Martedì, Ottobre 24, 2017

 

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Nuova trasmissione sulla WebTV

IG 67 05Il palinsesto di GiuliaViva Webtv si arrichisce. Mercoledì 9 aprile alle 21.15 sul  canale web dell’associazione editoriale “Giulianova Media e Communications” andrà in onda la prima puntata di “Fatti in primo piano”, contenitore settimanale di attualità cittadina. Il primo appuntamento sarà interamente dedicato alle elezioni amministrative del prossimo 25 maggio, con ospiti in studio e la possibilità per gli spettatori di intervenire in diretta, inviando sms al numero che verrà proposto in sovrimpressione.

Eccezzziunale veramente...

IG 67 02Alla vigilia delle prossime festività pasquali, le spiagge di Giulianova saranno pronte ad accogliere con ordine e pulizia i primi vacanzieri. Ad assicurarlo è stato lo stesso sindaco Mastromauro, che con la consueta enfasi e l’abituale rullo di tamburi ha preannunciato la rimozione dei cumuli di vario ciarpame ammonticchiati sull’arenile. Spacciando ancora una volta per straordinario quella pulizia che, in una città a vocazione turistica, dovrebbe essere niente più che la norma.

Pillole di satira

IG 67 04L’Amministrazione di Giulianova, nell’imminenza delle elezioni comunali del prossimo 25 maggio, vista la perdurante mancanza di opere pubbliche in via di realizzazione, invita tutti i cittadini a segnalare qualunque tipo di restauro, ristrutturazione o lavoro di manutenzione che sia possibile inaugurare.
Interessate dall’iniziativa tutte le opere eseguite in aree private (tinteggiatura di esterni, sostituzione di infissi, potatura di siepi ed alberi, …), anche non completate, ma in esecuzione al 20 maggio p.v.. L’amministrazione, che coprirà interamente le spese per il nastro tricolore e le forbici, garantisce la presenza alle inaugurazioni del sindaco e, a rotazione, di almeno un assessore.

Lo “sparo” finale

IG 67 03Come i tuoni di un temporale  in rapido avvicinamento, iniziano a prender vigore i tradizionali annunci ad effetto, inevitabili e stucchevoli corollari di ogni campagna elettorale. A sparare il primo fuoco d’artificio Gabriele Filipponi, svelto ad annunciare l’imminente realizzazione, all’Annunziata, di un sistema di teleriscaldamento atteso per anni ma,  neanche a farlo apposta, pronto a vedere la luce  proprio in prossimità dell’appuntamento elettorale. Esperienza vuole  che quello esploso da Filipponi non sarà l’unico “botto”: altri, molti altri, seguiranno, sempre più forti e sempre più incredibili. Pronti però, una volta chiuse le urne, a metter la sordina e trasformarsi in brontolii di pancia.

Rievocazione storica

ttwr3Clima piacevole, e partecipazione numerosa e qualificata Ha avuto successo la prima edizione del memorial “Marco Muzzi”, rievocazione storica della cronoscalata fra lido e paese, disputata lo scorso 30 marzo. La manifestazione organizzata dalla Teramo racing team auto storiche, dalla Old motors club Abruzzo e dal club Automoto storiche di Teramo, ha lamentato tuttavia una scarsa promozione dell’evento.  Sul nostro sito giuliaviva.it  le interviste e le immagini della manifestazione.

La terra di nessuno

tdc 66La segnaletica è assolutamente chiara: tranne che ai mezzi pubblici l’accesso è vietato; la sosta, conseguentemente, pure. La realtà dice tutt’altro: ad ogni ora del giorno (e della notte) auto, furgoni, motocicli e qualunque altro genere di veicolo a motore occupano l’area senza colpo ferire. Parliamo del piazzale antistante la stazione ferroviaria, vera e propria terra di nessuno, dove in barba alle regole ed ai cartelli, tutti entrano, sostano, manovrano secondo il vizio tutto italico per cui i divieti servono essenzialmente per non essere rispettati.
A patirne le conseguenze più di tutti gli autisti delle autolinee, per i quali in certi orari il semplice entrare ed uscire dal piazzale diventa un esercizio ad elevata pericolosità. In un’atmosfera da bolgia infernale anche la manovra più banale finisce col mettere a dura prova riflessi e nervi, con il paradosso che a perdere la calma sono il più delle volte proprio coloro che in quello spazio non potrebbero neppure entrare.
Siamo d’accordo, un parcheggio a servizio dello scalo ferroviario manca, e le famigerate strisce blu di piazza Roma non sono certo la soluzione migliore per semplificare la situazione: molto meglio, probabilmente, la garanzia di ricambio garantita da una sosta oraria limitata, vista anche la disponibilità per le fermate prolungate del recentissimo parcheggio di via Boccaccio.
Quel che è certo è che la situazione diventa ogni giorno più insostenibile, l’eccezione si va trasformando in regola, utenti e dipendenti delle autolinee convivono quotidianamente con uno stato di cose inaccettabile. Ripristinare una parvenza di rispetto è non solo necessario, ma doveroso e irrimandabile. In attesa che la tanto decantata e futuribile ristrutturazione dello scalo ferroviario riesca finalmente a vedere la luce.

Il libro dei sogni

fipp 66“Il piano delle opere pubbliche contenuto nel programma del precedente mandato è stato portato a termine”. L’affermazione del sindaco Mastromauro è forte, di sicuro effetto, difficilmente fraintendibile, anche se non particolarmente originale, visto che il primo cittadino non perde occasione di ripeterla ad ogni due per tre. Ha anche un vago sentore di propaganda, ma anche questo, a ben guardare, non costituisce certamente una novità.
Dobbiamo dire che non ricordavamo quali e quanti interventi prevedessero alla voce “lavori pubblici” le promesse del sindaco e della sua coalizione, ed in questo crediamo di essere in buona compagnia: chi potrebbe avere memoria oggi, a distanza di cinque anni, di quel mastodontico, variegato ed onnicomprensivo libro dei sogni che nel 2009 andava sotto il titolo di “programma elettorale del candidato sindaco Francesco Mastromauro”?
Perciò, per rinfrescarci la memoria, siamo andati a ripescare l’opuscolo diffuso all’epoca, che alla voce “infrastrutture e mobilità” snocciolava: riqualificazione di piazza Dalla Chiesa, piazza Dalmazia, via Sauro, piazza Fosse Ardeatine e del lungomare nord fra lo stabilimento Caprice e via Mantova; realizzazione rotatorie bivio Bellocchio, incrocio via Mantova – SS 16 ed altre; realizzazione di un’area attrezzata destinata alla sosta dei camperisti; realizzazione di marciapiedi nelle strade sprovviste con priorità a quelle ad alta densità di traffico od in prossimità delle scuole; riqualificazione di via Veneto; realizzazione dissuasori di velocità in corrispondenza delle strade e degli incroci più pericolosi.
L’elenco proseguirebbe a lungo, ma lo spazio è tiranno e ci limitiamo a citare solo un paio di altre voci: gli interventi sulla mobilità ciclabile (sufficienti a trasformare Giulianova in una nuova Amsterdam, secondo molti la miglior città al mondo per gli amanti delle due ruote) e le iniziative per l’edificazione della nuova caserma dei Carabinieri. Impegno quest’ultimo per il quale qualcosa deve essere andato storto, se è vero com’è vero che lo stesso Mastromauro ha dovuto rinnovarlo per la prossima, eventuale consiliatura, sia pure con un significativo (e incomprensibile) ripensamento sulla sua dislocazione: il vecchio mercato coperto di Piazza Dalla Chiesa, anziché “l’area già individuata, limitrofa all’edificio adibito ad alloggi”.
Con quest’ultima trascurabile eccezione, a detta del sindaco tutto quanto (e molto altro ancora) sarebbe stato realizzato già da tempo: Giulianova godrebbe di infrastrutture nuovissime, attrezzature invidiabili, viabilità scorrevole, e tutti, come nella migliore tradizione favolistica, vivrebbero felici e contenti.
Se dunque ancora vi trovate a fare i conti con gli asfalti sconnessi, se siete costretti a camminare in mezzo alla strada accompagnando i bambini a scuola, se avete difficoltà a passeggiare o a circolare in sicurezza con la vostra bicicletta non prendetevela con chi, secondo voi, ha promesso senza mantenere. I risultati sono tutti lì, elencati in bella scrittura nelle ultime pagine del libro dei sogni: se non ve ne siete accorti è solo perché, evidentemente, non siete ancora arrivati a leggerle.

Marechiaro, le notti “mitiche”

aaq 66Siamo in piazza Dalmazia, in una delle storiche gelaterie di Giulianova, Marechiaro. Con Massimo Di Teodoro proviamo a ripercorrerne la storia. Quand’è nata la gelateria?
La gelateria è stata costruita nel ’45, appena finita la guerra, da mio nonno Ripa, che veniva dal Paese. Loro avevano in gestione il bar Roberta, quello lungo corso Garibaldi. Prima della guerra però, e solo in estate, aprivano una gelateria più piccola, la Sirenetta, costruita con alcune cabine di un vecchio stabilimento balneare smantellato. Dal ’45 in poi è nata l’attuale struttura, che era inizialmente un po’ più piccola, fondata quindi da mio nonno e da mio padre, che era appena tornato dalla prigionia di guerra.
La vostra gelateria si contraddistingue per l’artigianalità della produzione. Nel tempo avete mantenuto tale caratteristica?
La ricetta della base dei gelati è rimasta sempre quella, poi ovviamente i gusti sono cambiati, si sono evoluti. Una volta bastavano i gusti classici, poi la clientela ha iniziato a chiedere anche altro.
Qui sono passate generazioni di giovani e non. Come è cambiata la clientela in questi anni?
Era, e lo è tuttora, un locale di ritrovo. Ma prima lo era di più perché era tra i pochi presenti a Giulianova. Questo era uno dei più frequentati. Tante generazioni sono passate qui, e le notti estive da Marechiaro sono un po’ “mitiche”. Abbiamo tanti ricordi, di tanti personaggi giuliesi, simpatici o meno.
Diciamo che nell’immagine di Giulianova, l’angolo della vostra gelateria assume un’importante rilevanza. E siete ormai alla quarta generazione familiare.
Sì, siamo alla quarta, perché ora ci sono i miei figli, e mi auguro che uno dei tre continui questa tradizione.
Com’è cambiata secondo te la Giulianova del turismo, dagli anni ’70 ad oggi?
E’ cambiata perché prima il turista era quello che veniva ad affittare la casa, rimaneva un mese, e “viveva” a Giulianova. Adesso vengono per un weekend o massimo per una settimana, è una situazione di tipo mordi e fuggi. Abbiamo per fortuna molti clienti dell’interno, molti da Teramo, ma ora con i tanti locali esistenti la clientela si ripartisce ovviamente di più. La torta è sempre quella, il turismo giuliese, aldilà dei pochi alberghi che sono nati, è rimasto quello di sempre.
Quale potrà essere la sfida con il futuro, come l’affrontate per rimanere all’altezza?
Con molti sacrifici, perché il periodo non è affatto favorevole. Cerchiamo di andare avanti, e cerchiamo di accontentare il più possibile la clientela, anche contenendo i prezzi.
Oggi è una bellissima giornata di sole, un’anteprima della primavera in arrivo. Cosa auguri alla nostra città per la prossima estate turistica?
La città dovrebbe migliorarsi, affrontando concretamente una politica per il turismo che a mio parere non è stata mai fatta. L’Italia, non dico che potrebbe vivere solo di turismo, ma quasi. E anche Giulianova potrebbe sfruttare al meglio questa possibilità, con il bellissimo paese, il nostro mare e la spiaggia, creando iniziative importanti e qualificate, che non siano soltanto quelle piccoline cui ci siamo ormai abituati. Magari crearne una bella, che sia sulle pagine dei giornali e in tv e che pubblicizzi in maniera evidente: “Giulianova, in provincia di Teramo”.

L’attenzione che bisogna avere

Prosegue - dopo il rinvio del 13 febbraio - la fase dibattimentale del processo penale che si occupa dell’edificazione sull’area c.d. ex Migliori Longari, realizzata dalla ditta Domhouse. La prossima udienza, nella quale saranno sentiti altri testi, è stata fissata per il 15 aprile.
ig 66 03Una ferita ancora aperta, una vicenda negativa che richiama all’importanza delle scelte urbanistiche e alla delicatezza dei meccanismi di gestione del territorio di cui la buona politica dovrebbe farsi carico con competenza e serietà. Da quelle opzioni, infatti, derivano conseguenze di natura permanente che contribuiscono a determinare il destino di una città.
Occorre, allora, essere attenti e dare forza ad una idea di urbanistica – conosciuta ed apprezzata dai cittadini più di quanto si pensi anche grazie al lavoro svolto da associazioni nazionali e locali – capace di coniugare il paesaggio e i beni ambientali con la risposta alla domanda di case e di spazi pubblici degni di questo nome, assicurando vivibilità e sicurezza, valorizzando la bellezza esistente e producendone di nuova.

SOS Salinello

ig 66 02Purtroppo non è una novità, ma l’abitudine non riduce certo la preoccupazione. Solo pochi giorni or sono le acque del Salinello, immediatamente a ridosso del ponte ciclo-pedonale, sono state visibilmente contaminate da una diffusa ed estesa macchia di liquami, inevitabilmente destinati, al primo gioco favorevole di correnti, a confluire in mare.
Qualunque ne sia l’origine e la pericolosità, una cosa è certa: la tutela delle acque fluviali è argomento non più rimandabile. Anche se alla Provincia, tristemente, sembra non interessare.

Continuano gli incontri per il cambiamento

ig 66 04L’associazione“Il Cittadino Governante” invita la cittadinanza al nuovo incontro presso la Sala Buozzi di Giulianova Paese.
Sabato 22 alle ore 17:30 si parlerà di economia giuliese (turismo, commercio e le altre attività produttive).

Decisioni altrui

ig 66 01È  in continua altalena la candidatura a sindaco di Gianluca Antelli. Dicono “no” il coordinatore provinciale di Forza Italia,  Maurizio Brucchi. e quello regionale Nazario Pagano. Si spendono per il  “sì”, al contrario, capogruppo regionale del Nuovo Centro Destra, Lanfranco Venturoni, e vicepresidente della Provincia, Renato Rasicci. Discordi sul da farsi, i pezzi grossi del centrodestra su di una cosa sembrano comunque concordare: a decidere le sorti del loro candidato non sarà Giulianova,  ma  Teramo e Pescara.

Rimpianti e no

Fra gli innumerevoli dubbi su chi alle prossime elezioni ci sarà, una delle poche certezze riguarda chi, sicuramente, lascerà ad altri il suo posto in lista. Trent’anni dopo, Mimì Di Carlo dice basta e si ritira dalla competizione politica: non parteciperà all’appuntamento del 25 maggio, né da solo né in compagnia. Mancheranno al consiglio ironia, passione e la memoria storica, meno certi eccessi troppe volte fuori luogo. Quelli, crediamo, non li rimpiangerà nessuno.

Il Forno Bellagamba

gcl 65Incontro con i giovani eredi di una storica attività artigiana

Nel cuore del centro storico, siamo in uno dei forni più antichi della città di Giulianova, con Cristina, Andrea, Stefano e Giulio Bellagamba. Quando è cominciata quest’attività e chi l’ha iniziata?
(C) L’attività è iniziata nella prima metà del secolo scorso, con il nostro bisnonno Umberto Bellagamba che, essendo proprietario di un mulino, decise di trasformare il suo prodotto in pane e nel ‘49/’50 fonda la sua attività con il primo negozio che inizialmente era situato in via Manzoni. Egli panificava secondo i metodi tradizionali che si usavano una volta. Successivamente nonno Giulio, il nostro GiùGiù, ha in un certo senso elevato quest’attività, portando avanti la tradizione della famiglia, rendendo famoso il suo pane in città. Noi lo ricordiamo perché con la sua maestria, personalità, carisma, il suo modo di porsi con i clienti, è stato molto apprezzato a Giulianova.
In città si dice che non c’è giuliese che non sia cresciuto con il pane di vostro nonno GiùGiù.
(A) Fortunatamente a Giulianova siamo abbastanza conosciuti, il nostro pane è arrivato alla quarta generazione. A Giulianova lo portiamo in tutti gli hotel, stabilimenti e negozi ma anche da altri centri, Tortoreto, Alba, Teramo, vengono persone a comprare esclusivamente il nostro pane, i panini, i maritozzi.
Di vostro nonno era risaputa la simpatia ed il buonumore che trasmetteva. Era questo che generava il successo dell’attività?
(S) Sì, anche, perché il nonno aveva lo spirito del commercio, ed il dialogo col cliente era un aspetto peculiare. Il rapporto umano era per lui un aspetto fondamentale dell’attività commerciale. Lui ce l’ha tramandato e questa cosa ci ha fatto crescere tanto.
Oggi si assiste alla diffusione del pane in scala industriale. Vostro nonno potremmo invece considerarlo un artista del pane. Continuerete questa tradizione?
(C) Certo, il nostro segreto è quello di continuare sulla linea tracciata da nonno Giulio, cercando di mantenere una produzione di standard elevato, per contrastare la produzione industriale. Che pur se conveniente economicamente ha carenze dal punto di vista qualitativo. Noi cerchiamo di sviluppare le nostre forze per dare al cliente un prodotto di qualità, che abbia una ricerca negli ingredienti ed un’attenzione nella produzione artigianale: pastarelle e biscotti vengono fatti come li faceva nostra nonna, ed il pane viene realizzato tramite metodi di lievitazione naturale, esattamente come 50 anni fa.
Siete alla 4a generazione di quest’attività. Qual è il segreto, il lievito di una famiglia così unita?
(A) Il lievito è rappresentato dai valori tramandati da nostro nonno, dallo stare tutti insieme, cercando di prendere il lavoro come un braccio largo della famiglia, restando uniti e andando d’accordo.
I giuliesi del futuro possono essere sicuri che il pane di GiùGiù arriverà sulle loro tavole.
(S) Possiamo assicurare che questa tradizione verrà rispettata, e con gli anni punteremo a migliorarla.
Per finire, un aneddoto su vostro nonno.
(G) Un giorno, rimasto con un unico chilo di pane e due clienti, uno che lo voleva alto e l’altro che lo voleva schiacciatissimo, il nonno prende il pane e dice: “questa metà alta è per questo signore, l’altra metà bassa è per quest’altro signore”. Entrambi però lo guardano e dicono “il chilo è unico, come fai ad accontentare tutti e due?”. E lui: “l’importante nella vita è volersi bene, signori!”

La storia del Piccolo Chiosco

aaq 65GiuliaViva è stata chiamata per essere partecipe di una storia, la storia del Piccolo Chiosco di Giulianova, sul lungomare nord. Siamo con i proprietari, i sigg. Luciani, con l’avv. Berardo D’Antonio e con il tecnico Marco Gramenzi.
Avvocato, di cosa stiamo parlando?
(BDA) C’è un’attività produttiva che ormai insiste su questo luogo da quasi 30 anni, e nel nuovo piano di lottizzazione parte dell’attività produttiva occupata dai sigg. Luciani dev’essere rilasciata per completare le opere di urbanizzazione. Su questo tipo di problematica, la proprietà non si è mai opposta: avrebbe uno spazio ridotto ma confacente anche alla propria attività. Quello che non si riesce a capire, almeno da alcuni atti presenti in Comune, è il fatto che si voglia demolire completamente il chiosco, presente nel piano chioschi, non delocalizzato e non interessato dalla variante. Quindi, pur con una limitazione negli spazi, esso è a tutti gli effetti legittimo.
Ci sembra importante, quindi, che nel piano chioschi esso è confermato e non delocalizzato.
(BDA) Esatto, i sigg. Luciani hanno manifestato la disponibilità a rilasciare la porzione di area che occupano, ma da parte dell’ente comunale ci sono solo trattative verbali che non sfociano in atti. Mi auguro che il buon senso trionfi, perché altrimenti si metterebbe in ginocchio un’attività produttiva. Gli interessi della lottizzazione sarebbero risolti nel momento in cui passa la strada. Non si capisce perché si insista nel voler abbattere il chiosco, essendo evidente che esso dovrà conformarsi al nuovo piano.
All’architetto Gramenzi, chiediamo il suo pensiero su come dovrà adeguarsi il Piccolo Chiosco.
(MG) La struttura potrebbe anche adeguarsi al piano chioschi, ma l’attuale configurazione è autorizzata in deroga, come altri. Da parte dei titolari è stata più volte richiesta l’occupazione di suolo pubblico, ma si sono avute solo risposte verbali, accondiscendenti, senza atti scritti al riguardo.
Ai sigg. Luciani, chiediamo: da quanto tempo avete quest’attività? La vostra famiglia vive di essa?
(LUC) A giugno prossimo saranno 31 anni. Sì, la nostra è una gestione familiare. Siamo in 4 e in estate abbiamo due aiutanti.
Cosa vi augurate come soluzione di questa vicenda?
(LUC) Rimanere qui. Siamo molto affezionati al luogo, amiamo questo locale. I nostri figli sono cresciuti qui, ed abbiamo fatto tanti sacrifici in tutti questi anni. E tanti clienti ci apprezzano e ci amano.
Quale può essere la soluzione auspicabile per un lieto fine di questa vicenda?
(BDA) In Comune ci sono molte persone sensibili alle attività produttive, e la soluzione potrà essere trovata. Per la lottizzazione il più è fatto, gli appartamenti in costruzione avranno tutti i crismi della legalità. Per il chiosco, se esso dovrà essere adeguato, i sigg. Luciani lo faranno, aldilà dell’attuale ricorso al Tar per l’ordine di abbattimento. Interessi pubblici e interessi privati si possono concordare, con una soluzione che accontenti entrambe le parti. Se poi ci sono altri interessi, sfuggono francamente alla realtà. Con la disponibilità a rilasciare l’area comunale, la strada potrà essere completata, il chiosco sarà adeguato e l’attività produttiva potrà continuare. Non vedo il perchè di questa situazione ostativa, con documenti che si fermano inspiegabilmente. Con buona volontà si potrà trovare una soluzione definitiva.
Sentiamo infine la signora Luciani.
(LUC) Un sabato alle 14 sono venuti i vigili a mettere i sigilli, perché dicevano che non avevamo la licenza. Noi l’abbiamo tirata fuori e se ne sono andati con la coda tra le gambe. Sono tornati perché non avevamo il permesso ASL e l’abbiamo tirato fuori. A loro non risulta niente, hanno perso tutto…

Sull’orlo di una crisi di nervi

fipp 65“Se Atene piange Sparta non ride”. L’espressione, usata ed abusata, non è delle più originali, ma è difficile trovarne una che possa calzare meglio alle imbarazzanti situazioni che coinvolgono tanto il centrodestra quanto il centrosinistra giuliesi.
Proviamo a ricapitolare, a partire dalla compagine di governo. È la fine di gennaio allorquando, dopo settimane di indecisioni e tentennamenti, il sindaco finalmente si dimette per tentare la sorte nelle elezioni regionali di primavera e, di conseguenza, quel che resta della coalizione si prepara alle primarie per la scelta del candidato alla successione. Non passano neppure venti giorni e tutto cambia: dopo quello di luglio Mastromauro oppone il secondo rifiuto e, in un colpo solo, ritira le dimissioni, polemizza pesantemente con parte del suo partito (chiedendo anche la testa del segretario comunale), affossa le primarie e finisce col mandare in fibrillazione l’intero Pd. Nonostante la sordina delle dichiarazioni di circostanza e dei comunicati alla camomilla delusioni, dissensi e frustrazioni filtrano comunque, fra ipotesi di scissioni, intenzioni di non candidarsi (Filipponi) e l’imbarazzato silenzio degli altri partiti della coalizione, sempre meno alleati e sempre più allineati.
Sull’altra sponda le cose non sembrano andare meglio. È il mese di settembre dello scorso anno quando la neonata associazione “Linea retta” tenta la fuga in avanti, e con ampio anticipo sulla concorrenza getta in campo il proprio candidato, Fabrizio Retko, con la non secondaria benedizione del presidente Chiodi. Il nuovo anno non ricompatta una coalizione litigiosa da tempo, ma anzi frammenta ulteriormente il quadro con la nascita di un nuovo gruppo, “Fratelli d’Italia-AN”, tempestivo nel condividere l’investitura di Retko. Con il “Nuovo Centro Destra” impassibile spettatore, ad agitare ulteriormente le acque pensa “Forza Italia”, sfoderando Gianluca Antelli come proprio candidato.
Il risultato è paradossale: all’interno della coalizione nessun segnale di distensione, ed anzi sul nome di Antelli finisce addirittura con lo spaccarsi la stessa “Forza Italia”.
A meno di tre mesi dalle elezioni di maggio centrodestra e centrosinistra (se la distinzione ancora vale) più che a due coalizioni , assomigliano sempre più ad armate Brancaleone sull’orlo di una crisi di nervi, con quel che resta delle rispettive credibilità politiche in rapido e irreversibile dissolvimento.
Certo, l’avvicinarsi del fatidico 25 maggio una mano a rimettere le cose a posto la darà. Prevedibilmente, da una parte come dall’altra le fratture finiranno col ricomporsi, almeno in parte e almeno all’apparenza. Abbracci e sorrisi faranno da contorno ad una supposta e sbandierata nuova unità, ritrovata nella forma, se non nella sostanza, e tutti si dichiareranno entusiasti della compagnia e sicuri della vittoria finale. Sacrificate alla ragion di stato le fronde interne, destra e sinistra si immergeranno come nulla fosse nella campagna elettorale, ritornando a parlare del bene di Giulianova e dei meravigliosi programmi elaborati per rilanciare una città oggetto da anni di moltissime promesse e pochissimi fatti. Indossato nuovamente il vestito della festa, torneranno ancora una volta a domandare, con il cappello in mano, l’unica cosa alla quale tengono realmente: il nostro voto, ovvero la nostra fiducia, ben poco meritata.
Negli Stati Uniti per valutare il grado di affidabilità di un personaggio pubblico si domanda: “comprereste un’auto usata da questa persona?”. Voi da questi signori la acquistereste?

Continuano gli incontri per il cambiamento

ig 65 03L’associazione“Il Cittadino Governante” invita la cittadinanza a due nuovi incontri presso la Sala Buozzi di Giulianova Paese.
Lunedì 17 marzo alle ore 21 il tema sarà: Come rivitalizzare il centro storico, mentre sabato 22 alle ore 17:30 si parlerà di economia giuliese (turismo, commercio e le altre attività produttive).

Sotto il segno della mimosa

Ci sono occasioni in cui non bisogna aver paura di dare ingresso alla retorica, l’8 marzo – Giornata Internazionale della Donna – è una di queste. E vado oltre: persino l’elemento formale della mimosa (scelta nel 1946 come simbolo della ricorrenza) può servire a dar forza al contenuto.
Le iniziative legate all’8 marzo vivono già dai primi del Novecento nel solco degli avvenimenti di quegli anni, per poi trovare nel movimento femminista le forme di espressione più pubbliche e partecipate attraverso manifestazioni in cui venivano a gran voce rivendicati i diritti e denunciate le violenze e le discriminazioni ( il 1975 venne designato “ Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite).
Davanti a tanta storia è inutile che l’opinione pubblica si divida tra chi ritiene che l’8 marzo sia una giornata da celebrare e chi la considera una liturgia ormai vuota i significato. Non servono statistiche e dati di genere per avere contezza di quanti differenti ostacoli segnano ancora – nei diversi paesi del mondo – il percorso di vita di una donna. Sono sufficienti le esperienze e le conoscenze personali per comprendere il valore di un appuntamento che si può rinnovare anche solo attraverso la condivisione di un pensiero e che, soprattutto, può servire a confermare l’idea dell’urgenza di edificare, questo sì con impegno quotidiano, un argine contro quell’insopportabile violenza verbale e fisica sulle donne che tanto abitualmente si consuma e che distrugge il dialogo come strumento di relazione tra esseri umani. Potrebbe così affermarsi, oltre l’argine, la parola che sia nella dimensione privata che in quella pubblica espressa in democrazia ha sempre un’ essenza femminile.

La grande tristezza

ig 65 04È molto attivo, il vicesindaco, in questo periodo: presenzia, incontra, interviene, rilascia dichiarazioni. È anche indecifrabile, il vicesindaco, in questo periodo: rimane? Si stacca? Abbandona?
Chissà… Una cosa, proprio, non riesce a nascondere: quel velo di tristezza e delusione che il ritorno di Mastromauro gli ha lasciato sul volto.

Attesa

ig 65 02Sembra ieri, invece a breve saranno già trascorsi cinque anni. Tanto è passato dall’abbattimento del cinema Ariston e dalla fine ingloriosa delle stagioni teatrali e di numerosi altri appuntamenti culturali. Private dell’unico vero teatro cittadino, le rappresentazioni vivacchiano fra le quinte inadeguate del Kursaal e la sala polifunzionale del centro sociale dell’Annunziata.  In attesa della nuova struttura ancora lontana, però, dal vedere la luce nell’area ex Sadam. Con la speranza che quella del nuovo teatro sia realmente una promessa e  non piuttosto un’illusione.

La Pescheria, un piacere anche per gli occhi Intervista a Vittorio, Igor e Cinzia Cartone

GCL 64Buongiorno Vittorio, siamo davanti alla vostra storica attività; ti chiediamo da quanto tempo essa è iniziata, a Giulianova.
E’ iniziata dal 1960 ma prima, quando avevamo le biciclette e non le macchine, andavamo io e mia mamma, Maria detta “la barca persa”, a vendere per Giulianova come si usava una volta. Usavamo la bici con una specie di cassonetto per il pesce, ma anche il carretto. Solo successivamente è arrivato mio fratello che prima era fuori Giulianova, ci siamo messi nella pescheria che era comunale, nell’attuale piazza Marà, e piano piano siamo arrivati ad ingrandirci, grazie ai nostri clienti che ci hanno dato tanta soddisfazione.
Il fatto di investire in un rinnovo nell’attività è una scommessa contro la crisi, di cui si parla molto, e quanto ha contribuito il fatto che sia una gestione a conduzione familiare?
Ha contribuito molto, e per questo ringrazio molto i miei nipoti. Io ormai ho una certa età, e devo dire che Cinzia e Igor hanno fatto bene a voler fare quello che abbiamo fatto. Posso dire che io sono sempre Vittorio, e loro rappresentano l’avvenire.
Vittorio, in questi tanti anni, sicuramente qualche episodio particolare ti è capitato. Te ne viene in mente uno?
C’era un mio cliente di Roma che veniva apposta a Giulianova a comprare il pesce, e mi portava tanti clienti. In estate veniva da Tortoreto con molti amici, e mi piace ricordarlo anche se ora non c’è più. Poi, in generale ci sono ricordi di tanti clienti buoni, ma naturalmente ci sta lu’ client’ bbone e lu’ cattive.
Com’è cambiata la clientela in questi anni? Cosa ti chiede oggi?
Oggi la clientela cerca la qualità del prodotto, e i prezzi pure buoni. Noi cerchiamo di venire incontro alle persone, non pensiamo di essere accaniti con il guadagno a tutti i costi. I miei nipoti stanno maturando anche per quanto riguarda questi aspetti. Ci tengo a ringraziare tutti i miei clienti, e quelli che verranno.
Igor, con Vittorio abbiamo accennato alla storia di quest’attività, con te vogliamo parlare di quest’innovazione e del futuro.
Mia sorella ed io cerchiamo di continuare l’attività nata con lui e mio padre. Siamo sul mercato da tanti anni, e sentivamo l’esigenza di rinnovare il locale. La clientela è numerosa e questo nuovo look è finalizzato comunque a fornire un servizio migliore.
Cinzia, tu e Igor sarete la continuità di quest’attività proiettata al futuro.
Siamo soddisfatti, cerchiamo di dare il meglio, anche col discorso della gastronomia e dei piatti pronti. In questi ultimi anni abbiamo notato che ce n’è una grande richiesta, ed abbiamo voluto affiancarla al pesce fresco. Cerchiamo di piacere e di essere graditi.
Il primo impatto della clientela qual è stato?
La nostra clientela è molto affezionata e percepiamo che abbia apprezzato il rinnovamento dei locali. Il prodotto si presenta meglio ed appare scenograficamente diverso. Mi sembra giusto che sia così.

Annarita Petrino

QDA 64Siamo al Circolo Il Nome della Rosa, per presentare il libro di Annarita Petrino, You God, racconti di fantascienza di ispirazione cristiana. Annarita, come ti è venuta questa passione?
La passione per la fantascienza ce l’ho da quando avevo 13 anni, dai libri di Isaac Asimov, il grande maestro. Mi sono innamorata sia delle storie che del suo modo di scrivere, e soprattutto dei suoi robot, della sua capacità di descrivere realtà del futuro, analizzando un’umanità che andava a confrontarsi con esseri artificiali. Mi colpiva, dei robot, che pur se costretti alla ferrea logica della robotica, cercavano di appropriarsi delle emozioni dell’essere umano. Ho poi coltivato negli anni questa passione, cominciando a scrivere di fantascienza tradizionale, nutrendomi di altri autori o film o serie tv.
Puoi parlarci degli altri libri che hai scritto?
Oltre ai numerosi racconti pubblicati in rete, nel 2004 c’è stato il romanzo Ragnatela Dimensionale, pubblicato da Delos Books di Milano. E’ stata la mia prima opera che ha avuto il piacere del pubblico.
Invece, You God com’è nato?
E’ il frutto di diversi anni di lavoro. Ad un certo punto ho dovuto interrompere la mia scrittura di fantascienza, che non riuscivo più a coniugare con la mia fede cattolica, che avevo riscoperto da poco. Ho atteso un po’, per ritrovare un compromesso, che è arrivato con il primo racconto pubblicato in questa raccolta, Judy Bow. Mi sento di ringraziare l’editore, Donatella de Bartolomeis, che è stata la prima a credere in questo genere un po’ sopra le righe, che prende una strada un po’ diversa dalla fantascienza tradizionale.
La storia che dà il titolo al libro, You God, ricorda molto il mito di Frankenstein, l’uomo che vuol sostituirsi a Dio costruendo un essere simile a lui.
In effetti è così, c’è un uomo che ne costruisce un altro e ne perde il controllo. Il racconto vuol essere un interrogativo su ciò che avviene dopo la morte. Il titolo del libro vuol essere un po’ un gioco di parole, ispirato a You Tube, in cui l’uomo diventa protagonista con i propri video. In You God, l’uomo diventa protagonista con Dio, diventando artefice del proprio destino.
Nella storia Imperfezioni mi ha colpito un concetto che mi trova molto d’accordo. Sentiamo spesso: pur di non far nascere un infelice forse è meglio abortire. Ma chi decide se è infelice?
In origine il racconto è stato scritto a 4 mani con Roberto Furlan, della rivista Continuum, ed aveva il titolo Le lacrime dei mostri. Ci sono due storie parallele in una società futurista nemmeno tanto lontana, dove c’è il mito della perfezione genetica e l’imperfezione di un bambino ipovedente. Le lacrime sono quelle di persone considerate imperfette e non degne di vivere o addirittura di vedere la luce. Le diagnosi prenatali oggi suonano come una condanna a morte. Penso che nessuno possa decidere se una persona debba nascere o no. Non siamo noi a creare la vita, il giudizio spetta solo a Dio.
Nella storia Hic et Nunc citi un tema poco trattato dai media, quello dei cristiani massacrati in molte parti del pianeta.
Descrivo alcune situazioni con il mito del viaggio indietro nel tempo. Tra le tematiche affrontate una è quella dei massacri dei cristiani nel mondo, cui poco spazio viene riservato dai TG, ma parlo anche di droga, commercio del sesso, aborto, l’uso della rete, gli scandali nella Chiesa, l’informazione usata spesso come disinformazione.
In Judy Bow ho riflettuto molto sull’eutanasia, su cui non avevo un’idea negativa. Leggendo il tuo racconto ho cambiato un po’ opinione, perché oltre noi ci sono gli altri, che vogliono che noi viviamo.
Vogliono che noi viviamo perché fondamentalmente la vita ce l’hanno data loro e non è giusto che siamo noi a decidere della nostra vita. Judy Bow è stato un personaggio per me molto difficile; se vogliamo è anche la storia di una conversione, del passaggio di Judy dalla rabbia alla pace e all’accettazione, attraverso l’incontro con il crocifisso, in cui lei riconosce la valenza della sua sofferenza. Ho piacere di sentire che questo racconto, comunque, provoca riflessioni.
Progetti per il futuro?
Continuare su questa strada, riuscire a suscitare riflessioni nelle persone, su ciò che il futuro può essere quando l’uomo decide da solo, estromettendo Dio dalla propria vita. You God vuol restituire alla fantascienza la sua vocazione originaria, gettare una luce sui sogni senza Dio dell’Uomo.

Il re è nudo… e il PD pure

FIPP 64 02Se volessimo ironizzare, non sarebbero gli spunti a mancare. Dalle diciassette terribili notti insonni trascorse dal sindaco a meditare sulle proprie dimissioni fino alle fantomatiche schiere di cittadini che lo avrebbero supplicato di ritornare, il materiale per una facile ironia sarebbe più che sufficiente. L’ultimo episodio dell’infinita e stucchevole pantomima del “vado o non vado”, ci ha mosso però più l’indignazione che la battuta, più lo sconcerto che il sarcasmo, regalandoci la consapevolezza che il limite del buon gusto fosse stato questa volta ampiamente superato.
Rispolverare il ritornello del “bene di Giulianova”, mortificando un’intera città e offendendo l’intelligenza dei suoi abitanti, per sdoganare l’ennesima aberrazione di una politica sottomessa alle carriere è stato infatti veramente troppo.
Da oltre un anno questa città vive di fatto sotto scacco, ostaggio delle ambizioni, dei tentennamenti e dei dietrofront del suo sindaco. Da mesi il “bene di Giulianova” fa la spola fra Corso Garibaldi e l’emiciclo di Pescara, a seconda degli umori, delle sensazioni, dei timori del primo cittadino: ieri si avviava verso la Regione (“Vado via per aiutare la città”, 25 gennaio), oggi di fronte al timore di una possibile e inaccettabile sconfitta riprende la strada di casa (“I cittadini giuliesi, le loro esigenze e le loro legittime aspettative mi hanno convinto del fatto che il mio posto è qui”, 12 febbraio), domani chissà.
Un tira e molla sconcertante e spregiudicato, che ha finito col calpestare il diritto di Giulianova di essere governata da un sindaco senza se e senza ma, da un sindaco per il quale il verbo fare non si coniughi prioritariamente con il sostantivo carriera.
Una vicenda melodrammatica, dipanatasi fra la consueta sovraesposizione mediatica del sindaco e l’altrettanto consueto, assordante silenzio del Partito Democratico.
Due volte contraddetti nelle proprie scelte (anche in estate spinsero per una candidatura di Mastromauro, ricevendone un inaspettato rifiuto), tirati indirettamente ma indiscutibilmente in ballo quali corresponsabili del dietro-front, i vertici del PD non confermano, non smentiscono, non prendono posizione: semplicemente tacciono. Quasi che fosse normale ed ammissibile il gioco a rimpiattino del loro sindaco. O che le sibilline e pesantissime accuse rivolte da Mastromauro (“chiedo ufficialmente che chi ha occupato per decenni poltrone, poltroncine e sgabelli faccia un passo indietro”, “bisogna dire basta a chi antepone i percorsi politici personali agli interessi generali”) neppure li sfiorassero. O come se fare il “bene di Giulianova” significasse sostenere supinamente, sempre e comunque, qualsiasi esternazione, qualsiasi accusa, qualsiasi capriccio personale.
Malgrado la grancassa della propaganda abbia suonato a pieno ritmo con la collaborazione di buona parte dell’informazione ufficiale, alla storiella del “bene di Giulianova” non ha comunque creduto nessuno.
La foglia di fico della rinuncia dettata dall’altruismo è miseramente caduta, lasciando nudo il re, ma lasciando nudo anche il suo partito. Prigioniero della propria incapacità di opporsi a quei personalismi mai sradicati che nulla hanno a che fare con i reali interessi della città, il PD si rende corresponsabile dell’ennesimo cortocircuito di una stagione politica che non si farà rimpiangere, una stagione che lascia in eredità l’immagine offuscata di un sindaco uscente che non sappiamo con quale credibilità potrà tornare domani a chiedere la fiducia dei giuliesi.

Il Cittadino Governante lancia il suo appello: “Basta sognare…cambiare si può!”

FIPP 64 01Sabato 8 febbraio, ore 17:30. A Giulianova l’aria è un po’ fredda, ma si sente già la primavera; e dalla piazza alta, rinascimentale, mentre ci si incammina verso Sala Buozzi e la luce del giorno cala, questo mare invernale incanta.
E così una “Sala Buozzi” gremita di giuliesi e densa di aspettative ha fatto da cornice alla prima uscita pre-elettorale della Associazione di cultura politica. Sono state due ore di intensa riflessione e di compagnia “ideale” basata sull’innovativa “idea” di città che si vuol avverare a Giulianova.
Il primo intervento del Prof. Palandrani ha sottolineato i dieci anni di coerenza, di continuità e di rettitudine portati avanti dall’associazione con lo scopo principale di promuovere una crescita civile, culturale e politica della società giuliese, un intento quindi non di protesta ma di formazione di una cittadinanza consapevole delle scelte più importanti per la propria città. Condivisione e coinvolgimento nello stilare il programma assieme al “Cittadino Governante” sono state le parole lanciate per combattere l’astensionismo e l’apatia in un atteggiamento che permetta di intendere le proprie tasse come forme di investimento per la città che vorremmo realizzare.
La voce itinerante di Alessia Malatesta ha esposto le tante attività ed iniziative dell’Associazione nei suoi dieci anni: un sito internet costantemente aggiornato con documenti cartacei e visivi tra cui i consigli comunali trasmessi anche, per la prima volta, in diretta web; la lista civile del 2009 risultata la terza forza politica giuliese; le due sedi aperte in Piazza Buozzi e a Colleranesco; la spiaggia libera salvata nel 2004 e la difesa di Piazza Dalla Chiesa con l’organizzazione estiva di “Piazza, bella Piazza”. La presentazione, in assemblea pubblica, del progetto di riqualificazione della struttura dell’ex mercato coperto in struttura commerciale e cittadella della creatività; la difesa dell’area del “pioppeto”, amaramente venduta dalla giunta Ruffini-Mastromauro, dell’area ex Migliori-Longari, del cine-teatro Ariston. La illustrazione alla cittadinanza del piano dell’area ex-Sadam e il primo esempio di Bilancio Partecipato. Le tante assemblee cittadine per ottenere il parco sul cannocchiale verde; la scuola Acquaviva svenduta dalla amministrazione, le osservazioni sulle scelte sbagliate in Piazza Buozzi e nel centro storico; la salvezza della farmacia, il sequestro del palazzo Gavioli e lo sfregio al Kursaal. Ed numerosi appuntamenti di “Polis, i saperi per la politica.
Un sabato pomeriggio dedicato da molti alla politica, ha commentato il dott. Arboretti, è già il segno di una cittadinanza che vuol tornare ad essere partecipe ed informata.
Arboretti ha evidenziato l’intenso impegno portato avanti in Consiglio Comunale dalla Associazione, tramite la Lista civica, attraverso una opposizione che ha svolto sia il compito di controllo rigoroso e di analisi critica, sia quello di elaborazione di proposte alternative: centinaia di mozioni, osservazioni, emendamenti e ordini del giorno.
Il 25 maggio sarà una scadenza elettorale importante dalla valenza rilevante, potrà scoccare l’ora del cambiamento, un cambiamento di cui si ha bisogno: il bilancio dovrà essere sempre partecipato, il turismo ed il commercio vanno rilanciati in maniera decisa, e poi la mobilità sostenibile, una urbanistica qualificata, l’attenzione per il centro storico, la gestione dei rifiuti e tanti altri temi accennati saranno oggetto di approfondimento nei prossimi incontri pubblici.

Per fare chiarezza

Il nostro quindicinale, come ogni altro giornale, pubblica i numeri telefonici e le e-mail utili a contattare il direttore o la redazione. Sta poi a chi scrive, come logico, controllare di aver trascritto correttamente quegli indirizzi: se ciò non avviene le comunicazioni non potranno mai arrivare né al direttore né alla redazione, ma per questo, evidentemente, non potranno essere accusati i destinatari. È accaduto invece che, nell’ormai annosa questione dell’opuscolo distribuito a pagamento tramite Piccola Città, il sindaco abbia sbandierato in conferenza stampa copia di una mail inviata, a suo dire, a GiuliaViva, per richiedere al nostro giornale il medesimo servizio, mail alla quale  avremmo volontariamente evitato di rispondere, e ripresa dal direttore di Radio G per tentare di screditarci, insinuando la nostra malafede nella vicenda. La verità è diversa e assai banale: quella mail non ha avuto risposta semplicemente perché non ci è mai pervenuta: gli indirizzi dei destinatari erano sbagliati, cosa fra l’altro facilmente verificabile, vuoi dal sindaco che dal direttore di radio G.
È  più che evidente, dunque, che minacciare querele verso la proprietà e il direttore in caso di mancate scuse (per cosa poi?) sia non solo immotivato e fuori luogo, ma costituisca  un attacco ingiustificato, provocatorio e scorretto nei confronti del nostro giornale. Così come ingiustificato, provocatorio e scorretto è il continuo indicare  Franco Arboretti come “proprietario” o come “responsabile” di GiuliaViva. L’abbiamo ripetuto più e più volte, e vogliamo augurarci che questa sia finalmente l’ultima: Franco Arboretti è solamente uno stimato collaboratore esterno cui tutta la redazione riconosce grande correttezza e riserva fiducia e stima.
La verità è che  GiuliaViva è una testata “scomoda”, che parla di realtà molto spesso ignorate se non coperte,  ma  che i cittadini  vogliono conoscere:  i giuliesi ci leggono, esprimono il loro crescente gradimento, ci avvicinano per commentare,  discutono e spesso condividono le nostre idee. E questo anche grazie all’impegno di Antonio D’Eugenio, che qualche presuntuoso dipinge  come “povero direttore”, e che al contrario  dedica molto del suo tempo a questo impegno. Accusarlo, come fa qualcuno,  di non scrivere di politica è semplicemente ridicolo: si scrive di ciò che meglio si conosce,  scelta che purtroppo non tutti hanno l’umiltà di fare.
In conclusione: la nostra redazione è formata da   persone molto  diverse tra loro per cultura, storia personale, idee, ma capaci di formare un gruppo coeso con un solo obiettivo: il  beneficio di tutta la comunità, senza alcun tipo di aspirazione personale.
È la sola e sacrosanta verità,  e sono  pronta a sfidare chiunque intenda affermare il contrario.

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