Venerdì, Aprile 28, 2017

 

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La democrazia non si interrompe tra un’elezione e l’altra

P 21 01A Giulianova, a nostro parere, le scelte che si vanno effettuando sul personale e sui dirigenti in particolare portano alla conclusione che il sindaco e la giunta vogliono dirigenti subordinati alle loro volontà anche nel momento della gestione che dovrebbe, invece, essere svolta in piena autonomia e nel rispetto delle leggi e delle competenze professionali. Insomma gli amministratori non sono impegnati a creare una macchina amministrativa, sempre più efficiente, competente ed autonoma, al servizio della collettività, ma danno l’impressione di volere meri esecutori delle loro volontà, spesso allergiche al rispetto delle regole della pubblica amministrazione e indifferenti ai frutti della competenza.
Qui, in sostanza, più che governare, si vuole comandare e lo si impone anche forzando le regole. Non si vogliono intralci, tra il personale, nell’attuazione dei propri disegni così come non si gradisce che l’opposizione, in particolare quella del Cittadino Governante, si immischi: per costoro avanzare critiche ficcanti e proposte ben argomentate significa alzare i toni e creare tensione nel dibattito consiliare. Davvero sconcertante! Chi segue i consigli comunali - quando vengono fatti ascoltare - sa bene chi avvelena continuamente il clima nelle istituzioni giuliesi (le prove sono nelle registrazioni dei consigli presenti sul sito ilcittadinogovernante.it e nei comunicati che provengono da “palazzo”). Insomma il manovratore non vuole essere disturbato. A Giulianova, purtroppo, “mala tempora currunt” e si fa sempre più fatica a partecipare ai lavori consiliari per i bassi  livelli che gli vengono fatti toccare e che personalmente non ho mai riscontrato, in passato, negli altri mandati.
Gustavo Zagrebelsky ha affermato, parlando di “democrazia monitorata”, che tra una elezione e l’altra, in democrazia, chi ha la delega del potere va controllato. Nelle democrazie normali la prima forma di controllo non è data né dai magistrati né dai giornalisti ma dall’opposizione, poi su ciò che emerge è importante il ruolo dell’informazione ed, eventualmente, della giustizia. Il consiglio comunale non ratifica a scatola chiusa ma prima di votare deve conoscere, riflettere, criticare, proporre, diffondere concetti e ragionamenti nella comunità amministrata. A Giulianova dove in questa fase c’è una democrazia malata tutto questo non può accadere. Il sindaco, con la sua giunta, non sopporta le critiche e teme gli avversari preparati e documentati. Cerca, per questo, di restringere gli spazi democratici (aveva perfino provato a modificare il regolamento per ridurre all’osso la possibilità di parlare in consiglio) con ogni espediente possibile, condizionando il presidente del consiglio comunale. Glissa sulle problematiche imbarazzanti o scottanti, enfatizza cose marginali o scontate, si rifugia in argomentazioni improprie o irrilevanti, reagisce con parole forti e sprezzanti, bollando come offese le critiche fondate e motivate e come toni accesi la passione civile e l’indignazione che non può non esprimersi di fronte a ripetuti atti di grave malgoverno. Non ammette mai un errore, non arretra mai di un passo, anche di fronte all’evidenza e pur di resistere sul piano dialettico lo fa ricorrendo alle inesattezze e perfino alla menzogna. Non accoglie mai una proposta, anche quando nel resto della maggioranza si coglie una disponibilità al dialogo. Unisce a questo atteggiamento, oggettivamente provocatorio, il lodarsi costantemente da solo e, tramite il suo staff pagato da noi cittadini, inonda quotidianamente di veline trionfalistiche la città e le redazioni dei mezzi di informazione. Blandisce gli avversari più accomodanti, offre strapuntini, vantaggi e qualcuno si accomoda. Fronteggia così, per il momento, le continue defezioni e l’indebolimento politico di una maggioranza che fa sempre più fatica a sopportare questo atteggiamento di arroganza senza qualità e di sfida continua che sta avvelenando sempre più il clima nella vita pubblica giuliese. Nel frattempo, però, tutto ciò sta precipitando la nostra bella città su una china di declino irreversibile. Per fortuna la democrazia ha i suoi antidoti e questo disegno autoritario e proprietario della cosa pubblica può essere contestato e sconfitto. E’ quello che stiamo cercando di fare da tempo con la nostra attività in città e in consiglio comunale. Nei prossimi giorni, ad esempio, ci saranno iniziative sulla scandalosa riorganizzazione delle aree e dei dirigenti comunali.

I soldi del Pioppeto vanno conservati per pagare parco Franchi

È provato che nel 2007 non occorreva vendere il Pioppeto. Gli impegni presi con i cittadini però vanno mantenuti. Un altro Bilancio è possibile.

IP 20 01n occasione della discussione sul consuntivo del Bilancio comunale del 2011 è emerso inaspettatamente un avanzo di circa 3,4 milioni. Nel chiedere spiegazioni abbiamo appreso che 2 milioni provenivano dai fondi accantonati con la vendita del Pioppeto e della scuola Acquaviva, per il pagamento dell’esproprio del parco Franchi. In sintesi: l’amministrazione comunale ha dato disposizione, con una delibera di Giunta, di rendere disponibili quei 2 milioni affermando che il debito residuo derivante dagli espropri era da considerare sovrastimato.
Tale affermazione non è suffragata da nessuna prova in quanto la sentenza per il parco Franchi non è stata ancora emessa. Semmai è da chiedersi se i circa 3,5 milioni rimasti (derivanti dalle alienazioni) saranno sufficienti. Le nostre obiezioni in Commissione Bilancio hanno indotto il neo assessore Vanni a presentare un emendamento in Consiglio Comunale per vincolare i 2 milioni al fine del mantenimento degli equilibri di Bilancio. Riteniamo che ciò non sia sufficiente e ne spieghiamo i motivi. Ai cittadini, quando sono stati privati dei loro gioielli di famiglia - nel Pioppeto doveva nascere un parco con all’interno la nuova piscina comunale, liberando spazio nel Centro sportivo esistente e invece…- è stato detto che quegli introiti sarebbero serviti per pagare i debiti derivanti dagli espropri, fra cui il parco Franchi che è ancora pendente. Da quel momento, correttamente, sono stati depositati in un capitolo di bilancio disponibili per questo uso e, secondo noi, responsabilmente, lì devono tornare se non si vogliono prendere in giro i cittadini. Infatti, se è già grave sacrificare un’area pubblica (destinata a verde attrezzato) per acquistare un parco, ancor più grave è venderla per pagarci i debiti di una fallimentare gestione dei rifiuti o per far fronte ad un’eccessiva spesa corrente causata dallo sperpero. I cittadini trovano già incredibile perdere un bene pubblico per averne in cambio un altro, ma certamente non possono accettare di doverlo perdere per poi mandare in fumo il ricavato senza contropartita alcuna per il patrimonio pubblico.
Questa operazione amministrativa non va fatta, altrimenti quando arriva il momento di pagare parco Franchi cosa si fa? Ci vendiamo Piazza Dalla Chiesa o il Belvedere? Se il Bilancio comunale è in difficoltà la responsabilità è dell’amministrazione che da anni fa scelte sbagliate sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite: adesso per far quadrare i conti occorre trovare altre strade, perché ce ne sono. Noi del Cittadino Governante le stiamo indicando da tempo in Consiglio Comunale. Ne ricordiamo solo qualcuna: ottenere, in urbanistica, tutti gli introiti previsti dalla legge (ad esempio i milioni di euro previsti dal PRUSST dell’ex SADAM); recuperare i 300.000 euro annui sperperati nella privatizzazione del trasporto scolastico e nel servizio navette; risparmiare qualche milione all’anno nella gestione dei rifiuti (spendere meno per la raccolta differenziata, far funzionare l’Ecocentro di Colleranesco, rimettere in funzione il polo tecnologico pubblico di Grasciano per non pagare ingenti somme agli impianti privati per il trattamento dei rifiuti, farsi pagare i rifiuti differenziati dalle filiere del riciclo, conferire sempre meno in discarica); recuperare introiti con la lotta all’elusione sulla seconda casa; evitare lo sperpero come quello fatto per lo spiaggiato, per la pista ciclabile di Via Nievo, per il cosiddetto semaforo intelligente (?) di Piazza della Libertà o per traslare tutta la segnaletica dei parcheggi a ridosso della carreggiata sul lungomare monumentale o per i cordoli con l’erba finta in piazza Dalmazia. E si potrebbe continuare a riprova del fatto che un altro Bilancio comunale è possibile. Ci aspettiamo dal neo assessore al Bilancio un radicale cambio nelle scelte amministrative, altrimenti è meglio lasciar perdere e tornare al voto.
E’ possibile continuare a penalizzare in questo modo i beni comuni e i cittadini a Giulianova?

Il palcoscenico della politica giuliese

PDV 19 01Mentre le recenti elezioni suggellavano la sconfitta della politica e della democrazia rappresentativa con un tasso di assenteismo, ai ballottaggi, di un cittadino su due, il Consiglio Comunale di Giulianova celebrava la già operante fusione tra centro-destra e centro-sinistra con l’entrata ufficiale di Cameli padre, dopo Cameli figlia, nella variopinta e mutevole maggioranza Mastromauro. Un sindaco che, come un “padre-padrone”, fagocita assessori, consiglieri e dirigenti amministrativi, ma al tempo stesso ammicca e lusinga persino il suo antagonista: siamo alla quarta Giunta “dei 100 candidati-talenti” in meno di tre anni, segno di chiare difficoltà ed inefficienze.
Sconcertata l’opinione pubblica al pari dell’elettorato tradito, che scopre essere stata una farsa l’accesa campagna elettorale del 2009, una presa in giro le diversità dei programmi elettorali, una finzione la distinzione tra i due grandi raggruppamenti capeggiati da Pd e Pdl. Se fino a qualche anno fa Cameli-Di Carlo-Mastromauro si contrapponevano tra querele e diffamazioni, (“egli è vittima del proprio io e del proprio presidenzialismo” dichiarava Cameli a proposito di Mastromauro che ribatteva appellandolo “giurassico”) d’improvviso e come per magia, oggi sono a braccetto, “è vero, Mimì?”, a consentire oscuri trasformismi e insani trasversalismi.
Litigi e smascheramenti nella coalizione di centro-sinistra: assessore Idv Margherita Trifoni estromessa, segretario Pd Albert Pepe fuoriuscito, consigliere Idv Santuomo che passa all’opposizione, consiglieri Sacconi-Maddaloni-Ciafardoni allontanatisi dal Pd, assessore Mastrilli dimissionario, Idv che diffida i propri rappresentanti in Giunta e in maggioranza, consigliere Cartone che lascia il Pd, assessore Ruffini silurato. Dall’altro lato, urla ed accuse in casa Pdl con nuovi gruppi poi sciolti, rientri in partito, scissioni ed indipendentismi: Antelli, Di Carlo, Ciccocelli, Cameli che, uniti in periodo di elezioni, non si accordano più su nulla; proviamo a immaginare se avessero governato.
La risposta a tali deficienze da parte del Sindaco è l’invenzione di una nuova preponderanza con l’Udc che non ha eletto rappresentanti, ma che oggi si ritrova con un assessore ed un consigliere.
Il dott. Cameli è stato scelto dagli elettori quale capo dell’opposizione di centro-destra, ma ora che questa coalizione  non esiste più, per onestà intellettuale, sarebbe più logico che si dimettesse. Ed invece assistiamo al collaborazionismo del trio Cameli-Di Carlo-Cameli con una maggioranza Mastromauro fantoccio: un imbarazzato appoggio fatto, occasionalmente, ora di astensionismo, ora di sostegno esplicito. Ci si chiede cosa spinga persone rispettabili e stimate ad esporsi ad insinuazioni e pesanti umiliazioni: un mercanteggiamento di ruoli, di visibilità, di incarichi pubblici che ancor di più allontana i cittadini e sfiducia l’agire politico. Paradossalmente la politica ha sviluppato i suoi anticorpi divenendo cupa e autoreferenziale, ingannando gran parte degli elettori dai sani principi e dalle grandi aspettative, lasciando ad ognuno un lacerante conflitto tra dimensione privata e vocazione pubblica; persa così la parte più incline al bene comune, resta l’altra che può essere compiaciuta da una gestione clientelare del patrimonio di una collettività.
Il responso della politica tradizionale è l’affermazione di un forte personalismo nei partiti assieme ad un grave crollo della cultura politica che causa una mancanza degli strumenti necessari al buon governo; “per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia partecipata che esce dal palazzo ed entra nella cultura della gente” (P. Ginsburg, La democrazia che non c’è).
Rinnegare la politica, e cioè la nostra componente pubblica, equivale a deporre le armi permettendo così un impunito saccheggio.

Il mondo alla rovescia

Dove si dice no al paesaggio, no ai parchi e alle riserve naturali, no alla meritocrazia, no ai rifiuti zero.

Nei giorni scorsi sui mezzi d’informazione locali hanno tenuto banco alcuni importanti temi quali l’area ex Migliori Longari, il modello Vedelago, la riserva del Borsacchio; di un altro, pur esso molto importante, non si è avuta notizia e cioè le scelte della giunta Mastromauro in merito ai dirigenti del Comune. Affinché i cittadini abbiano il quadro completo in merito ai suddetti argomenti ne parliamo focalizzando aspetti non emersi:
Area ex Migliori Longari.
P 18 01L’aspetto fondamentale è il seguente: l’iter urbanistico della variante specifica per l’area in questione si concluse in Consiglio Comunale (dopo l’osservazione del Cittadino Governante e di Italia Nostra e le prescrizioni di Regione e Provincia) stabilendo nel PRG, in maniera chiara ed inequivocabile, che solo la metà est dell’intero lotto poteva essere edificato. Le autorizzazioni comunali successive hanno invece violato quelle norme del PRG consentendo la costruzione di circa il 50% dei volumi in abuso edilizio (circa 20 appartamenti su 40). Noi de Il Cittadino Governante siamo convinti che la magistratura accerterà la verità dei fatti e renderà giustizia alla città di Giulianova gravemente offesa nel paesaggio in uno dei più importanti tra i suoi scorci panoramici.
Modello Vedelago.
P 18 02L’assessore regionale all’ambiente Di Dalmazio ed il sindaco di Teramo Brucchi hanno finalmente annunciato che anche nel teramano si seguirà il modello Vedelago per i rifiuti indifferenziati. Se veramente accadrà e se si farà a meno, in prospettiva, di inceneritori e discariche sarà un fatto di grande rilievo verso l’obiettivo Rifiuti Zero. Noi vorremmo solamente ricordare che, comunque, finora si è perso troppo tempo con costi eccessivi per i cittadini e per l’ambiente. Proponiamo questa strada da lunga data e oltre un anno fa al Kursaal abbiamo invitato a illustrare il modello Vedelago proprio l’artefice principale e cioè Carla Poli, ideatrice e titolare dell’impianto in Veneto. Purtroppo finora né l’amministrazione comunale, né il CIRSU (di cui il nostro Comune fa parte) hanno recepito tali moderne e sostenibili (in termini finanziari ed ambientali) indicazioni con gravi ripercussioni sul Bilancio comunale.
Terremoto tra i dirigenti comunali.
Abbiamo appreso che l’amministrazione comunale ha accorpato la Terza e la Quarta Area della compagine amministrativa del Comune prevedendo un unico dirigente, mentre in precedenza erano due. Riteniamo inopportuna questa scelta, in quanto ricondurre ad un’unica direzione funzioni delicate e complesse quali l’Urbanistica, il Demanio, la Gestione dei Rifiuti, i Lavori Pubblici, la Manutenzione e la Viabilità significa creare le condizioni per un sovraccarico di compiti nella stessa persona che non può non ripercuotersi sull’efficienza e sulla qualità dell’azione amministrativa. Perché questa illogica decisione? Qual è la motivazione? Vanno invece in senso contrario le recentissime due delibere che smembrano un settore il cui dirigente è stato, a ragione, ripetutamente lodato. Infatti verrà sdoppiata la prima Area (Finanze, Tributi e Affari Istituzionali) con conseguenti inspiegabili cambi e arrivi di ulteriori dirigenti, cosa che comporterà, tra l’altro, un aggravio dei costi. Essendo noto a tutto il Consiglio Comunale il valore ed i meriti del dirigente in questione ci chiediamo: Quali sono i motivi veri che hanno spinto l’amministrazione ad adottare tali incomprensibili e contraddittorie decisioni? La buona amministrazione è frutto anche di una razionale e qualificata impostazione della macchina amministrativa, a partire dai dirigenti. Torneremo, ovviamente, a parlarne.
Riserva del Borsacchio
P 18 03Il sindaco che parla sempre di bandiera blu e vele blu si è rallegrato per l’esclusione di Giulianova dalla riserva naturale! E già questa sarebbe una notizia.
Ma ai cittadini e in particolare a quelli dell’Annunziata occorre rivelare il motivo per cui il sindaco si è alleato col centrodestra a livello locale e a livello regionale per riperimetrare l’area della riserva. Il Contratto di Quartiere dell’Annunziata voluto dal sindaco Cameli (col voto favorevole di Mastromauro, capogruppo dell’opposizione), presentato come riqualificazione della 167, prevede anche molto cemento: una parte già fa bella mostra di sé sul lungomare. Il resto della cementificazione doveva realizzarsi su una pineta trentennale, davanti all’asilo nido. La giusta protesta degli abitanti del quartiere ha bloccato tale scempio. I politici hanno quindi escogitato la delocalizzazione degli edifici, leggermente più a sud ma in un ambito che non lo consentiva perchè ricompreso nella riserva del Borsacchio. Le classi dirigenti giuliesi, rosetane e teramane non hanno voluto accogliere la soluzione più idonea a tutelare la riserva naturale e a consentire la delocalizzazione. Era stata autorevolmente indicata da più parti ma alla fine hanno optato per la cementificazione di aree di pregio naturalistico in territorio rosetano e per l’esclusione di Giulianova dalla riserva.
Ma cosa accadrà ora? Gli edifici consentiti dal Contratto di Quartiere, per un totale di 2000 mq. (circa 25 appartamenti), verranno realizzati in quella parte del parco dell’Annunziata dove erano previsti gli orti urbani; inoltre l’edificio del Teleriscaldamento (di circa 14 m.x 13 m. e alto 3,50 m.) andrà a posizionarsi, nella porzione più ad ovest del parco dell’Annunziata, di fronte alle unifamiliari. Di cosa dovrebbero rallegrarsi quindi gli abitanti del quartiere? Di altro cemento in mezzo al verde e del rumore della centrale termica del teleriscaldamento a due passi dalle abitazioni?

La necessità del cambiamento

P 17 01Nel 2009 si partì in pompa magna con la prima giunta Mastromauro (quella dei talenti) che avrebbe dovuto fare mirabilia. Per ora si ricordano la “cacciata” di un assessore in consiglio e due “azzeramenti” di giunta: il primo nel 2011 si concluse con l’abbraccio all’UDC e ai Cameli; quello attuale annuncia i tecnici che non sempre sono la soluzione migliore, specialmente in urbanistica.
La risicata maggioranza, passata nel corso del tempo da 13 a 11 consiglieri, spesso ha bisogno dei voti di alcuni “benevoli” (chissà perche?) consiglieri di opposizione: obiettivamente, quindi, non gode di buona salute.
E così la cittadinanza, oltre alle conseguenze del malgoverno locale, deve sopportare anche lo spettacolo indecoroso di una coalizione sempre più conflittuale e traballante.
E’ positivo, però, che finalmente nella maggioranza cominci a levarsi qualche voce critica (e autocritica) incurante della ferrea obbedienza che da tre anni il sindaco ha imposto: dove il pensiero è libero di manifestarsi e le idee circolano le cose migliorano sempre e la moralità, la trasparenza, la meritocrazia, il Bene della città hanno più chances.
Queste prime voci vanno, quindi, apprezzate e incoraggiate.
Non si può dimenticare, infatti, che da oltre un decennio è comparsa una progressiva e preoccupante decadenza nella vita pubblica giuliese: la forte personalizzazione della politica che sta svilendo il ruolo dei partiti e la loro democrazia interna, riducendoli sempre più a strumenti nelle mani di pochi potenti; il crollo della cultura politica e la conseguente insufficienza dell’azione amministrativa; il trasversalismo fra le coalizioni che sempre più si assomigliano nei programmi (gli ideali e i valori, quelli sono spariti da un bel po’) e facilitano il passaggio da un campo all’altro (e viceversa) sulla base della convenienza personale.
Se la politica non si fonda su democrazia, partecipazione, moralità e cultura, non si occuperà mai seriamente del Bene Comune.
Si spiegano così i risultati poco brillanti anche delle varie Giunte Mastromauro: opere pubbliche oggettivamente malfatte o inutili; sperpero del denaro pubblico con conti del Comune fuori controllo; gestione fallimentare dei rifiuti; maltrattamento del paesaggio dei beni culturali e degli spazi pubblici da parte della speculazione edilizia; gestione della cosa pubblica fortemente clientelare e poco sensibile ai diritti di tutti e agli interessi generali; comparsa della questione morale in una città mai sfiorata prima da azioni giudiziarie (nell’ultimo anno sono ben quattro, invece, i fascicoli aperti dalla procura con invio di avvisi di garanzia); inadeguatezza nel rapportarsi alle altre istituzioni e conseguenti magri risultati per la città; netta chiusura nei confronti delle forze di opposizione con argomentazioni sprezzanti e capaci di negare l’evidenza; uso sistematico della propaganda trionfalistica.
Non sarebbe ora di voltare pagina in questa bella ma maltrattata città?

L’UDC tira le somme e lancia l’ultimatum a Mastromauro: giunta tecnica o uscita dalla maggioranza. Intanto Luigi Ragni (IDV): “io, una valanga di idee”.

IP 12 01La primavera potrebbe portare novità nello scenario politico e, di riflesso, nell’assetto degli equilibri amministrativi. Sembra infatti che, nel corso di una delle ultime riunioni, l’Udc stia valutando un’ipotesi non da poco. Uscito dal congresso con una certa voglia di cambiamento (ovvero con la tentazione di scompaginare qualche schema di potere giudicato un po’ fermo), il partito di Casini, a Giulianova, parrebbe intenzionato ad imporre al sindaco le sue condizioni: o si azzera la giunta e la si ricompone in formato ridotto, formato “tecnico”, o l’Udc tornerà nel posto da cui era partito, all’opposizione. E sarà, in questo caso, un tuffo nel passato, un riandare a quando il programma del candidato Cameli, diceva di essere la vera alternativa alle politiche di sinistra e non, come si è voluto farla apparire in seguito, la copia rubata al compagno di banco. Se Lassie, dopo tante disavventure, è tornato a casa, non si vede perché anche un partito elastico e versatile come l’Udc non possa e non debba farlo. Basterà aggrapparsi ad un motivo qualsiasi, comporre un comunicato ben scritto e voilà: ieri c’ero, oggi no. Oppure, e sarà l’ennesimo siparietto tra aspiranti delegati , si dovrà mettere a dieta il talento di molti e aderire alla formula “club”: 4 o 5 assessori, in puro stile “ risparmio”. Gianfranco Francioni, del gruppo di minoranza “Progresso giuliese”, è nel direttivo provinciale dell’Udc. Un segnale che, a Giulianova, diventa un’importante chiave di lettura. L’avvento dell’ormai famoso “terzo polo” potrebbe infatti mettere ordine in un quadro consiliare altalenante e sbiadito: Roberto Ciccocelli, Giancarlo Cameli, ed i tre di “Progresso giuliese”, troverebbero nella svolta centrista una collocazione comune, un modo per abbandonare i marosi della libera iniziativa e approdare sulla terraferma.  Da giorni si vocifera anche delle attenzioni particolari rivolte dal deputato Idv Augusto Di Stanislao ad alcuni esponenti giuliesi del Pd (o ex Pd): un ulteriore coagulo elettorale, sembra, che pretenderebbe di contare alle prossime amministrative. Tutto il tormento spirituale di un credo in metamorfosi, le lacerazioni di un consigliere che vede dispiegarsi decine di possibili scenari , sono contenuti nella lunga serie di missive inviate alla stampa da Luigi Ragni. Pagine dai titoli evocativi: “Con il nuovo anno”, “A chi volete affidare le sorti della città”, “I governi cambiano”, “Nessuno si rende conto”. Il massimo dell’autoanalisi nell’affermazione, “Io con l’Idv, una vera valanga di idee”. Il diario non ha trovato tanto spazio sui giornali, ma ha commosso il sindaco, sensibile come pochi agli sfoghi dei politici in boccio.

Mario non capisce

IP 09 1

Cessione del Giulianova Calcio: i tifosi hanno assistito, senza comprenderla, alla fine di una trattativa mai avviata

É stata una storia strana, zeppa di passaggi incomprensibili, quella che ha visto il Giulianova Calcio ad un passo dal passaggio di proprietà. Per diversi giorni, tra gennaio e dicembre, la tifoseria ha creduto che finalmente si stesse facendo largo, da Roma, la mano tesa.
Ha mosso i fili mediatici della vicenda, il sindaco Francesco Mastromauro, che investito del ruolo di salvatore del calcio (un “valore sociale”, ha precisato), si è fatto protagonista della mediazione con un imprenditore romano, intenzionato a calarsi, per la prima volta, nell’avventura del pallone. Il mistero che ha circondato la prima fase dei contatti,  ha indotto qualcuno a pensare, addirittura, che  “l’armatore romano con interessi nell’edilizia” fosse addirittura un’invenzione. A sgombrare il campo dai sospetti del paesello, lo stesso sindaco che ha confermato, su un giornale on line, d’aver pranzato con Fabrizio De Giovanni (questo il nome, presto diffuso, dell’imprenditore), d’aver fatto una passeggiata sul porto e sul belvedere. “Ho avuto la chiara sensazione - commentava soddisfatto Francesco Mastromauro - che siano persone serie, intenzionate a portare avanti un progetto valido per il calcio giuliese. “ Prossimo appuntamento a gennaio, a febbraio la conclusione della trattativa. “Bravo sindaco”, pensa Mario il tifoso: ci siamo, finalmente. E invece no. Quando mancano poche ore all’arrivo della befana, il pallone si sgonfia. Il sindaco annuncia in diretta, dalla sala consiliare, che non se ne fa nulla: “ il presidente ed io - dice Mastromauro - abbiamo convenuto che non esistono le condizioni minime. Non ci sono garanzie.” La situazione debitoria della società, viene precisato nella stessa sede, ammonta a  1 milione 500.000 euro accumulati in dodici anni di gestione. “ Ma come..- si chiede Mario sconsolato- il pranzo, il porto, le persone serie, il progetto valido…. Dove lo troviamo un altro imprenditore ..sulla luna?”. Mario non capisce. E capisce ancora meno quando Morrone e De Giovanni, il duo interessato, diramano alcune precisazioni che complicano la vicenda.  Essi affermano che la  trattativa non si è interrotta perchè, “in realtà, non è mai stata intrapresa”. Di concreto ci sarebbe stato solo un incontro informale, favorito da conoscenze comuni, durante il quale il sindaco avrebbe comunicato la decisione, da parte dell’attuale proprietà, di cedere il pacchetto societario a costo zero. Nessun accenno a situazioni debitorie: di concreto, secondo gli interessati, solo “un vago interesse nell’ipotesi di valutazione dell’iniziativa”. Buio fitto, allora, dietro lo stop di Mastromauro. Un inutile spreco di entusiasmo, si rassegna Mario, che chiude la porta su una vicenda che avrebbe fatto bene a non essere nemmeno resa nota.
Il sindaco resta solo, tallonato da una tifoseria che s’aspetta molto ed una politica (vedi missive del segretario dell’Idv Eden Cibej) che non rinuncia ad interrogarsi sull’effettiva opportunità del coinvolgimento di un ente pubblico (il Comune, che Mastromauro rappresenta)  nelle sorti di società private.  La questione è complessa. Solo, più del sindaco, resta Mario, che vorrebbe semplicemente  vedere belle partite, ogni domenica,  in uno stadio pieno, in una città serena. 

La politica e i vantaggi del carnevale

IP 8 1L’avevamo lasciato in pieno agosto su un volantino,  sotto le mentite spoglie di Cetto La Qualunque. Il parruccone corvino ed il  gessato bianco erano quelli messi addosso dalla Federazione della Sinistra dopo l’ingresso in giunta dell’ Udc. Oggi, il sindaco Mastromauro, lo ritroviamo in un formato ben più ampio, su un manifesto affisso dal Pdl, con tanto di berretto natalizio e al centro di un abete che ricorda alla città un 2011 di “retromarce, flop e folli spese”. In vetta, la stella cometa delle “dimissioni”, l’unica che, in realtà, “Babbo Mastro” non accetterebbe mai di seguire  (come fu dimostrato due anni or sono,  quando proprio il sindaco piantò in asso  i due re Magi del Presepe vivente).  Faccia cerea e patinata, la maschera natalizia ha ben poco del piglio autoritario del Cetto agostano. Allora, poi, si voleva colpire una scelta politica e si sparava con un fucile di precisione; ora si sventagliano proiettili, dodici  per l’esattezza, a descrizione di una condotta amministrativa che facilmente si lascia impallinare. Ma la vera differenza tra le due caricature sta nel fatto che se quattro mesi fa Mastromauro sopportò l’onta di non veder alzarsi nemmeno una voce, un flebile fischio di protesta, stavolta gli indolenti di ieri hanno levato per tempo gli scudi. Le rampogne, come quelle inviate sui cellulari dei consiglieri ad agosto, evidentemente servono. Prima il Pd in un comunicato, poi la lista Mastromauro in una nota inviata da chi ha la fortuna di essere presidente di Giulianova Patrimonio, hanno punito i colpevoli e brindato alla salute del sindaco. All’incirca con gli stessi argomenti. Al Pd spetta almeno il merito di aver colorato lo scritto inventando l’immaginetta di una “renna malandata”, il Pdl, appunto, “ che appende le palle di Natale” ( “balle”, volendo, per un benservito perfetto). Se pure diverte chi lo inventa e chi lo osserva, c’è da chiedersi se il Carnevale permanente, in politica, giovi davvero. Il sospetto è che il povero crocifisso dal fotoritocco finisca per suscitare non lo sdegno, ma la simpatia della piazza. Offesa dalla metamorfosi del ridicolo, la vittima potrebbe fare  tenerezza e contribuire a creare distrazione.  Nella guerra dei derisi,  anche  il peggiore degli scandali rischia di restare, vantaggiosamente, sotto la cenere.

Nell’ articolo apparso sul numero scorso, in questa rubrica, era stato definito “rutilante” il passato politico di Roberto Ciccocelli. Il consigliere, dopo averlo letto, ha manifestato la sua disapprovazione precisando di non far parte dell’Udc (“almeno per ora”, ha aggiunto). Pur essendo stato presente all’ultima riunione del partito, pur avendo partecipato con il commissario Guidobaldi e l’assessore Cameli ad un incontro con gli amministratori provinciali sugli indirizzi delle scuole giuliesi, Ciccocelli sottolinea di non aver mai aderito al partito di Casini. Eletto nella lista “Al centro della città”, quindi confluito nel gruppo “Obiettivo comune”, alla fine dichiaratosi indipendente, il consigliere ricorda di essere stato sempre nel centrodestra.

UDC, mistero buffo

Raggruppamento costituzionalmente di centrodestra, l’ UDC giuliese ha sostenuto Giancarlo Cameli alle ultime comunali, è presente oggi nella giunta di centrosinistra e sogna, già che c’è, la nascita del grande Centro. Un mistero da decifrare ogni volta, la collocazione ideologica di questo partito che raccoglie in gran parte ex democristiani. Il primo dicembre,  l’UDC ha avuto un’assemblea importante, raccontata in una nota da Pierangelo Guidobaldi. Alla riunione ha partecipato il consigliere indipendente Roberto Ciccocelli, anche lui, come Guidobaldi, con un passato politicamente rutilante. Il suo avvicinamento al partito, peraltro già noto, rappresenta un ulteriore puntello per l’attuale maggioranza che, furbescamente, ha provveduto per tempo a digerire l’UDC, piazzandolo in giunta. “Tutti - scrive il neo commissario Guidobaldi -  hanno confermato l’adesione alla linea politica stabilita nel recente passato”. Tutti, è naturale, visto che chi non era d’accordo ha girato i tacchi da un pezzo. Un peccato, che alcuni non abbiano visto di buon occhio l’entrata in giunta di Nausicaa Cameli. Un peccato, visto che Enrico Robuffo, da buon dirigente, aveva spiegato le ragioni della capriola filoamministrativa. “Certo - scriveva appunto Robuffo il 6 novembre - è molto più semplice stare costantemente alla finestra e guardare come gli altri lavorano ed a volte sbagliano. Alcuni anche all’interno del nostro partito ci dissero “ma chi ce lo fa fare a dare una mano a questi?” A loro ed ad altri rispondiamo che l’UDC ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per dare una mano non a Mastromauro ma a Giulianova. Stiamo vivendo la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi. Alla luce di ciò, chi sta servendo meglio la cittadina e l’intero Paese? Quelli che lividi di rabbia vorrebbero la testa dell’avversario politico o coloro che si sono rimboccati le maniche e stanno cercando di dare il loro contributo alla causa comune?” I secondi, è ovvio. Ci sarebbe però da aggiungere, anche per incoraggiare Robuffo, che l’UDC, in questa crociata umanitaria non è e non sarà mai solo. Ancora oggi, infatti, sono tanti quelli che non vogliono “stare alla finestra” e che sono pronti a “rimboccarsi le maniche”, accettando, sprezzanti del pericolo, di poggiare le proprie natiche su una poltrona ben remunerata. Lo sa bene il sindaco, costretto ogni giorno a pararsi dalle richieste di decine di valorosi volontari, di stoici cavalieri del lavoro disposti a sacrificare il proprio tempo nella stanza dei bottoni. Mentre porta avanti il martirio di un incarico, l’UDC guarda al congresso. Probabile che mescolando le carte, salteranno fuori gli stessi, stagionati assi. L’importante sarà riuscire a recuperare il voto cattolico. Da rincorrere c’è l’antico miracolo della DC, quella che per decenni ha vissuto nella luce riflessa della lezione di don Sturzo, lezione troppo difficile da recitare per buona parte dei nuovi eroi.

IL DECALOGO DEL BUON POLITICO

da un articolo di Don Luigi Sturzo pubblicato sul quotidiano “Popolo e Libertà” il 4 novembre 1948.

1) È prima regola dell’attività politica  essere sincero e onesto, prometti poco e realizza quel che hai promesso.
2) Se ami troppo il denaro, non fare attivita’ politica.
3) Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge  per un presunto vantaggio politico.
4) Non ti circondare di adulatori, l’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.
5) Non pensare di essere l’uomo indispensabile,  perchè  da quel momento farai molti errori.
6)  È piu’  facile dal No arrivare al Si che dal Si retrocedere al No. Spesso il No è piu’ utile del Si.
7) La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.
8) Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile,degli amici, mai dei favoriti.
9) Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.
10) È buona abitudine fare ogni sera l’esame di coscienza

Prosegue senza intoppi la bella amicizia tra il sindaco Mastromauro e il consigliere Di Carlo

IP 04 01Dopo gli insulti degli anni scorsi, i due hanno raggiunto una splendida intesa. In consiglio, tanti complimenti, ammiccamenti e, quando serve, voti favorevoli. Lontani i giorni in cui Francesco Mastromauro, capogruppo DS, commentava così l’epiteto che Di Carlo aveva pronunciato il 24 settembre 2001: “È una vicenda che squalifica l’immagine di Giulianova. Non può essere Di Carlo a rappresentare i giuliesi perché usa un linguaggio da osteria” (“Il Centro”, 28 settembre 2001). Altra storia dieci anni dopo.
Nel consiglio comunale del 26 ottobre scorso, il sindaco ha difeso proprio Di Carlo dopo l’alterco con il consigliere Gianfranco Francioni. “Non è corretto - ha detto - che qualcuno metta in dubbio il ruolo del consigliere Di Carlo perché il consigliere Di Carlo sta qui solo per fare il suo ruolo. Quando ha votato contro lo ha fatto e lo ha motivato. Sulla farmacia si è astenuto, mi pare, no? Anzi, ha votato contro! Allora che cosa gli dovevo dire a Mimì: uhoh… hai votato contro! Lo ha dimostrato: lui è un indipendente e fa solo il ruolo che gli è stato affidato dal popolo sovrano. È giusto dirlo e nessuno si può permettere di dire il contrario”.
Il consigliere Di Carlo non ha partecipato al consiglio comunale del 28 settembre 2011, quando è stata deliberata la vendita della farmacia. Si è invece astenuto sul riequilibrio di bilancio, lo scorso 3 ottobre.

Caro Roberto

IP 3 1Mai, le dimissioni di un consigliere comunale, avevano suscitato tanto entusiasmo. Mai una pioggia di complimenti si era abbattuta con simile enfasi sulla testa di un esponente di maggioranza che lascia ad altri il suo posto. Il caso è quello di Roberto Sacconi, il quale, stanco dei traccheggi amministrativi, ha rimesso il mandato di consigliere e subito, sulle opinioni del Pd, si è dovuto ricredere.
“Purtroppo - scriveva infatti Roberto Sacconi il 5 settembre - il sindaco ha un partito alle spalle che non ha molta stima nei confronti di Ciafardoni, Maddaloni e del sottoscritto, anzi qualcuno dice ‘non li posso vedere affatto’ come è stato esternato in alcuni ambienti ad esponenti del PD regionale.”
Una conclusione forse affrettata, visto che la consegna delle sua lettera di dimissioni ha prodotto nel partito una vistosa capriola di giudizio.
Per accorgersene, basta leggere come il Pd, in una nota del 6 ottobre, definisce l’uscita di scena dell’amico consigliere: “un’assunzione di responsabilità unita ad uno spessore morale che hanno fatto di Roberto un punto di riferimento per tutta la compagine amministrativa oltre che per l’intera cittadinanza.”
Le dimissioni di Sacconi sono dovute, sempre secondo il Pd, ad “una qualche delusione” causata dalla “politica semiseria” del suo “Progresso giuliese” (tant’è vero che lo stesso Sacconi scriveva, appena un mese prima, “il rapporto con i miei amici è sempre più saldo e di reciproca stima e fiducia”).
“A noi - prosegue la nota - interessa solo andare avanti coerentemente con la realizzazione del programma, consapevoli di poter avere in Roberto Sacconi un collaboratore valido, intelligente e disponibile.
Accogliamo, quindi, a braccia aperte il caro Roberto con il quale auspichiamo una stretta e fattiva collaborazione nell’interesse di Giulianova.” Va accolto di sicuro “a braccia aperte”, Roberto, specie ora che, dimettendosi, ha riportato una maggioranza certa in sala consiliare. Al suo posto siede Patrizia Pomante, preziosissimo cuscinetto tra l’ultimo degli eletti e il bellicoso neocentrista Berardo D’Antonio. La signora non ha oggi alcun motivo di causare, ad ogni convocazione di consiglio, quegli snervanti conticini, fatti di notte sulla punta delle dita, per sapere come la riunione andrà a finire. Non solo.
Anche l’Idv, che aveva intimato la ricomposizione della maggioranza uscita dalle urne, potrà essere accontentato senza sforzi. “Progresso giuliese”, ulteriore benefico effetto procurato da Sacconi, è diventato finalmente sigla di opposizione: lo ha deciso il sindaco, escludendo il gruppo, senza neanche una comunicazione scritta, dalle riunioni di maggioranza. Una dimissione, insomma, e si è tornati a respirare.
La vera pacchia sarebbe se pure Ciafardoni e Maddaloni rientrassero nei ranghi o gettassero la spugna. Pronto anche per lo loro, forse, il roboante riconoscimento postumo già tributato al “caro Roberto”.

Puzza di bruciato in sala consiliare

IP 2 1Consiglio comunale: un sindaco, una maggioranza, una minoranza. Uno schema semplice per amministrare una città, una definizione di ruoli che solo in via eccezionale ha bisogno di essere riscritta e reinterpretata. Ma a Giulianova, da mesi,  l’eccezione è diventata regola e il caos ha soppiantato l’ordine.  Tutto grazie a consiglieri che, sganciatisi dai partiti d’appartenenza,  dicono di voler scegliere di volta in volta sui punti all’ordine del giorno, di esserci o non esserci, dire sì  o dire no, a seconda delle circostanze. All’orizzonte, una compravendita  di voti che rischia di condurre il sindaco allo sfinimento, fisico e politico. A Francesco Mastromauro toccherà suonare di continuo a tutti i campanelli per avere la sicurezza, in consiglio, di un’alzata di mano: è la questua elevata a sistema.  Un metodo d’amministrare che alimenta sospetti e, a quanto sembra, diffonde puzza di bruciato in sala consiliare.  Ma chi sono i protagonisti di tanto turbinio?
Roberto Ciccocelli: eletto nella lista “Al centro della città’”, è stato prima esponente del gruppo “Obiettivo comune”,  poi della sigla “Futuro in”. Nel consiglio del  28 settembre ha ricordato d’aver militato per 12 anni nel centrodestra e di aver sempre votato contro l’attuale amministrazione. Poco prima, però,  aveva permesso l’apertura della seduta consiliare, salvando le sorti della maggioranza. D’ora in poi, per colpa di un Pdl che lo tratta malissimo, andrà dove lo porta il cuore.  
I piedi, intanto, lo hanno portato lontano dalla sala consiliare quando è stata l’ora di decidere sulla farmacia comunale.
Roberto Sacconi: candidato nel Pd, è confluito in “Progresso giuliese”. Con il gruppo ha attaccato più volte l’operato del sindaco, ma, diversamente dai suoi, ha votato a favore della vendita della farmacia. Sarebbe stato un rebus decifrare il futuro se non avesse provveduto da solo, dimettendosi, a interrompere la suspence.
Luigi Ragni: a Mimì Di Carlo, che in consiglio lo interrogava sulla posizione del partito circa la sua presenza in maggioranza, il consigliere dell’Idv ha risposto sostenendo che le critiche espresse dal coordinatore Eden Cibej non coincidevano con quelle del direttivo. L’affermazione, giudicata dai suoi priva di fondamento,  potrebbe confermare la voce che vedrebbe Ragni incamminato lungo la strada che porta al Pd.
Gianfranco Francioni:  consigliere di centrodestra, ha ritrovato se stesso nel programma elettorale di centrosinistra. La lista civica per Mastromauro gli ha conferito di recente la “maglia rosa nella gara per il trasformismo politico più disinvolto avendo conseguito la tracimante vittoria nel cambio più repentino di casacca”. Strano che quel “cambio di casacca” non abbia suscitato alcuna contrarietà al momento della sua uscita pubblica,  ed anzi sia stata accompagnata da concrete rassicurazioni, da parte del sindaco, di incarichi in giunta da conferire proprio a Francioni.
Sorprende anche Giancarlo Cameli, che tutti davano in maggioranza e che invece ha votato contro la vendita della farmacia.
Mimì Di Carlo ha evitato ogni colpo di scena, restandosene il 28 settembre, giorno del consiglio, prudentemente a casa.

Fin che la barca va ...

IPU 1 1Pessimo suggerimento, quello cantato nel 1970 da Orietta Berti.  Anche se la barca, almeno per il momento,  “va”,  un sindaco seriamente intenzionato a restare a galla capisce perfettamente che “non remare” o “stare a guardare” potrebbe costargli caro.  Non per nulla, visti  decrescere i numeri della sua maggioranza, Francesco Mastromauro lavora da  mesi per arrivare indenne alla fine della traversata. Confidando nella memoria corta e nel disinteresse collettivi, il centrosinistra ha fatto sì che a sostenere le sorti dell’amministrazione siano oggi Giancarlo Cameli e Mimì Di Carlo. Persi i vecchi distinguo politici, e giudicato non disdicevole, ma fisiologico, il cambio di casacca,  i partiti soffiano sciatte bolle d’aria dentro il vento del cambiamento.  L’Udc, entrato in giunta, non ha mai impalmato ufficialmente Giancarlo Cameli  quale proprio rappresentante in consiglio. Il dottore ne approfitta e sfrutta il dono dell’ambiguità: è disposto a dare appoggio, confortato però dalla possibilità di assentarsi, all’occorrenza, dalla sala consiliare o di astenersi al momento del voto.  Di Carlo dice di voler stare in consiglio decidendo di volta in volta: questo, nel 2009,  i suoi elettori non lo sapevano, e non è escluso che Mimì, prima di esprimersi, li ascolti tutti, uno per uno, di volta in volta. Tre ex Pd ed un uomo di centrodestra: anche “Progresso giuliese”, malgrado i proclami, gioca la carta del battitore libero. Afferma di sostenere il sindaco e lo fa attaccando, appena può, la sua maggioranza. Nessuno ha ben capito da che parte stiano Francioni, Ciafardoni, Sacconi e Maddaloni, ma il Pd vive nel miraggio di recuperare almeno i tre fuorisciti. Dinanzi poi ad un direttivo dell’Idv che mostra di comportarsi come predica Di Pietro e di  agire come chiede l’Italia dei Valori, Mastromauro teme il peggio e sogna orizzonti progressisti: l’intesa con Franco Arboretti avrebbe su questo fronte indiscussi vantaggi, ma le possibilita di accordo sono compromesse, i programmi e le convinzioni troppo distanti.  È evidente, però: la maggioranza, così com’è, non va. Piano regolatore, grandi progetti edilizi, gestione dei rifiuti: gli iceberg che si parano sulla rotta d’autunno sono più di uno. Anche se le quotazioni scendono, anche se la confusione aumenta, è indispensabile remare. Più che per amore della città, per il bene di uno scafo che imbarca acqua ma finge di avere i numeri per continuare ad andare.

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