Lunedì, Febbraio 19, 2018

 

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LPDC 21 01Dopo quarant’anni le opere di Carlo Levi tornano a Giulianova in una mostra antologica che ordina 38 suoi dipinti, datati dal 1926 al 1973. I dipinti provengono tutti dalla Fondazione Carlo Levi di Roma che, sorta nel 1996, un anno dopo la morte dell’artista, ha come scopo la conservazione e la valorizzazione di una collezione costituita da 800 dipinti e da un archivio di manoscritti e di materiale documentario dell’artista dichiarato di interesse nazionale con decreto ministeriale.
L’occasione di guardare e “gustare” dell’ottima pittura figurativa, caratterizzata da un segno morbido e avvolgente, talvolta dalla pennellata quasi sensuale e sempre introspettiva, può e deve diventare anche occasione di riflessione sul nostro presente attraverso le opere e il pensiero di un intellettuale del secolo scorso, che ha raggiunto fama internazionale con la pubblicazione del romanzo Cristo si è fermato ad Eboli ma che è stato molto più di un pittore, di uno scrittore, di un medico, di un politico: è stato soprattutto un uomo libero che non ha mai barattato, neanche da giovanissimo, il suo personale pensiero per un miglior trattamento da parte del regime fascista prima e, in generale, da parte di qualsiasi potere negli anni seguenti della democrazia.
Vero talento poliedrico, Carlo Levi si laurea in medicina a pieni voti, a ventidue anni, e sempre nel 1924, è invitato alla Biennale di Venezia. Ma la sua attività espositiva era già iniziata con grande successo l’anno prima alla Quadriennale di Torino. Suoi amici sono dagli anni della giovinezza: Natalino Sapegno, Massimo Mila, Giacomo Debenedetti, Leone Ginsburg, Mario Fubini, i fratelli Rosselli e Piero Gobetti, che, pur maggiore di solo un anno, diventerà per lui, come per molti della sua generazione, un “faro” intellettuale, morale e politico che non si spense neanche con la fine della sua giovanissima esistenza causata dal fascismo.
Levi rifiuta la pittura retorica del regime ed espone con “ I sei di Torino” sostenuti da Persico e Venturi e continua nell’impegno politico per il quale sarà incarcerato e mandato al confino. Proprio dall’esperienza sconvolgente per lui, intellettuale benestante del nord, del confino ad Aliano, in Basilicata, nascerà il romanzo Cristo si è fermato ad Eboli in cui denuncia la situazione meridionale. Da questo momento il cuore di tutta la sua attività di pittore, di scrittore e di politico resta il Mezzogiorno. Nel dopoguerra infatti, sempre occupandosi della “questione meridionale” continua a dipingere virando verso una pittura di taglio neorealista, collabora con La Stampa di Torino, scrive altri importanti romanzi come per esempio Le parole sono pietre, viene eletto per due volte senatore della Repubblica nelle liste del Partito Comunista Italiano come indipendente. “Non siamo giunti alla politica per natura, ma quasi a malincuore, per il dovere dei tempi”. Questo richiamo al senso civico che ci “costringe” all’impegno politico è ben altro rispetto alla scandalosa cosa a cui assistiamo oggi: la politica piegata al vantaggio del singolo e non al bene comune.
Difficile sintetizzare la vita tanto piena e ricca di questo intellettuale che ebbe come compagne d’esistenza figure di donne dalla personalità ben definita e affascinante e come amici, personaggi famosi come Cesare Pavese o Anna Magnani e insieme, gente semplice e comune e i tanto amati “poveri cristiani di Aliano”. Per volontà testamentaria, proprio vicino a questi ultimi, nel cimitero di Aliano, è stato seppellito Carlo Levi, uno dei più raffinati intellettuali italiani.

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