Martedì, Giugno 27, 2017

 

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Il consiglio è andato così, in verità

p 37 1Del consiglio comunale del 23 gennaio andrebbe detto anche questo:
Il presidente del Consiglio comunale Di Giacinto deve essere super partes. È stato evidenziato che non si è ancora tenuto il consiglio comunale sul fallimento di SOGESA, proposta del Cittadino Governante approvata all’unanimità nella seduta del 18.04.12. Un imbarazzato Di Giacinto ha dovuto riconoscere la sua inadempienza. Farà il suo dovere almeno adesso che sul caso SOGESA si sta muovendo anche la Prefettura, invece di continuare a censurare le proposte istituzionali del gruppo consiliare del Cittadino Governante?
Regolamento dei controlli interni sull’attività amministrativa e contabile. È stata accolta la proposta del nostro gruppo di far avere le relazioni periodiche degli organismi di controllo anche a tutti i consiglieri. D’altra parte il lavoro di proposta e di controllo dei consiglieri, ed in particolare di quelli di opposizione, si può svolgere bene solo con la conoscenza piena e tempestiva. E poi, si sa, una buona opposizione rende più compiuta la democrazia e aiuta a governare meglio.
Regolamento sulla Trasparenza. Sono state affacciate dal Cittadino Governante due proposte migliorative: 1) Inserire sul sito del Comune, all’inizio del mandato, le dichiarazioni di ogni candidato-sindaco riguardanti l’entità delle spese elettorali e le fonti di finanziamento. 2) Rendere note sul sito comunale le assunzioni del personale che man mano vengono fatte (procedure, mansioni, tipo di contratto). Le due proposte che dovrebbero interessare chiunque immagini il Comune come una casa di vetro sono state accolte dall’indifferenza sia tra i banchi della maggioranza, Giunta compresa, che tra quelli degli altri consiglieri di opposizione.
Dimissioni dell’assessore Forcellese. Sulla richiesta formulata da Progresso Giuliese il nostro gruppo ha preannunciato, inizialmente, un voto di astensione. Pur condividendo il giudizio negativo sull’operato dell’amministratore non ci sembrava la cosa più ragionevole, ad un anno dalla scadenza del mandato, farne il capro espiatorio (vanificando anche quel po’ di esperienza acquisita) di una Giunta che, complessivamente, da tempo governa male la nostra città. Nel corso del dibattito le repliche dell’assessore Forcellese e del sindaco Mastromauro, invece che mantenersi sul piano politico-amministrativo sono andate, scompostamente, sul personale. Il sindaco a Francioni: “Restituisca il marciapiede davanti a casa sua! Altrimenti ricorro all’esproprio!”. Al consigliere Francioni, che ha dichiarato di essere proprietario di quelle particelle, un sindaco avrebbe dovuto chiedere cortesemente, senz’altro in un altro momento, di rendersi disponibile, per senso civico, all’individuazione di una soluzione per il problema del marciapiede effettivamente esistente. L’assessore Forcellese al sottoscritto: “Lei che è qui in consiglio dal ’75, avrà commesso qualche errore”. Intanto non è vero che io sono in consiglio da 37 anni (e comunque quale sarebbe la colpa per un eletto?) e poi o si addebitano fatti precisi altrimenti si tace. Continua l’assessore: “La responsabilità delle strette strade di Via del Campetto e dintorni e dell’ubicazione della scuola di Via Gobelli non è anche sua?”. Colpisce che un amministratore non conosca la storia amministrativa recente della città: quell’impianto urbanistico c’era già, semmai per quel quartiere il sottoscritto ha contribuito, negli anni ’90, a far ottenere gratuitamente, con scelte urbanistiche oculate, il parco di via del Campetto. Visto che nessuno di coloro che hanno scritto sull’episodio ha riferito correttamente cosa è stato effettivamente detto, per chiarezza (verificabile sul sito www.ilcittadinogovernante.it) vorrei precisare quanto segue: il nostro gruppo consiliare ha deciso di passare dall’astensione al voto favorevole alla richiesta di dimissioni perché sindaco ed assessore sono scivolati, penosamente, sul terreno dell’attacco alle persone, offendendo e ricorrendo persino alle falsità. Pertanto chi non è grado di rimanere nel perimetro del dibattito politico, anche acceso, è bene che si dimetta dalle istituzioni.
Tutti questi passaggi dell’ultimo dibattito consiliare, non rintracciabili nell’informazione locale (anzi talvolta persino stravolti nel loro significato), a noi non paiono cose fumose o comportamenti che fanno perdere tempo come vanno ripetendo alcuni consiglieri e qualche cronista locale. Ben altri sono i problemi, dicono costoro, invitando a parlare dei problemi economici e della disoccupazione. Bene, allora rispondano a queste domande. Parlare delle cause del fallimento di SOGESA, come da mesi richiede, invano, Il Cittadino Governante, non vorrebbe forse dire finalmente mettere il dito nella piaga dello sperpero milionario del denaro pubblico nella gestione dei rifiuti per tentare di venirne a capo? E, conseguentemente, non significherebbe individuare le strade per ridare il lavoro a tutti i dipendenti ex SOGESA? E per ridurre l’IMU e la TARSU (aumentate a Giulianova in maniera insostenibile per le attività economiche, proprio per i costi esorbitanti del settore dei rifiuti)? Più delle chiacchiere generiche all’economia giova che i politici sappiano dove mettere le mani. E sono tanti i momenti consiliari che lo insegnano..

Cronaca di un fallimento annunciato?

p 35 01Sappiamo delle difficoltà in cui si dibatte l’amministrazione comunale per tenere a bada il pareggio di bilancio, per rispettare il patto di stabilità, per evitare le pesanti sanzioni previste per la città. Sappiamo, purtroppo che nulla è certo, specie dopo che l’asta per la vendita delle aree pubbliche è andata deserta. Ad aggravare il tutto potrebbero arrivare altri dati preoccupanti: riduzione degli introiti della Bucalossi, minor introiti dall’IMU, ridimensionamento delle entrate previste dalle multe, maggiori spese sui rifiuti, lievitazione sui mille fronti di una spesa corrente milionaria mai posta sotto razionale e responsabile controllo. Entro la fine di gennaio comunque sapremo: il dirigente dovrà riempire il certificato del rispetto del patto di stabilità. Per parte nostra auguriamo che la città non debba subire penalizzazioni.
Nel frattempo però possiamo riflettere su una serie di informazioni prese qua e là che lasciate isolate dicono poco ma messe insieme a formare un contesto possono dar vita a più di una riflessione riguardante il bilancio e l’uso dei soldi pubblici.
Le notizie che abbiamo appreso sono:
•   A Chieti il sindaco nel 2012, grazie alla raccolta differenziata del 62%  ha ridotto la TARSU ai cittadini del 5%;
• A Teramo l’amministrazione sta pensando ad un impianto di trattamento dei rifiuti modello Vedelago per arrivare a produrre zero rifiuti;
•  A Grasciano il presidente di CIRSU Ziruolo con la collaborazione del consigliere del CdA Di Matteo scopre che nella vecchia discarica chiusa nel 2009 possono essere conferiti ancora 23.000 tonnellate di rifiuti;
•  Ziruolo che sta cercando di salvare CIRSU dal fallimento lamenta che alcuni comuni non hanno ancora pagato i debiti -  e fra questi figura Giulianova con ben un milione di euro -  e paventa il rischio che tutto quello che si sta facendo per salvare gli interessi pubblici possa essere vanificato.
•  Il sindaco di Giulianova racconta (ormai da un anno) che l’espletamento della gara per il gestore unico del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti ci farà risparmiare il 9% più il ribasso d’asta.
Le riflessioni e le domande sono le seguenti:
-  Come è possibile che nel 2009 nessuno dei dirigenti di CIRSU e SOGESA si sia accorto della notevole disponibilità di capienza della discarica per un valore di oltre 2 milioni di euro? Ciò, occorre ricordare, ha comportato il “turismo” dei rifiuti verso discariche private a costi notevolmente superiori per i comuni del consorzio e quindi per i cittadini.
-  Giacchè ci siamo, vorremmo, inoltre aggiungere che da anni sono fermi i vari impianti di trattamento dei rifiuti del polo tecnologico di CIRSU con sede  a Grasciano: nonostante i costi irrisori per la manutenzione tutto è andato in malora ed anche in questo caso, e da molto tempo, i comuni sono costretti ad un esborso maggiore trasportando i rifiuti altrove presso impianti privati.
-  E come è possibile che nessuno dei sindaci e degli amministratori pubblici si sia accorto di aver indicato nelle loro partecipate dirigenti inadeguati?
-  Perché a Giulianova ci raccontano che la raccolta differenziata è del 68% e la TARSU anziché diminuire è aumentata del 30% per le attività economiche? Così si ringraziano i cittadini che soni i primi artefici del buon risultato della differenziata?
-  Perché a Giulianova la spesa per i rifiuti cresce ogni anno e non riusciamo ad essere tempestivi nel pagamento dei nostri debiti a CIRSU?
-  Ma i soldi che i cittadini pagano con la TARSU per la gestione dei rifiuti perché non vengono utilizzati prioritariamente per sistemare i debiti con CIRSU che si occupa appunto di rifiuti?
-  Perché ci raccontano che Giulianova ha aderito ai comuni che praticano la strategia Rifiuti Zero e poi apprendiamo che è Teramo, non Giulianova, che si sta adoperando per introdurre il modello Vedelago (fondamentale per conseguire l’obiettivo rifiuti zero e per ridurre di molto i costi della loro gestione):  eppure lo abbiamo fatto conoscere con un’iniziativa al Kursaal del Cittadino Governante quasi due anni fa, lo abbiamo proposto ripetutamente in consiglio comunale. Non dicono che dobbiamo essere costruttivi? E allora?
-  Infine perché non viene raccontato anche - come facemmo emergere nel dibattito consiliare – che i costi a base d’asta sono più cari di almeno un milione di euro rispetto ai costi medi dei comuni presi a riferimento dal redattore del capitolato d’appalto? E perché non viene detto che nel corso dei cinque anni di durata dell’appalto non si potrà mai rinegoziare al ribasso per pagare meno? Ovunque, la raccolta differenziata più migliora e più porta benefici economici ai comuni, invece a Giulianova sappiamo che per quanto potremo divenire bravi ed efficienti bene che ci vada pagheremo sempre lo stesso!
Siamo partiti con la suspense del rispetto o meno del patto di stabilità: alla luce di quanto detto sopra non credo sia necessario andare oltre nelle riflessioni e che si possa tranquillamente concludere che se la città fosse ben amministrata non si troverebbe di fronte a nessuna suspense e soprattutto di fronte a nessun rischio per i conti pubblici e per il patrimonio pubblico. Ma non lo è e quindi ci dobbiamo beccare la suspense!

Trasmissioni interrotte

Talvolta basta riportarli in sequenza perché i fatti, da soli, abbiano la capacità di parlare:

1) l’importante consiglio del 29 ottobre su assestamento di Bilancio e sul CIRSU non viene trasmesso affatto da Radio G, senza avviso, né motivazione alcuna;
2) il Cittadino Governante in aula chiede spiegazione di tale mancata trasmissione;
3)  la mattina dopo il direttore Marcozzi, in apertura del notiziario di Radio G, attacca il Dr. Arboretti usando parole e toni intimidatori ed afferma che la trasmissione non c’era stata per motivi tecnici, promette di far ascoltare in differita il consiglio, ma  poi… non lo manda in onda.
4)  il giorno seguente su Piccola Città viene di nuovo attaccato il Dr. Arboretti, definito offensivamente “il leader maximo del Cittadino Governante”, che “vuole” Radio G e Piccola Città, ma afferma Marcozzi “Scusaci, non è possibile” (queste parole non gettano, forse, un’ombra sui motivi tecnici che avevano oscurato la diretta radiofonica del consiglio?);

5)  interruzioni di trasmissioni (o trasmissioni “disturbate”, praticamente inascoltabili) del consiglio comunale, sia in diretta che in differita, sono accadute numerose altre volte in passato.

Su questi fatti l’associazione ha voluto rivolgere questa
Lettera Aperta all’opinione pubblica giuliese

SI 33 01Il Cittadino Governante smentisce categoricamente che “voglia” Radio G e Piccola Città. Ciò che viene contestato è la discrezionalità usata nel trasmettere i consigli comunali.
Non ci vuole molto a capire che un conto è trasmettere sempre, diffondendo gli interventi di tutti i consiglieri, un conto è selezionare cosa e chi mandare in onda.
Se Radio G sceglie di trasmettere a sua discrezione - cosa peraltro legittima - la cittadinanza lo deve, però, sapere.
Critichiamo in modo indignato le affermazioni, i toni e gli appellativi usati da Marcozzi contro la persona di Franco Arboretti in apertura di notiziario e sulle pagine di Piccola Città: cose di questo genere non sono mai accadute nella storia della città. E’ stato veramente spiacevole e speriamo non accada mai più !
È necessario, comunque, fare alcune considerazioni.
L’informazione quando è obiettiva e indipendente è decisiva per la salute della democrazia.
Essendoci a Giulianova una sola radio e un monopolio di mezzi di informazione senza pari (Radio G, pagina locale del Messaggero, Piccola Città, trasmissioni a Tele Ponte) in un’unica persona occorre che essi, per essere ritenuti obiettivi e autorevoli, raccontino tutti i fatti, specialmente quelli più importanti, graditi o spiacevoli per l’amministrazione che siano, altrimenti si perde in credibilità. In questa città noi crediamo che le cose, generalmente, non vadano in questa maniera: basta analizzare anche solo una qualsiasi settimana di informazione locale diffusa da quotidiani, periodici, radio e televisione per rendersene conto. È auspicabile, quindi, che vengano squarciati tutti i veli che nascondono le mille verità sottratte all’opinione pubblica.
L’opinione pubblica giuliese non può essere nutrita, da una parte, con omissioni, mezze verità ed enfasi sui comunicati stampa diramati dallo staff del potere locale (amplificati da titoli a caratteri cubitali e articoli a sei colonne) con l’aggiunta, di tanto in tanto, di qualche spruzzatina di critiche puerili su fatti banali per dissimulare e confondere ascoltatori e lettori; e, dall’altra, con “colpi bassi”, censure, uso di argomentazioni non rispondenti al vero o pretestuose per mettere in cattiva luce e screditare gli oppositori (specialmente quando fanno sul serio) ai quali si offre davvero raramente “ospitalità” giusto per non dare troppo nell’occhio con la faziosità.
Se ci si presenta come giornalisti obiettivi ed indipendenti occorre raccontare sempre la verità, occorre dare spazio a tutti coloro che hanno da dire cose importanti per la città, specialmente se seriamente argomentate.
Quindi, ad esempio, se una forza (com’è Il Cittadino Governante) è la terza in città tra le dodici presentatesi alle comunali del 2009, come può essere che in tre anni e mezzo viene invitata solo due volte nel notiziario principale di una radio che si dice aperta a tutti ed obiettiva? Mentre sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza sono presenti quotidianamente personalmente o con comunicati (ben letti e in buona posizione) e così anche i consiglieri di opposizione che puntellano la maggioranza.
E, poi, i temi veri e scottanti devono essere raccontati o no per far comprendere agli ascoltatori e ai lettori cosa accade veramente nella propria città?
Certo si può agire diversamente ma, in tal caso, è importante che l’opinione pubblica sappia che non si trova di fronte a mezzi di informazione che tendono all’obiettività, alla completezza ed all’equidistanza dalle forze politiche: saprebbe così che le notizie diffuse o scritte devono essere prese col beneficio di inventario, che forse ci sarebbe altro ancora da conoscere, che la comunicazione che gli arriva contiene una valutazione volta ad orientare.
Sarebbe, allora, interessante sapere se la Giunta Mastromauro finanzia o ha finanziato tali mezzi di informazione direttamente o tramite le sue partecipate (Julia Servizi, Julia Rete, Giulianova Patrimonio, Farmacia comunale, CIRSU, SOGESA): non è di secondaria importanza saperlo, come si può ben capire.
E non vorremmo, poi, che chi si impegna nella vita pubblica debba aver “paura” del monopolio dell’informazione giuliese. Questo non ci piacerebbe e crediamo che non piacerebbe nemmeno alla cittadinanza.
La vita pubblica a Giulianova troppo spesso è rimasta priva di una corretta
informazione, lasciata in superficie rispetto al cuore dei problemi, evitando il ragionamento e la comprensione della complessità dei temi che la politica dovrebbe affrontare e risolvere e che, certamente, non sono riducibili a schemi sbrigativi e banali.
Tutto ciò limita l’opinione pubblica ed ha contribuito all’affermazione di classi dirigenti inadeguate.
La democrazia è sana quando il potere politico e quello economico non interferiscono troppo con l’informazione ed essa, a sua volta, si mantiene indipendente e riesce a mantenere uno spirito critico sulle cose più importanti e non solo sulle quisquilie o
sui tormentoni inconcludenti.
Infine vorremmo sommessamente dire che l’informazione può giocare vari ruoli in una comunità ma, sicuramente, il più desiderabile è quello di controllo dei poteri per aiutarli a fare meglio, sollecitandoli ed indirizzandoli verso la buona amministrazione, nell’interesse del bene comune.

Anche il bilancio comunale rompe gli argini

P 32 01

Si salveranno Parco Franchi ed il verde della zona nord?

Ci può essere un nesso tra il destino di parco Franchi, del verde urbano, delle scuole e lo sperpero del denaro pubblico? Certo, purtroppo, di questi tempi, a Giulianova è possibile, basta leggere il bilancio comunale.
Per pagare il milionario sperpero presente nella spesa comunale ed il costosissimo malgoverno nella gestione dei rifiuti, gli amministratori, lungi dal mettere efficacemente sotto controllo la spesa, continuano a vendersi importanti beni di tutti, aumentano TARSU, IMU e rette degli asili nido, confermano il raddoppio della COSAP fatto nel 2011, invece di ottenere tutte le entrate a cui il Comune ha diritto e cioè milioni di euro non chiesti ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose. La difficile situazione finanziaria ha la sua chiara origine soprattutto nei conti fuori controllo causati da anni di pessima gestione delle entrate e delle uscite comunali da parte degli amministratori. Per il pareggio di bilancio del 2012 è stata prevista la vendita di 3 aree pubbliche (due nella zona nord della città, una nei pressi del tribunale).Nei giorni scorsi è accaduto un fatto importante su cui, stranamente, lo staff del sindaco ha taciuto: l’asta per la vendita dei terreni comunali, i cui proventi erano, appunto, necessari per il pareggio di bilancio è andata deserta.Per il momento gli spazi pubblici ottenuti gratuitamente in fase di attuazione del PRG vigente sono salvi. Per la città è una buona notizia perché le tre aree pubbliche da alienare, su indicazione del controverso sondaggio deliberativo, sono decisive per la qualità della vita cittadina. Le attuali destinazioni urbanistiche prevedono, infatti, impianti sportivi e ricreativi di uso pubblico, verde urbano, edilizia scolastica e parcheggi. La loro vendita penalizzerebbe fortemente gli ambiti urbani ove sono ubicati: al posto degli spazi pubblici si aggiungerebbe, infatti, ulteriore edificazione a quella già realizzata, a scapito dei cittadini che vi abitano i quali, non a caso, stanno protestando. Ogni bilancio comunale, però, per l’assestamento di fine novembre deve essere in pareggio e poi per la chiusura dei conti a fine anno, oltreché in pareggio deve anche rispettare il patto di stabilità altrimenti il Comune va incontro a pesanti sanzioni e si pone sulla china del dissesto finanziario.
Quindi cosa accadrà ora? Per il momento la giunta comunale ha deciso di riproporre la vendita di solo due delle tre aree in quanto i cittadini che hanno ceduto gratuitamente il terzo gruppo di aree ne rivendicano, giustamente, l’uso per accrescere la qualità urbana. Questa scelta, quindi, non solo era inopportuna ma si è rivelata anche improduttiva. Per il Comune, quindi, si annuncia una situazione finanziaria veramente problematica, e questo nonostante lo Stato abbia incrementato di quasi due milioni di euro i trasferimenti previsti in agosto. Nel frattempo ciò è stato vanificato da tanti aspetti negativi sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite, ad esempio: sono lievitati, ancora, i costi per i rifiuti e quelli per l’affidamento al privato del trasporto scolastico, ci sono minori entrate dagli oneri di urbanizzazione.
E allora? Sappiamo che l’amministrazione ha intenzione di utilizzare i proventi della vendita del Pioppeto. Ricordiamo, però, che quelle risorse servono per pagare gli espropri. E se arriva la sentenza per il pagamento del parco Franchi, che fa la Giunta Mastromauro? Non avendo conservato i soldi per farvi fronte, farà costruire all’interno del parco?
Noi crediamo che sarebbe stato più logico gestire in maniera più responsabile la spesa comunale degli ultimi anni e con più attenzione le spettanze dell’ente.
L’enorme sperpero che da anni si ha nella gestione dei rifiuti - nonostante la raccolta differenziata che dovrebbe invece comportare una riduzione progressiva della spesa - ne è la prova più clamorosa.
E poi sul fronte delle entrate, con rigore ed equità, perché non è stata contrastata l’evasione fiscale, a partire dal fenomeno delle seconde case presentate come prime case? Per gli anni 2012, 2013 e 2014 la legge consentirebbe al Comune di introitare il 100% dell’evasione recuperata. Sarebbe bastata l’individuazione di 500-600 alloggi con tali caratteristiche per pareggiare il bilancio.
Si potrebbero citare altri suggerimenti da noi dati, sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite (si possono trovare sul nostro sito, nei consigli comunali dedicati al bilancio). L’averli sistematicamente ignorati, purtroppo per la città, non ha aiutato chi ci governa.

La speculazione edilizia a Giulianova

SPR 31 01Nuovo voto favorevole dei consiglieri comunali del centro-sinistra (PD, SEL, PSI, IdV) nell’iter della Variante al PRG che voleva il centro-destra (il redattore capo Samperi fu nominato dalla Giunta Cameli). Non a caso ora (che governa il centro-sinistra) il PdL non si è opposto ma si è astenuto e addirittura il suo candidato sindaco del 2009 Cameli ha votato a favore insieme all’allora suo vicesindaco delle giunte di centro-destra Di Carlo. Se si voleva una prova definitiva di quanto da tempo affermiamo, e cioè che centrodestra e centrosinistra a Giulianova sono simili (perseguono più o meno le stesse scelte politico-amministrative) e operano col malgoverno nei confronti della città, eccola: il voto sulla Variante dell’ultimo Consiglio comunale.
Da tre anni in Consiglio comunale a parlare con coerenza di sostenibilità, di salvaguardia dell’ambiente, di tutela del paesaggio, dell’importanza dei parchi e del verde, del rispetto dei beni culturali, di non consumo inutile di territorio, di economia ispirata alle vocazioni del territorio, di mobilità sostenibile, sono stati gli interventi del gruppo consiliare del CG che hanno indicato anche come realmente conseguirli. Purtroppo però la chiusura della maggioranza, spesso rafforzata dal voto consociativo di esponenti del centro-destra, ha precluso la prospettiva della gestione corretta e rispettosa delle peculiarità del territorio giuliese. Per essere chiari, abbiamo messo in guardia sulla deriva verso la cementificazione e lo sfregio alle bellezze ambientali, paesaggistiche, storico-artistiche. Non riteniamo saggio, infatti, estendere all’intera Giulianova il modello di urbanistica praticato sistematicamente nell’ultimo decennio, quello che, ad esempio, ha offeso la collina del centro storico (nell’area ex Migliori Longari), ha sfregiato il Kursaal, ha riempito di cemento il Pioppeto, ha autorizzato l’edificazione a ridosso del lungomare in corrispondenza dell’Annunziata, ha reso edificabile il “cannocchiale verde” sul lungomare sud ed oscurabile il Gran Sasso. E crediamo, anche, che occorra far tesoro di qualche errore del passato come quello delle barriere edilizie che hanno fatto scomparire la vista sul mare da Bivio Bellocchio.  Nella Variante purtroppo tutto ciò è praticato diffusamente nel perimetro comunale per una superficie pari a 150 ettari quando la popolazione è ormai sostanzialmente stabile da anni, e i bisogni veri di  died di edicazione residenziale, ricettiva e produttiva sono minimi.
Il CG nell’interesse di tutti i cittadini (sia quelli proprietari di aree che quelli non proprietari) aveva offerto concrete possibilità di evitare gravi e irreversibili danni al nostro bel territorio: optare per uno stralcio della variante per approvare in tempi rapidissimi le sole risposte ai veri bisogni di prima casa e dell’economia o, quantomeno, di apportare modifiche proposte con 13 specifici emendamenti. La ragionevolezza e ciò che fa il bene di Giulianova non l’hanno spuntata. Questo, purtroppo, ha dato il via libera alla speculazione edilizia e alla devastazione del paesaggio collinare e della campagna fertile che purtroppo sono abbondantemente toccati dalla variante che il centro-destra ed il centro-sinistra vogliono. Per il momento i danni saranno limitati dalla crisi del mercato immobiliare, ma nel tempo si vedranno e come! Non a caso la Sezione Urbanistica Provinciale e la Provincia hanno sostanzialmente chiesto al Comune di apportare le necessarie correzioni (chieste, invano, anche dalla VAS approvata). Ciò non è accaduto. Ora si auspica che se ne occupi il livello provinciale, così come la legge prevede, consentendo solamente le scelte utili della Variante (purtroppo veramente poche). Confidiamo nella coerenza degli organi sovracomunali che hanno già espresso la loro corposa censura e le loro sollecitazioni a correggere gli aspetti che contrastano con il lungimirante Piano Territoriale Provinciale (PTP). E siamo certi che l’assessore provinciale all’Urbanistica Falasca, esponente dell’UDC, si farà guidare, nella disamina della Variante di Giulianova, da quanto ha detto e scritto in occasione delle varie iniziative sul consumo di territorio organizzate dalla Provincia e da noi molto apprezzato.   
Il sindaco dice: “i cittadini sono in attesa della variante da tanti anni”. Sarebbe più opportuno distinguere: da un parte ci sono i cittadini (pochi per la verità) giustamente in attesa di una risposta per la prima casa o per migliorare un hotel o iniziare un’attività economica; dall’altra i poteri forti in attesa della possibilità di praticare anche a Giulianova la speculazione edilizia, quella che altrove ha coperto di cemento e asfalto inutili i territori, devastando il Bel Paese. Invitiamo i cittadini a non farsi fuorviare dai comunicati intrisi di  propaganda. Carte alla mano, infatti, sono tutti confutabili i proclami trionfalistici della Giunta Mastromauro. La casta locale ha mostrato tutta la sua limitatezza respingendo le nostre proposte ma, cari cittadini, vi rivolgiamo un appello a non distrarvi e a interessarvi del destino della nostra bella città: insieme possiamo ancora farcela a difenderla e valorizzarla.

Cosa prevede la Variante al Piano Regolatore?

• Al momento dell’adozione nel 2007 fu previsto un aumento della popolazione giuliese  nei successivi 10 anni di oltre 4.000 abitanti. Ma essa è da tempo sostanzialmente stazionaria. Negli ultimi 14 anni, grazie al PRG vigente, sono stati realizzati alcune migliaia di appartamenti a fronte di un aumento di poche centinaia di abitanti stabili. Nel 2012 i nuovi residenti sono finora appena 70. Insomma costruire  800-1000  nuovi alloggi nel prossimo decennio sarebbe più che sufficiente.
• Il consumo di suolo previsto dalla Variante è enorme: circa un milione e mezzo di mq. (150 ettari).
• Gli alloggi edificabili che essa consente sono circa 6 mila (potrebbero accogliere circa 12-15.000 residenti) mentre gli alloggi ancora edificabili con il PRG vigente sono oltre 15 mila. Si consideri che gli attuali 23.831 residenti utilizzano 8-9.000 alloggi.
• C’è un inutile consumo di suolo in zona agricola pari a circa 500 mila mq. (50 ettari) di aree da destinare a edilizia residenziale e insediamenti produttivi.
• Si prevede un aumento di aree per l’artigianato, l’industria ed il commercio (cioè per capannoni e negozi)  di oltre 500.000 mq.,  mentre sono ancora disponibili oltre 300.000 mq per insediamenti produttivi.
• Si prevede edificazione diffusa sulla collina nord.
• Il verde urbano (parchi e giardini) non è garantito con norme certe.
• Le cessioni al 50% (per quartieri di qualità) non sono più previste nelle zone di nuova espansione.

L’informazione locale ed il Consiglio sulla Variante

Occorre riconoscere che Il Centro ed, in parte, Il Messaggero hanno fornito all’opinione pubblica qualche elemento di conoscenza, ancorato ai fatti, intorno all’importante tema cittadino.
La Città ha bucato quasi completamente la notizia salvo riferire sull’argomento con la pubblicazione integrale del comunicato dello staff del sindaco, firmato poi, nella rubrica “Diario dei sindaci”, dallo stesso sindaco!  Si trattava forse di un redazionale?
Ciò che ha stupito non poco è stato il comportamento di Radio G e Piccola Città:
1. Radio G nella diretta ha trasmesso in maniera tecnicamente disturbata (e per effetto del disturbo incomprensibile) il giro delle repliche e delle dichiarazioni di voto; nella differita, poi, è mancato completamente l’intervento iniziale (che aveva dato vita al dibattito) del consigliere del Cittadino Governante, come sono mancate le dichiarazioni di voto che pure contenevano dei passaggi molto importanti su un’urbanistica adombrata da una questione morale, anche a Giulianova. Problemi tecnici? Censura? Informazione schierata col potere locale? Naturalmente il direttore ha tutta la personale libertà di farlo. Non può presentarsi, però, come obiettivo ed equilibrato, specialmente se all’opinione pubblica vengono sottratte le notizie sui temi più scottanti.
2. Piccola Città in un articolo che parlava di altro, ha trovato il modo di diffamare in modo premeditato, grave e naturalmente disancorato dalla realtà dei fatti accaduti, servendosi furbescamente degli offensivi contenuti di uno stralcio di articolo apparso su un sito locale, il consigliere del Cittadino Governante Franco Arboretti. Naturalmente ora speriamo che venga esercitato il diritto di replica su quella testata. Così forse i lettori capiranno qualcosa di più.

La questione morale nella Variante al PRG

Nei consigli finora dedicati alla Variante sono emerse alcune scelte che hanno avvantaggiato proprietari per i quali si configurano - se non altro sul piano dell’etica e della correttezza politica - conflitti di interesse sia per tecnici di piano che per consiglieri che hanno partecipato al voto. Tutti ricordiamo che durante i consigli comunali sulle osservazioni emersero il “Caso Colleranesco, il “Caso Mustaccio” e il caso “Hotel Europa”. In nome della trasparenza e della correttezza amministrativa chiedemmo nel 2009 al Sindaco Mastromauro: “chi è responsabile della concessione di significativi vantaggi ad alcuni a scapito degli interessi generali? Chi ha messo in campo specifici trattamenti molto vantaggiosi sul piano economico? I consiglieri di oggi o quelli che hanno adottato la variante nel 2007? Gli amministratori dell’attuale o della passata amministrazione? I tecnici redattori della variante o il dirigente dell’Ufficio Tecnico?”. Chiedemmo, anche, di ricostruire i fatti emersi in Consiglio, di individuarne le responsabilità ed eventualmente prendere i dovuti provvedimenti. Nulla fu fatto.
Nei recenti Consigli abbiamo riproposto la problematica e, di nuovo, non abbiamo ricevuto risposta alcuna. Nemmeno di fronte al fatto inaudito che il consigliere Di Carlo abbia difeso pubblicamente in Consiglio comunale i presunti diritti dell’albergo dei suoi familiari. Ma al di là della sussistenza dei diritti vantati dal consigliere Di Carlo la legge impone, per la trasparenza amministrativa, che i parenti di proprietari fino al quarto grado non possano partecipare alla discussione, né al voto. Gli obblighi derivanti dalla parentela fino al quarto grado valgono anche per i tecnici del Piano. Non è stato mai chiarito se tale condizione di incompatibilità per alcuni tecnici esistesse anche per il “Caso Colleranesco” e per il “Caso Mustaccio”.
A noi pare che una questione morale in questa Variante esista e getti un’ombra gigantesca sulla regolarità della procedura fin qui seguita.

Le conseguenze di ciò che consente la Variante (di cui in buona parte  non c’è bisogno)

1.    Perdita di campagna fertile.
2.   Consumo immotivato della riserva di ter reni naturali nell’ambito urbano.
3.  Riduzione delle possibilità di riqualificazione delle aree già urbanizzate abbandonate o sottoutilizzate (in particolare il Centro Storico ed il centro del Lido).
4. Compromissione del paesaggio e dell’ambiente.
5.   Cementificazione della collina.
6.  Riduzione degli spazi pubblici e del verde urbano.
7.   Scadimento della qualità dei nuovi insediamenti.
8.   Ripercussioni negative sul turismo che richiede per essere competitivi innanzitutto qualità ambientale, bellezze paesaggistiche e qualità urbana.
9.    Crescita irrazionale e disordinata della città sul territorio.
10.  Necessità di aumentare, inutilmente, la spesa per il funzionamento e la manutenzione della città (sistema viario, pubblica illuminazione, rete fognaria, rete del gas, vigilanza)  con ripercussione annuale consistente sulle casse comunali.
11. Aumento della necessità dell’uso delle automobili con aumento del traffico cittadino per raggiungere il centro dai nuovi insediamenti in campagna.
12.  Edificazione di quartieri fantasma per buona parte dell’anno con tutti i rischi connessi a livello sociale e della sicurezza.
13. Rischio di attrarre capitali poco chiari.

Un’operazione di facciata

La VAS non migliora la Variante, viola la legge, fa sperperare denaro pubblico e  farà perdere altro tempo.

 

P 30 01I fatti, come dicevamo un mese fa, ci hanno dato ragione: la VAS occorreva farla.
Ciò ha creato un problema di non poco conto per l’amministrazione comunale: come far andare avanti l’iter di una Variante che contrasta ampiamente con i principi e gli obiettivi fondamentali che sono contenuti nella disciplina che detta la Valutazione Ambientale Strategica? L’unica via corretta per cercare di sanare sia pur tardivamente un grave vizio di origine era, quantomeno, di adeguare la Variante alle indicazioni del Rapporto Ambientale, visto che i suoi redattori hanno affermato:“anche se la migliore applicazione della VAS al processo pianificatorio prevede di intervenire fin dalle prime fasi, quando si delineano le prime opzioni strategiche, è comunque opportuno e utile una sua applicazione almeno prima dell’approvazione della Variante.” La legge consentiva ancora due mesi per poter apportare le correzioni necessarie per rendere sostenibile e legittima la Variante che - occorre ricordare - consuma 1 milione e 142 mila mq di suolo di cui 500.000 in zona agricola, e fa costruire diffusamente in campagna, in buona parte della collina nord, sui crinali paesaggistici aumentando l’edificabilità fino 15.000-20.000 alloggi, mentre nel 2012 il numero di abitanti è aumentato solo di 70 persone confermando la tendenza dell’ultimo decennio.
L’amministrazione, però, ha scelto un’altra via: quella di fare la VAS sul piano formale, ma nella sostanza di ignorarne i contenuti che invitavano a rivedere la Variante in molte sue parti. Così optando per una operazione di facciata il sindaco ha voluto imporre di portare subito la VAS in Consiglio Comunale! Siccome nella cronaca locale è stato raccontato ben poco di quanto accaduto nell’ultimo, importante. Ci sembra utile riferire nel riquadro alcuni passaggi significativi.
In apertura di seduta, inoltre, abbiamo anche introdotto nella discussione temi prettamente politici:
• Abbiamo invitato il sindaco e la maggioranza a modificare la variante per il bene della città, ancorandola con coerenza agli obiettivi indicati dalla legge che ha istituito la Valutazione Ambientale Strategica, obiettivi imprescindibili se si vuole davvero uno sviluppo sostenibile di Giulianova. Così facendo si sarebbe finalmente potuto avviare un confronto serio sulla moderna idea di città come bene comune.
• Questa novità avrebbe potuto costituire, poi, l’opportunità per il sindaco, di tirarsi fuori dalla evidente contraddizione che lo contraddistingue: ossia l’appartenenza ad una coalizione di centrosinistra - che sulle problematiche dell’ambiente e della gestione del territorio generalmente è più attenta - a fronte di una prassi amministrativa troppo spesso caratterizzata da decisioni che hanno portato a cementificazione, ferite al paesaggio ed ai beni culturali, scarsa o nulla considerazione verso spazi pubblici come le piazze (piazza Dalla Chiesa, piazza Buozzi) e i parchi (Pioppeto, Cannocchiale verde).
Ebbene quello che è stato un invito ad un gesto di coerenza, una sollecitazione che in un normale dibattito politico avrebbe dovuto aprire uno scambio di idee nel merito, ha suscitato, incomprensibilmente, una reazione alterata del sindaco spinta fino all’offesa personale, in ciò spalleggiato dall’intervento del consigliere Di Carlo. Di fronte a questi continui tentativi del sindaco di spostare il confronto dal merito delle proposte al piano degli attacchi alla persona, anche con argomentazioni false, Il Cittadino Governante continuerà, comunque, nella sua azione di proposta costruttiva e di ferma opposizione per limitare i danni inferti alla città da una classe dirigente inadeguata. Lo si vedrà in maniera ancora più chiara nel prossimo consiglio sulla variante, il 5 novembre.

In sintesi il Consiglio Comunale sulla VAS:

• La Giunta ha fatto approvare alla maggioranza il Rapporto Ambientale della VAS redatto dall’Arch. Raulli e ha fatto respingere le Osservazioni di Italia Nostra e del Cittadino Governante volte a valorizzare il rispetto dei principi e delle finalità della Valutazione Ambientale Strategica nell’iter della Variante.
• Il Rapporto Ambientale evidenzia numerosi e sostanziali aspetti da correggere nella Variante.
• Ebbene la legge dice che quando vengono approvati i contenuti del rapporto Ambientale nell’ambito della VAS, occorra poi adeguare la Variante alle indicazioni espresse dal Rapporto Ambientale.
• Queste revisioni della Variante non sono state effettuate e infatti nella Delibera consiliare non viene dichiarato che la Variante è stata adeguata alla VAS.
• Tale anomala procedura, pertanto, è illegittima. Su di essa grava, tra l’altro, la mancanza di distinzione fra l’autorità competente e l’autorità procedente necessaria per garantire la terzietà.
• Nella delibera viene dichiarata conclusa la VAS quando invece essa necessita del Monitoraggio. Tale aspetto, di importanza fondamentale, non viene nemmeno menzionato.
• Dinanzi a queste evidenti irregolarità il gruppo del Cittadino Governante, con intento costruttivo ha presentato tre emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza e dai consiglieri Di Carlo e Cameli.

La stampa locale, come ha raccontato il consiglio comunale sulla VAS?

Una considerazione a parte meritano i giornalisti locali che non solo non hanno fatto comprendere ai cittadini cosa fosse veramente accaduto e quale fosse il cuore del problema (una città più vivibile) ma addirittura due di loro si sono lasciati andare ad una ricostruzione di fantasia, dando una lettura banale del dibattito e favoleggiando di toni forti, di odio personale, di comportamenti scomposti. Quando il  giornalismo non sa o non vuole raccontare il frutto del serio lavoro di controllo e proposta di chi svolge con il dovuto impegno il ruolo di opposizione, difendendo gli interessi della città, rischia di venire meno al suo ruolo. Quando non focalizza i veri motivi del contendere, non spiega i reali punti di contrasto, non dice cosa c’è veramente in gioco, anzi presenta un dibattito consiliare strategico per il destino urbanistico ( e non solo) di Giulianova come un raccontino costruito sui toni e sulle congetture, il giornalismo perde l’occasione di contribuire a ricreare interesse dei cittadini per la politica e, in fondo, per migliorarla.

In consiglio comunale  è anche accaduto

Altre tre cose accadute in consiglio, non rilevate da nessuno, meritano di essere conosciute:

1) Il consigliere Di Carlo ha riferito, candidamente, di essere in conflitto di interessi per quanto concesso dalla Variante all’hotel della sua famiglia. Il Cittadino Governante in più occasioni aveva già rimarcato l’obbligatorietà di palesare con chiarezza eventuali posizioni di conflitto. Ancora una vota il sindaco, i funzionari, e gli altri gruppi consiliari hanno glissato sull’argomento.
2) Il consigliere Crescentini ha votato in maniera difforme rispetto a quanto dichiarato a Radio G dal segretario di SEL Valfrido Di Odoardo e cioè “la Variante andava adeguata alla VAS”.
3) Per la prima volta il consigliere Ragni ha mostrato di apprezzare i contenuti esposti dal Cittadino Governante.
Concludendo: dopo aver perso due consiglieri del PD, ora il sindaco con la sua condotta politico-amministrativa sta mettendo a repentaglio anche l’alleanza con SEL e IdV
? Col premio di maggioranza aveva ottenuto 13 voti in consiglio, ora sono appena 11, potrebbero diventare 10 o 9. Per avere la maggioranza occorrono minimo 11 voti: prossimamente Di Carlo e Cameli entreranno ufficialmente nella maggioranza?



Doppia stangata alle attività produttive

Aumentata di due punti l’IMU agli immobili per le attività economiche

P 28 01Dopo il recente aumento del 30% della TARSU (la tassa sui rifiuti) deciso dall’Amministrazione comunale, ecco la nuova stangata sugli immobili destinati alle attività produttive: l’IMU non sarà dello 0,76% (7,60 per mille) come prevede la legge che disciplina l’IMU ma la Giunta Mastro mauro avvalendosi della possibilità di aumentarla l’ha portata allo 0,96% (9,60 per mille). Non va dimenticato, poi, che già lo scorso anno ci fu il raddoppio della COSAP (tassa di occupazione del suolo pubblico) per tutte le attività commerciali della città. Possibile che in Comune non sappiano che la crisi morde anche a Giulianova? Che l’elenco delle aziende e dei negozi che stanno chiudendo si allunga ogni giorno di più? Che la disoccupazione cresce e che non si intravvedono misure per la creazione di nuovi posti di lavoro? Che nelle famiglie si vivono grossi disagi? I problemi della crisi economica, ovvia mente, non si risolvono solo con decisioni prese a Giulianova ma certamente andrebbero evitate da parte degli amministratori tutte quelle scelte che penalizzano ulteriormente le imprese e le attività commerciali, aggravando ne i problemi e mettendo in forse, con la goccia che fa traboccare il vaso, la loro stessa sopravvivenza. Non sarebbe invece opportuno avviare una riflessione che coinvolga le imprese e tutti gli operatori economici per una strategia efficace sul futuro dell’economia locale che forse proprio per avere un futuro dovrà cominciare a muoversi nel senso della sostenibilità? Ma lo sanno cosa vuol dire parlare di sostenibilità i nostri amministratori? Le decisioni di aver autorizzato la nascita di un nuovo centro commerciale (perché alla fine il risultato sarà quello) nel primo lotto nell’area ex SADAM (l’unico a partire per il momento, il resto, al di là dei proclami, è tutto fermo!); la chiusura del mercato coperto come sede della vendita dei prodotti agricoli locali (che ha costretto gli operatori del mercato delle erbe di piazza Dalla Chiesa a stare all’aperto e senza servizi igienici!); la cementificazione di luoghi di pregio; il grande consumo di suolo che distruggerà terreno fertile e mortificherà il bel paesaggio giuliese, previsto nella Variante al PRG, autorizzano a propendere per il no. Una guida politico-amministrativa colta e innovatrice intuirebbe che se si continua a spianare la strada ai centri commerciali i piccoli negozi soffriranno sempre più, fino alla chiusura, causando oltretutto la distruzione del tessuto sociale e della vita, anche nelle zone centrali. Saprebbe che andrebbe tutelata invece, la rete commerciale al dettaglio esistente, magari rafforzandola con la costituzione di centri commerciali naturali. Avrebbe ben chiaro, inoltre, che l’agricoltura a km. zero, meglio ancora se biologica, è un settore che potrebbe dare, se ben incentivato e favorito, reddito e nuova occupazione. Avrebbe appreso che i fattori decisivi per il successo di una località in campo turistico sono la qualità ambientale e la qualità della vita, cioè bellezze paesaggistiche, beni culturali, arenile ampio, mare e fiumi puliti (e non solo batteriologicamente), verde urbano, piste ciclabili, isole pedonali, iniziative culturali di rilievo. E saprebbe che poi, ovviamente, una volta che il turista ha scelto la meta, diventa molto importante avere anche servizi ricettivi e turistici di qualità per fidelizzarlo. Saprebbe in fatto di economia e sostenibilità molto altro, ma ne parleremo più approfonditamente in altra occasione. Ora torniamo al punto da cui siamo partiti. Il nostro Comune è in grave sofferenza finanziaria e i nostri amministratori, in genere, ne danno la colpa al governo di turno che taglia i trasferimenti agli enti lo cali. In parte questo è vero. Ma è solo una parte della verità. Non dicono invece che: 1) Nelle casse del Comune non entrano tutte le spettanze previste dalla legge (si tratta di svariati milioni di euro non chiesti nel corso del tempo ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose). 2) La spesa galoppa da anni senza controllo particolarmente nella gestione dei rifiuti, anche qui si tratta di milioni di euro. Il Bilancio di un Comune deve essere, però, sempre in pareggio e l’Amministra zione, non ponendo rimedio a quanto sopradetto, oltre a vendersi i gioielli di fa miglia, aumenta le tasse locali!

Ma quanto cemento e quanto asfalto: perchè la VAS non lo dice chiaramente?

Presentate da Italia  Nostra e dal Cittadino Governante le osservazioni per migliorare la Variante al PRG

P 27 01L’urbanistica dovrebbe servire a far vivere meglio i cittadini, tutti, proprietari di terreni o di edifici e non.
Il Piano Regolatore, quindi, non significa semplicisticamente metri quadri da costruire o chilometri da asfaltare ma è l’arte di saper costruire la città pensando al benessere complessivo degli abitanti.
Gli amministratori della cosa pubblica spesso, però, fanno tutt’altro ed il fenomeno della cementificazione in Italia è diventato così preoccupante e devastante che il Presidente Monti ha annunciato un disegno di legge per porvi un freno. Va ricordato, però, che già nel 2001 in ambito europeo è stata emanata una direttiva per la valutazione dell’impatto ambientale di ogni nuovo piano urbanistico la cosiddetta VAS (Valutazione Ambientale Strategica). E’ operativa dal 2007 e in estrema sintesi dice che:
 “E’ obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali”.
La Variante al PRG iniziò il suo iter proprio nel 2007 e non si preoccupò affatto della VAS, anzi furono anticipati i tempi dell’adozione in consiglio comunale proprio per cercare di schivarla.
Il Cittadino Governante chiese di sottoporre a VAS la Variante al PRG di Giulianova ma la maggioranza nel 2009 durante la discussione delle osservazioni in consiglio comunale la respinse. I fatti, come tutti sanno, ci hanno poi dato ragione: la VAS occorreva farla. Risultato: si sono persi finora 5 anni di cui due con la precedente amministrazione e tre con l’attuale. Ma a questo punto è sorto un problema di non poco conto per l’amministrazione comunale: come far andare avanti l’iter di una Variante al PRG che contrasta non poco con i principi e gli obiettivi fondamentali che sono contenuti nella legge che dispone la Valutazione Ambientale Strategica? L’esistenza della non conformità della Variante ai principi della VAS esiste è confermato dai pareri di tutte le autorità sovracomunali che hanno competenza ambientale, dalla SUP (Sezione Urbanistica Provinciale) ed è ammessa, seppur timidamente, dagli stessi redattori della VAS incaricati dalla Giunta. Questo spiega, inequivocabilmente, perchè ci troviamo di fronte a questo continuo tentativo di sfuggire alla VAS. Per garantire la vivibilità dei luoghi urbani, i politici e gli urbanisti dovrebbero guidare lo sviluppo di un territorio consentendo certamente di costruire, ma quello che serve, nei luoghi opportuni e scegliendo di farlo bene.
Riteniamo che la Variante al PRG adottata si muova (tranne rare eccezioni)  in tutt’altra direzione e se verrà approvata definitivamente, senza modifiche sostanziali, riserverà in futuro brutte sorprese alla nostra città. Adducendo la motivazione di procedere a piccoli aggiustamenti per rispondere al bisogno di prima casa di piccoli proprietari (cosa di per sè condivisibile), con la Variante si prevede addirittura di urbanizzare un ulteriore milione di metri quadri di territorio. Ci troviamo di fronte a un notevole consumo di territorio naturale, agricolo e collinare per un’offerta di case, negozi e capannoni enormemente superiore ai bisogni veri.
Va chiarito insomma, una volta per tutte, che la Variante non contiene affatto solo piccoli cambiamenti ma stravolge gravemente il nostro territorio, ferendolo proprio là dove la VAS dovrebbe tutelarlo e cioè nel consumo insensato di suolo, nel paesaggio, nella distruzione della campagna, nella garanzia degli spazi pubblici, nelle infrastrutture per una vera mobilità sostenibile, nella salvaguardia delle peculiarità e delle vocazioni del nostro territorio ai fini di un’economia sostenibile capace di durare nel tempo. Stando ai fatti risulta evidente che il tentativo in atto è quello di eludere la VAS, di svuotarla, riducendola a mero atto formale di facciata. L’iter della VAS finora percorso, non ha prodotto, infatti, alcuna sostanziale modifica dello strumento adottato nel 2007. Ci si aspettava, infatti, un Rapporto Ambientale più rigoroso nell’evidenziare le contraddizioni fra le finalità della VAS e le caratteristiche della Variante, più conseguente nelle conclusioni da trarre, più determinato nell’indicare all’amministrazione le strade alternative da prendere. In mancanza di ciò tutta la procedura rischia di trasformarsi, appunto, in una mera operazione di facciata, fatta giusto perché occorreva farla, ma assolutamente sterile sotto il profilo dei risultati. Ad ogni buon conto la consultazione della cittadinanza (che l’amministrazione non ha affatto sollecitato ma che la legge prevede) consente ancora di correre ai ripari: le associazioni di Italia Nostra e de Il Cittadino Governante hanno presentato argomentate osservazioni. Sarebbe opportuno, quindi, che il Comune nelle persone del dirigente del settore urbanistico, del sindaco, dell’assessore all’urbanistica valutassero compiutamente le osservazioni, le obiezioni e i suggerimenti inoltrati nella fase della consultazione da parte dei cittadini e delle associazioni. Sarebbe, inoltre, opportuno tenere ben presenti anche tutte le considerazioni fatte dalle Autorità ambientali regionali e provinciali i cui pareri tutelano molto bene il futuro sostenibile della nostra città. In tal modo si creerebbe, anche, l’opportunità per tener conto seriamente delle osservazioni e delle prescrizioni effettuate dalla SUP che finora sono state invece sostanzialmente eluse.
Ovviamente, come accade per tutti gli argomenti di rilievo, sarà necessario anche un congruo lavoro della commissione consiliare di urbanistica per conoscere e valutare le osservazioni giunte. Se tutte queste procedure rispettose della partecipazione e della competenza verranno messe in atto sarà sicuramente facilitato il compito di chi dovrà esprimere il parere motivato entro i 90 giorni come previsto dalle norme che, auspichiamo, inserisca in esso dandogli, poi, adeguata pubblicità, la decisione di correggere la Variante negli aspetti che più contraddicono le finalità della legge che ha istituito la VAS e i criteri-cardine delle città sostenibili.

Questo è uno stralcio dall’ampia e argomentata osservazione presentata dal Cittadino Governante per la VAS che si può leggere integralmente sul sito www.ilcittadinogovernante.it:
Paesaggio: Giulianova è bella per la sua prima collina a ridosso del mare, per la sua ampia spiaggia, per i suoi scorci panoramici verso gli orizzonti marini e verso quelli collinari e montani, per essere delimitata da due fiumi, per la sua dolce e fertile campagna, per il suo centro storico, per i suoi beni culturali, per i suoi ampi viali alberati al Lido ed al Paese, per i suoi parchi (Franchi, dell’Annunziata, di Via del Campetto), per il lungomare con le sue pinete antistanti agli alberghi. Tutto questo Giulianova lo deve alla sua natura e alla sua storia. Noi contemporanei nello scrivere la nostra pagina che diventerà parte della storia della città dovremmo stare molto attenti a non farci ricordare come coloro che l’hanno gravemente maltrattata, non rispettando la sua bellezza e nemmeno le future generazioni.

I conti non tornano: l’amministrazione si vende altri gioielli di famiglia

P 25 02Annunciato come un bilancio di svolta, il Bilancio di previsione 2012 si è rivelato, a nostro avviso, insufficiente per quanto riguarda le misure strutturali da adottare al fine rimettere sui giusti binari le finanze locali, e sbagliato quanto a modalità individuate per pareggiare le uscite con le entrate. La spesa che galoppava senza controllo (spesi, in tre anni, oltre 9 milioni di euro in più rispetto ai livelli del 2008), in assenza di tangibili equivalenti miglioramenti per la città, è stata ridotta di soli 458 mila euro, e continua, quindi, a galoppare. Le entrate locali – e qui non c’entrano nulla i tagli del governo che pur ci sono stati - continuano ad essere notevolmente inferiori (si tratta di numerosi milioni di euro non chiesti nel corso del tempo ai poteri forti e alle fasce sociali più facoltose) rispetto a quelle che la legge prevederebbe. Risultato? Mancavano oltre tre milioni di euro per pareggiare la spesa. Come si è raggiunto, quindi, il pareggio di bilancio? Ancora una volta si è fatto ricorso alle alienazioni di beni pubblici: saranno venduti terreni nella zona nord e in via Cupa destinati al verde urbano, alle scuole ed agli impianti sportivi pubblici. Va evidenziato, inoltre, che: in un momento di grave crisi economica è stata aumentata del 30% la TARSU alle attività produttive; l’IMU sarà portata al 10,60 ‰ per le seconde case (e se invece di far pagare di più quelli che già pagano ci si impegnasse, più equamente, a far pagare coloro che invece pagano per la seconda casa l‘aliquota della prima?); le rette degli asili nido sono cresciute di 30 euro al mese; è stato confermato il raddoppio della COSAP (tassa di occupazione di suolo pubblico) fatto nel 2011. In Italia tutti i comuni hanno difficoltà di bilancio sottoposti come sono a continui nuovi tagli ma ad aggravare la situazione finanziaria del nostro comune sono soprattutto i conti fuori controllo causati da anni di pessima gestione delle entrate e delle uscite comunali da parte degli amministratori a partire dal milionario sperpero presente in tante voci della spesa comunale dove spicca, fra le altre, la costosissima gestione dei rifiuti (un quarto della spesa corrente che è di circa 23 milioni di euro) costantemente in crescita nonostante il fruttuoso impegno dei cittadini nella raccolta differenziata. Ovunque, questa pratica virtuosa, nel giro di pochi anni, porta a cospicue riduzioni della spesa grazie ai minori conferimenti in discarica e al riciclo dei rifiuti che diventano risorse come abbiamo dimostrato lo scorso anno invitando la direttrice del centro di Vedelago; qui, purtroppo, a causa del malgoverno accade il contrario e i cittadini invece di essere premiati per il loro impegno si vedono aumentare la tassa sui rifiuti.
Il compito di rimettere sui giusti binari il Bilancio comunale, lo riconosciamo, al punto in cui le cose sono state irresponsabilmente portate è senz’altro difficile e impegnativo, ma per raggiungere il pareggio di bilancio altre scelte erano possibili rispetto alle strade seguite dall’amministrazione.
In termini costruttivi abbiamo dettagliatamente illustrato in Consiglio Comunale le misure strutturali da adottare con analisi e proposte precise, tese a tutelare meglio la città ed i cittadini e a riqualificare la spesa. Come al solito sono state respinte. Vi invitiamo a conoscerle visitando il sito ilcittadinogovernante.it. Qui vorremmo ricordare l’emendamento che abbiamo presentato proprio per scongiurare la vendita delle aree pubbliche. La legge per tre anni, a partire da quest’anno, premia i comuni che collaborano attivamente con l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione. Basterebbe individuare 500 seconde case che attualmente risultano prime case per introitare almeno 3-4 milioni di euro (ma stime realistiche parlano di molto di più) e per ampliare in maniera duratura il gettito IMU derivante dalla seconda casa, cosa che potrebbe evitare di portare al massimo l’aliquota prevista. La maggioranza, pur in evidente imbarazzo, non ha accettato la proposta!

VAS: alla faccia della trasparenza e della partecipazione!

P 38 01I Giuliesi non sanno che dal 18 luglio avevano l’ultima possibilità di poter dire la propria sulla Variante al PRG per difendere il paesaggio, la campagna, la collina, la qualità urbana e la vivibilità. Nessuno li ha informati del diritto di poter proporre, entro 60 giorni da quella data, contributi e osservazioni mentre la legge dispone che la VAS, la valutazione dell’impatto ambientale della Variante, venga portata a conoscenza di tutti i cittadini e di tutte le associazioni per sollecitarne la partecipazione. E’ annunciata, solo ora, per il 29 agosto, a pochi giorni dalla scadenza dei termini, la presentazione dei contenuti del Rapporto Ambientale, un documento voluminoso e complesso. Troppo tardi. La VAS ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e chiede che i piani regolatori, nel fare ciò, siano coerenti con la concezione dello sviluppo sostenibile. La Variante in corso disattende ampiamente queste civili e moderne indicazioni e ciò è stato affermato a chiare lettere anche dalla SUP (la sezione urbanistica della Provincia) che ha invitato a rivedere la Variante in maniera significativa sia quantitativamente che qualitativamente. Recentemente in commissione urbanistica la redattrice della VAS ha detto che a questo punto il nuovo piano regolatore è in una fase troppo avanzata per poter recepire i principi fondamentali della legge che ha istituito la VAS e quindi ha lasciato immaginare che non ci saranno modifiche sostanziali nell’impianto della Variante. Quindi la procedura VAS alla fine si risolverà in un’inutile operazione di facciata con la beffa della lievitazione dei costi per il pagamento dei tecnici. L’unica chance per la città poteva offrirla la fase della consultazione dei cittadini e delle associazioni culturali e ambientaliste ma come abbiamo spiegato sopra è stata accuratamente resa sterile evitando di informare per tempo sull’argomento la cittadinanza, e di stimolarne la partecipazione.
Il Cittadino Governante ha sempre sostenuto che la Variante doveva procedere sin dal primo momento di pari passo con la VAS per farla nel miglior modo possibile. Non ci fu dato ascolto. Proponemmo, poi, un’osservazione in tal senso ma fu bocciata dall’amministrazione nel 2009. Gli enti sovra comunali però in seguito ci hanno dato ragione e la VAS si è dovuta fare ma i comportamenti dell’amministrazione parlano chiaro: stanno facendo di tutto per lasciare le cose come stanno e per svuotare di significato l’importante procedura. Conferma la presa in giro dei cittadini anche l’annuncio che il consiglio comunale si terrà appena dieci giorni dopo la chiusura dei termini per la consegna delle osservazioni. Come dire: saranno tutte bocciate, forse non saranno nemmeno lette. E dire che la legge prevede 90 giorni, da quel momento, per interloquire con cittadini, associazioni ed enti competenti in materiale ambientale e paesaggistica e recepirne i contributi migliorativi.
Naturalmente noi come al solito faremo la nostra parte a difesa della nostra città consegnando proposte costruttive così come abbiamo fatto nella fase delle osservazioni tra il 2007 ed il 2009. Sarà importante, però, che tutti i cittadini e le associazioni cerchino, seppur in extremis, di fare altrettanto. Ci rivolgiamo in particolare a Italia Nostra, a WWF, a Legambiente e al Comitato difesa dei Beni Comuni abruzzesi.

Per cambiare occorre sapere

P 22 01A Giulianova ci sono aspetti della vita cittadina, di importanza cruciale per la collettività, che non vengono raccontati all’opinione pubblica.
Anche questo può far soffrire la nostra democrazia. E’ auspicabile che vi si ponga rimedio. Il Cittadino Governante sostiene GiuliaViva proprio per dare un contributo in tale direzione.
Torniamo, però, all’affermazione di partenza, con qualche esempio. Più volte, nei giorni scorsi, abbiamo appreso dall’informazione locale notizie riguardanti il Bilancio, la TARSU, il CIRSU, gli LSU, la Variante e la VAS.
Bene, cari lettori, avete letto o ascoltato da qualche parte quello che stiamo per dirvi?
• Il Bilancio comunale è in grave difficoltà non solo e non tanto per i tagli del governo, quanto, soprattutto, perchè nel corso degli anni gli amministratori, sul fronte delle entrate, non si sono preoccupati di ottenere tutte le spettanze previste dalle leggi e, sul fronte della spesa, hanno prodotto uno spreco intollerabile di denaro pubblico.
• Dopo reiterati e costosissimi affidamenti diretti finalmente è stata predisposta una gara per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti. Abbiamo scoperto, però, che la base d’asta sarà di molto superiore (oltre un milione di euro) ai costi medi che si hanno in altri comuni costieri e che nel corso dei cinque anni della durata dell’affidamento non ci sarà, come sarebbe lecito attendersi, una progressiva riduzione dei costi. Ma le gare non si fanno per spendere meno?
• Abbiamo saputo che la TARSU delle attività economiche verrà aumentata del 30% perché la spesa per i rifiuti continua a crescere: Non è un paradosso che, nonostante i buoni risultati della raccolta differenziata ottenuti grazie all’impegno dei cittadini, la gestione dei rifiuti costi ogni anno sempre di più? Ovunque, nei paesi civili e seri, i rifiuti non sono più un problema ma una risorsa che genera profitti ed occupazione, facendo progressivamente spendere sempre meno ai comuni grazie alla raccolta differenziata ed al riciclo; qui da noi no, questo non accade e, invece della meritata riduzione, avremo invece una bella stangata! Naturalmente la spiegazione c’è ed è nello sperpero (ricordate il milione di euro e più per lo spiaggiato del 2011?) e, più in generale, nella gestione fallimentare (fortemente divoratrice di denaro pubblico) di CIRSU e SOGESA.
• Il sindaco ha gridato ai quattro venti che era pronto a pagare di tasca propria (con la collaborazione di tutti i consiglieri comunali, però!) la proroga illegittima alle lavoratrici precarie che lavorano da 16 anni col comune. Non è stato detto, invece, che le soluzioni legittime per la loro stabilizzazione si potevano trovare in precedenza e per tempo. Non è stato fatto. E non è stato neanche detto che, ancora adesso, altre strade legittime e concrete potrebbero essere percorse per evitare il licenziamento delle lavoratrici. I nostri amministratori, però, preferiscono spendere di più assumendo, oltre i limiti consentiti dalla legge, tramite l’agenzia di lavoro interinale con costi mediamente superiori del 30 %.
• Il Messaggero ha titolato “approvata la VAS, a settembre il nuovo PRG sarà operativo”. Non è vero. Il sindaco fissò per gennaio scorso il consiglio sulla Variante al PRG per controdedurre le prescrizioni della SUP; noi dicemmo che occorreva completare l’iter della VAS prima di riportare in consiglio la Variante. Ci fu risposto di no, però quel consiglio non si è mai tenuto. Si terrà in autunno (forse) dopo la conclusione della procedura della VAS (che deve essere ancora approvata). Ma non sarà l’atto conclusivo! Andrebbe fatto sapere, invece, ai cittadini e alle associazioni culturali e ambientaliste che con la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) hanno una grande opportunità per correggere, presentando osservazioni, una Variante molto dannosa per Giulianova, cosa messa in luce anche dagli uffici urbanistici della Provincia con severe e legittime prescrizioni. Nel frattempo, comunque, sono passati tre anni dall’insediamento di un’amministrazione che fece scrivere che avrebbe approvato la Variante in 100 giorni! Ma le veline del “Palazzo” questo non lo dicono.

L’incomprensibile Italia dei Valori di Giulianova

P 21 02Ha dell’incredibile quello che è successo. Nell’IdV giuliese esistevano due anime, una più coerente con i principi del partito di Di Pietro, una minoritaria molto più interessata a gestire, comunque, il potere. La prima anima ha vinto il congresso cittadino, ha espresso un assessore di livello (Margherita Trifoni, cacciata dal sindaco in pieno consiglio comunale), ha avuto il coraggio di esprimere critiche motivate all’interno della maggioranza fino a proporre la fuoruscita da essa; la seconda espressa in Comune dall’ass. Ranalli e dal consigliere Ragni sempre allineati a Mastromauro. Bene, il segretario regionale Mascitelli  che aveva detto a Giulianova azzeriamo incarichi e funzioni, alla fine non ha fatto nemmeno questo e dire che, tra l’altro, quell’annuncio aveva sorpreso non poco, perché è incredibile che si delegittimi in questo modo la direzione locale del partito che aveva vinto il congresso e che si sforzava di tradurre con coerenza a livello locale le linee nazionali. Quindi, via chi aveva vinto il congresso (in realtà oltre 40 esponenti si sono dimessi spontaneamente dal partito), via l’ass. Ranalli (che però pare non voglia lasciare la poltrona), resta, invece, inaspettatamente il consigliere Ragni, artefice, tra l’altro, di comportamenti inqualificabili nell’aula consiliare e in consiglio comunale. Incomprensibile. Alla luce del fatto che per far entrare Ragni dopo la scomparsa del compianto Vincenzo Santuomo, fu chiesta la rinuncia a entrare in consiglio al primo dei non eletti, Giancarlo Cartone, come mai non si è completato l’azzeramento con la richiesta delle dimissioni a Ragni? Forse perché sarebbe entrata in consiglio la brava e autonoma Margherita Trifoni? Beh, se è così l’IdV, a Giulianova, non rappresenta assolutamente il rinnovamento della politica e merita di avere ancora meno consensi della volta scorsa quando ebbe uno scarsissimo risultato alle comunali.

La democrazia non si interrompe tra un’elezione e l’altra

P 21 01A Giulianova, a nostro parere, le scelte che si vanno effettuando sul personale e sui dirigenti in particolare portano alla conclusione che il sindaco e la giunta vogliono dirigenti subordinati alle loro volontà anche nel momento della gestione che dovrebbe, invece, essere svolta in piena autonomia e nel rispetto delle leggi e delle competenze professionali. Insomma gli amministratori non sono impegnati a creare una macchina amministrativa, sempre più efficiente, competente ed autonoma, al servizio della collettività, ma danno l’impressione di volere meri esecutori delle loro volontà, spesso allergiche al rispetto delle regole della pubblica amministrazione e indifferenti ai frutti della competenza.
Qui, in sostanza, più che governare, si vuole comandare e lo si impone anche forzando le regole. Non si vogliono intralci, tra il personale, nell’attuazione dei propri disegni così come non si gradisce che l’opposizione, in particolare quella del Cittadino Governante, si immischi: per costoro avanzare critiche ficcanti e proposte ben argomentate significa alzare i toni e creare tensione nel dibattito consiliare. Davvero sconcertante! Chi segue i consigli comunali - quando vengono fatti ascoltare - sa bene chi avvelena continuamente il clima nelle istituzioni giuliesi (le prove sono nelle registrazioni dei consigli presenti sul sito ilcittadinogovernante.it e nei comunicati che provengono da “palazzo”). Insomma il manovratore non vuole essere disturbato. A Giulianova, purtroppo, “mala tempora currunt” e si fa sempre più fatica a partecipare ai lavori consiliari per i bassi  livelli che gli vengono fatti toccare e che personalmente non ho mai riscontrato, in passato, negli altri mandati.
Gustavo Zagrebelsky ha affermato, parlando di “democrazia monitorata”, che tra una elezione e l’altra, in democrazia, chi ha la delega del potere va controllato. Nelle democrazie normali la prima forma di controllo non è data né dai magistrati né dai giornalisti ma dall’opposizione, poi su ciò che emerge è importante il ruolo dell’informazione ed, eventualmente, della giustizia. Il consiglio comunale non ratifica a scatola chiusa ma prima di votare deve conoscere, riflettere, criticare, proporre, diffondere concetti e ragionamenti nella comunità amministrata. A Giulianova dove in questa fase c’è una democrazia malata tutto questo non può accadere. Il sindaco, con la sua giunta, non sopporta le critiche e teme gli avversari preparati e documentati. Cerca, per questo, di restringere gli spazi democratici (aveva perfino provato a modificare il regolamento per ridurre all’osso la possibilità di parlare in consiglio) con ogni espediente possibile, condizionando il presidente del consiglio comunale. Glissa sulle problematiche imbarazzanti o scottanti, enfatizza cose marginali o scontate, si rifugia in argomentazioni improprie o irrilevanti, reagisce con parole forti e sprezzanti, bollando come offese le critiche fondate e motivate e come toni accesi la passione civile e l’indignazione che non può non esprimersi di fronte a ripetuti atti di grave malgoverno. Non ammette mai un errore, non arretra mai di un passo, anche di fronte all’evidenza e pur di resistere sul piano dialettico lo fa ricorrendo alle inesattezze e perfino alla menzogna. Non accoglie mai una proposta, anche quando nel resto della maggioranza si coglie una disponibilità al dialogo. Unisce a questo atteggiamento, oggettivamente provocatorio, il lodarsi costantemente da solo e, tramite il suo staff pagato da noi cittadini, inonda quotidianamente di veline trionfalistiche la città e le redazioni dei mezzi di informazione. Blandisce gli avversari più accomodanti, offre strapuntini, vantaggi e qualcuno si accomoda. Fronteggia così, per il momento, le continue defezioni e l’indebolimento politico di una maggioranza che fa sempre più fatica a sopportare questo atteggiamento di arroganza senza qualità e di sfida continua che sta avvelenando sempre più il clima nella vita pubblica giuliese. Nel frattempo, però, tutto ciò sta precipitando la nostra bella città su una china di declino irreversibile. Per fortuna la democrazia ha i suoi antidoti e questo disegno autoritario e proprietario della cosa pubblica può essere contestato e sconfitto. E’ quello che stiamo cercando di fare da tempo con la nostra attività in città e in consiglio comunale. Nei prossimi giorni, ad esempio, ci saranno iniziative sulla scandalosa riorganizzazione delle aree e dei dirigenti comunali.

I soldi del Pioppeto vanno conservati per pagare parco Franchi

È provato che nel 2007 non occorreva vendere il Pioppeto. Gli impegni presi con i cittadini però vanno mantenuti. Un altro Bilancio è possibile.

IP 20 01n occasione della discussione sul consuntivo del Bilancio comunale del 2011 è emerso inaspettatamente un avanzo di circa 3,4 milioni. Nel chiedere spiegazioni abbiamo appreso che 2 milioni provenivano dai fondi accantonati con la vendita del Pioppeto e della scuola Acquaviva, per il pagamento dell’esproprio del parco Franchi. In sintesi: l’amministrazione comunale ha dato disposizione, con una delibera di Giunta, di rendere disponibili quei 2 milioni affermando che il debito residuo derivante dagli espropri era da considerare sovrastimato.
Tale affermazione non è suffragata da nessuna prova in quanto la sentenza per il parco Franchi non è stata ancora emessa. Semmai è da chiedersi se i circa 3,5 milioni rimasti (derivanti dalle alienazioni) saranno sufficienti. Le nostre obiezioni in Commissione Bilancio hanno indotto il neo assessore Vanni a presentare un emendamento in Consiglio Comunale per vincolare i 2 milioni al fine del mantenimento degli equilibri di Bilancio. Riteniamo che ciò non sia sufficiente e ne spieghiamo i motivi. Ai cittadini, quando sono stati privati dei loro gioielli di famiglia - nel Pioppeto doveva nascere un parco con all’interno la nuova piscina comunale, liberando spazio nel Centro sportivo esistente e invece…- è stato detto che quegli introiti sarebbero serviti per pagare i debiti derivanti dagli espropri, fra cui il parco Franchi che è ancora pendente. Da quel momento, correttamente, sono stati depositati in un capitolo di bilancio disponibili per questo uso e, secondo noi, responsabilmente, lì devono tornare se non si vogliono prendere in giro i cittadini. Infatti, se è già grave sacrificare un’area pubblica (destinata a verde attrezzato) per acquistare un parco, ancor più grave è venderla per pagarci i debiti di una fallimentare gestione dei rifiuti o per far fronte ad un’eccessiva spesa corrente causata dallo sperpero. I cittadini trovano già incredibile perdere un bene pubblico per averne in cambio un altro, ma certamente non possono accettare di doverlo perdere per poi mandare in fumo il ricavato senza contropartita alcuna per il patrimonio pubblico.
Questa operazione amministrativa non va fatta, altrimenti quando arriva il momento di pagare parco Franchi cosa si fa? Ci vendiamo Piazza Dalla Chiesa o il Belvedere? Se il Bilancio comunale è in difficoltà la responsabilità è dell’amministrazione che da anni fa scelte sbagliate sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite: adesso per far quadrare i conti occorre trovare altre strade, perché ce ne sono. Noi del Cittadino Governante le stiamo indicando da tempo in Consiglio Comunale. Ne ricordiamo solo qualcuna: ottenere, in urbanistica, tutti gli introiti previsti dalla legge (ad esempio i milioni di euro previsti dal PRUSST dell’ex SADAM); recuperare i 300.000 euro annui sperperati nella privatizzazione del trasporto scolastico e nel servizio navette; risparmiare qualche milione all’anno nella gestione dei rifiuti (spendere meno per la raccolta differenziata, far funzionare l’Ecocentro di Colleranesco, rimettere in funzione il polo tecnologico pubblico di Grasciano per non pagare ingenti somme agli impianti privati per il trattamento dei rifiuti, farsi pagare i rifiuti differenziati dalle filiere del riciclo, conferire sempre meno in discarica); recuperare introiti con la lotta all’elusione sulla seconda casa; evitare lo sperpero come quello fatto per lo spiaggiato, per la pista ciclabile di Via Nievo, per il cosiddetto semaforo intelligente (?) di Piazza della Libertà o per traslare tutta la segnaletica dei parcheggi a ridosso della carreggiata sul lungomare monumentale o per i cordoli con l’erba finta in piazza Dalmazia. E si potrebbe continuare a riprova del fatto che un altro Bilancio comunale è possibile. Ci aspettiamo dal neo assessore al Bilancio un radicale cambio nelle scelte amministrative, altrimenti è meglio lasciar perdere e tornare al voto.
E’ possibile continuare a penalizzare in questo modo i beni comuni e i cittadini a Giulianova?

Il palcoscenico della politica giuliese

PDV 19 01Mentre le recenti elezioni suggellavano la sconfitta della politica e della democrazia rappresentativa con un tasso di assenteismo, ai ballottaggi, di un cittadino su due, il Consiglio Comunale di Giulianova celebrava la già operante fusione tra centro-destra e centro-sinistra con l’entrata ufficiale di Cameli padre, dopo Cameli figlia, nella variopinta e mutevole maggioranza Mastromauro. Un sindaco che, come un “padre-padrone”, fagocita assessori, consiglieri e dirigenti amministrativi, ma al tempo stesso ammicca e lusinga persino il suo antagonista: siamo alla quarta Giunta “dei 100 candidati-talenti” in meno di tre anni, segno di chiare difficoltà ed inefficienze.
Sconcertata l’opinione pubblica al pari dell’elettorato tradito, che scopre essere stata una farsa l’accesa campagna elettorale del 2009, una presa in giro le diversità dei programmi elettorali, una finzione la distinzione tra i due grandi raggruppamenti capeggiati da Pd e Pdl. Se fino a qualche anno fa Cameli-Di Carlo-Mastromauro si contrapponevano tra querele e diffamazioni, (“egli è vittima del proprio io e del proprio presidenzialismo” dichiarava Cameli a proposito di Mastromauro che ribatteva appellandolo “giurassico”) d’improvviso e come per magia, oggi sono a braccetto, “è vero, Mimì?”, a consentire oscuri trasformismi e insani trasversalismi.
Litigi e smascheramenti nella coalizione di centro-sinistra: assessore Idv Margherita Trifoni estromessa, segretario Pd Albert Pepe fuoriuscito, consigliere Idv Santuomo che passa all’opposizione, consiglieri Sacconi-Maddaloni-Ciafardoni allontanatisi dal Pd, assessore Mastrilli dimissionario, Idv che diffida i propri rappresentanti in Giunta e in maggioranza, consigliere Cartone che lascia il Pd, assessore Ruffini silurato. Dall’altro lato, urla ed accuse in casa Pdl con nuovi gruppi poi sciolti, rientri in partito, scissioni ed indipendentismi: Antelli, Di Carlo, Ciccocelli, Cameli che, uniti in periodo di elezioni, non si accordano più su nulla; proviamo a immaginare se avessero governato.
La risposta a tali deficienze da parte del Sindaco è l’invenzione di una nuova preponderanza con l’Udc che non ha eletto rappresentanti, ma che oggi si ritrova con un assessore ed un consigliere.
Il dott. Cameli è stato scelto dagli elettori quale capo dell’opposizione di centro-destra, ma ora che questa coalizione  non esiste più, per onestà intellettuale, sarebbe più logico che si dimettesse. Ed invece assistiamo al collaborazionismo del trio Cameli-Di Carlo-Cameli con una maggioranza Mastromauro fantoccio: un imbarazzato appoggio fatto, occasionalmente, ora di astensionismo, ora di sostegno esplicito. Ci si chiede cosa spinga persone rispettabili e stimate ad esporsi ad insinuazioni e pesanti umiliazioni: un mercanteggiamento di ruoli, di visibilità, di incarichi pubblici che ancor di più allontana i cittadini e sfiducia l’agire politico. Paradossalmente la politica ha sviluppato i suoi anticorpi divenendo cupa e autoreferenziale, ingannando gran parte degli elettori dai sani principi e dalle grandi aspettative, lasciando ad ognuno un lacerante conflitto tra dimensione privata e vocazione pubblica; persa così la parte più incline al bene comune, resta l’altra che può essere compiaciuta da una gestione clientelare del patrimonio di una collettività.
Il responso della politica tradizionale è l’affermazione di un forte personalismo nei partiti assieme ad un grave crollo della cultura politica che causa una mancanza degli strumenti necessari al buon governo; “per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia partecipata che esce dal palazzo ed entra nella cultura della gente” (P. Ginsburg, La democrazia che non c’è).
Rinnegare la politica, e cioè la nostra componente pubblica, equivale a deporre le armi permettendo così un impunito saccheggio.

Il mondo alla rovescia

Dove si dice no al paesaggio, no ai parchi e alle riserve naturali, no alla meritocrazia, no ai rifiuti zero.

Nei giorni scorsi sui mezzi d’informazione locali hanno tenuto banco alcuni importanti temi quali l’area ex Migliori Longari, il modello Vedelago, la riserva del Borsacchio; di un altro, pur esso molto importante, non si è avuta notizia e cioè le scelte della giunta Mastromauro in merito ai dirigenti del Comune. Affinché i cittadini abbiano il quadro completo in merito ai suddetti argomenti ne parliamo focalizzando aspetti non emersi:
Area ex Migliori Longari.
P 18 01L’aspetto fondamentale è il seguente: l’iter urbanistico della variante specifica per l’area in questione si concluse in Consiglio Comunale (dopo l’osservazione del Cittadino Governante e di Italia Nostra e le prescrizioni di Regione e Provincia) stabilendo nel PRG, in maniera chiara ed inequivocabile, che solo la metà est dell’intero lotto poteva essere edificato. Le autorizzazioni comunali successive hanno invece violato quelle norme del PRG consentendo la costruzione di circa il 50% dei volumi in abuso edilizio (circa 20 appartamenti su 40). Noi de Il Cittadino Governante siamo convinti che la magistratura accerterà la verità dei fatti e renderà giustizia alla città di Giulianova gravemente offesa nel paesaggio in uno dei più importanti tra i suoi scorci panoramici.
Modello Vedelago.
P 18 02L’assessore regionale all’ambiente Di Dalmazio ed il sindaco di Teramo Brucchi hanno finalmente annunciato che anche nel teramano si seguirà il modello Vedelago per i rifiuti indifferenziati. Se veramente accadrà e se si farà a meno, in prospettiva, di inceneritori e discariche sarà un fatto di grande rilievo verso l’obiettivo Rifiuti Zero. Noi vorremmo solamente ricordare che, comunque, finora si è perso troppo tempo con costi eccessivi per i cittadini e per l’ambiente. Proponiamo questa strada da lunga data e oltre un anno fa al Kursaal abbiamo invitato a illustrare il modello Vedelago proprio l’artefice principale e cioè Carla Poli, ideatrice e titolare dell’impianto in Veneto. Purtroppo finora né l’amministrazione comunale, né il CIRSU (di cui il nostro Comune fa parte) hanno recepito tali moderne e sostenibili (in termini finanziari ed ambientali) indicazioni con gravi ripercussioni sul Bilancio comunale.
Terremoto tra i dirigenti comunali.
Abbiamo appreso che l’amministrazione comunale ha accorpato la Terza e la Quarta Area della compagine amministrativa del Comune prevedendo un unico dirigente, mentre in precedenza erano due. Riteniamo inopportuna questa scelta, in quanto ricondurre ad un’unica direzione funzioni delicate e complesse quali l’Urbanistica, il Demanio, la Gestione dei Rifiuti, i Lavori Pubblici, la Manutenzione e la Viabilità significa creare le condizioni per un sovraccarico di compiti nella stessa persona che non può non ripercuotersi sull’efficienza e sulla qualità dell’azione amministrativa. Perché questa illogica decisione? Qual è la motivazione? Vanno invece in senso contrario le recentissime due delibere che smembrano un settore il cui dirigente è stato, a ragione, ripetutamente lodato. Infatti verrà sdoppiata la prima Area (Finanze, Tributi e Affari Istituzionali) con conseguenti inspiegabili cambi e arrivi di ulteriori dirigenti, cosa che comporterà, tra l’altro, un aggravio dei costi. Essendo noto a tutto il Consiglio Comunale il valore ed i meriti del dirigente in questione ci chiediamo: Quali sono i motivi veri che hanno spinto l’amministrazione ad adottare tali incomprensibili e contraddittorie decisioni? La buona amministrazione è frutto anche di una razionale e qualificata impostazione della macchina amministrativa, a partire dai dirigenti. Torneremo, ovviamente, a parlarne.
Riserva del Borsacchio
P 18 03Il sindaco che parla sempre di bandiera blu e vele blu si è rallegrato per l’esclusione di Giulianova dalla riserva naturale! E già questa sarebbe una notizia.
Ma ai cittadini e in particolare a quelli dell’Annunziata occorre rivelare il motivo per cui il sindaco si è alleato col centrodestra a livello locale e a livello regionale per riperimetrare l’area della riserva. Il Contratto di Quartiere dell’Annunziata voluto dal sindaco Cameli (col voto favorevole di Mastromauro, capogruppo dell’opposizione), presentato come riqualificazione della 167, prevede anche molto cemento: una parte già fa bella mostra di sé sul lungomare. Il resto della cementificazione doveva realizzarsi su una pineta trentennale, davanti all’asilo nido. La giusta protesta degli abitanti del quartiere ha bloccato tale scempio. I politici hanno quindi escogitato la delocalizzazione degli edifici, leggermente più a sud ma in un ambito che non lo consentiva perchè ricompreso nella riserva del Borsacchio. Le classi dirigenti giuliesi, rosetane e teramane non hanno voluto accogliere la soluzione più idonea a tutelare la riserva naturale e a consentire la delocalizzazione. Era stata autorevolmente indicata da più parti ma alla fine hanno optato per la cementificazione di aree di pregio naturalistico in territorio rosetano e per l’esclusione di Giulianova dalla riserva.
Ma cosa accadrà ora? Gli edifici consentiti dal Contratto di Quartiere, per un totale di 2000 mq. (circa 25 appartamenti), verranno realizzati in quella parte del parco dell’Annunziata dove erano previsti gli orti urbani; inoltre l’edificio del Teleriscaldamento (di circa 14 m.x 13 m. e alto 3,50 m.) andrà a posizionarsi, nella porzione più ad ovest del parco dell’Annunziata, di fronte alle unifamiliari. Di cosa dovrebbero rallegrarsi quindi gli abitanti del quartiere? Di altro cemento in mezzo al verde e del rumore della centrale termica del teleriscaldamento a due passi dalle abitazioni?

La necessità del cambiamento

P 17 01Nel 2009 si partì in pompa magna con la prima giunta Mastromauro (quella dei talenti) che avrebbe dovuto fare mirabilia. Per ora si ricordano la “cacciata” di un assessore in consiglio e due “azzeramenti” di giunta: il primo nel 2011 si concluse con l’abbraccio all’UDC e ai Cameli; quello attuale annuncia i tecnici che non sempre sono la soluzione migliore, specialmente in urbanistica.
La risicata maggioranza, passata nel corso del tempo da 13 a 11 consiglieri, spesso ha bisogno dei voti di alcuni “benevoli” (chissà perche?) consiglieri di opposizione: obiettivamente, quindi, non gode di buona salute.
E così la cittadinanza, oltre alle conseguenze del malgoverno locale, deve sopportare anche lo spettacolo indecoroso di una coalizione sempre più conflittuale e traballante.
E’ positivo, però, che finalmente nella maggioranza cominci a levarsi qualche voce critica (e autocritica) incurante della ferrea obbedienza che da tre anni il sindaco ha imposto: dove il pensiero è libero di manifestarsi e le idee circolano le cose migliorano sempre e la moralità, la trasparenza, la meritocrazia, il Bene della città hanno più chances.
Queste prime voci vanno, quindi, apprezzate e incoraggiate.
Non si può dimenticare, infatti, che da oltre un decennio è comparsa una progressiva e preoccupante decadenza nella vita pubblica giuliese: la forte personalizzazione della politica che sta svilendo il ruolo dei partiti e la loro democrazia interna, riducendoli sempre più a strumenti nelle mani di pochi potenti; il crollo della cultura politica e la conseguente insufficienza dell’azione amministrativa; il trasversalismo fra le coalizioni che sempre più si assomigliano nei programmi (gli ideali e i valori, quelli sono spariti da un bel po’) e facilitano il passaggio da un campo all’altro (e viceversa) sulla base della convenienza personale.
Se la politica non si fonda su democrazia, partecipazione, moralità e cultura, non si occuperà mai seriamente del Bene Comune.
Si spiegano così i risultati poco brillanti anche delle varie Giunte Mastromauro: opere pubbliche oggettivamente malfatte o inutili; sperpero del denaro pubblico con conti del Comune fuori controllo; gestione fallimentare dei rifiuti; maltrattamento del paesaggio dei beni culturali e degli spazi pubblici da parte della speculazione edilizia; gestione della cosa pubblica fortemente clientelare e poco sensibile ai diritti di tutti e agli interessi generali; comparsa della questione morale in una città mai sfiorata prima da azioni giudiziarie (nell’ultimo anno sono ben quattro, invece, i fascicoli aperti dalla procura con invio di avvisi di garanzia); inadeguatezza nel rapportarsi alle altre istituzioni e conseguenti magri risultati per la città; netta chiusura nei confronti delle forze di opposizione con argomentazioni sprezzanti e capaci di negare l’evidenza; uso sistematico della propaganda trionfalistica.
Non sarebbe ora di voltare pagina in questa bella ma maltrattata città?

L’UDC tira le somme e lancia l’ultimatum a Mastromauro: giunta tecnica o uscita dalla maggioranza. Intanto Luigi Ragni (IDV): “io, una valanga di idee”.

IP 12 01La primavera potrebbe portare novità nello scenario politico e, di riflesso, nell’assetto degli equilibri amministrativi. Sembra infatti che, nel corso di una delle ultime riunioni, l’Udc stia valutando un’ipotesi non da poco. Uscito dal congresso con una certa voglia di cambiamento (ovvero con la tentazione di scompaginare qualche schema di potere giudicato un po’ fermo), il partito di Casini, a Giulianova, parrebbe intenzionato ad imporre al sindaco le sue condizioni: o si azzera la giunta e la si ricompone in formato ridotto, formato “tecnico”, o l’Udc tornerà nel posto da cui era partito, all’opposizione. E sarà, in questo caso, un tuffo nel passato, un riandare a quando il programma del candidato Cameli, diceva di essere la vera alternativa alle politiche di sinistra e non, come si è voluto farla apparire in seguito, la copia rubata al compagno di banco. Se Lassie, dopo tante disavventure, è tornato a casa, non si vede perché anche un partito elastico e versatile come l’Udc non possa e non debba farlo. Basterà aggrapparsi ad un motivo qualsiasi, comporre un comunicato ben scritto e voilà: ieri c’ero, oggi no. Oppure, e sarà l’ennesimo siparietto tra aspiranti delegati , si dovrà mettere a dieta il talento di molti e aderire alla formula “club”: 4 o 5 assessori, in puro stile “ risparmio”. Gianfranco Francioni, del gruppo di minoranza “Progresso giuliese”, è nel direttivo provinciale dell’Udc. Un segnale che, a Giulianova, diventa un’importante chiave di lettura. L’avvento dell’ormai famoso “terzo polo” potrebbe infatti mettere ordine in un quadro consiliare altalenante e sbiadito: Roberto Ciccocelli, Giancarlo Cameli, ed i tre di “Progresso giuliese”, troverebbero nella svolta centrista una collocazione comune, un modo per abbandonare i marosi della libera iniziativa e approdare sulla terraferma.  Da giorni si vocifera anche delle attenzioni particolari rivolte dal deputato Idv Augusto Di Stanislao ad alcuni esponenti giuliesi del Pd (o ex Pd): un ulteriore coagulo elettorale, sembra, che pretenderebbe di contare alle prossime amministrative. Tutto il tormento spirituale di un credo in metamorfosi, le lacerazioni di un consigliere che vede dispiegarsi decine di possibili scenari , sono contenuti nella lunga serie di missive inviate alla stampa da Luigi Ragni. Pagine dai titoli evocativi: “Con il nuovo anno”, “A chi volete affidare le sorti della città”, “I governi cambiano”, “Nessuno si rende conto”. Il massimo dell’autoanalisi nell’affermazione, “Io con l’Idv, una vera valanga di idee”. Il diario non ha trovato tanto spazio sui giornali, ma ha commosso il sindaco, sensibile come pochi agli sfoghi dei politici in boccio.

Mario non capisce

IP 09 1

Cessione del Giulianova Calcio: i tifosi hanno assistito, senza comprenderla, alla fine di una trattativa mai avviata

É stata una storia strana, zeppa di passaggi incomprensibili, quella che ha visto il Giulianova Calcio ad un passo dal passaggio di proprietà. Per diversi giorni, tra gennaio e dicembre, la tifoseria ha creduto che finalmente si stesse facendo largo, da Roma, la mano tesa.
Ha mosso i fili mediatici della vicenda, il sindaco Francesco Mastromauro, che investito del ruolo di salvatore del calcio (un “valore sociale”, ha precisato), si è fatto protagonista della mediazione con un imprenditore romano, intenzionato a calarsi, per la prima volta, nell’avventura del pallone. Il mistero che ha circondato la prima fase dei contatti,  ha indotto qualcuno a pensare, addirittura, che  “l’armatore romano con interessi nell’edilizia” fosse addirittura un’invenzione. A sgombrare il campo dai sospetti del paesello, lo stesso sindaco che ha confermato, su un giornale on line, d’aver pranzato con Fabrizio De Giovanni (questo il nome, presto diffuso, dell’imprenditore), d’aver fatto una passeggiata sul porto e sul belvedere. “Ho avuto la chiara sensazione - commentava soddisfatto Francesco Mastromauro - che siano persone serie, intenzionate a portare avanti un progetto valido per il calcio giuliese. “ Prossimo appuntamento a gennaio, a febbraio la conclusione della trattativa. “Bravo sindaco”, pensa Mario il tifoso: ci siamo, finalmente. E invece no. Quando mancano poche ore all’arrivo della befana, il pallone si sgonfia. Il sindaco annuncia in diretta, dalla sala consiliare, che non se ne fa nulla: “ il presidente ed io - dice Mastromauro - abbiamo convenuto che non esistono le condizioni minime. Non ci sono garanzie.” La situazione debitoria della società, viene precisato nella stessa sede, ammonta a  1 milione 500.000 euro accumulati in dodici anni di gestione. “ Ma come..- si chiede Mario sconsolato- il pranzo, il porto, le persone serie, il progetto valido…. Dove lo troviamo un altro imprenditore ..sulla luna?”. Mario non capisce. E capisce ancora meno quando Morrone e De Giovanni, il duo interessato, diramano alcune precisazioni che complicano la vicenda.  Essi affermano che la  trattativa non si è interrotta perchè, “in realtà, non è mai stata intrapresa”. Di concreto ci sarebbe stato solo un incontro informale, favorito da conoscenze comuni, durante il quale il sindaco avrebbe comunicato la decisione, da parte dell’attuale proprietà, di cedere il pacchetto societario a costo zero. Nessun accenno a situazioni debitorie: di concreto, secondo gli interessati, solo “un vago interesse nell’ipotesi di valutazione dell’iniziativa”. Buio fitto, allora, dietro lo stop di Mastromauro. Un inutile spreco di entusiasmo, si rassegna Mario, che chiude la porta su una vicenda che avrebbe fatto bene a non essere nemmeno resa nota.
Il sindaco resta solo, tallonato da una tifoseria che s’aspetta molto ed una politica (vedi missive del segretario dell’Idv Eden Cibej) che non rinuncia ad interrogarsi sull’effettiva opportunità del coinvolgimento di un ente pubblico (il Comune, che Mastromauro rappresenta)  nelle sorti di società private.  La questione è complessa. Solo, più del sindaco, resta Mario, che vorrebbe semplicemente  vedere belle partite, ogni domenica,  in uno stadio pieno, in una città serena. 

La politica e i vantaggi del carnevale

IP 8 1L’avevamo lasciato in pieno agosto su un volantino,  sotto le mentite spoglie di Cetto La Qualunque. Il parruccone corvino ed il  gessato bianco erano quelli messi addosso dalla Federazione della Sinistra dopo l’ingresso in giunta dell’ Udc. Oggi, il sindaco Mastromauro, lo ritroviamo in un formato ben più ampio, su un manifesto affisso dal Pdl, con tanto di berretto natalizio e al centro di un abete che ricorda alla città un 2011 di “retromarce, flop e folli spese”. In vetta, la stella cometa delle “dimissioni”, l’unica che, in realtà, “Babbo Mastro” non accetterebbe mai di seguire  (come fu dimostrato due anni or sono,  quando proprio il sindaco piantò in asso  i due re Magi del Presepe vivente).  Faccia cerea e patinata, la maschera natalizia ha ben poco del piglio autoritario del Cetto agostano. Allora, poi, si voleva colpire una scelta politica e si sparava con un fucile di precisione; ora si sventagliano proiettili, dodici  per l’esattezza, a descrizione di una condotta amministrativa che facilmente si lascia impallinare. Ma la vera differenza tra le due caricature sta nel fatto che se quattro mesi fa Mastromauro sopportò l’onta di non veder alzarsi nemmeno una voce, un flebile fischio di protesta, stavolta gli indolenti di ieri hanno levato per tempo gli scudi. Le rampogne, come quelle inviate sui cellulari dei consiglieri ad agosto, evidentemente servono. Prima il Pd in un comunicato, poi la lista Mastromauro in una nota inviata da chi ha la fortuna di essere presidente di Giulianova Patrimonio, hanno punito i colpevoli e brindato alla salute del sindaco. All’incirca con gli stessi argomenti. Al Pd spetta almeno il merito di aver colorato lo scritto inventando l’immaginetta di una “renna malandata”, il Pdl, appunto, “ che appende le palle di Natale” ( “balle”, volendo, per un benservito perfetto). Se pure diverte chi lo inventa e chi lo osserva, c’è da chiedersi se il Carnevale permanente, in politica, giovi davvero. Il sospetto è che il povero crocifisso dal fotoritocco finisca per suscitare non lo sdegno, ma la simpatia della piazza. Offesa dalla metamorfosi del ridicolo, la vittima potrebbe fare  tenerezza e contribuire a creare distrazione.  Nella guerra dei derisi,  anche  il peggiore degli scandali rischia di restare, vantaggiosamente, sotto la cenere.

Nell’ articolo apparso sul numero scorso, in questa rubrica, era stato definito “rutilante” il passato politico di Roberto Ciccocelli. Il consigliere, dopo averlo letto, ha manifestato la sua disapprovazione precisando di non far parte dell’Udc (“almeno per ora”, ha aggiunto). Pur essendo stato presente all’ultima riunione del partito, pur avendo partecipato con il commissario Guidobaldi e l’assessore Cameli ad un incontro con gli amministratori provinciali sugli indirizzi delle scuole giuliesi, Ciccocelli sottolinea di non aver mai aderito al partito di Casini. Eletto nella lista “Al centro della città”, quindi confluito nel gruppo “Obiettivo comune”, alla fine dichiaratosi indipendente, il consigliere ricorda di essere stato sempre nel centrodestra.

UDC, mistero buffo

Raggruppamento costituzionalmente di centrodestra, l’ UDC giuliese ha sostenuto Giancarlo Cameli alle ultime comunali, è presente oggi nella giunta di centrosinistra e sogna, già che c’è, la nascita del grande Centro. Un mistero da decifrare ogni volta, la collocazione ideologica di questo partito che raccoglie in gran parte ex democristiani. Il primo dicembre,  l’UDC ha avuto un’assemblea importante, raccontata in una nota da Pierangelo Guidobaldi. Alla riunione ha partecipato il consigliere indipendente Roberto Ciccocelli, anche lui, come Guidobaldi, con un passato politicamente rutilante. Il suo avvicinamento al partito, peraltro già noto, rappresenta un ulteriore puntello per l’attuale maggioranza che, furbescamente, ha provveduto per tempo a digerire l’UDC, piazzandolo in giunta. “Tutti - scrive il neo commissario Guidobaldi -  hanno confermato l’adesione alla linea politica stabilita nel recente passato”. Tutti, è naturale, visto che chi non era d’accordo ha girato i tacchi da un pezzo. Un peccato, che alcuni non abbiano visto di buon occhio l’entrata in giunta di Nausicaa Cameli. Un peccato, visto che Enrico Robuffo, da buon dirigente, aveva spiegato le ragioni della capriola filoamministrativa. “Certo - scriveva appunto Robuffo il 6 novembre - è molto più semplice stare costantemente alla finestra e guardare come gli altri lavorano ed a volte sbagliano. Alcuni anche all’interno del nostro partito ci dissero “ma chi ce lo fa fare a dare una mano a questi?” A loro ed ad altri rispondiamo che l’UDC ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per dare una mano non a Mastromauro ma a Giulianova. Stiamo vivendo la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi. Alla luce di ciò, chi sta servendo meglio la cittadina e l’intero Paese? Quelli che lividi di rabbia vorrebbero la testa dell’avversario politico o coloro che si sono rimboccati le maniche e stanno cercando di dare il loro contributo alla causa comune?” I secondi, è ovvio. Ci sarebbe però da aggiungere, anche per incoraggiare Robuffo, che l’UDC, in questa crociata umanitaria non è e non sarà mai solo. Ancora oggi, infatti, sono tanti quelli che non vogliono “stare alla finestra” e che sono pronti a “rimboccarsi le maniche”, accettando, sprezzanti del pericolo, di poggiare le proprie natiche su una poltrona ben remunerata. Lo sa bene il sindaco, costretto ogni giorno a pararsi dalle richieste di decine di valorosi volontari, di stoici cavalieri del lavoro disposti a sacrificare il proprio tempo nella stanza dei bottoni. Mentre porta avanti il martirio di un incarico, l’UDC guarda al congresso. Probabile che mescolando le carte, salteranno fuori gli stessi, stagionati assi. L’importante sarà riuscire a recuperare il voto cattolico. Da rincorrere c’è l’antico miracolo della DC, quella che per decenni ha vissuto nella luce riflessa della lezione di don Sturzo, lezione troppo difficile da recitare per buona parte dei nuovi eroi.

IL DECALOGO DEL BUON POLITICO

da un articolo di Don Luigi Sturzo pubblicato sul quotidiano “Popolo e Libertà” il 4 novembre 1948.

1) È prima regola dell’attività politica  essere sincero e onesto, prometti poco e realizza quel che hai promesso.
2) Se ami troppo il denaro, non fare attivita’ politica.
3) Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge  per un presunto vantaggio politico.
4) Non ti circondare di adulatori, l’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.
5) Non pensare di essere l’uomo indispensabile,  perchè  da quel momento farai molti errori.
6)  È piu’  facile dal No arrivare al Si che dal Si retrocedere al No. Spesso il No è piu’ utile del Si.
7) La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.
8) Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile,degli amici, mai dei favoriti.
9) Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.
10) È buona abitudine fare ogni sera l’esame di coscienza

Prosegue senza intoppi la bella amicizia tra il sindaco Mastromauro e il consigliere Di Carlo

IP 04 01Dopo gli insulti degli anni scorsi, i due hanno raggiunto una splendida intesa. In consiglio, tanti complimenti, ammiccamenti e, quando serve, voti favorevoli. Lontani i giorni in cui Francesco Mastromauro, capogruppo DS, commentava così l’epiteto che Di Carlo aveva pronunciato il 24 settembre 2001: “È una vicenda che squalifica l’immagine di Giulianova. Non può essere Di Carlo a rappresentare i giuliesi perché usa un linguaggio da osteria” (“Il Centro”, 28 settembre 2001). Altra storia dieci anni dopo.
Nel consiglio comunale del 26 ottobre scorso, il sindaco ha difeso proprio Di Carlo dopo l’alterco con il consigliere Gianfranco Francioni. “Non è corretto - ha detto - che qualcuno metta in dubbio il ruolo del consigliere Di Carlo perché il consigliere Di Carlo sta qui solo per fare il suo ruolo. Quando ha votato contro lo ha fatto e lo ha motivato. Sulla farmacia si è astenuto, mi pare, no? Anzi, ha votato contro! Allora che cosa gli dovevo dire a Mimì: uhoh… hai votato contro! Lo ha dimostrato: lui è un indipendente e fa solo il ruolo che gli è stato affidato dal popolo sovrano. È giusto dirlo e nessuno si può permettere di dire il contrario”.
Il consigliere Di Carlo non ha partecipato al consiglio comunale del 28 settembre 2011, quando è stata deliberata la vendita della farmacia. Si è invece astenuto sul riequilibrio di bilancio, lo scorso 3 ottobre.

Caro Roberto

IP 3 1Mai, le dimissioni di un consigliere comunale, avevano suscitato tanto entusiasmo. Mai una pioggia di complimenti si era abbattuta con simile enfasi sulla testa di un esponente di maggioranza che lascia ad altri il suo posto. Il caso è quello di Roberto Sacconi, il quale, stanco dei traccheggi amministrativi, ha rimesso il mandato di consigliere e subito, sulle opinioni del Pd, si è dovuto ricredere.
“Purtroppo - scriveva infatti Roberto Sacconi il 5 settembre - il sindaco ha un partito alle spalle che non ha molta stima nei confronti di Ciafardoni, Maddaloni e del sottoscritto, anzi qualcuno dice ‘non li posso vedere affatto’ come è stato esternato in alcuni ambienti ad esponenti del PD regionale.”
Una conclusione forse affrettata, visto che la consegna delle sua lettera di dimissioni ha prodotto nel partito una vistosa capriola di giudizio.
Per accorgersene, basta leggere come il Pd, in una nota del 6 ottobre, definisce l’uscita di scena dell’amico consigliere: “un’assunzione di responsabilità unita ad uno spessore morale che hanno fatto di Roberto un punto di riferimento per tutta la compagine amministrativa oltre che per l’intera cittadinanza.”
Le dimissioni di Sacconi sono dovute, sempre secondo il Pd, ad “una qualche delusione” causata dalla “politica semiseria” del suo “Progresso giuliese” (tant’è vero che lo stesso Sacconi scriveva, appena un mese prima, “il rapporto con i miei amici è sempre più saldo e di reciproca stima e fiducia”).
“A noi - prosegue la nota - interessa solo andare avanti coerentemente con la realizzazione del programma, consapevoli di poter avere in Roberto Sacconi un collaboratore valido, intelligente e disponibile.
Accogliamo, quindi, a braccia aperte il caro Roberto con il quale auspichiamo una stretta e fattiva collaborazione nell’interesse di Giulianova.” Va accolto di sicuro “a braccia aperte”, Roberto, specie ora che, dimettendosi, ha riportato una maggioranza certa in sala consiliare. Al suo posto siede Patrizia Pomante, preziosissimo cuscinetto tra l’ultimo degli eletti e il bellicoso neocentrista Berardo D’Antonio. La signora non ha oggi alcun motivo di causare, ad ogni convocazione di consiglio, quegli snervanti conticini, fatti di notte sulla punta delle dita, per sapere come la riunione andrà a finire. Non solo.
Anche l’Idv, che aveva intimato la ricomposizione della maggioranza uscita dalle urne, potrà essere accontentato senza sforzi. “Progresso giuliese”, ulteriore benefico effetto procurato da Sacconi, è diventato finalmente sigla di opposizione: lo ha deciso il sindaco, escludendo il gruppo, senza neanche una comunicazione scritta, dalle riunioni di maggioranza. Una dimissione, insomma, e si è tornati a respirare.
La vera pacchia sarebbe se pure Ciafardoni e Maddaloni rientrassero nei ranghi o gettassero la spugna. Pronto anche per lo loro, forse, il roboante riconoscimento postumo già tributato al “caro Roberto”.

Puzza di bruciato in sala consiliare

IP 2 1Consiglio comunale: un sindaco, una maggioranza, una minoranza. Uno schema semplice per amministrare una città, una definizione di ruoli che solo in via eccezionale ha bisogno di essere riscritta e reinterpretata. Ma a Giulianova, da mesi,  l’eccezione è diventata regola e il caos ha soppiantato l’ordine.  Tutto grazie a consiglieri che, sganciatisi dai partiti d’appartenenza,  dicono di voler scegliere di volta in volta sui punti all’ordine del giorno, di esserci o non esserci, dire sì  o dire no, a seconda delle circostanze. All’orizzonte, una compravendita  di voti che rischia di condurre il sindaco allo sfinimento, fisico e politico. A Francesco Mastromauro toccherà suonare di continuo a tutti i campanelli per avere la sicurezza, in consiglio, di un’alzata di mano: è la questua elevata a sistema.  Un metodo d’amministrare che alimenta sospetti e, a quanto sembra, diffonde puzza di bruciato in sala consiliare.  Ma chi sono i protagonisti di tanto turbinio?
Roberto Ciccocelli: eletto nella lista “Al centro della città’”, è stato prima esponente del gruppo “Obiettivo comune”,  poi della sigla “Futuro in”. Nel consiglio del  28 settembre ha ricordato d’aver militato per 12 anni nel centrodestra e di aver sempre votato contro l’attuale amministrazione. Poco prima, però,  aveva permesso l’apertura della seduta consiliare, salvando le sorti della maggioranza. D’ora in poi, per colpa di un Pdl che lo tratta malissimo, andrà dove lo porta il cuore.  
I piedi, intanto, lo hanno portato lontano dalla sala consiliare quando è stata l’ora di decidere sulla farmacia comunale.
Roberto Sacconi: candidato nel Pd, è confluito in “Progresso giuliese”. Con il gruppo ha attaccato più volte l’operato del sindaco, ma, diversamente dai suoi, ha votato a favore della vendita della farmacia. Sarebbe stato un rebus decifrare il futuro se non avesse provveduto da solo, dimettendosi, a interrompere la suspence.
Luigi Ragni: a Mimì Di Carlo, che in consiglio lo interrogava sulla posizione del partito circa la sua presenza in maggioranza, il consigliere dell’Idv ha risposto sostenendo che le critiche espresse dal coordinatore Eden Cibej non coincidevano con quelle del direttivo. L’affermazione, giudicata dai suoi priva di fondamento,  potrebbe confermare la voce che vedrebbe Ragni incamminato lungo la strada che porta al Pd.
Gianfranco Francioni:  consigliere di centrodestra, ha ritrovato se stesso nel programma elettorale di centrosinistra. La lista civica per Mastromauro gli ha conferito di recente la “maglia rosa nella gara per il trasformismo politico più disinvolto avendo conseguito la tracimante vittoria nel cambio più repentino di casacca”. Strano che quel “cambio di casacca” non abbia suscitato alcuna contrarietà al momento della sua uscita pubblica,  ed anzi sia stata accompagnata da concrete rassicurazioni, da parte del sindaco, di incarichi in giunta da conferire proprio a Francioni.
Sorprende anche Giancarlo Cameli, che tutti davano in maggioranza e che invece ha votato contro la vendita della farmacia.
Mimì Di Carlo ha evitato ogni colpo di scena, restandosene il 28 settembre, giorno del consiglio, prudentemente a casa.

Fin che la barca va ...

IPU 1 1Pessimo suggerimento, quello cantato nel 1970 da Orietta Berti.  Anche se la barca, almeno per il momento,  “va”,  un sindaco seriamente intenzionato a restare a galla capisce perfettamente che “non remare” o “stare a guardare” potrebbe costargli caro.  Non per nulla, visti  decrescere i numeri della sua maggioranza, Francesco Mastromauro lavora da  mesi per arrivare indenne alla fine della traversata. Confidando nella memoria corta e nel disinteresse collettivi, il centrosinistra ha fatto sì che a sostenere le sorti dell’amministrazione siano oggi Giancarlo Cameli e Mimì Di Carlo. Persi i vecchi distinguo politici, e giudicato non disdicevole, ma fisiologico, il cambio di casacca,  i partiti soffiano sciatte bolle d’aria dentro il vento del cambiamento.  L’Udc, entrato in giunta, non ha mai impalmato ufficialmente Giancarlo Cameli  quale proprio rappresentante in consiglio. Il dottore ne approfitta e sfrutta il dono dell’ambiguità: è disposto a dare appoggio, confortato però dalla possibilità di assentarsi, all’occorrenza, dalla sala consiliare o di astenersi al momento del voto.  Di Carlo dice di voler stare in consiglio decidendo di volta in volta: questo, nel 2009,  i suoi elettori non lo sapevano, e non è escluso che Mimì, prima di esprimersi, li ascolti tutti, uno per uno, di volta in volta. Tre ex Pd ed un uomo di centrodestra: anche “Progresso giuliese”, malgrado i proclami, gioca la carta del battitore libero. Afferma di sostenere il sindaco e lo fa attaccando, appena può, la sua maggioranza. Nessuno ha ben capito da che parte stiano Francioni, Ciafardoni, Sacconi e Maddaloni, ma il Pd vive nel miraggio di recuperare almeno i tre fuorisciti. Dinanzi poi ad un direttivo dell’Idv che mostra di comportarsi come predica Di Pietro e di  agire come chiede l’Italia dei Valori, Mastromauro teme il peggio e sogna orizzonti progressisti: l’intesa con Franco Arboretti avrebbe su questo fronte indiscussi vantaggi, ma le possibilita di accordo sono compromesse, i programmi e le convinzioni troppo distanti.  È evidente, però: la maggioranza, così com’è, non va. Piano regolatore, grandi progetti edilizi, gestione dei rifiuti: gli iceberg che si parano sulla rotta d’autunno sono più di uno. Anche se le quotazioni scendono, anche se la confusione aumenta, è indispensabile remare. Più che per amore della città, per il bene di uno scafo che imbarca acqua ma finge di avere i numeri per continuare ad andare.

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