L’atmosfera delle casa-museo donata da Vincenzo Bindi violata da un restauro che lascia sgomenti.

LPDC 34 01Tutto qui? È la domanda che ogni giuliese si pone dopo aver visitato la biblioteca civica “Vincenzo Bindi” recentemente riconsegnata alla città di Giulianova dopo sette lunghi anni di ristrutturazione costata, complessivamente, 1.420.000 euro.
La cerimonia di riconsegna è avvenuta insolitamente sottotono; e si è compreso anche il perché. Al di là della decantata “sobrietà”, parola fortemente abusata e utilizzata spesso impropriamente, l’emozione di salire la vecchia scalinata di ingresso della dimora della famiglia Bindi è innegabile.
Ma dov’è la sobrietà? Nei nuovi pavimenti luccicanti? Nelle belle porte nuove della biblioteca che mal si accostano agli infissi dipinti di grigio? Occhi sbarrati, sguardi attoniti, ma cosa è successo? Dov’è quel profumo di Ottocento che i cittadini di Giulianova conoscevano tanto bene?
Certamente nella ristrutturazione dello stabile il rispetto delle norme legislative sulla sicurezza costituisce la priorità, una priorità che non è in contrasto con il concetto di “conservazione” ma che si sarebbe dovuta compenetrare con esso restituendoci un luogo “nuovo” sicuro, fruibile ma riconoscibile nella sua atmosfera, nei suoi segni principali, non “snaturato”.
Per sette anni la città di Giulianova è stata privata della sua biblioteca comunale, un fulcro di indubbia importanza per la sua crescita culturale. Ora si ricomincia, e si parte praticamente da zero nella riorganizzazione di tutti quei servizi che una biblioteca comunale deve assolvere come dovere nei confronti di tutti i cittadini.
Che dire poi della pinacoteca? Si apre uno scenario da trasloco non terminato: il mobilio è sistemato all’interno di un “cubo bianco” (pavimento bianchissimo e lucidissimo e mura bianche dipinte di fresco) che rende l’insieme molto, molto lontano dall’ambientazione originaria forse definitivamente persa.
Per quale motivo l’attenzione si sofferma sugli interventi strutturali? Semplicemente perché sono quelli irreversibili, quelli che, una volta compiuti, difficilmente si potranno correggere (e di esempi nella nostra città ce ne sono diversi) e che ci lasciano un forte sentimento di dispiacere e l’amarezza per un’altra occasione persa.