenibili.

Questo è uno stralcio dall’ampia e argomentata osservazione presentata dal Cittadino Governante per la VAS che si può leggere integralmente sul sito www.ilcittadinogovernante.it:
Paesaggio: Giulianova è bella per la sua prima collina a ridosso del mare, per la sua ampia spiaggia, per i suoi scorci panoramici verso gli orizzonti marini e verso quelli collinari e montani, per essere delimitata da due fiumi, per la sua dolce e fertile campagna, per il suo centro storico, per i suoi beni culturali, per i suoi ampi viali alberati al Lido ed al Paese, per i suoi parchi (Franchi, dell’Annunziata, di Via del Campetto), per il lungomare con le sue pinete antistanti agli alberghi. Tutto questo Giulianova lo deve alla sua natura e alla sua storia. Noi contemporanei nello scrivere la nostra pagina che diventerà parte della storia della città dovremmo stare molto attenti a non farci ricordare come coloro che l’hanno gravemente maltrattata, non rispettando la sua bellezza e nemmeno le future generazioni.

I conti non tornano: l’amministrazione si vende altri gioielli di famiglia

P 25 02Annunciato come un bilancio di svolta, il Bilancio di previsione 2012 si è rivelato, a nostro avviso, insufficiente per quanto riguarda le misure strutturali da adottare al fine rimettere sui giusti binari le finanze locali, e sbagliato quanto a modalità individuate per pareggiare le uscite con le entrate. La spesa che galoppava senza controllo (spesi, in tre anni, oltre 9 milioni di euro in più rispetto ai livelli del 2008), in assenza di tangibili equivalenti miglioramenti per la città, è stata ridotta di soli 458 mila euro, e continua, quindi, a galoppare. Le entrate locali – e qui non c’entrano nulla i tagli del governo che pur ci sono stati - continuano ad essere notevolmente inferiori (si tratta di numerosi milioni di euro non chiesti nel corso del tempo ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose) rispetto a quelle che la legge prevederebbe. Risultato? Mancavano oltre tre milioni di euro per pareggiare la spesa. Come si è raggiunto, quindi, il pareggio di bilancio? Ancora una volta si è fatto ricorso alle alienazioni di beni pubblici: saranno venduti terreni nella zona nord e in via Cupa destinati al verde urbano, alle scuole ed agli impianti sportivi pubblici. Va evidenziato, inoltre, che: in un momento di grave crisi economica è stata aumentata del 30% la TARSU alle attività produttive; l’IMU sarà portata al 10,60 ‰ per le seconde case (e se invece di far pagare di più quelli che già pagano ci si impegnasse, più equamente, a far pagare coloro che invece pagano per la seconda casa l‘aliquota della prima?); le rette degli asili nido sono cresciute di 30 euro al mese; è stato confermato il raddoppio della COSAP (tassa di occupazione di suolo pubblico) fatto nel 2011. In Italia tutti i comuni hanno difficoltà di bilancio sottoposti come sono a continui nuovi tagli ma ad aggravare la situazione finanziaria del nostro comune sono soprattutto i conti fuori controllo causati da anni di pessima gestione delle entrate e delle uscite comunali da parte degli amministratori a partire dal milionario sperpero presente in tante voci della spesa comunale dove spicca, fra le altre, la costosissima gestione dei rifiuti (un quarto della spesa corrente che è di circa 23 milioni di euro) costantemente in crescita nonostante il fruttuoso impegno dei cittadini nella raccolta differenziata. Ovunque, questa pratica virtuosa, nel giro di pochi anni, porta a cospicue riduzioni della spesa grazie ai minori conferimenti in discarica e al riciclo dei rifiuti che diventano risorse come abbiamo dimostrato lo scorso anno invitando la direttrice del centro di Vedelago; qui, purtroppo, a causa del malgoverno accade il contrario e i cittadini invece di essere premiati per il loro impegno si vedono aumentare la tassa sui rifiuti.
Il compito di rimettere sui giusti binari il Bilancio comunale, lo riconosciamo, al punto in cui le cose sono state irresponsabilmente portate è senz’altro difficile e impegnativo, ma per raggiungere il pareggio di bilancio altre scelte erano possibili rispetto alle strade seguite dall’amministrazione.
In termini costruttivi abbiamo dettagliatamente illustrato in Consiglio Comunale le misure strutturali da adottare con analisi e proposte precise, tese a tutelare meglio la città ed i cittadini e a riqualificare la spesa. Come al solito sono state respinte. Vi invitiamo a conoscerle visitando il sito ilcittadinogovernante.it. Qui vorremmo ricordare l’emendamento che abbiamo presentato proprio per scongiurare la vendita delle aree pubbliche. La legge per tre anni, a partire da quest’anno, premia i comuni che collaborano attivamente con l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione. Basterebbe individuare 500 seconde case che attualmente risultano prime case per introitare almeno 3-4 milioni di euro (ma stime realistiche parlano di molto di più) e per ampliare in maniera duratura il gettito IMU derivante dalla seconda casa, cosa che potrebbe evitare di portare al massimo l’aliquota prevista. La maggioranza, pur in evidente imbarazzo, non ha accettato la proposta!

VAS: alla faccia della trasparenza e della partecipazione!

P 38 01I Giuliesi non sanno che dal 18 luglio avevano l’ultima possibilità di poter dire la propria sulla Variante al PRG per difendere il paesaggio, la campagna, la collina, la qualità urbana e la vivibilità. Nessuno li ha informati del diritto di poter proporre, entro 60 giorni da quella data, contributi e osservazioni mentre la legge dispone che la VAS, la valutazione dell’impatto ambientale della Variante, venga portata a conoscenza di tutti i cittadini e di tutte le associazioni per sollecitarne la partecipazione. E’ annunciata, solo ora, per il 29 agosto, a pochi giorni dalla scadenza dei termini, la presentazione dei contenuti del Rapporto Ambientale, un documento voluminoso e complesso. Troppo tardi. La VAS ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e chiede che i piani regolatori, nel fare ciò, siano coerenti con la concezione dello sviluppo sostenibile. La Variante in corso disattende ampiamente queste civili e moderne indicazioni e ciò è stato affermato a chiare lettere anche dalla SUP (la sezione urbanistica della Provincia) che ha invitato a rivedere la Variante in maniera significativa sia quantitativamente che qualitativamente. Recentemente in commissione urbanistica la redattrice della VAS ha detto che a questo punto il nuovo piano regolatore è in una fase troppo avanzata per poter recepire i principi fondamentali della legge che ha istituito la VAS e quindi ha lasciato immaginare che non ci saranno modifiche sostanziali nell’impianto della Variante. Quindi la procedura VAS alla fine si risolverà in un’inutile operazione di facciata con la beffa della lievitazione dei costi per il pagamento dei tecnici. L’unica chance per la città poteva offrirla la fase della consultazione dei cittadini e delle associazioni culturali e ambientaliste ma come abbiamo spiegato sopra è stata accuratamente resa sterile evitando di informare per tempo sull’argomento la cittadinanza, e di stimolarne la partecipazione.
Il Cittadino Governante ha sempre sostenuto che la Variante doveva procedere sin dal primo momento di pari passo con la VAS per farla nel miglior modo possibile. Non ci fu dato ascolto. Proponemmo, poi, un’osservazione in tal senso ma fu bocciata dall’amministrazione nel 2009. Gli enti sovra comunali però in seguito ci hanno dato ragione e la VAS si è dovuta fare ma i comportamenti dell’amministrazione parlano chiaro: stanno facendo di tutto per lasciare le cose come stanno e per svuotare di significato l’importante procedura. Conferma la presa in giro dei cittadini anche l’annuncio che il consiglio comunale si terrà appena dieci giorni dopo la chiusura dei termini per la consegna delle osservazioni. Come dire: saranno tutte bocciate, forse non saranno nemmeno lette. E dire che la legge prevede 90 giorni, da quel momento, per interloquire con cittadini, associazioni ed enti competenti in materiale ambientale e paesaggistica e recepirne i contributi migliorativi.
Naturalmente noi come al solito faremo la nostra parte a difesa della nostra città consegnando proposte costruttive così come abbiamo fatto nella fase delle osservazioni tra il 2007 ed il 2009. Sarà importante, però, che tutti i cittadini e le associazioni cerchino, seppur in extremis, di fare altrettanto. Ci rivolgiamo in particolare a Italia Nostra, a WWF, a Legambiente e al Comitato difesa dei Beni Comuni abruzzesi.

Per cambiare occorre sapere

P 22 01A Giulianova ci sono aspetti della vita cittadina, di importanza cruciale per la collettività, che non vengono raccontati all’opinione pubblica.
Anche questo può far soffrire la nostra democrazia. E’ auspicabile che vi si ponga rimedio. Il Cittadino Governante sostiene GiuliaViva proprio per dare un contributo in tale direzione.
Torniamo, però, all’affermazione di partenza, con qualche esempio. Più volte, nei giorni scorsi, abbiamo appreso dall’informazione locale notizie riguardanti il Bilancio, la TARSU, il CIRSU, gli LSU, la Variante e la VAS.
Bene, cari lettori, avete letto o ascoltato da qualche parte quello che stiamo per dirvi?
• Il Bilancio comunale è in grave difficoltà non solo e non tanto per i tagli del governo, quanto, soprattutto, perchè nel corso degli anni gli amministratori, sul fronte delle entrate, non si sono preoccupati di ottenere tutte le spettanze previste dalle leggi e, sul fronte della spesa, hanno prodotto uno spreco intollerabile di denaro pubblico.
• Dopo reiterati e costosissimi affidamenti diretti finalmente è stata predisposta una gara per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti. Abbiamo scoperto, però, che la base d’asta sarà di molto superiore (oltre un milione di euro) ai costi medi che si hanno in altri comuni costieri e che nel corso dei cinque anni della durata dell’affidamento non ci sarà, come sarebbe lecito attendersi, una progressiva riduzione dei costi. Ma le gare non si fanno per spendere meno?
• Abbiamo saputo che la TARSU delle attività economiche verrà aumentata del 30% perché la spesa per i rifiuti continua a crescere: Non è un paradosso che, nonostante i buoni risultati della raccolta differenziata ottenuti grazie all’impegno dei cittadini, la gestione dei rifiuti costi ogni anno sempre di più? Ovunque, nei paesi civili e seri, i rifiuti non sono più un problema ma una risorsa che genera profitti ed occupazione, facendo progressivamente spendere sempre meno ai comuni grazie alla raccolta differenziata ed al riciclo; qui da noi no, questo non accade e, invece della meritata riduzione, avremo invece una bella stangata! Naturalmente la spiegazione c’è ed è nello sperpero (ricordate il milione di euro e più per lo spiaggiato del 2011?) e, più in generale, nella gestione fallimentare (fortemente divoratrice di denaro pubblico) di CIRSU e SOGESA.
• Il sindaco ha gridato ai quattro venti che era pronto a pagare di tasca propria (con la collaborazione di tutti i consiglieri comunali, però!) la proroga illegittima alle lavoratrici precarie che lavorano da 16 anni col comune. Non è stato detto, invece, che le soluzioni legittime per la loro stabilizzazione si potevano trovare in precedenza e per tempo. Non è stato fatto. E non è stato neanche detto che, ancora adesso, altre strade legittime e concrete potrebbero essere percorse per evitare il licenziamento delle lavoratrici. I nostri amministratori, però, preferiscono spendere di più assumendo, oltre i limiti consentiti dalla legge, tramite l’agenzia di lavoro interinale con costi mediamente superiori del 30 %.
• Il Messaggero ha titolato “approvata la VAS, a settembre il nuovo PRG sarà operativo”. Non è vero. Il sindaco fissò per gennaio scorso il consiglio sulla Variante al PRG per controdedurre le prescrizioni della SUP; noi dicemmo che occorreva completare l’iter della VAS prima di riportare in consiglio la Variante. Ci fu risposto di no, però quel consiglio non si è mai tenuto. Si terrà in autunno (forse) dopo la conclusione della procedura della VAS (che deve essere ancora approvata). Ma non sarà l’atto conclusivo! Andrebbe fatto sapere, invece, ai cittadini e alle associazioni culturali e ambientaliste che con la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) hanno una grande opportunità per correggere, presentando osservazioni, una Variante molto dannosa per Giulianova, cosa messa in luce anche dagli uffici urbanistici della Provincia con severe e legittime prescrizioni. Nel frattempo, comunque, sono passati tre anni dall’insediamento di un’amministrazione che fece scrivere che avrebbe approvato la Variante in 100 giorni! Ma le veline del “Palazzo” questo non lo dicono.

L’incomprensibile Italia dei Valori di Giulianova

P 21 02Ha dell’incredibile quello che è successo. Nell’IdV giuliese esistevano due anime, una più coerente con i principi del partito di Di Pietro, una minoritaria molto più interessata a gestire, comunque, il potere. La prima anima ha vinto il congresso cittadino, ha espresso un assessore di livello (Margherita Trifoni, cacciata dal sindaco in pieno consiglio comunale), ha avuto il coraggio di esprimere critiche motivate all’interno della maggioranza fino a proporre la fuoruscita da essa; la seconda espressa in Comune dall’ass. Ranalli e dal consigliere Ragni sempre allineati a Mastromauro. Bene, il segretario regionale Mascitelli  che aveva detto a Giulianova azzeriamo incarichi e funzioni, alla fine non ha fatto nemmeno questo e dire che, tra l’altro, quell’annuncio aveva sorpreso non poco, perché è incredibile che si delegittimi in questo modo la direzione locale del partito che aveva vinto il congresso e che si sforzava di tradurre con coerenza a livello locale le linee nazionali. Quindi, via chi aveva vinto il congresso (in realtà oltre 40 esponenti si sono dimessi spontaneamente dal partito), via l’ass. Ranalli (che però pare non voglia lasciare la poltrona), resta, invece, inaspettatamente il consigliere Ragni, artefice, tra l’altro, di comportamenti inqualificabili nell’aula consiliare e in consiglio comunale. Incomprensibile. Alla luce del fatto che per far entrare Ragni dopo la scomparsa del compianto Vincenzo Santuomo, fu chiesta la rinuncia a entrare in consiglio al primo dei non eletti, Giancarlo Cartone, come mai non si è completato l’azzeramento con la richiesta delle dimissioni a Ragni? Forse perché sarebbe entrata in consiglio la brava e autonoma Margherita Trifoni? Beh, se è così l’IdV, a Giulianova, non rappresenta assolutamente il rinnovamento della politica e merita di avere ancora meno consensi della volta scorsa quando ebbe uno scarsissimo risultato alle comunali.

La democrazia non si interrompe tra un’elezione e l’altra

P 21 01A Giulianova, a nostro parere, le scelte che si vanno effettuando sul personale e sui dirigenti in particolare portano alla conclusione che il sindaco e la giunta vogliono dirigenti subordinati alle loro volontà anche nel momento della gestione che dovrebbe, invece, essere svolta in piena autonomia e nel rispetto delle leggi e delle competenze professionali. Insomma gli amministratori non sono impegnati a creare una macchina amministrativa, sempre più efficiente, competente ed autonoma, al servizio della collettività, ma danno l’impressione di volere meri esecutori delle loro volontà, spesso allergiche al rispetto delle regole della pubblica amministrazione e indifferenti ai frutti della competenza.
Qui, in sostanza, più che governare, si vuole comandare e lo si impone anche forzando le regole. Non si vogliono intralci, tra il personale, nell’attuazione dei propri disegni così come non si gradisce che l’opposizione, in particolare quella del Cittadino Governante, si immischi: per costoro avanzare critiche ficcanti e proposte ben argomentate significa alzare i toni e creare tensione nel dibattito consiliare. Davvero sconcertante! Chi segue i consigli comunali - quando vengono fatti ascoltare - sa bene chi avvelena continuamente il clima nelle istituzioni giuliesi (le prove sono nelle registrazioni dei consigli presenti sul sito ilcittadinogovernante.it e nei comunicati che provengono da “palazzo”). Insomma il manovratore non vuole essere disturbato. A Giulianova, purtroppo, “mala tempora currunt” e si fa sempre più fatica a partecipare ai lavori consiliari per i bassi  livelli che gli vengono fatti toccare e che personalmente non ho mai riscontrato, in passato, negli altri mandati.
Gustavo Zagrebelsky ha affermato, parlando di “democrazia monitorata”, che tra una elezione e l’altra, in democrazia, chi ha la delega del potere va controllato. Nelle democrazie normali la prima forma di controllo non è data né dai magistrati né dai giornalisti ma dall’opposizione, poi su ciò che emerge è importante il ruolo dell’informazione ed, eventualmente, della giustizia. Il consiglio comunale non ratifica a scatola chiusa ma prima di votare deve conoscere, riflettere, criticare, proporre, diffondere concetti e ragionamenti nella comunità amministrata. A Giulianova dove in questa fase c’è una democrazia malata tutto questo non può accadere. Il sindaco, con la sua giunta, non sopporta le critiche e teme gli avversari preparati e documentati. Cerca, per questo, di restringere gli spazi democratici (aveva perfino provato a modificare il regolamento per ridurre all’osso la possibilità di parlare in consiglio) con ogni espediente possibile, condizionando il presidente del consiglio comunale. Glissa sulle problematiche imbarazzanti o scottanti, enfatizza cose marginali o scontate, si rifugia in argomentazioni improprie o irrilevanti, reagisce con parole forti e sprezzanti, bollando come offese le critiche fondate e motivate e come toni accesi la passione civile e l’indignazione che non può non esprimersi di fronte a ripetuti atti di grave malgoverno. Non ammette mai un errore, non arretra mai di un passo, anche di fronte all’evidenza e pur di resistere sul piano dialettico lo fa ricorrendo alle inesattezze e perfino alla menzogna. Non accoglie mai una proposta, anche quando nel resto della maggioranza si coglie una disponibilità al dialogo. Unisce a questo atteggiamento, oggettivamente provocatorio, il lodarsi costantemente da solo e, tramite il suo staff pagato da noi cittadini, inonda quotidianamente di veline trionfalistiche la città e le redazioni dei mezzi di informazione. Blandisce gli avversari più accomodanti, offre strapuntini, vantaggi e qualcuno si accomoda. Fronteggia così, per il momento, le continue defezioni e l’indebolimento politico di una maggioranza che fa sempre più fatica a sopportare questo atteggiamento di arroganza senza qualità e di sfida continua che sta avvelenando sempre più il clima nella vita pubblica giuliese. Nel frattempo, però, tutto ciò sta precipitando la nostra bella città su una china di declino irreversibile. Per fortuna la democrazia ha i suoi antidoti e questo disegno autoritario e proprietario della cosa pubblica può essere contestato e sconfitto. E’ quello che stiamo cercando di fare da tempo con la nostra attività in città e in consiglio comunale. Nei prossimi giorni, ad esempio, ci saranno iniziative sulla scandalosa riorganizzazione delle aree e dei dirigenti comunali.

I soldi del Pioppeto vanno conservati per pagare parco Franchi

È provato che nel 2007 non occorreva vendere il Pioppeto. Gli impegni presi con i cittadini però vanno mantenuti. Un altro Bilancio è possibile.

IP 20 01n occasione della discussione sul consuntivo del Bilancio comunale del 2011 è emerso inaspettatamente un avanzo di circa 3,4 milioni. Nel chiedere spiegazioni abbiamo appreso che 2 milioni provenivano dai fondi accantonati con la vendita del Pioppeto e della scuola Acquaviva, per il pagamento dell’esproprio del parco Franchi. In sintesi: l’amministrazione comunale ha dato disposizione, con una delibera di Giunta, di rendere disponibili quei 2 milioni affermando che il debito residuo derivante dagli espropri era da considerare sovrastimato.
Tale affermazione non è suffragata da nessuna prova in quanto la sentenza per il parco Franchi non è stata ancora emessa. Semmai è da chiedersi se i circa 3,5 milioni rimasti (derivanti dalle alienazioni) saranno sufficienti. Le nostre obiezioni in Commissione Bilancio hanno indotto il neo assessore Vanni a presentare un emendamento in Consiglio Comunale per vincolare i 2 milioni al fine del mantenimento degli equilibri di Bilancio. Riteniamo che ciò non sia sufficiente e ne spieghiamo i motivi. Ai cittadini, quando sono stati privati dei loro gioielli di famiglia - nel Pioppeto doveva nascere un parco con all’interno la nuova piscina comunale, liberando spazio nel Centro sportivo esistente e invece…- è stato detto che quegli introiti sarebbero serviti per pagare i debiti derivanti dagli espropri, fra cui il parco Franchi che è ancora pendente. Da quel momento, correttamente, sono stati depositati in un capitolo di bilancio disponibili per questo uso e, secondo noi, responsabilmente, lì devono tornare se non si vogliono prendere in giro i cittadini. Infatti, se è già grave sacrificare un’area pubblica (destinata a verde attrezzato) per acquistare un parco, ancor più grave è venderla per pagarci i debiti di una fallimentare gestione dei rifiuti o per far fronte ad un’eccessiva spesa corrente causata dallo sperpero. I cittadini trovano già incredibile perdere un bene pubblico per averne in cambio un altro, ma certamente non possono accettare di doverlo perdere per poi mandare in fumo il ricavato senza contropartita alcuna per il patrimonio pubblico.
Questa operazione amministrativa non va fatta, altrimenti quando arriva il momento di pagare parco Franchi cosa si fa? Ci vendiamo Piazza Dalla Chiesa o il Belvedere? Se il Bilancio comunale è in difficoltà la responsabilità è dell’amministrazione che da anni fa scelte sbagliate sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite: adesso per far quadrare i conti occorre trovare altre strade, perché ce ne sono. Noi del Cittadino Governante le stiamo indicando da tempo in Consiglio Comunale. Ne ricordiamo solo qualcuna: ottenere, in urbanistica, tutti gli introiti previsti dalla legge (ad esempio i milioni di euro previsti dal PRUSST dell’ex SADAM); recuperare i 300.000 euro annui sperperati nella privatizzazione del trasporto scolastico e nel servizio navette; risparmiare qualche milione all’anno nella gestione dei rifiuti (spendere meno per la raccolta differenziata, far funzionare l’Ecocentro di Colleranesco, rimettere in funzione il polo tecnologico pubblico di Grasciano per non pagare ingenti somme agli impianti privati per il trattamento dei rifiuti, farsi pagare i rifiuti differenziati dalle filiere del riciclo, conferire sempre meno in discarica); recuperare introiti con la lotta all’elusione sulla seconda casa; evitare lo sperpero come quello fatto per lo spiaggiato, per la pista ciclabile di Via Nievo, per il cosiddetto semaforo intelligente (?) di Piazza della Libertà o per traslare tutta la segnaletica dei parcheggi a ridosso della carreggiata sul lungomare monumentale o per i cordoli con l’erba finta in piazza Dalmazia. E si potrebbe continuare a riprova del fatto che un altro Bilancio comunale è possibile. Ci aspettiamo dal neo assessore al Bilancio un radicale cambio nelle scelte amministrative, altrimenti è meglio lasciar perdere e tornare al voto.
E’ possibile continuare a penalizzare in questo modo i beni comuni e i cittadini a Giulianova?

Il palcoscenico della politica giuliese

PDV 19 01Mentre le recenti elezioni suggellavano la sconfitta della politica e della democrazia rappresentativa con un tasso di assenteismo, ai ballottaggi, di un cittadino su due, il Consiglio Comunale di Giulianova celebrava la già operante fusione tra centro-destra e centro-sinistra con l’entrata ufficiale di Cameli padre, dopo Cameli figlia, nella variopinta e mutevole maggioranza Mastromauro. Un sindaco che, come un “padre-padrone”, fagocita assessori, consiglieri e dirigenti amministrativi, ma al tempo stesso ammicca e lusinga persino il suo antagonista: siamo alla quarta Giunta “dei 100 candidati-talenti” in meno di tre anni, segno di chiare difficoltà ed inefficienze.
Sconcertata l’opinione pubblica al pari dell’elettorato tradito, che scopre essere stata una farsa l’accesa campagna elettorale del 2009, una presa in giro le diversità dei programmi elettorali, una finzione la distinzione tra i due grandi raggruppamenti capeggiati da Pd e Pdl. Se fino a qualche anno fa Cameli-Di Carlo-Mastromauro si contrapponevano tra querele e diffamazioni, (“egli è vittima del proprio io e del proprio presidenzialismo” dichiarava Cameli a proposito di Mastromauro che ribatteva appellandolo “giurassico”) d’improvviso e come per magia, oggi sono a braccetto, “è vero, Mimì?”, a consentire oscuri trasformismi e insani trasversalismi.
Litigi e smascheramenti nella coalizione di centro-sinistra: assessore Idv Margherita Trifoni estromessa, segretario Pd Albert Pepe fuoriuscito, consigliere Idv Santuomo che passa all’opposizione, consiglieri Sacconi-Maddaloni-Ciafardoni allontanatisi dal Pd, assessore Mastrilli dimissionario, Idv che diffida i propri rappresentanti in Giunta e in maggioranza, consigliere Cartone che lascia il Pd, assessore Ruffini silurato. Dall’altro lato, urla ed accuse in casa Pdl con nuovi gruppi poi sciolti, rientri in partito, scissioni ed indipendentismi: Antelli, Di Carlo, Ciccocelli, Cameli che, uniti in periodo di elezioni, non si accordano più su nulla; proviamo a immaginare se avessero governato.
La risposta a tali deficienze da parte del Sindaco è l’invenzione di una nuova preponderanza con l’Udc che non ha eletto rappresentanti, ma che oggi si ritrova con un assessore ed un consigliere.
Il dott. Cameli è stato scelto dagli elettori quale capo dell’opposizione di centro-destra, ma ora che questa coalizione  non esiste più, per onestà intellettuale, sarebbe più logico che si dimettesse. Ed invece assistiamo al collaborazionismo del trio Cameli-Di Carlo-Cameli con una maggioranza Mastromauro fantoccio: un imbarazzato appoggio fatto, occasionalmente, ora di astensionismo, ora di sostegno esplicito. Ci si chiede cosa spinga persone rispettabili e stimate ad esporsi ad insinuazioni e pesanti umiliazioni: un mercanteggiamento di ruoli, di visibilità, di incarichi pubblici che ancor di più allontana i cittadini e sfiducia l’agire politico. Paradossalmente la politica ha sviluppato i suoi anticorpi divenendo cupa e autoreferenziale, ingannando gran parte degli elettori dai sani principi e dalle grandi aspettative, lasciando ad ognuno un lacerante conflitto tra dimensione privata e vocazione pubblica; persa così la parte più incline al bene comune, resta l’altra che può essere compiaciuta da una gestione clientelare del patrimonio di una collettività.
Il responso della politica tradizionale è l’affermazione di un forte personalismo nei partiti assieme ad un grave crollo della cultura politica che causa una mancanza degli strumenti necessari al buon governo; “per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia partecipata che esce dal palazzo ed entra nella cultura della gente” (P. Ginsburg, La democrazia che non c’è).
Rinnegare la politica, e cioè la nostra componente pubblica, equivale a deporre le armi permettendo così un impunito saccheggio.

Il mondo alla rovescia

Dove si dice no al paesaggio, no ai parchi e alle riserve naturali, no alla meritocrazia, no ai rifiuti zero.

Nei giorni scorsi sui mezzi d’informazione locali hanno tenuto banco alcuni importanti temi quali l’area ex Migliori Longari, il modello Vedelago, la riserva del Borsacchio; di un altro, pur esso molto importante, non si è avuta notizia e cioè le scelte della giunta Mastromauro in merito ai dirigenti del Comune. Affinché i cittadini abbiano il quadro completo in merito ai suddetti argomenti ne parliamo focalizzando aspetti non emersi:
Area ex Migliori Longari.
P 18 01L’aspetto fondamentale è il seguente: l’iter urbanistico della variante specifica per l’area in questione si concluse in Consiglio Comunale (dopo l’osservazione del Cittadino Governante e di Italia Nostra e le prescrizioni di Regione e Provincia) stabilendo nel PRG, in maniera chiara ed inequivocabile, che solo la metà est dell’intero lotto poteva essere edificato. Le autorizzazioni comunali successive hanno invece violato quelle norme del PRG consentendo la costruzione di circa il 50% dei volumi in abuso edilizio (circa 20 appartamenti su 40). Noi de Il Cittadino Governante siamo convinti che la magistratura accerterà la verità dei fatti e renderà giustizia alla città di Giulianova gravemente offesa nel paesaggio in uno dei più importanti tra i suoi scorci panoramici.
Modello Vedelago.
P 18 02L’assessore regionale all’ambiente Di Dalmazio ed il sindaco di Teramo Brucchi hanno finalmente annunciato che anche nel teramano si seguirà il modello Vedelago per i rifiuti indifferenziati. Se veramente accadrà e se si farà a meno, in prospettiva, di inceneritori e discariche sarà un fatto di grande rilievo verso l’obiettivo Rifiuti Zero. Noi vorremmo solamente ricordare che, comunque, finora si è perso troppo tempo con costi eccessivi per i cittadini e per l’ambiente. Proponiamo questa strada da lunga data e oltre un anno fa al Kursaal abbiamo invitato a illustrare il modello Vedelago proprio l’artefice principale e cioè Carla Poli, ideatrice e titolare dell’impianto in Veneto. Purtroppo finora né l’amministrazione comunale, né il CIRSU (di cui il nostro Comune fa parte) hanno recepito tali moderne e sostenibili (in termini finanziari ed ambientali) indicazioni con gravi ripercussioni sul Bilancio comunale.
Terremoto tra i dirigenti comunali.
Abbiamo appreso che l’amministrazione comunale ha accorpato la Terza e la Quarta Area della compagine amministrativa del Comune prevedendo un unico dirigente, mentre in precedenza erano due. Riteniamo inopportuna questa scelta, in quanto ricondurre ad un’unica direzione funzioni delicate e complesse quali l’Urbanistica, il Demanio, la Gestione dei Rifiuti, i Lavori Pubblici, la Manutenzione e la Viabilità significa creare le condizioni per un sovraccarico di compiti nella stessa persona che non può non ripercuotersi sull’efficienza e sulla qualità dell’azione amministrativa. Perché questa illogica decisione? Qual è la motivazione? Vanno invece in senso contrario le recentissime due delibere che smembrano un settore il cui dirigente è stato, a ragione, ripetutamente lodato. Infatti verrà sdoppiata la prima Area (Finanze, Tributi e Affari Istituzionali) con conseguenti inspiegabili cambi e arrivi di ulteriori dirigenti, cosa che comporterà, tra l’altro, un aggravio dei costi. Essendo noto a tutto il Consiglio Comunale il valore ed i meriti del dirigente in questione ci chiediamo: Quali sono i motivi veri che hanno spinto l’amministrazione ad adottare tali incomprensibili e contraddittorie decisioni? La buona amministrazione è frutto anche di una razionale e qualificata impostazione della macchina amministrativa, a partire dai dirigenti. Torneremo, ovviamente, a parlarne.
Riserva del Borsacchio
P 18 03Il sindaco che parla sempre di bandiera blu e vele blu si è rallegrato per l’esclusione di Giulianova dalla riserva naturale! E già questa sarebbe una notizia.
Ma ai cittadini e in particolare a quelli dell’Annunziata occorre rivelare il motivo per cui il sindaco si è alleato col centrodestra a livello locale e a livello regionale per riperimetrare l’area della riserva. Il Contratto di Quartiere dell’Annunziata voluto dal sindaco Cameli (col voto favorevole di Mastromauro, capogruppo dell’opposizione), presentato come riqualificazione della 167, prevede anche molto cemento: una parte già fa bella mostra di sé sul lungomare. Il resto della cementificazione doveva realizzarsi su una pineta trentennale, davanti all’asilo nido. La giusta protesta degli abitanti del quartiere ha bloccato tale scempio. I politici hanno quindi escogitato la delocalizzazione degli edifici, leggermente più a sud ma in un ambito che non lo consentiva perchè ricompreso nella riserva del Borsacchio. Le classi dirigenti giuliesi, rosetane e teramane non hanno voluto accogliere la soluzione più idonea a tutelare la riserva naturale e a consentire la delocalizzazione. Era stata autorevolmente indicata da più parti ma alla fine hanno optato per la cementificazione di aree di pregio naturalistico in territorio rosetano e per l’esclusione di Giulianova dalla riserva.
Ma cosa accadrà ora? Gli edifici consentiti dal Contratto di Quartiere, per un totale di 2000 mq. (circa 25 appartamenti), verranno realizzati in quella parte del parco dell’Annunziata dove erano previsti gli orti urbani; inoltre l’edificio del Teleriscaldamento (di circa 14 m.x 13 m. e alto 3,50 m.) andrà a posizionarsi, nella porzione più ad ovest del parco dell’Annunziata, di fronte alle unifamiliari. Di cosa dovrebbero rallegrarsi quindi gli abitanti del quartiere? Di altro cemento in mezzo al verde e del rumore della centrale termica del teleriscaldamento a due passi dalle abitazioni?

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