Martedì, Agosto 22, 2017

 

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La politica e i vantaggi del carnevale

IP 8 1L’avevamo lasciato in pieno agosto su un volantino,  sotto le mentite spoglie di Cetto La Qualunque. Il parruccone corvino ed il  gessato bianco erano quelli messi addosso dalla Federazione della Sinistra dopo l’ingresso in giunta dell’ Udc. Oggi, il sindaco Mastromauro, lo ritroviamo in un formato ben più ampio, su un manifesto affisso dal Pdl, con tanto di berretto natalizio e al centro di un abete che ricorda alla città un 2011 di “retromarce, flop e folli spese”. In vetta, la stella cometa delle “dimissioni”, l’unica che, in realtà, “Babbo Mastro” non accetterebbe mai di seguire  (come fu dimostrato due anni or sono,  quando proprio il sindaco piantò in asso  i due re Magi del Presepe vivente).  Faccia cerea e patinata, la maschera natalizia ha ben poco del piglio autoritario del Cetto agostano. Allora, poi, si voleva colpire una scelta politica e si sparava con un fucile di precisione; ora si sventagliano proiettili, dodici  per l’esattezza, a descrizione di una condotta amministrativa che facilmente si lascia impallinare. Ma la vera differenza tra le due caricature sta nel fatto che se quattro mesi fa Mastromauro sopportò l’onta di non veder alzarsi nemmeno una voce, un flebile fischio di protesta, stavolta gli indolenti di ieri hanno levato per tempo gli scudi. Le rampogne, come quelle inviate sui cellulari dei consiglieri ad agosto, evidentemente servono. Prima il Pd in un comunicato, poi la lista Mastromauro in una nota inviata da chi ha la fortuna di essere presidente di Giulianova Patrimonio, hanno punito i colpevoli e brindato alla salute del sindaco. All’incirca con gli stessi argomenti. Al Pd spetta almeno il merito di aver colorato lo scritto inventando l’immaginetta di una “renna malandata”, il Pdl, appunto, “ che appende le palle di Natale” ( “balle”, volendo, per un benservito perfetto). Se pure diverte chi lo inventa e chi lo osserva, c’è da chiedersi se il Carnevale permanente, in politica, giovi davvero. Il sospetto è che il povero crocifisso dal fotoritocco finisca per suscitare non lo sdegno, ma la simpatia della piazza. Offesa dalla metamorfosi del ridicolo, la vittima potrebbe fare  tenerezza e contribuire a creare distrazione.  Nella guerra dei derisi,  anche  il peggiore degli scandali rischia di restare, vantaggiosamente, sotto la cenere.

Nell’ articolo apparso sul numero scorso, in questa rubrica, era stato definito “rutilante” il passato politico di Roberto Ciccocelli. Il consigliere, dopo averlo letto, ha manifestato la sua disapprovazione precisando di non far parte dell’Udc (“almeno per ora”, ha aggiunto). Pur essendo stato presente all’ultima riunione del partito, pur avendo partecipato con il commissario Guidobaldi e l’assessore Cameli ad un incontro con gli amministratori provinciali sugli indirizzi delle scuole giuliesi, Ciccocelli sottolinea di non aver mai aderito al partito di Casini. Eletto nella lista “Al centro della città”, quindi confluito nel gruppo “Obiettivo comune”, alla fine dichiaratosi indipendente, il consigliere ricorda di essere stato sempre nel centrodestra.

UDC, mistero buffo

Raggruppamento costituzionalmente di centrodestra, l’ UDC giuliese ha sostenuto Giancarlo Cameli alle ultime comunali, è presente oggi nella giunta di centrosinistra e sogna, già che c’è, la nascita del grande Centro. Un mistero da decifrare ogni volta, la collocazione ideologica di questo partito che raccoglie in gran parte ex democristiani. Il primo dicembre,  l’UDC ha avuto un’assemblea importante, raccontata in una nota da Pierangelo Guidobaldi. Alla riunione ha partecipato il consigliere indipendente Roberto Ciccocelli, anche lui, come Guidobaldi, con un passato politicamente rutilante. Il suo avvicinamento al partito, peraltro già noto, rappresenta un ulteriore puntello per l’attuale maggioranza che, furbescamente, ha provveduto per tempo a digerire l’UDC, piazzandolo in giunta. “Tutti - scrive il neo commissario Guidobaldi -  hanno confermato l’adesione alla linea politica stabilita nel recente passato”. Tutti, è naturale, visto che chi non era d’accordo ha girato i tacchi da un pezzo. Un peccato, che alcuni non abbiano visto di buon occhio l’entrata in giunta di Nausicaa Cameli. Un peccato, visto che Enrico Robuffo, da buon dirigente, aveva spiegato le ragioni della capriola filoamministrativa. “Certo - scriveva appunto Robuffo il 6 novembre - è molto più semplice stare costantemente alla finestra e guardare come gli altri lavorano ed a volte sbagliano. Alcuni anche all’interno del nostro partito ci dissero “ma chi ce lo fa fare a dare una mano a questi?” A loro ed ad altri rispondiamo che l’UDC ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per dare una mano non a Mastromauro ma a Giulianova. Stiamo vivendo la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi. Alla luce di ciò, chi sta servendo meglio la cittadina e l’intero Paese? Quelli che lividi di rabbia vorrebbero la testa dell’avversario politico o coloro che si sono rimboccati le maniche e stanno cercando di dare il loro contributo alla causa comune?” I secondi, è ovvio. Ci sarebbe però da aggiungere, anche per incoraggiare Robuffo, che l’UDC, in questa crociata umanitaria non è e non sarà mai solo. Ancora oggi, infatti, sono tanti quelli che non vogliono “stare alla finestra” e che sono pronti a “rimboccarsi le maniche”, accettando, sprezzanti del pericolo, di poggiare le proprie natiche su una poltrona ben remunerata. Lo sa bene il sindaco, costretto ogni giorno a pararsi dalle richieste di decine di valorosi volontari, di stoici cavalieri del lavoro disposti a sacrificare il proprio tempo nella stanza dei bottoni. Mentre porta avanti il martirio di un incarico, l’UDC guarda al congresso. Probabile che mescolando le carte, salteranno fuori gli stessi, stagionati assi. L’importante sarà riuscire a recuperare il voto cattolico. Da rincorrere c’è l’antico miracolo della DC, quella che per decenni ha vissuto nella luce riflessa della lezione di don Sturzo, lezione troppo difficile da recitare per buona parte dei nuovi eroi.

IL DECALOGO DEL BUON POLITICO

da un articolo di Don Luigi Sturzo pubblicato sul quotidiano “Popolo e Libertà” il 4 novembre 1948.

1) È prima regola dell’attività politica  essere sincero e onesto, prometti poco e realizza quel che hai promesso.
2) Se ami troppo il denaro, non fare attivita’ politica.
3) Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge  per un presunto vantaggio politico.
4) Non ti circondare di adulatori, l’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.
5) Non pensare di essere l’uomo indispensabile,  perchè  da quel momento farai molti errori.
6)  È piu’  facile dal No arrivare al Si che dal Si retrocedere al No. Spesso il No è piu’ utile del Si.
7) La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.
8) Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile,degli amici, mai dei favoriti.
9) Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.
10) È buona abitudine fare ogni sera l’esame di coscienza

Prosegue senza intoppi la bella amicizia tra il sindaco Mastromauro e il consigliere Di Carlo

IP 04 01Dopo gli insulti degli anni scorsi, i due hanno raggiunto una splendida intesa. In consiglio, tanti complimenti, ammiccamenti e, quando serve, voti favorevoli. Lontani i giorni in cui Francesco Mastromauro, capogruppo DS, commentava così l’epiteto che Di Carlo aveva pronunciato il 24 settembre 2001: “È una vicenda che squalifica l’immagine di Giulianova. Non può essere Di Carlo a rappresentare i giuliesi perché usa un linguaggio da osteria” (“Il Centro”, 28 settembre 2001). Altra storia dieci anni dopo.
Nel consiglio comunale del 26 ottobre scorso, il sindaco ha difeso proprio Di Carlo dopo l’alterco con il consigliere Gianfranco Francioni. “Non è corretto - ha detto - che qualcuno metta in dubbio il ruolo del consigliere Di Carlo perché il consigliere Di Carlo sta qui solo per fare il suo ruolo. Quando ha votato contro lo ha fatto e lo ha motivato. Sulla farmacia si è astenuto, mi pare, no? Anzi, ha votato contro! Allora che cosa gli dovevo dire a Mimì: uhoh… hai votato contro! Lo ha dimostrato: lui è un indipendente e fa solo il ruolo che gli è stato affidato dal popolo sovrano. È giusto dirlo e nessuno si può permettere di dire il contrario”.
Il consigliere Di Carlo non ha partecipato al consiglio comunale del 28 settembre 2011, quando è stata deliberata la vendita della farmacia. Si è invece astenuto sul riequilibrio di bilancio, lo scorso 3 ottobre.

Caro Roberto

IP 3 1Mai, le dimissioni di un consigliere comunale, avevano suscitato tanto entusiasmo. Mai una pioggia di complimenti si era abbattuta con simile enfasi sulla testa di un esponente di maggioranza che lascia ad altri il suo posto. Il caso è quello di Roberto Sacconi, il quale, stanco dei traccheggi amministrativi, ha rimesso il mandato di consigliere e subito, sulle opinioni del Pd, si è dovuto ricredere.
“Purtroppo - scriveva infatti Roberto Sacconi il 5 settembre - il sindaco ha un partito alle spalle che non ha molta stima nei confronti di Ciafardoni, Maddaloni e del sottoscritto, anzi qualcuno dice ‘non li posso vedere affatto’ come è stato esternato in alcuni ambienti ad esponenti del PD regionale.”
Una conclusione forse affrettata, visto che la consegna delle sua lettera di dimissioni ha prodotto nel partito una vistosa capriola di giudizio.
Per accorgersene, basta leggere come il Pd, in una nota del 6 ottobre, definisce l’uscita di scena dell’amico consigliere: “un’assunzione di responsabilità unita ad uno spessore morale che hanno fatto di Roberto un punto di riferimento per tutta la compagine amministrativa oltre che per l’intera cittadinanza.”
Le dimissioni di Sacconi sono dovute, sempre secondo il Pd, ad “una qualche delusione” causata dalla “politica semiseria” del suo “Progresso giuliese” (tant’è vero che lo stesso Sacconi scriveva, appena un mese prima, “il rapporto con i miei amici è sempre più saldo e di reciproca stima e fiducia”).
“A noi - prosegue la nota - interessa solo andare avanti coerentemente con la realizzazione del programma, consapevoli di poter avere in Roberto Sacconi un collaboratore valido, intelligente e disponibile.
Accogliamo, quindi, a braccia aperte il caro Roberto con il quale auspichiamo una stretta e fattiva collaborazione nell’interesse di Giulianova.” Va accolto di sicuro “a braccia aperte”, Roberto, specie ora che, dimettendosi, ha riportato una maggioranza certa in sala consiliare. Al suo posto siede Patrizia Pomante, preziosissimo cuscinetto tra l’ultimo degli eletti e il bellicoso neocentrista Berardo D’Antonio. La signora non ha oggi alcun motivo di causare, ad ogni convocazione di consiglio, quegli snervanti conticini, fatti di notte sulla punta delle dita, per sapere come la riunione andrà a finire. Non solo.
Anche l’Idv, che aveva intimato la ricomposizione della maggioranza uscita dalle urne, potrà essere accontentato senza sforzi. “Progresso giuliese”, ulteriore benefico effetto procurato da Sacconi, è diventato finalmente sigla di opposizione: lo ha deciso il sindaco, escludendo il gruppo, senza neanche una comunicazione scritta, dalle riunioni di maggioranza. Una dimissione, insomma, e si è tornati a respirare.
La vera pacchia sarebbe se pure Ciafardoni e Maddaloni rientrassero nei ranghi o gettassero la spugna. Pronto anche per lo loro, forse, il roboante riconoscimento postumo già tributato al “caro Roberto”.

Puzza di bruciato in sala consiliare

IP 2 1Consiglio comunale: un sindaco, una maggioranza, una minoranza. Uno schema semplice per amministrare una città, una definizione di ruoli che solo in via eccezionale ha bisogno di essere riscritta e reinterpretata. Ma a Giulianova, da mesi,  l’eccezione è diventata regola e il caos ha soppiantato l’ordine.  Tutto grazie a consiglieri che, sganciatisi dai partiti d’appartenenza,  dicono di voler scegliere di volta in volta sui punti all’ordine del giorno, di esserci o non esserci, dire sì  o dire no, a seconda delle circostanze. All’orizzonte, una compravendita  di voti che rischia di condurre il sindaco allo sfinimento, fisico e politico. A Francesco Mastromauro toccherà suonare di continuo a tutti i campanelli per avere la sicurezza, in consiglio, di un’alzata di mano: è la questua elevata a sistema.  Un metodo d’amministrare che alimenta sospetti e, a quanto sembra, diffonde puzza di bruciato in sala consiliare.  Ma chi sono i protagonisti di tanto turbinio?
Roberto Ciccocelli: eletto nella lista “Al centro della città’”, è stato prima esponente del gruppo “Obiettivo comune”,  poi della sigla “Futuro in”. Nel consiglio del  28 settembre ha ricordato d’aver militato per 12 anni nel centrodestra e di aver sempre votato contro l’attuale amministrazione. Poco prima, però,  aveva permesso l’apertura della seduta consiliare, salvando le sorti della maggioranza. D’ora in poi, per colpa di un Pdl che lo tratta malissimo, andrà dove lo porta il cuore.  
I piedi, intanto, lo hanno portato lontano dalla sala consiliare quando è stata l’ora di decidere sulla farmacia comunale.
Roberto Sacconi: candidato nel Pd, è confluito in “Progresso giuliese”. Con il gruppo ha attaccato più volte l’operato del sindaco, ma, diversamente dai suoi, ha votato a favore della vendita della farmacia. Sarebbe stato un rebus decifrare il futuro se non avesse provveduto da solo, dimettendosi, a interrompere la suspence.
Luigi Ragni: a Mimì Di Carlo, che in consiglio lo interrogava sulla posizione del partito circa la sua presenza in maggioranza, il consigliere dell’Idv ha risposto sostenendo che le critiche espresse dal coordinatore Eden Cibej non coincidevano con quelle del direttivo. L’affermazione, giudicata dai suoi priva di fondamento,  potrebbe confermare la voce che vedrebbe Ragni incamminato lungo la strada che porta al Pd.
Gianfranco Francioni:  consigliere di centrodestra, ha ritrovato se stesso nel programma elettorale di centrosinistra. La lista civica per Mastromauro gli ha conferito di recente la “maglia rosa nella gara per il trasformismo politico più disinvolto avendo conseguito la tracimante vittoria nel cambio più repentino di casacca”. Strano che quel “cambio di casacca” non abbia suscitato alcuna contrarietà al momento della sua uscita pubblica,  ed anzi sia stata accompagnata da concrete rassicurazioni, da parte del sindaco, di incarichi in giunta da conferire proprio a Francioni.
Sorprende anche Giancarlo Cameli, che tutti davano in maggioranza e che invece ha votato contro la vendita della farmacia.
Mimì Di Carlo ha evitato ogni colpo di scena, restandosene il 28 settembre, giorno del consiglio, prudentemente a casa.

Fin che la barca va ...

IPU 1 1Pessimo suggerimento, quello cantato nel 1970 da Orietta Berti.  Anche se la barca, almeno per il momento,  “va”,  un sindaco seriamente intenzionato a restare a galla capisce perfettamente che “non remare” o “stare a guardare” potrebbe costargli caro.  Non per nulla, visti  decrescere i numeri della sua maggioranza, Francesco Mastromauro lavora da  mesi per arrivare indenne alla fine della traversata. Confidando nella memoria corta e nel disinteresse collettivi, il centrosinistra ha fatto sì che a sostenere le sorti dell’amministrazione siano oggi Giancarlo Cameli e Mimì Di Carlo. Persi i vecchi distinguo politici, e giudicato non disdicevole, ma fisiologico, il cambio di casacca,  i partiti soffiano sciatte bolle d’aria dentro il vento del cambiamento.  L’Udc, entrato in giunta, non ha mai impalmato ufficialmente Giancarlo Cameli  quale proprio rappresentante in consiglio. Il dottore ne approfitta e sfrutta il dono dell’ambiguità: è disposto a dare appoggio, confortato però dalla possibilità di assentarsi, all’occorrenza, dalla sala consiliare o di astenersi al momento del voto.  Di Carlo dice di voler stare in consiglio decidendo di volta in volta: questo, nel 2009,  i suoi elettori non lo sapevano, e non è escluso che Mimì, prima di esprimersi, li ascolti tutti, uno per uno, di volta in volta. Tre ex Pd ed un uomo di centrodestra: anche “Progresso giuliese”, malgrado i proclami, gioca la carta del battitore libero. Afferma di sostenere il sindaco e lo fa attaccando, appena può, la sua maggioranza. Nessuno ha ben capito da che parte stiano Francioni, Ciafardoni, Sacconi e Maddaloni, ma il Pd vive nel miraggio di recuperare almeno i tre fuorisciti. Dinanzi poi ad un direttivo dell’Idv che mostra di comportarsi come predica Di Pietro e di  agire come chiede l’Italia dei Valori, Mastromauro teme il peggio e sogna orizzonti progressisti: l’intesa con Franco Arboretti avrebbe su questo fronte indiscussi vantaggi, ma le possibilita di accordo sono compromesse, i programmi e le convinzioni troppo distanti.  È evidente, però: la maggioranza, così com’è, non va. Piano regolatore, grandi progetti edilizi, gestione dei rifiuti: gli iceberg che si parano sulla rotta d’autunno sono più di uno. Anche se le quotazioni scendono, anche se la confusione aumenta, è indispensabile remare. Più che per amore della città, per il bene di uno scafo che imbarca acqua ma finge di avere i numeri per continuare ad andare.

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