IP 3 1Mai, le dimissioni di un consigliere comunale, avevano suscitato tanto entusiasmo. Mai una pioggia di complimenti si era abbattuta con simile enfasi sulla testa di un esponente di maggioranza che lascia ad altri il suo posto. Il caso è quello di Roberto Sacconi, il quale, stanco dei traccheggi amministrativi, ha rimesso il mandato di consigliere e subito, sulle opinioni del Pd, si è dovuto ricredere.
“Purtroppo - scriveva infatti Roberto Sacconi il 5 settembre - il sindaco ha un partito alle spalle che non ha molta stima nei confronti di Ciafardoni, Maddaloni e del sottoscritto, anzi qualcuno dice ‘non li posso vedere affatto’ come è stato esternato in alcuni ambienti ad esponenti del PD regionale.”
Una conclusione forse affrettata, visto che la consegna delle sua lettera di dimissioni ha prodotto nel partito una vistosa capriola di giudizio.
Per accorgersene, basta leggere come il Pd, in una nota del 6 ottobre, definisce l’uscita di scena dell’amico consigliere: “un’assunzione di responsabilità unita ad uno spessore morale che hanno fatto di Roberto un punto di riferimento per tutta la compagine amministrativa oltre che per l’intera cittadinanza.”
Le dimissioni di Sacconi sono dovute, sempre secondo il Pd, ad “una qualche delusione” causata dalla “politica semiseria” del suo “Progresso giuliese” (tant’è vero che lo stesso Sacconi scriveva, appena un mese prima, “il rapporto con i miei amici è sempre più saldo e di reciproca stima e fiducia”).
“A noi - prosegue la nota - interessa solo andare avanti coerentemente con la realizzazione del programma, consapevoli di poter avere in Roberto Sacconi un collaboratore valido, intelligente e disponibile.
Accogliamo, quindi, a braccia aperte il caro Roberto con il quale auspichiamo una stretta e fattiva collaborazione nell’interesse di Giulianova.” Va accolto di sicuro “a braccia aperte”, Roberto, specie ora che, dimettendosi, ha riportato una maggioranza certa in sala consiliare. Al suo posto siede Patrizia Pomante, preziosissimo cuscinetto tra l’ultimo degli eletti e il bellicoso neocentrista Berardo D’Antonio. La signora non ha oggi alcun motivo di causare, ad ogni convocazione di consiglio, quegli snervanti conticini, fatti di notte sulla punta delle dita, per sapere come la riunione andrà a finire. Non solo.
Anche l’Idv, che aveva intimato la ricomposizione della maggioranza uscita dalle urne, potrà essere accontentato senza sforzi. “Progresso giuliese”, ulteriore benefico effetto procurato da Sacconi, è diventato finalmente sigla di opposizione: lo ha deciso il sindaco, escludendo il gruppo, senza neanche una comunicazione scritta, dalle riunioni di maggioranza. Una dimissione, insomma, e si è tornati a respirare.
La vera pacchia sarebbe se pure Ciafardoni e Maddaloni rientrassero nei ranghi o gettassero la spugna. Pronto anche per lo loro, forse, il roboante riconoscimento postumo già tributato al “caro Roberto”.