IP 8 1L’avevamo lasciato in pieno agosto su un volantino,  sotto le mentite spoglie di Cetto La Qualunque. Il parruccone corvino ed il  gessato bianco erano quelli messi addosso dalla Federazione della Sinistra dopo l’ingresso in giunta dell’ Udc. Oggi, il sindaco Mastromauro, lo ritroviamo in un formato ben più ampio, su un manifesto affisso dal Pdl, con tanto di berretto natalizio e al centro di un abete che ricorda alla città un 2011 di “retromarce, flop e folli spese”. In vetta, la stella cometa delle “dimissioni”, l’unica che, in realtà, “Babbo Mastro” non accetterebbe mai di seguire  (come fu dimostrato due anni or sono,  quando proprio il sindaco piantò in asso  i due re Magi del Presepe vivente).  Faccia cerea e patinata, la maschera natalizia ha ben poco del piglio autoritario del Cetto agostano. Allora, poi, si voleva colpire una scelta politica e si sparava con un fucile di precisione; ora si sventagliano proiettili, dodici  per l’esattezza, a descrizione di una condotta amministrativa che facilmente si lascia impallinare. Ma la vera differenza tra le due caricature sta nel fatto che se quattro mesi fa Mastromauro sopportò l’onta di non veder alzarsi nemmeno una voce, un flebile fischio di protesta, stavolta gli indolenti di ieri hanno levato per tempo gli scudi. Le rampogne, come quelle inviate sui cellulari dei consiglieri ad agosto, evidentemente servono. Prima il Pd in un comunicato, poi la lista Mastromauro in una nota inviata da chi ha la fortuna di essere presidente di Giulianova Patrimonio, hanno punito i colpevoli e brindato alla salute del sindaco. All’incirca con gli stessi argomenti. Al Pd spetta almeno il merito di aver colorato lo scritto inventando l’immaginetta di una “renna malandata”, il Pdl, appunto, “ che appende le palle di Natale” ( “balle”, volendo, per un benservito perfetto). Se pure diverte chi lo inventa e chi lo osserva, c’è da chiedersi se il Carnevale permanente, in politica, giovi davvero. Il sospetto è che il povero crocifisso dal fotoritocco finisca per suscitare non lo sdegno, ma la simpatia della piazza. Offesa dalla metamorfosi del ridicolo, la vittima potrebbe fare  tenerezza e contribuire a creare distrazione.  Nella guerra dei derisi,  anche  il peggiore degli scandali rischia di restare, vantaggiosamente, sotto la cenere.

Nell’ articolo apparso sul numero scorso, in questa rubrica, era stato definito “rutilante” il passato politico di Roberto Ciccocelli. Il consigliere, dopo averlo letto, ha manifestato la sua disapprovazione precisando di non far parte dell’Udc (“almeno per ora”, ha aggiunto). Pur essendo stato presente all’ultima riunione del partito, pur avendo partecipato con il commissario Guidobaldi e l’assessore Cameli ad un incontro con gli amministratori provinciali sugli indirizzi delle scuole giuliesi, Ciccocelli sottolinea di non aver mai aderito al partito di Casini. Eletto nella lista “Al centro della città”, quindi confluito nel gruppo “Obiettivo comune”, alla fine dichiaratosi indipendente, il consigliere ricorda di essere stato sempre nel centrodestra.