IA 24 01Arrivato alla 17a edizione, il Roseto Opera Prima si prefigge di sostenere e diffondere la passione cinematografica. In compagnia di Tonino Valerii, direttore artistico, chiediamo: quant’è dura, al giorno d’oggi, mantenere questa promessa?
Non è facile, mettendo però l’accento non tanto sulla durezza quanto sulle difficoltà. Ci vuole molta costanza nel programmare una manifestazione di questo genere. Per avere le opere, per avere gli autori che non sempre se la sentono di venire a presentare i film, per avere un pubblico che sia educato ad una visione del cinema non manichea ma dinamica, che sappia seguire l’evoluzione di un movimento cinematografico nel tempo.
Da 17 anni, una delle rarissime occasioni per vedere Cultura sulla costa abruzzese.
Non sono tanto presuntuoso da pensare di esser l’unico, ci sono altri operatori in direzioni e settori diversi. Mi indirizzo soprattutto sulla conoscenza del modo di giudicare un film. A mio parere è importante portare al pubblico un seme che indichi la strada per giudicare bene un film.
Al centro di Roseto Opera Prima c’è il linguaggio cinematografico, lo studio della materia cinema, grazie anche al lavoro fatto insieme al Centro Sperimentale e alla Lanterna Magica Aquilana che ha prestato quest’anno “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.
Bellissimo film. Questo stesso lavoro l’ho fatto anche in America, quando fui chiamato dal prof. Bitti, dell’Istituto di Cultura Italiano a tenere lezioni sul cinema. 32 lezioni in italiano seguite da ragazzi che studiavano italiano. Anche lì un bel riscontro e qualche soddisfazione.
Come è nata questa rassegna di cinema a Roseto?
Banalmente, incontrai il sindaco di Roseto, che mi chiese di fare qualcosa che potesse rimanere nella storia della città. Dopo 2 giorni ho pensato di proporre Opera Prima, un tipo di manifestazione che si è poi moltiplicata in tutta Italia.
Come ha risposto Roseto, come piazza?
Con grande cordialità, per chi ha collaborato con me e con grande interesse, da parte della popolazione. Anche la politica, nelle varie amministrazioni, è stata da elogiare. Tutti hanno continuato a dare fiducia a questa manifestazione, fornendo massima libertà e collaborazione.
Le opere in rassegna sono tutte di registi molto promettenti. Come le sceglie?
C’è un modo solo, andando al cinema. Abito a Roma, e durante l’anno quando mi viene segnalato un esordio, vado a vedere e poi segnalo a Roseto, a Mario Giunco, i film che mi sono piaciuti, da prenotare in tempo per il periodo della rassegna.
Un nome importante, Mario Giunco, altro artefice del successo di questa rassegna.
Direi il maggiore, perché opera sul posto, può saggiare gli umori e le reazioni della gente. Ogni anno, riflettiamo sui film e poi di comune accordo decidiamo quali scegliere. Poi tocca al pubblico.