Lunedì, Febbraio 19, 2018

 

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IA 28 01Sono trascorsi ben 122 anni dal-la nascita di Charlie Chaplin, meglio noto come Charlot, ma l’attore protagonista di tante pellicole non smette di incuriosire e affascinare l’immaginario collettivo. Il “vagabondo” veste abiti fuori misura ma ha manie -re gentili ed è una persona per bene pur con le sue ingenuità, ciò nonostante deve subire le ingiustizie di una società sempre più fredda e materialista in cui il calcolo e l’opportunismo la fanno da padroni. Il caro Charlot non è calcolatore, non è opportunista, vive alla giornata, non ha ambizioni o mete da raggiungere, gli basta-no un fiore e un inchino per es-sere cortese e rimediare a certe defaillance. L’uomo moderno fa progetti e lavora per assicurarsi il futuro a cui agogna, Charlot invece è l’emblema del- la spontaneità, è un personaggio che è con- tento anche se non possiede nulla e non si pone obiettivi per il domani che fa paura il più delle volte, come in Tempi Moderni film capolavoro del 1936. Gli ingranaggi della fabbrica dove lavora l’operaio Chaplin a un certo punto vanno in tilt, non c’è modo di fermarli e la produzione impazzisce. Chaplin manomette il quadro-comandi e poi si “tuffa” letteralmente all’interno della macchina ma è ingoiato dalla catena di montaggio. Riesce finalmente a liberarsi e spruzza il lubrificante sui presenti che hanno assistito alla scena. Chaplin viene dichiarato pazzo e rinchiuso in una clinica. Dimesso dall’ospedale raccoglie una bandiera di segnalazione caduta da un mezzo transitato poco prima e la agita per richiamare l’attenzione dell’autista, senza accorgersi che un corteo di disoccupati sta marciando e brandisce delle bandiere come la sua. La polizia disperde i manifestanti e arresta Chaplin ritenuto capo dei dimostranti. Rinchiuso nel penitenziario ingerisce sen- za rendersene conto una sostanza dopante e fa fallire il tentati- vo di rivolta di alcuni galeotti. Alla fine guadagna la libertà con tanto di lettera di presentazione che attesta le sue qualità. La metafora della macchina con gli ingranaggi impazziti non è lontana dal turbinio della vita contemporanea, ci si sforza di stare al passo con l’evoluzione e lo sviluppo della società ma si rimane spesso intrappolati (come Chaplin nella macchina) dagli “ingranaggi” dello stress. Poi senza rendersene conto si è “fagocitati” dai problemi della massa, si cerca di rimanere fuori dal circolo chiuso ma la realtà che ci circonda è come un fiume in piena che trascina tutto quel- lo che incontra, non ci si può sottrarre alla sua potenza, fino a essere trattati come pupazzi, inermi di fronte alla superiorità degli eventi. Chaplin da gran- de interprete ci dà una grande lezione: l’uomo comune è una marionetta per la società, vorrebbe rispettare le regole invece è manovrato dalle regole stesse mentre il vagabondo è libero di gestire la sua esistenza come meglio crede perché non rispetta regole o leggi, sembra un emarginato ma non lo è, è bensì padrone della propria esistenza

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