Lunedì, Febbraio 19, 2018

 

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LPDC 23 01“la bellezza cammina fra di noi/ come una giovane madre/ quasi intimidita dalla propria gloria./ La bellezza è una forza che incute paura/ come la tempesta scuote / al di sotto e al di sopra di noi/ la terra e il cielo./ La bellezza è fatta di delicati sussurri/ parla dentro al nostro spirito/ la sua voce cede ai nostri silenzi/ come una fievole luce che trema/ per paura dell’ombra”.
Così Khalil Gibran il poeta dell’armonia parla della bellezza; e la stessa delicata forza le attribuisce Alda Merini: “la bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”.
Su questo concetto di “disvelamento della bellezza” sembra lavorare costantemente l’artista giuliese Serena Vallese con le sue installazioni. Specializzatasi in arti visive all’Accademia di Brera, proprio a Milano inizia nel 2006 la sua attività espositiva che continua incessante negli anni seguenti.
Serena Vallese traccia e riscrive, in ogni lavoro, la bellezza del rapporto armonico tra uomo e natura avvalendosi dell’esaltazione delle dimensioni spaziali e temporali e di un uso avvolgente, quasi esclusivo del colore bianco, con evidente funzione di sublimazione della materia.
La sua preferenza va a materiali delicati e deperibili come sottili e preziose carte o minute forme di gesso. Nel 2008 a Palazzo Re costruì una stupefacente serra trasparente in cui fece crescere un fiore che “dialogava” con le corolle dell’ affresco liberty del soffitto; nel 2010 ad Ancona partecipò all’esposizione Mare Mostrum 2, creando una sorta di “segreta” stanza dalle pareti ovattate da candidi teli nella quale depositò, come fosse un tesoro, bianchi lucidi e cristallini blocchi di sale.
Difficile parlare in modo oggettivo delle sue opere poiché come tutte le installazioni presuppongono da parte di chi guarda non l’acquisizione più o meno passiva di un’immagine ma la messa in moto di un processo mentale che chiama in causa in prima persona, sollecitando il bagaglio culturale, esperienziale e personale di ognuno.
Attualmente al Museo d’Arte dello Splendore, all’interno della mostra Credere la luce è possibile vedere un suo lavoro dal titolo Primavera. L’opera nasce dal ripensamento dell’evento miracoloso dell’apparizione mariana di Giulianova. Davanti un pannello finemente lavorato ad ago, l’artista ha affastellato dei rami secchi di ulivo sui quali ha poggiato brillanti foglioline di gesso bianco. La Madonna è per i credenti l’occasione della nuova vita, della primavera dell’anima che arriva poiché tramite Lei, Cristo s’incarna e si sacrifica per gli uomini donando loro la possibilità della vita eterna, di una primavera non temporale ma spirituale.
Però la visione di rami affastellati e secchi, pure capaci di dare ancora vita alla bellezza del candore delle foglie, investe tutti, credenti e non credenti, di stupore e meraviglia. Il bianco corrisponde ad una pausa quasi metafisica che allontanandoci dalle pressioni quotidiane ci permette di indagarci più a fondo e poi ci richiama a compiti e responsabilità: tornare ai valori dimenticati è possibile, amore e solidarietà sono l’unica e ragionevole bellezza da imparare a perseguire.

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