Martedì, Giugno 27, 2017

 

area riservata

L’isola che non c’è

AAQ 57Mentre in Italia e nel resto del mondo si inizia a capire che liberare le città dalle auto è una delle soluzioni indispensabili per una migliore vivibilità dei centri urbani, a Giulianova non si riesce a rendere pedonale, in maniera permanente, una piccola area come quella di via Nazario Sauro.
E dire che nel suo programma “Giulianova 2020” l’attuale sindaco si proponeva di “dare una risposta alle annose problematiche inerenti la riqualificazione delle vie Sauro-Orsini” e qualche speranza di risposta concreta sembrava anche avvicinarsi, grazie anche alle 1.000 firme raccolte da un Comitato per la pedonalizzazione composto da associazioni e cittadini. Infatti già nel 2010 l’allora assessore all’urbanistica Ranalli predisponeva un progetto di pedonalizzazione, ripreso poi nel 2011 ed approvato dal Consiglio comunale. In tale occasione l’assessore Forcellese dichiarava: “Ho già avuto un primo incontro con gli operatori economici della via ai quali abbiamo illustrato un’idea progettuale elaborata dal dirigente Roberto Olivieri che, nella prima fase di attuazione, prevede il miglioramento degli arredi urbani e una più efficace separazione tra il percorso ciclabile e quello che dovrà diventare il tratto pedonale”.
Successivamente, nell’ottobre 2012, il sindaco Mastromauro rilanciava la pedonalizzazione di via Sauro, includendola addirittura in un progetto inserito all’interno del Piano Nazionale delle Città. Ma, proclami e chiusure temporanee a parte, della tanto annunciata pedonalizzazione definitiva nulla più si è saputo, nonostante le diverse sollecitazioni delle associazioni ambientaliste.
Ma ecco spuntare una novità: a seguito dell’istituzione dell’isola pedonale temporanea invernale, nei giorni festivi, con orario 8.00-20.00,  si fa subito sentire la voce del “Comitato Commercianti Sauro-Gorizia”; i commercianti chiedono, con una nota protocollata il 31 ottobre scorso, “memori dei risultati commerciali negativi riscontrati negli anni passati, tenuto conto del trend negativo dei consumi, causa la nota crisi finanziaria in essere, confermata in queste prime domeniche autunnali” di limitare l’isola pedonale nell’orario 14.00-20.00.
E, come accade spesso a Giulianova, la voce di pochi viene subito ascoltata e l’amministrazione, nelle figure del sindaco e dell’assessore Forcellese dichiara: “Abbiamo deciso di accogliere la proposta del Comitato Commercianti consacrandola in una apposita ordinanza sperimentale, che vedrà la luce la prossima settimana e che avrà effetto per i prossimi due mesi. Questo perché riteniamo sia necessario verificare i risultati derivanti da questa modifica e soprattutto se i negozi presenti nel tratto interessato rimarranno aperti, con effetti benefici nei confronti degli esercizi commerciali e dei cittadini, che potranno così fare shopping. Crediamo che il momento particolarmente difficile che sta vivendo il settore imponga delle misure straordinarie e tutta l’attenzione da parte dell’Amministrazione comunale. Il Comitato Commercianti Sauro-Gorizia, oltretutto, ha organizzato il 14 e il 28 settembre scorsi, e sta organizzando per l’Immacolata, manifestazioni di qualità che necessariamente impongono l’isola pedonale in giorni diversi rispetto a quelli consueti”. Quindi, ignorate le 1.000 firme, si depotenzia l’isola pedonale affermando, nel contempo, che la stessa è necessaria per manifestazioni di qualità.
Come diceva il buon Ennio Flaiano “… poche idee, ma confuse”.

Fra “metodo Boffo” e pubblicità

FIPP 57 01Del cosiddetto “metodo Boffo” immaginiamo che tutti almeno una volta abbiano sentito parlare. Si tratta, in pratica, di una campagna di stampa basata su illazioni e bugie, messa in piedi con lo scopo evidente di screditare qualcuno, essenzialmente per ragioni politiche. Naturalmente l’opera denigratoria avviene in maniera assolutamente sistematica, in una sorta di stalking mediatico nei confronti della vittima di turno.
Nulla di molto diverso da quanto sta accadendo a Giulianova, dove ormai da tempo è in corso una vera e propria campagna demolitoria nei confronti di Franco Arboretti, capogruppo de “Il Cittadino Governante” nonché collaboratore di questo giornale. Non riusciamo a trovare altro termine, del resto, per identificare la pioggia di illazioni, allusioni, ricostruzioni fantasiose, fino alle bugie vere e proprie, scatenata ormai da tempo nei confronti di Arboretti da parte di Francesco Marcozzi che non perde occasione per attaccarlo, anche personalmente, attraverso radio quotidiani e periodici, oltre ad ometterne sistematicamente, in tutto o in parte,  il lavoro istituzionale. Lo stillicidio delle denigrazioni va di pari passo, di certo non casualmente, con la diatriba nella quale  la nostra testata è stata trascinata da Francesco Marcozzi, del quale, nostro malgrado, ci troviamo costretti a parlare ancora una volta. Per chi, come noi, ha deciso di mettersi in gioco allo scopo di aggiungere una voce libera ad un’informazione troppo spesso appiattita sulle posizioni del Palazzo diventa del resto impossibile tacere il livello di disinformazione raggiunto ormai con inquietante regolarità dalle cronache “marcozziane”.  Non abbiamo, né potremmo avere per convinzioni e cultura personali, la pretesa che le nostre opinioni siano universalmente condivise. La discussione, anche accesa, ci appassiona. Così come ci coinvolge la polemica civile e costruttiva. Il punto è che, al di là delle nostre opinioni personali, per noi i fatti restano i fatti, e non ci sogneremmo mai di modificare la realtà pur di far prevalere il nostro pensiero. Al contrario, purtroppo, troppe volte Marcozzi pretende di imporre come reali e incontestabili ricostruzioni assolutamente fantasiose e campate in aria, sulle quali costruire conclusioni manifestamente denigratorie, in una sorta di “metodo Boffo” fatto in casa.
Per scendere sul piano concreto, crediamo sia giusto riferirci ad alcuni “cavalli di battaglia” di questa vera e propria campagna disinformativa, chiedendo a Marcozzi di dimostrare, una volta per tutte, la veridicità delle proprie affermazioni.
Pubblichi, in primo luogo, l’ipotetica delibera con cui la giunta Arboretti avrebbe dato il via, secondo lui, alla costruzione del cosiddetto “ecomostro” di piazza Dalla Chiesa (il palazzone che potrebbe sorgere sulla collina ad  ovest della medesima piazza), anche se dubitiamo possa farlo visto che ad approvare l’atto, cui la giunta Arboretti aveva dato al contrario parere negativo, fu  il consiglio comunale, con voto unanime di tutte le forze politiche rappresentate. Senza contare che l’amministrazione del ’94, nel dibattito consiliare, fece almeno fissare le altezze delle due palazzine a 10 metri (portate a 14 metri dalla Giunta Ruffini –Mastromauro) oltre ad ottenere la cessione gratuita al Comune dell’80% di tutta l’area subcollinare.
Dimostri poi che, come ha più volte affermato, è stato il PRG del 1984 a consentire l’edificazione sul lungomare centrale, in quella posizione e con quei volumi, del cosiddetto palazzo Gavioli, attualmente sotto sequestro. Dubitiamo possa fare anche questo giacchè le norme di attuazione del Prg prevedevano (e prevedono) distanze, non rispettate, di 17 metri dai palazzi limitrofi (Kursaal compreso) e di 10 dalla sede stradale.
Provi infine, come ha ripetutamente asserito, che “anche Arboretti chiese alla Julia Servizi pubblicità per il suo periodico” (che poi “suo” non è, essendo edito da una ben identificata e multipersonale associazione editoriale), richiesta che non ci risulta Arboretti abbia mai avanzato né “verbalmente” né in maniera formale: fu la redazione, in piena autonomia, a decidere di non dare corso ad alcuna richiesta  per non dover poi subire condizionamenti dal sindaco, come al contrario  accade forse in altri casi. Lo ripetiamo: siamo certi che queste “prove” non potranno mai essere esibite, mentre dubitiamo fortemente, vista l’insistenza a creare confusione e a diffamare, che da qui in avanti Marcozzi abbandoni il proprio personale metodo Boffo e scenda a confrontarsi nel merito con il “nostro” giornale, magari su  argomenti quali le vicende Cirsu-Sogesa, il piano di via  Cupa e l’ospedale, che già ampio spazio hanno trovato nelle pagine di GiuliaViva e negli interventi in  consiglio comunale da parte del Cittadino governante.  Per nostro conto continueremo per la nostra strada, lasciando ad altri le strumentalizzazioni fantasiose e fondando il legittimo diritto di cronaca e di critica sull’inequivocabile realtà dei fatti e sulla rigorosa concretezza dei numeri.
Quei numeri che torniamo a riproporre, integrando, per completezza d’informazione, le risultanze dell’inchiesta sulle sponsorizzazioni comunali e delle società partecipate (vedi GiuliaViva n. 5 e 10/2013), con i dati relativi anche alle due amministrazioni Cameli.  Nel riepilogo di questa pagina riportiamo dunque le spese per la cosiddetta pubblicità istituzionale sostenute dal Comune di Giulianova dal 1995 al 2012, relativamente ai tre principali beneficiari dell’intero periodo: “Radio G”, “Piemme” (concessionario di pubblicità de “Il Messaggero”) e “A. Manzoni SpA” (concessionario di pubblicità de “Il Centro”).
Lasciamo qualunque considerazione (a partire dal grado di indipendenza dei media marcozziani rispetto al potere politico-amministrativo locale) al giudizio dei lettori, sottolineando soltanto un aspetto che balza immediatamente agli occhi: l’incremento costante della spesa “pubblicitaria”, passata dai 7.190 euro medi annui delle due amministrazioni Cameli, ai 10.719 di Ruffini ed ai 26.534 di Mastromauro (in quest’ultimo caso alle somme erogate direttamente dal Comune si sommano quelle delle tre partecipate),  per un totale di circa 150.000 euro complessivi per le sole testate di Marcozzi. Il tutto a spese di noi cittadini, e con buona pace della tanto lamentata penuria di denaro nelle casse comunali.

FIPP 57 02

Qual è l’intruso?

IG 57 01Dai quotidiani locali del 3 novembre 2013:
La Città:  “Al via il processo per le palazzine Migliori-Longari”
Il Tempo:  “A processo per le case sotto la collina”
Il Centro:  “In 4 a processo per le palazzine abusive”
Il Messaggero:“Ex Migliori-Longari scagionati i politici” (*)
(*) per completezza d’informazione, l’archiviazione nei confronti di sindaco e consiglieri che avevano approvato il progetto esecutivo per l’area ex Migliori-Longari  risale al giugno 2013, circa 5 mesi orsono.

Senza pudore

Sulle capacità propagandistiche dell’amministrazione non avevamo dubbi, ma questa volta anche l’ultimo limite è stato superato. Dal cilindro magico dell’assessore Forcellese è infatti saltata fuori una fantomatica indagine, rigorosamente autogestita, condotta “intervistando” i frequentatori estivi delle spiagge giuliesi. Mentre manca, a differenza degli anni scorsi,  qualunque dato ufficiale  sull’andamento della stagione  turistica (ed il sospetto è che anche campioni della propaganda come i nostri amministratori abbiano difficoltà a trovare fra i numeri delle presenze qualche motivo per rallegrarsi) sindaco ed assessore trovano di che gioire sulle risultanze di un sondaggio di cui, a parte qualche percentuale buttata là, non si conosce, in pratica, assolutamente nulla. Detto, per l’ennesima volta, di bandiere e vele colorate, parlato di bike sharing e servizio navetta, sparata qualche percentuale sui visitatori del centro storico e sul “gradimento” della tassa di soggiorno, di concreto, a ben guardare, non è restato molto altro.  E poi, francamente, è quantomeno fuori luogo che a tagliare giudizi in tutto e per tutto positivi sulla macchina turistica giuliese sia proprio il titolare dell’assessorato preposto.  Quasi che tutto ciò che esce dalle stanze del Palazzo  debba essere accettato come oro colato. O quasi che all’assessore Forcellese non facesse capo anche la delega alla trasparenza. A sua insaputa?

Dimenticanza

IG 57 02Deve essere stata una dimenticanza quella del Comune di Giulianova che sul proprio sito dedicato al turismo - nella sezione inerente le attività - oltre agli hotel, i campeggi, i bed & breakfast e gli stabilimenti balneari (grossolanamente chiamati “chalet”, che leggendo dal dizionario sono “villette rustiche con tetto aguzzo, molto spiovente e sporgente, spesso di legno, tipiche dei luoghi montani”) si “mangia” letteralmente le oltre 40 attività di ristorazione del nostro territorio, omettendo completamente la loro esistenza. In compenso il turista goloso trova interessanti notizie sui “maccheroni alla chitarra” e le “scrippelle ‘mbusse” sulla pagina del sito dedicata alla gastronomia.

Nilde Maloni, illustra il progetto con la Distilleria del sapere

TDC 56Stiamo conversando con la Dirigente dell’Istituto Alberghiero a proposito delle maggiori difficoltà delle scuole  rispetto al lavoro e ci imbattiamo in un’altra importante possibilità offerta ai giovani; é ormai prossimo al via un progetto che vede coinvolti i ragazzi di tre indirizzi dell’ Alberghiero e Attilio D’Eugenio con la sua Distilleria del sapere. La dirigente, Nilde Maloni, afferma:
C’è la strada ormai consolidata della convenzione con le aziende per stage in alternanza scuola-lavoro, c’è la strada inedita della simulazione d’impresa, c’è la possibilità di costruire qualche tirocinio formativo con Cliclavoro. Strade tutte impervie in questo momento di crisi anche nel settore turistico-ricettivo, legato da noi prevalentemente alla stagionalità.
Mentre stavamo elaborando una strategia di contatto e un’offerta alle aziende del territorio, arriva l’incontro con Attilio D’Eugenio e la sua titanica impresa della Distilleria dei saperi.
Da una parte l’imprenditore con la sua voglia di far rivivere una tradizione di eccellenze artigianali dentro un contesto in cui la memoria dei saperi pregressi conservasse tracce e perizie, quasi un incubatore, una nicchia da consegnare ai giovani per nuovi saperi, dall’altra la scuola con la sua necessità di non lasciare da soli i suoi studenti nel momento più difficile: quello dell’ingresso nel mondo del lavoro, accompagnandoli a quel bilancio delle competenze che consenta loro di investire nelle proprie capacità.
È un po’ come ricostruire la bottega artigiana del rinascimento: il maestro e gli apprendisti, l’insegnamento consegnato al fare e non al parlare; gli insegnanti e i compagni già diplomati sono i maestri a cui far riferimento e che affiancheranno i nostri studenti all’opera.
È possibile allora che l’edificio, che ha visto destinazioni d’uso diverse, si strutturi per accogliere un laboratorio di idee innovative nel settore enogastromico; una vetrina per i prodotti delle aziende locali, un’occasione per la trasformazione di questi prodotti  da gustare insieme, riscoprendone le origini e gli usi, ma anche le caratteristiche salutistiche.
L’idea è quella di mettere in un unico luogo i saperi dei produttori con i saperi dei trasformatori, accompagnandoli, di volta in volta, con le riflessioni degli storici, degli artisti, degli scienziati…
Una bella sfida, perché tutto è legato alla voglia e alla capacità di dialogo col territorio e nel territorio.
In un momento in cui tutta l’Europa è preoccupata per i need, giovani che non studiano e non lavorano, noi ci preoccupiamo di tutelare la credibilità di una formazione professionale che sia di alto profilo.

Giulianova Telefonia

GCL 56Nella sede di Giulianova Telefonia, nuovo operatore telefonico della nostra città, incontriamo i 4 giovani soci fondatori: Petro Sokol, Cristian Di Raimondo, Eleonora Marcozzi e Yuri Marcozzi, che hanno dato inizio a questo nuovo progetto. Com’è nata l’idea di questa start-up?
Non è solo un’idea. Giulianova Telefonia è un progetto nato da un’esigenza emersa durante anni di lavoro. Per questa tipologia di servizi, l’esigenza del cliente finale era di avere un interlocutore diretto, e le dimensioni delle compagnie con cui era attivo un contratto rendevano distante il rapporto. Da qui il punto di partenza del nostro progetto.
Nel vostro settore come riuscite ad affrontare e sviluppare il mercato?
Principalmente i grossi gruppi hanno un notevole potere contrattuale, con costi bassi, ma ciò che loro manca è il fatto di non essere vicini al cliente. Non è solo il costo del servizio che determina il risultato finale. Oggi tutti noi abbiamo bisogno di assistenza 24 ore su 24 e Giulianova Telefonia assolve molto bene a quest’impegno. In questi 18 mesi di attività siamo stati l’operatore con le tariffe più basse sul mercato: riusciamo ad essere più snelli, non abbiamo pubblicità TV, non abbiamo azionisti da remunerare a fine anno. Il nostro prezzo in bolletta risulta decisamente competitivo.
Perché un utente di Giulianova dovrebbe essere spinto verso Giulianova Telefonia, e con quali vantaggi?
I vantaggi sono molteplici, a cominciare dall’assistenza diretta in qualsiasi momento. A noi piace coccolare il cliente, siamo presenti per qualsiasi dubbio possa venirgli, con un ufficio e con assistenza presso le sue sedi.
Quali sono i servizi che GT offre alla propria clientela?
Principalmente offriamo telecomunicazioni a 360°. Telefonia fissa, Adsl, con assistenza diretta e completa al cliente.
Vi rivolgerete solo al mercato locale?
Per ora sì, ma prevediamo di estendere la nostra clientela ai comuni limitrofi.
Il bilancio di questo primo anno e mezzo di attività?
Contrariamente a ciò che si ascolta in questo periodo, non vogliamo parlare di crisi. In fase di acquisizione di un cliente riusciamo ad essere competitivi nei prezzi nel 99% dei casi. Se i clienti vogliono risparmiare passano con noi, e questo tipo di valutazione, sul mercato locale, è in aumento. Il trend in continua crescita ci fa “vantare” oggi circa 450 clienti, che non sono un’enormità ma non sono nemmeno pochi. Sono stati molto duri da acquisire i primi 100, perché non percepivamo nei nostri confronti la stessa fiducia che hanno i grandi operatori come Vodafone o Telecom Italia, dal potenziale enorme. Noi oggi vogliamo crescere in termini di visibilità locale, ringraziando i nostri clienti e dicendo loro che saremo sempre più forti. Andremo ad investire su connessioni di qualità, portandole a chi oggi non può averle. Non potremo farlo utilizzando la fibra ottica o il rame: utilizzeremo una tecnologia wi-fi che è molto più flessibile rispetto alle altre due, ed è di facile realizzazione. Andremo ad investire in zone periferiche di Giulianova portando connessioni di qualità dove non ci sono. Molte aziende stanno apprezzando il fatto che una piccola azienda locale investa sul territorio dove opera.
Chiudiamo dicendo che questa giovane start-up è un segno dei tempi. Giovani come voi devono creare cose nuove. Che consigli dareste a chi vuole iniziare una nuova attività?
Non bisogna mai mollare, rimanendo sempre sè stessi, ma bisogna farlo insieme ad altri. Solo insieme si possono fare grandi cose. Giulianova Telefonia ne è un esempio, perché ha messo insieme più persone e nonostante un iniziale scetticismo sta riuscendo bene in un mercato non certo facile.

ABA e autismo

LPAC 56In questo periodo, di autismo si parla molto, sia in televisione che sui giornali. Si parla dei deficit comunicativi e sociali che l’autismo comporta e di come questi deficit spesso inducano i bambini a comportamenti “problematici”, che mettono in crisi le famiglie e gli insegnanti. Quello che, però, non si dice (o si dice molto raramente) è che esiste una scienza, l’Analisi Applicata del Comportamento (nota comunemente come ABA, acronimo di Applied Behavior Analysis) che permette di insegnare tante nuove abilità a questi bambini, riducendo o eliminando i comportamenti “scorretti”.
Che l’ABA “funzioni” è stato dimostrato da centinaia di pubblicazioni scientifiche internazionali, tanto che questo intervento è consigliato dalle Linee Guida sull’Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità (2011).
Purtroppo, però, in Italia fare ABA è spesso molto difficile, sia perché le figure professionali veramente in grado di “progettare” un intervento di questo tipo sono pochissime sia perché, di conseguenza, i costi sono molto alti (si possono superare anche i 30.000 euro annui).
Per questo ci sembra veramente importante la proposta del dott. Alessandro Braccili che, dopo aver seguito i corsi in Analisi del Comportamento del prestigioso Florida Institute of Technology (che equivalgono ad un Master di II livello), offre un intervento ABA gratuitamente.
L’intervento che il dott. Braccili propone è dedicato principalmente ai bambini autistici (tra i 2 e 12 anni circa) ma può essere esteso anche ad altri bambini che, per qualche motivo, si trovano un po’ indietro nell’acquisizione di quelle abilità attese per la loro fascia di età. Il metodo ABA è, infatti, l’uso dei principi scientifici dell’analisi comportamentale applicata per la modifica di comportamenti socialmente significativi e, data la definizione, non conosce limitazioni nella sua applicazione relative ad età o a patologie. Questa metodologia, infatti, non è appannaggio esclusivo dell’autismo: ad esempio nei paesi anglosassoni è normalmente utilizzata come strumento per risolvere problematiche del mondo del lavoro.
Alessandro, che sta svolgendo la pratica supervisionata per acquisire la certificazione internazionale BCBA ( posseduta in Italia solo da 21 professionisti), sarebbe seguito a sua volta, nell’intervento, da un esperto già certificato BCBA.
Ho chiesto al dott. Braccili perché offre la sua consulenza gratuitamente.
“Il mio intervento si svolgerebbe nel contesto della pratica supervisionata necessaria per diventare BCBA. Dunque sarò io a pagare un consulente esterno che seguirà il mio operato, mentre per le famiglie che seguo non ci sarà nessun tipo di costo o di onere nei miei confronti. Un intervento del genere, proprio perché è garantito dal supervisore esterno, soddisfa tutti gli standard di qualità del settore: inoltre, essendo padre di una bambina autistica, voglio mettere le mie competenze al servizio di altri bambini e di altre famiglie, in modo che l’ABA possa essere utile a loro come lo è per mia figlia e per la mia famiglia”.

Per qualsiasi informazione o chiarimento riguardante il metodo ABA è possibile contattare il dott. Braccili al numero di cellulare  3406223305 o all’e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Sì al Montepulciano, No al petrolio

FIPP 56 2Il 12 luglio scorso il Ministero dello Sviluppo economico ha accordato alle ditte petrolifere Gas Plus Italiana, Medoilgas e Petrorep Italiana il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, denominato “Colle dei Nidi” e riguardante i territori delle Province di Teramo e Ascoli Piceno per una superficie di 83,19 Km². Una concessione avvalorata dall’intesa rilasciata nel 2008 dalla precedente Giunta Del Turco e confermata da quella attuale del Presidente Gianni Chiodi in data 24-01-2013.
I Comuni di Bellante, Mosciano S. Angelo e Campli, pertanto, hanno presentato il ricorso al T.A.R. del Lazio, “per chiedere”, come riferito dal prof. Enzo Di Salvatore, “la sospensiva del permesso di ricerca e per contestare sia l’incompetenza dell’organo regionale, che ha rilasciato l’intesa, sia il mancato coinvolgimento degli Enti locali interessati al procedimento”.
La data dell’udienza è fissata al prossimo 14 Novembre e la Giunta provinciale di Teramo, con la delibera GP-2013-411 del 22 ottobre 2013, ha espresso unanimemente la volontà di non costituirsi in giudizio davanti al T.A.R., lasciando soli, così, i tre comuni nella difesa del territorio e dei cittadini contro l’incombente minaccia petrolifera. Una palese manifestazione di quella che è realmente la politica degli organi istituzionali nazionale, regionale e provinciale, mirante a far diventare l’Abruzzo, Regione Verde d’Europa, una regione mineraria, a dispetto delle tante promesse e rassicurazioni da parte di chi ci governa di impegnarsi nella tutela e nella salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Intanto, “il M5S”, fa sapere l’arch. Attilio Falchi, attivista del gruppo di Mosciano S. Angelo, “sta organizzando diverse iniziative su questi temi, come la campagna trasversale Sì al Montepulciano, No al petrolio in collaborazione con i produttori di vino delle colline teramane e le associazioni ambientaliste, una raccolta firme e una manifestazione di protesta contro tutta la S.E.N. (Strategia Energetica Nazionale) di Clini-Passera, da farsi a Teramo entro la fine dell’anno”.
Dopo la più importante dimostrazione del NO alla petrolizzazione abruzzese, snodatasi per le vie di Pescara il 13 Aprile scorso, gli Abruzzesi, quindi, saranno chiamati a scendere di nuovo in piazza per ribadire a gran voce la volontà di vedere preservate la bellezza del loro territorio, le genuinità dei loro prodotti, la peculiarità del patrimonio storico e artistico della Regione Verde d’Europa.
Non si può, infatti, non condividere le parole del commissario Ricci, protagonista dell’ultimo romanzo di Roberto Michilli, Il sogno di ogni uomo, che così fotografano il nostro territorio: “Questo è il paradiso terrestre, caro Straffi. Mare pulito, montagna a un tiro di schioppo, colline più belle di quelle toscane, gente cordiale, donne bellissime e pappa sublime. Voglio finire la carriera qui. Se mi trasferiscono, mi dimetto”.

Ex Migliori-Longari: la parola ai giudici

FIPP 56 1Varca la soglia del Palazzo di Giustizia l’annosa vicenda del presunto abuso relativo alla costruzione delle quattro palazzine edificate  nell’area  a nord di piazza Dalla Chiesa  un tempo appartenuta alla famiglia Migliori Longari, ed attualmente di proprietà della ditta “Domhouse”.
Con l’udienza del 31 ottobre (della quale i tempi di stampa non ci consentono di dare conto su questo numero, ndr) entra nel vivo il processo penale a carico di tre referenti della medesima ditta e del dirigente dell’epoca del settore urbanistico comunale.
Alla base del processo l’esposto  alla Procura di Teramo con cui l’associazione “Il Cittadino Governante”  cercò di difendere il paesaggio collinare del centro storico, la sicurezza idrogeologica, l’asilo-nido ed il campo di atletica. Fu evidenziato, infatti, il mancato rispetto delle prescrizioni indicate  dalla  Sezione Urbanistica Provinciale e  dal Comitato per i Beni Ambientali della Regione Abruzzo che - accogliendo l’osservazione dell’associazione e di Italia Nostra - riducevano di fatto, l’area definita edificabile nella variante ad hoc al PRG fatta dalla Giunta Ruffini-Mastromauro.
Le prescrizioni furono accolte dal consiglio comunale, ma poi, inspiegabilmente, furono ignorate in sede di approvazione consiliare del progetto esecutivo. Pur nel rispetto del principio della “presunzione di innocenza” l’apertura del processo  testimonia, dunque, implicitamente  la fondatezza delle ragioni alla base dell’esposto medesimo, con buona pace  di quanti,  Palazzo in testa, avevano più volte parlato di “inutili polveroni”, “bastoni messi tra le ruote”, “procedure assolutamente regolari”, e via minimizzando.
In attesa delle risultanze processuali e, soprattutto, della  sentenza finale ad uscire con le ossa rotte dalla vicenda è, intanto, un intero consesso politico che -  diviso tra favorevoli e assenti, e con il solo voto contrario dei consiglieri di Rifondazione Comunista -  non venne toccato dal benché minimo dubbio sulla regolarità del procedimento, nonostante le numerose perplessità e contestazioni, avanzate dallo stesso “Cittadino Governante”.  Pur scagionati dal punto di vista giudiziario (il Gip ha archiviato le loro posizioni, in quanto  “tratti in inganno” dalla relazione presentata dal tecnico comunale, che certificava  la piena conformità dell’elaborato) l’amministrazione e la maggioranza che dapprima concepirono  una variante specifica inopportuna e successivamente non si accorsero, in sede di approvazione del progetto esecutivo,  della grave irregolarità, non possono  altrettanto facilmente sottrarsi alle loro responsabilità politiche e amministrative. Sul piano politico perché è grave scegliere di deturpare il paesaggio della propria città, minare l’assetto idrogeologico (nella zona è stato  deviato il canale di scolo collinare che correva accanto alla strada delle Fontanelle) e ledere impianti scolastici e sportivi. Sul piano amministrativo perché i politici-amministratori, che indirizzano e controllano la macchina comunale gestita dai dirigenti dei vari settori, non possono non accorgersi di irregolarità tanto gravi, evidenti  persino ad associazioni estranee alle stanze  comunali. Ma a tal proposito è accaduto qualcosa di ancora più grave nel 2010. Il gruppo consiliare del Cittadino Governante presentò una mozione per ristabilire, in autotutela, la regolarità negli atti fino a quel momento approvati in contrasto con le norme urbanistiche.  L’attuale sindaco e la sua maggioranza respinsero la mozione. In consiglio fu dichiarato che tutto era in regola. Crediamo sia logico porsi questa domanda:  se, in consiglio comunale, anche di fronte alla dimostrazione della palese violazione delle regole (che sta alla base del rinvio a giudizio dei proprietari, del progettista e del dirigente urbanistico comunale) si difendono gli atti irregolari, non si diventa, poi, corresponsabili con il medesimo dirigente dell’Ufficio Urbanistico? D’altra parte l’intento iniziale dell’amministrazione Ruffini-Mastromauro nel 2005 era proprio quello di rendere edificabile l’intera area ex Migliori-Longari e a tanto, nonostante tutto, si è arrivati, anche forzando la legge. La buona politica ha il dovere di  evitare che la gestione del territorio finisca in Tribunale; ma a Giulianova le cose sono andate diversamente e ora la parola passa ai giudici che dovranno individuare le eventuali responsabilità di ciascuno dei vari protagonisti e, si spera,  restituire decoro alla città.

L’ultimo giapponese

IG 56 02Di nuovo ospedale a Giulianova si sente parlare almeno dalla fine degli anni ‘90, fra promesse di strutture futuribili che durano lo spazio di una campagna elettorale, e tagli di reparti, carenze di personale e liste d’attesa chilometriche con i quali deve invece fare i conti la realtà quotidiana. Eravamo convinti che quella del nuovo nosocomio fosse ormai una favola a cui non credeva più nessuno. Poi abbiamo ascoltato, ancora una volta, un consigliere comunale  dichiararsi convinto che la nuova struttura si farà: Gianluca Antelli, arroccato a difesa di un miraggio come l’ultimo soldato giapponese rimasto a presidiare la giungla.

Il renziano dell’ultim’ora

IG 56 03Prima era venuta la sottoscrizione dell’appello a favore di Bersani.  Poi la pioggia degli sms per sollecitare gli iscritti giuliesi del Pd a sostenere l’allora segretario (sms partiti fra l’altro dal cellulare “istituzionale” del sindaco). Si trattava delle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, che videro dunque Mastromauro apertamente schierato contro il “rottamatore” Renzi.  È passato appena un anno e, fulminato sulla strada di Damasco (o dell’Aquila), il sindaco giuliese è saltato, armi e bagagli, sul carro di  di quello fiorentino: ripensamento tardivo, solidarietà di ruolo o scelta di convenienza?

Fra inutilità e populismo

IG 56 01Alle autocelebrazioni del Palazzo siamo abituati, e non sorprendono, dunque, i toni trionfalistici con cui l’ennesimo comunicato stampa  ha accolto la “ricognizione antibivacco” eseguita, su disposizione del primo cittadino, dalla polizia municipale. Toni fuori luogo, per quella che è prima di tutto  una tragedia umana.
Toni per di più immotivati se è vero come è vero che, lungi dall’essere risolto, il problema è stato semplicemente trasferito altrove. Inseguiti dalla draconiana ordinanza del sindaco, gli “stranieri senza fissa dimora” hanno infatti iniziato a vagare per la città, occupando volta volta la stazione ferroviaria, l’area verde di via Matteotti, la salita Monte Grappa  e qualunque altra sistemazione di fortuna che potesse accogliere le loro vite disperate.
Così come la sua originaria “sorella maggiore”, la legge Bossi-Fini, l’ordinanza antibivacco di Mastromauro dimostra dunque di non essere soltanto per molti versi inaccettabile, ma molto più semplicemente inutile: irrealistico pensare che possano essere i divieti e le sanzioni che li accompagnano  a contrastare un “fenomeno” frutto essenzialmente della più totale indigenza e della più completa disperazione. Non si può essere disposti ad “alloggiare” anche nei peggiori tuguri  se non si è varcata l’ultima soglia della povertà e non si può trascorrere un’esistenza gettati fra un marciapiede e una panchina se non si è persa anche l’ultima speranza di una vita men che dignitosa. In situazioni simili il “bollettino della vittoria” diramato dall’ufficio stampa del sindaco per esaltare  quello che, con evidente inopportunità nella scelta del termine, viene definito “blitz”, non è soltanto fuori luogo, ma la chiara dimostrazione dei tanti, troppi  passi in avanti  fatti lungo  la strada del  populismo.

Quelli della sponda” sinistra” di piazza Fosse Ardeatine

TDC 55Sono stato invitato da vecchi amici a prendere parte a serate luculliane e, visto gli effetti benefici avuti sia dal punto di vista gastronomico che psichico-sociale, voglio ringraziarli pubblicamente descrivendo ciò che di bello caratterizza questo eccezionale gruppo.
Punto di ritrovo quotidiano è la panchina pubblica posta davanti alla pizzeria “Caraibi“ o bar “Las Vegas“. Di solito si parla di fatti quotidiani, di calcio e di politica sia locale sia nazionale. In quest’occasione però la discussione è incentrata sulla crisi avvenuta all’interno del gruppo: i due cuochi ufficiali, Umberto (Tabbò) e Antonio (Barlcch), per presunti contrasti, hanno rimesso il mandato.  Bisogna trovare i sostituti subito, perché è necessario affermare che in un gruppo coeso tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile e nel frattempo attivare gli ambasciatori per ricomporre la frattura. All’appuntamento della serata dedicata alla gastronomia, rigorosamente ”MARINARA”, fissata per ogni venerdì presso la sede ufficiale messa a completa disposizione da Marcello (lu fratell d Slim), ci sarà la prova di due nuovi cuochi e la relazione degli ambasciatori. I partecipanti: Marcello (slim) e Massimiliano (Nik) neo cuochi. Comitato di valutazione: Bruno (lu Spippr), Vito (lu Pacch) Umberto (Tabbò), Sergio (lu Cuccdrll), Enzo (lu Trucil), Nino (lu Rusc), Antonio (Bulltt), Davide, Francesco (lu Captan) che, da saggio marinaio, porta con sé il giovane nipote Matteo con l’intento di fargli conoscere come ci si comporta tra brave persone; assenti ingiustificati Antonio (Barlcch) e Bruno (Pggnoll); per la prima volta ospite d’onore io Giancarlo (Tor). La serata è andata avanti intercalando momenti di discussione sui contrasti registrati e valutazioni sulle pietanze proposte dai cuochi che, bisogna dirlo, hanno superato brillantemente la prova. Da esterno, dopo aver elogiato i neo cuochi per la bontà della loro cucina, mi sono beccato un cartellino giallo solamente perché ho detto che forse hanno avuto dei buoni maestri cui ispirarsi. Durante la discussione sui presunti contrasti tra i cuochi ufficiali, si sovrappongono troppe voci e, quando ho fatto notare la cosa, Vito (lu Pacch) ha sentenziato: “esercito il mandato di presidente col massimo rispetto della democrazia, non siamo né in parlamento e tantomeno in un consiglio comunale, lì spesso assistiamo a confronti deprecabili, qui c’è la vera polis”. Che teatro ragazzi. La serata finisce con l’annuncio del ritiro delle dimissioni date da Umberto (Tabbò) e con l’invito al sottoscritto di ritornare perché, nonostante le mie ingerenze, ho superato la prova d’iniziazione anche, o forse soprattutto, grazie al Montepulciano (Frmntat e cerasol) da me prodotto. Non me ne vogliano i neo cuochi ma, la cucina del venerdì successivo fatta da Tabbò è stata superiore. Ora aspetto di valutare quella di Barlcch ed anche il ritorno di Bruno (Pggnoll). Sono sicuro che la ricomposizione avverrà a breve.  La nota che impreziosisce il tutto è che ogni qualvolta c’è una riunione, il vicinato approva, sostiene e degusta; per non parlare del collegamento video-web che unisce il gruppo a Crema con Michelino (la Panù).
PS. Cari amici, in queste serate meravigliose, non ho ascoltato alcun riferimento a un argomento che fino a pochi anni fa stava in cima a tutto; è già stato volutamente rimosso o è sopraggiunta la vecchiaia? Un abbraccio fraterno a tutti.
N.B.: nella foto si nota la “misteriosa” assenza di due importanti rappresentanti del gruppo: il Presidente Vito (lu pacch)  e Enzo (lu Trucil). Siamo in attesa della giustificazione…..

Armonia

GCL 55Presso la sede della ditta Armonia Srl di Giulianova siamo con Gabriele Tomassetti e Giuseppe Palladini per parlare di una particolare azienda. Cos’è nella realtà Armonia?
(GP) Armonia è una società che nasce nel 1994, ormai sono quasi 20 anni. E’ nata con Gabriele, un geometra, mentre io mi occupavo, e mi occupo, di arredamento. Dopo la nascita del progetto “Economia di Comunione”, del 1991, ci siamo sentiti spinti a fare questo passo, nel voler metterci in gioco con le nostre realtà professionali. Nel ’94 è nata quindi quest’azienda con un fine specifico, quello di essere con il nostro lavoro costruttori di una società economica nuova. Senza grossi capitali abbiamo messo su uno studio per occuparci di vendita di arredamento e progettazione edilizia. 20 anni e tante difficoltà, in cui abbiamo sempre cercato idee nuove che potessero aiutarci. Oggi, dopo aver ristrutturato anche la sede, siamo molto contenti per ciò che siamo riusciti a costruire.
Gabriele, voi fatte parte di Economia di comunione, quali sono i principi e i valori che ne sono alla base?
(GT) Alla base c’è l’idea che un’azienda che produce utili ed è sul mercato, possa compensare il divario con chi non ne ha, e possa mettere in comune tali risultati economici insieme ad altre aziende. Tutto è nato da un’ispirazione di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari. Nel ’91 era a San Paolo del Brasile e notava il contrasto tra i grattacieli e le favelas. Ha avuto l’idea di far sorgere aziende che producessero utili, che stessero nel normale mercato (noi siamo una srl come tante altre) ma che a fine anno mettessero in comune gli utili aziendali: 1/3 rimane all’interno dell’azienda stessa per migliorare la struttura e sostenersi, 1/3 per i poveri (c’è un’associazione che gestisce tali fondi in tutto il mondo), 1/3 viene destinato alla formazione di uomini nuovi, perché senza di essi non è possibile creare una società nuova. Nel nostro statuto societario, pur essendo una srl, abbiamo inserito questo scopo specifico.
Riferendoci a tale modello, possiamo parlare di una sorta di responsabilità sociale d’impresa?
(GP) Certo. La prima responsabilità è verso clienti e fornitori. Siamo molto attenti all’ambiente facendo una raccolta differenziata dei rifiuti. Inoltre, da due anni ci siamo aperti a nuove realtà lavorative. A due giovani, che non avevano grandi possibilità economiche, abbiamo messo a disposizione una parte del nostro ufficio. Loro hanno potuto iniziare una nuova realtà economica. E’ un primo passo per essere socialmente utili.
Esiste una rete di aziende Economia di comunione?
(GT) Esiste una rete con 800 aziende in tutto il mondo. Il 20° anniversario è stato festeggiato in Brasile. In Italia da poco è nata l’Aipec, con 200 aziende che aderiscono al progetto. Fare rete è una risorsa, perché nascono collaborazioni virtuose, anche tra aziende dello stesso settore. Vediamo il tutto come una grande possibilità.
Armonia è giovane e dinamica. Quali progetti intendete sviluppare per il futuro?
(GP) Attualmente la nostra è un’azienda che offre servizi: progettazione e pratiche edilizie; progettazione personalizzata con rendering di arredamento di interni; vendita di arredamento completo per la casa (cucine, camere, soggiorni, divani e complementi); fornitura di arredo per ufficio, hotel e strutture sanitarie; servizi per la casa, traslochi, magazzinaggio, piccola manutenzione e riparazioni; novità ultima nata è l’E-commerce, vendita on-line di arredo. Comunque per saperne di più invitiamo a visitare il nostro sito www.armoniasrl.com

Le opinioni e le menzogne

SI 55Di correttezza dell’informazione abbiamo avuto modo di parlare, da queste pagine, più di una volta, sempre sottolineando come informare correttamente tutto significhi  tranne che  rinunciare ai convincimenti personali. Al contrario: esprimere il proprio  punto di vista serve a completare  l’informazione in quanto tale, e, parallelamente, ad incoraggiare il dibattito, favorire il confronto delle idee, dare slancio allo scambio delle opinioni. Per essere credibile (che non significa anche essere automaticamente condivisibile), un’opinione non può però prescindere dalla realtà dei fatti,  e qui, molto spesso, finisce col cascare l’asino. Perché diventa impossibile rivendicare la validità dei propri punti di vista  e l’autorevolezza delle proprie opinioni,  se il racconto dei fatti cui quei punti di vista e quelle opinioni si riferiscono non corrisponde, in tutto o in parte, al vero.
Sintomatico, al riguardo, uno degli ultimi numeri di “Piccola Città”, dove, in due distinti articoli, “inesattezze”  non di poco conto hanno fatto da filo conduttore alla narrazione dei fatti ed alla conseguente espressione delle opinioni dell’autore. Ma andiamo con ordine, partendo dal pezzo in cui, sotto il titolo “Smetti una sera a cena”, Francesco Marcozzi traeva spunto dalla cena di beneficenza organizzata dall’associazione “Giulianova Futura” (lo scopo, meritoriamente raggiunto, era l’acquisto di un’altalena destinata ai bambini disabili), per costruire un articolo - anche con passaggi non corrispondenti al vero - che mettesse, tra l’altro, per l’ennesima volta in cattiva luce Il Cittadino Governante, in questo caso rispolverando la vicenda del Piano Integrato di via Cupa (vedi art. su GiuliaViva nr. 11 del 1 giugno 2013) ficcata come un cavolo a merenda nel racconto della cena. Quanto forzato fosse il nesso fra le due cose e quanto condivisibili i pur legittimi commenti dell’autore, saranno i lettori a giudicare, ma su certi resoconti che finivano col dare un’interpretazione per lo meno fantasiosa della realtà,  riteniamo necessaria qualche precisazione.
Non già per controbattere alle opinioni, ma per ripristinare la verità dei fatti.
Scrive tra l’altro Marcozzi: “Tra i presenti (alla cena, ndr) c’era anche Raffaele Di Marcello, che avrebbe fornito l’idea (…)”. Ma è falso, visto che Raffaele Di Marcello non era presente all’iniziativa, a causa, purtroppo, di un grave lutto familiare.
Ed ancora: “Intravisto (sempre alla cena, ndr) anche Flaviano Montebello (…)”. Falso anche questo: a quella cena anche il consigliere provinciale Montebello,  non era presente.
Infine: “Il senatùr, in occasione dell’elezione dei segretari di sezione (del Pd, ndr), scese da Colle San Massimo fino a Villa Volpe per imporre il suo delfino al posto del già designato Di Marcello (…)”.
Ancora falso: Raffaele Di Marcello era già stato eletto segretario della sezione PD di Villa Pozzoni (e non di Villa Volpe: ulteriore inesattezza), prevalendo proprio sul candidato sostenuto dal senatore Franchi. Di Marcello lasciò  successivamente incarico e partito non condividendone la linea.
La verità delle cose racconta dunque che siamo di fronte a tre libere interpretazioni,  tre ricostruzioni fantasiose di fatti svoltisi diversamente. Di fatto tre menzogne (qualunque ne siano origine e motivi  sempre di menzogne si tratta) capaci non solo di falsare la realtà delle cose, ma, cosa ben più grave, in grado  di  orientare ingannevolmente, o meglio “disorientare”, il personale  giudizio di chi legge.
Dello stesso tenore, quanto a realtà travisata, il contenuto del successivo articolo, titolato “Come distruggere le cose che vanno bene”, nel quale, parlando dell’amministratore unico di “Julia Servizi Più”, Simona Conte, Marcozzi ha modo di scrivere: “ (…) si era rifiutata, peraltro per ovvi motivi, a sottoscrivere una pubblicità a chi l’attacca (il riferimento è a GiuliaViva, ndr) (...)”. Ed anche questo è  falso. Verità vuole che, a suo tempo, collaboratori di questo giornale si informassero verbalmente, proprio presso Simona Conte, riguardo alla procedura per proporre anche a “Julia Servizi Più” gli  spazi pubblicitari di GiuliaViva.  La risposta fu che occorreva inviare una richiesta alla medesima dirigente, che avrebbe provveduto ad inoltrarla al Sindaco. Privilegiando la totale indipendenza dal Palazzo al pur necessario finanziamento della testata,  si preferì non dare seguito alla cosa, tant’è che agli atti di “Julia Servizi Più” non esiste né è mai esistita  alcuna richiesta di sponsorizzazione inoltrata da GiuliaViva.
Si era scoperta però una cosa grave dal nostro punto di vista: a Mastromauro spetta in definitiva l’ultima parola sul gradimento o meno dei “beneficiari” della pubblicità istituzionale delle società partecipate di proprietà del Comune: altro che strategia pubblicitaria di Julia Servizi per aumentare gli utenti serviti!
La storia, dunque, si ripete: una ricostruzione approssimativa e mistificata  viene spacciata ancora una volta  per sacrosanta verità, travisando la realtà e, soprattutto, fuorviando giudizio ed opinioni dei lettori. Diceva Voltaire a proposito della libertà di espressione: “Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”. Parole sacrosante,  difficilmente applicabili, però, all’esercizio  della menzogna.

Ex Tribunale di Giulianova: riutilizzarlo subito per finalità pubbliche (per non ripetere l’esperienza dell’ex mercato coperto)

FIPP 55 2Dopo il corso di laurea in Scienze del Turismo il nostro Comune ha perso un’altra struttura pubblica: il palazzo di Giustizia. E così la città si è ritrovata con un contenitore vuoto, situato in prossimità del centro storico, vicino all’Ospedale civile e alle scuole superiori giuliesi, affiancato da un giardino pubblico mai entrato in funzione (il parco De Amicis), e circondato da numerosi parcheggi, a pagamento, ora desolatamente vuoti.
E subito si è sparsa la voce di una probabile vendita della struttura per rimpinguare le esangui casse comunali.
Voce che ha fatto mobilitare cittadini, comitati di quartiere e associazioni, politiche e non, tutte concordi nel chiedere un utilizzo pubblico dell’edificio, tra l’altro una delle più recenti, seppure con diversi anni sulle spalle, tra le strutture di proprietà comunale.
Le idee sono diverse, tutte però orientate ad un uso a favore della collettività. Una proposta, ufficializzata anche dal Quartiere Frazioni, prevede di collocare nell’edificio, dopo i necessari lavori di adeguamento, sia la Scuola Primaria De Amicis che la Scuola dell’Infanzia di Bivio Bellocchio, ora ubicate in strutture obsolete e poco idonee ad ospitare attività scolastiche, utilizzando anche parte dell’area verde, di proprietà pubblica, ora abbandonata, attigua all’area dell’ex tribunale.
A favore della proposta c’è la collocazione dell’edificio, facilmente raggiungibile, la presenza di numerosi parcheggi, il verde pubblico, la possibilità di adeguare la struttura con interventi minimi e la non secondaria possibilità di utilizzare gli edifici che ora ospitano le scuole sia per la sede unica comunale (scuola De Amicis) che per la sede delle associazioni e/o altro (Scuola Bivio Bellocchio). Altra proposta riguarda un utilizzo dell’edificio come struttura per l’emergenza, in parte per le stesse motivazioni di chi vorrebbe un polo scolastico, sottolineando i vantaggi di un Centro Operativo Misto che raggruppi le diverse realtà locali quali Croce Rossa Italiana, Protezione Civile, C.I.S.A.R. ecc. Da ultima l’idea del gruppo consiliare di Progresso Giuliese, che chiede di ubicare, in via temporanea, la compagnia e il comando stazione dei Carabinieri nello stabile di via Cerulli, in attesa che venga realizzata, nel quartiere Annunziata, la Caserma definitiva, il cui progetto giace, da anni, in qualche cassetto comunale (come ha ricordato recentemente anche il Cittadino Governante). In conclusione se le idee e le proposte sono tante dall’amministrazione, però, per ora, non arrivano segnali, a parte la dichiarazione del sindaco alla stampa «Non darò mai ai privati il palazzo di giustizia di Giulianova, dato che non è mia intenzione venderlo».
Nulla si sa, però, sul futuro dell’edificio, futuro che dovrebbe essere deciso in una riunione della quale, ad oggi, non si hanno notizie. Sempre che non si vogliano coinvolgere, come sarebbe corretto, i Comitati di Quartiere, per sentire la volontà e le proposte dei cittadini, ed assicurare, come si è già fatto per altre problematiche, la partecipazione popolare in una scelta che, sicuramente, riguarda tutta la città.

Comitati di quartiere: fra confusione e guerra santa

FIPP 55 1Tutto e il contrario di tutto. È quanto accaduto in queste settimane, con sfumature kafkiane, in seno al comitato di quartiere del Paese, in un rincorrersi di colpi di scena cui probabilmente non è ancora stata messa la parola fine.
Le dimissioni annunciate e mai formalmente presentate (quelle delle delegate Branella e Concetto). Le accuse rivolte al presidente Valerio Semproni, colpevole fra l’altro, per una parte dei suoi delegati, di “gestione superficiale e personalistica” (accusa esagerata e fuori luogo, tale da alimentare il sospetto che la vera “colpa” del presidente, fosse in realtà quella di voler preservare l’effettiva “indipendenza” del comitato). Le dimissioni dello stesso Semproni, con la conseguente decadenza dell’intero comitato prevista dalle regole, ma non ancora sancita ufficialmente. La rinuncia all’incarico, per solidarietà con l’ormai ex-presidente, da parte di un altro delegato, Daniele Forti. La convocazione (legittima?) di un incontro dibattito sulla “convivenza uomo-cane” da parte di un comitato di fatto decaduto ed il suo annullamento dell’ultima ora con un comunicato a firma questa volta della delegata anziana (tardiva forma di “rispetto” nei confronti del dimissionario dottor Semproni).
Questi gli episodi salienti della giovane vita del comitato del Paese, trascorsa nel segno di una palese e crescente confusione. Episodi sintomatici della presenza di numerosi aspetti critici la cui esistenza non può essere ignorata, se non si vuole correre il rischio di affossare sul nascere l’esperienza comunque importante dei comitati di quartiere. Non parliamo tanto dei limiti messi in mostra da un regolamento comunque perfettibile, e del cui “aggiustamento” sarebbe opportuno investire la sede istituzionalmente competente: il consiglio comunale. E non parliamo neppure dell’evidente e inaccettabile tentativo di far ricadere sui comitati decisioni scomode per il Palazzo (un esempio per tutti: l’annosa questione della spiaggia per i cani, per la cui definizione sono stati coinvolti, su richiesta del sindaco, anche i quartieri “territorialmente” incompetenti).
A sorprendere (e preoccupare) è piuttosto il clima da guerra di religione, da contrapposizione violenta, da “muro contro muro” che ha avvolto fin da subito il dibattito inevitabilmente innescatosi attorno ai comitati. Un clima colpevolmente alimentato dagli interventi e dalle prese di posizione vuoi dell’amministrazione vuoi della stessa associazione “Demos”.
Presentare i comitati come l’unica forma di “buona” politica, in radicale contrasto con tutte le forme tradizionali di partecipazione. Rifiutare qualunque giudizio sfavorevole, bollando chi lo avanza con epiteti indegni di una discussione equilibrata. Demonizzare i critici, accusandoli di essere “legati a interessi particolari e lobbies” non meglio identificati. Simili atteggiamenti grondanti astio hanno troppe volte caratterizzato le repliche dell’amministrazione e dell’associazione Demos alle critiche, comunque legittime, sollevatesi da più parti. Toni da crociata che mal si accompagnano a quel civile confronto delle idee che la sbandierata indipendenza dei delegati, svincolati dalle beghe e dagli interessi di partito, avrebbe dovuto a maggior ragione garantire.Dalle colonne di questo giornale abbiamo sempre giudicato con favore l’introduzione dei comitati di quartiere, ma siamo comunque convinti che non siano gli atteggiamenti da unici “depositari della verità” a favorire il riavvicinarsi alla politica di quella maggioranza silenziosa sempre più delusa, disillusa e che continua quindi a mantenere le distanze dalla vita pubblica.Senza una partecipazione massiccia, consapevole e priva di condizionamenti i comitati rischiano concretamente di trasformarsi nell’ennesimo orticello privato, coltivato da pochi e utile solo alla carriera politica di qualcuno. Per quella crescita democratica almeno a parole tanto ricercata ci vuole ben altro, a partire dalla disponibilità a riconoscere a tutti l’elementare e sacrosanto diritto di critica.

La forma e la sostanza

IG 55 1Ha riempito le pagine dei quotidiani locali la vicenda dell’accatastamento  come abitazione di tipo economico della tenuta di Colle Massimo, di proprietà della figlia di Antonio Franchi, da sempre residenza del senatore.
Molti i difensori d’ufficio dell’ex parlamentare, tutti allineati  al medesimo canovaccio: fu il catasto, più di 30 anni fa, a classificare in quel modo il fabbricato, indipendentemente dalla volontà del proprietario.  In tempi nei quali le questioni catastali sono all’ordine del giorno, con l’attenzione nazionale  appuntata proprio sullo “scandalo” delle molte residenze di lusso censite  come fabbricati economici se non addirittura popolari, ci saremmo comunque aspettati reazioni e comportamenti diversi. Da parte del Comune, per coerenza con l’avviata indagine “sulle case e le ville accatastate in maniera difforme dalla realtà”. E anche da parte del diretto interessato, alla cui immagine non avrebbe potuto che giovare il manifestare l’intenzione di sanare una situazione formalmente corretta ma solo sino a quando la casa rurale non è stata trasformata in una pregiata residenza con piscina. Non fosse altro per rispetto di tutti quei cittadini giuliesi che di tipo economico non hanno solo la categoria catastale, ma anche le reali caratteristiche della loro abitazione.

Di nuovo penalizzata la sanità a Giulianova

IG 55 3Nell’Atto Aziendale 2013 della ASL di Teramo figura un nuovo assetto del Dipartimento di Salute Mentale. In particolare nella nostra città viene di nuovo penalizzato il Centro di Salute Mentale (CSM).  Esso da poco più di un anno aveva ottenuto il riconoscimento come  “unità a valenza dipartimentale” con un’autonomia gestionale rispetto al reparto per garantire efficaci servizi sul territorio. Seguendo i pazienti sul territorio - così da evitare il più possibile acuzie, ricoveri e disagi per le famiglie - i frutti dell’attività del CSM, nonostante la carenza logistica e di personale, cominciavano ormai a manifestarsi.  Improvvisamente la decisione che potrebbe far tornare tutto indietro. Perché?

Siamo alle solite

IG 55 2Dalla regione ancora nessuna buona notizia che riguardi la Piccola Opera Charitas. Riteniamo sia molto importante non abbassare la guardia per non perdere questa struttura che tanto conta in città. Se il Governatore non risponde al Sindaco usciamo da logiche personalistiche: sia chiaro che questo non è un confronto a due poiché tutte le forze politiche e sociali giuliesi hanno dato la propria disponibilità per “un fronte comune”.  La perdita di questa struttura sarà un danno non solo per Giulianova ma per l’Abruzzo tutto, un ennesimo impoverimento, se ne ricordi il governatore Chiodi.

Gianpiero D’Angelo

QDA 54Gianpiero D’Angelo, presidente di Giulianova Futura, com’è nata l’idea di costituire quest’associazione?
L’idea è nata da alcune serate in compagnia di amici, tra una pizza e un bicchiere, abbiamo pensato che Giulianova aveva la necessità di trovare una voce nelle giuste sedi, anche solo per relazionarci con l’amministrazione.
Visto che da privati era difficile, abbiamo deciso di unirci e fare voce unica.
Quella di questa sera è una bella e riuscita iniziativa all’insegna della solidarietà. Come è nata l’idea?
Lo spunto è stata la nascita di quest’associazione. Raffaele Di Marcello aveva trovato le porte chiuse un po’ ovunque per le altalene per disabili. Aveva portato all’attenzione questo problema: in effetti, tendiamo a vedere i disabili solo come adulti e non capiamo quali sono le reali esigenze dei bambini. Abbiamo accettato la proposta di Raffaele e questo primo evento ci fa piacere dedicarlo a quest’idea.
Quali sono gli scopi alla base della vostra associazione, e quali iniziative avete in programma per il futuro?
Gli scopi sono sia quelli sociali che culturali. Fare gruppo e, come dice la vostra testata, cercare di mantenere viva la nostra città, cercare di non farla morire sotto i colpi di questa crisi. Un altro obiettivo è quello di dare ai ragazzi, che la notte vanno a ballare, un bus gratuito per raggiungere le discoteche in massima sicurezza. Insieme alla Polizia Stradale, presente stasera, vorrei portare avanti questo progetto, perché non sono più accettabili le morti del sabato sera. Crediamo fortemente su questo obiettivo.
Non può non notarsi la presenza nella vostra associazione di esponenti politici. Cosa vuol dire questo?
La nostra associazione non è politica, chiunque si può avvicinare a noi, le porte sono aperte a tutti, senza problemi.
Come proprietario di questa struttura, il Molikè, cos’ha in programma per il futuro?
Lavoriamo a Giulianova dal 2004, pur con tutti i problemi che ci sono stati per farla partire. Era una cosa nuova, qualcuno l’ha vista forse con gli occhi sbagliati. Noi invece ci abbiamo creduto, perché è la nostra vita e il nostro futuro. Qui ci sono i sacrifici di tre generazioni di persone che lavorano a Giulianova da 50 anni.
Da parte di GiuliaViva un doppio in bocca al lupo, per questa struttura e per l’associazione.
In questi giorni abbiamo anche sentito altre associazioni, gli Amicacci sono entusiasti di quanto vogliamo proporre e siamo molto fiduciosi di far bene.

La Distilleria del Sapere

FIPP 54 2Erano tanti a temere una fine ingloriosa per l’antico Confettificio Orsini poiché l’affetto che da sempre ha legato la città alla famiglia Orsini, la loro storia fatta di lavoro, rispetto e stima, sono valori che non tutti i giuliesi erano disposti a perdere. Invece, il cambiamento di proprietà della struttura è stato un gran colpo di fortuna per la città e per il dottor D’Eugenio, la realizzazione concreta dei suoi pensieri.
Da qui l’idea di trasformare l’antica “Distilleria di liquori” in “Distilleria del sapere”, dove la parola sapere, assume un significato molto ampio e concreto. D’ Eugenio è un padre di famiglia preoccupato dai troppi giovani che ciondolano per le vie del paese stufi e annoiati, senza sapere cosa fare e, tantomeno, dove farlo; certo i tempi sono difficili, la crisi c’è e si stenta a vederne una schiarita, ma tutto questo non lo ferma, anzi... Non si sente un benefattore dell’umanità, ma sicuramente nelle sue intenzioni c’è tutto il carico della sua esperienza e la ferma volontà di fare la sua parte per il bene comune, dando il suo contributo alla formazione dei futuri cittadini. La stessa passione, cura e attenzione sta dedicando alla ristrutturazione, il più possibile fedele, dei locali precedentemente destinati all’attività dell’antica fabbrica. D’Eugenio racconta con emozione, che, al momento dell’acquisto, nei locali nonostante la polvere, si aveva la sensazione che gli operai e gli impiegati fossero appena usciti dall’ultimo turno di lavoro: sulle scrivanie le penne erano poggiate come se avessero appena finito di registrare l’ultimo ordine d’acquisto. Solo il calendario, fermo ad un mese di un anno preciso, raccontava il tempo passato così come la polvere sui macchinari dei diversi laboratori.
Sulla base dell’iniziale emozione il cervello si è messo in moto: dove il passato era così presente non si poteva perdere l’occasione di raccontarlo, valorizzarlo e metterlo a servizio della comunità trasformandolo in proposte culturali. I lavori fatti con meticolosità certosina, sono ancora in corso, tutti i macchinari e le attrezzature trovate in loco sono in fase di pulitura e restauro, peccato siano andati perse le “bettelle” che erano un po’ il simbolo del confettificio.
A D’Eugenio va riconosciuto il grande merito di aver spulciato e letto tutta la documentazione trovata negli uffici, di aver ascoltato i racconti commossi dei vecchi operai e impiegati; questo gli ha permesso di conoscere non solo il tipo di lavoro, l’attività che qui si svolgeva, ma la storia della famiglia Orsini, una storia così radicata e di valore per la città, una storia che non può e non deve andare persa.
Intanto che i lavori procedono, D’Eugenio si sta mettendo in contatto con le scuole e non solo per comprendere le esigenze, le proposte, i possibili utilizzi per creare spazi il più possibile consoni alla realizzazione di attività o eventi culturali.
C’è già una prima collaborazione con l’Istituto Alberghiero “Crocetti” per la costruzione e realizzazione di un progetto: quando si dice guardare avanti, pensare e concretizzare le proprie idee per il bene comune, gli incontri sono inevitabili. D’Eugenio non è giuliese ma vive qui da circa trent’anni e soprattutto ama questa città e ne riconosce la bellezza e le potenzialità “potrebbe essere una piccola Montecarlo” dice con passione, “anzi di più, basta rivolgere dal mare lo sguardo verso la collina e scoprire le montagne, le cime del Gran Sasso quasi da toccare. È una meraviglia che non tutti possono permettersi”. Un plauso e grande stima dunque a D’Eugenio che ama e apprezza questa città e vorrebbe vederla viva di un turismo di qualità per dodici mesi l’anno, anzi come dice lui, tenendo conto delle potenzialità “per ventiquattro mesi”.

Vajont, attualità di una tragedia

FIPP 54 1Sarebbe bastato prestare attenzione al nome della montagna, a quel nomignolo, “Toc” che in lingua ladina significa “marcio”. O sarebbe stato sufficiente tenere nella dovuta considerazione gli innumerevoli avvertimenti che geologi ed ingegneri lanciarono a più riprese sulla pericolosità del progetto, vista la struttura del territorio, particolarmente franoso. Ma non vi fu nulla da fare. A prevalere fu la logica dello sviluppo energetico ad ogni costo, la corsa a quei 24milioni di kw/h ricavabili dallo sfruttamento dell’enorme massa d’acqua che l’invaso avrebbe contenuto.
Ma quando la diga del Vajont (un colosso di oltre 260 metri di altezza e quasi 170 milioni di metri cubi di capacità che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia alla città di Venezia ed all’intero Triveneto) venne completata nel 1959 e cominciarono  le prove di riempimento, iniziò anche  l’inquietante stillicidio dei dissesti geologici: smottamenti, frane, fratture del terreno si susseguirono pressoché senza interruzione per tutti i mesi successivi. Così, quando alle 22.39 del 9 ottobre 1963 il monte Toc tenne fede al suo nome, sganciando a valle 270 milioni di metri cubi di roccia, non si trattò certamente di un fatto inatteso. L’onda di piena, alta più di cento metri, risalì da una parte la vallata del Vajont, cancellando  le porzioni degli abitati  di Erto e Casso limitrofe all’invaso. Dall’altra tracimò il bordo della diga, riversandosi nella sottostante vallata del Piave e spazzando via quasi completamente, ad una velocità superiore ai 100 km/h, l’intera cittadina di Longarone. La drammatica contabilità di quei pochi secondi di furia  parla  ufficialmente di 1918 vittime, ma una stima ritenuta attendibile fissa il numero oltre le duemila unità, in maggioranza non identificate.
Nel discorso di fine anno di quel sanguinoso 1963, l’allora Presidente della Repubblica, Antonio Segni, ebbe modo di parlare di “sventura”, e mai termine fu tanto inappropriato. La tragedia del Vajont non fu una sventura, inaspettata e sfortunata, come anche le successive vicende giudiziarie ebbero modo di provare, sia pure parzialmente. Fu il primo disastro annunciato della storia italiana recente, costellata da una miriade di episodi  drammatici riconducibili ad un unico denominatore comune: la prevedibilità. Incuria e superficialità, ma anche interessi, e malaffare hanno fatto sì che quelle “sventure”, acuite se non direttamente provocate  da un crescente ed irresponsabile assalto al territorio, divenissero una costante della vita civile nazionale.
Da Genova alla Val di Stava, dalla Valtellina a Sarno, passando per il Piemonte, Messina, la Maremma grossetana, le Cinque Terre e una miriade di altre tragedie dalle quali pressoché nessuna area geografica è rimasta immune, l’Italia è stata attraversata negli anni da una luttuosa processione di calamità soltanto in parte “naturali”. L’aggettivo “annunciato” è divenuto, a ragione, il più utilizzato nelle cronache, senza però che questo servisse  ad invertire la tendenza, a perseguire la sostenibilità dello sviluppo, a far crescere  quel rispetto del territorio senza il  quale la lunga teoria dei lutti e dei disastri non potrà avere fine. Cinquantanni dopo, la tragedia del Vajont è ancora lì a ricordarcelo: speriamo non inutilmente.

Centrodestra, chi l’ha visto?

IG 54 3L’argomento oltre che importante (la “ricognizione” delle partecipate comunali Julia Servizi, Julia Rete e Giulianova Patrimonio) faceva presagire un’opposizione con il coltello fra i denti, ma a caratterizzare l’ultima seduta del consiglio comunale  è stato, al contrario,  soprattutto il silenzio. Non fosse stato per gli interventi del consigliere Arboretti sulle criticità gestionali delle tre società, e del gruppo di Progresso Giuliese, la seduta sarebbe scivolata via senza colpo ferire: assente Antelli, in silenzio Rota (uscito prima della votazione sul punto), e così pure Poliandri e Testardi (astenuti), Cameli e Di Carlo (entrambi immancabilmente a favore della maggioranza). E la chiamano opposizione di centrodestra…

Il gran rifiuto

IG 54 1Non sarà il gran rifiuto di celestiniana memoria, ma la decisione dei sette dipendenti comunali del II° settore di rinunciare alla liquidazione di quanto loro spettante per i progetti incentivanti 2012 un certo qual clamore lo ha comunque sollevato. Frutto di una manifesta  insofferenza per una situazione ritenuta evidentemente insostenibile, la protesta ha gettato ulteriori ombre sullo stato dei rapporti fra amministrazione e personale, rendendo inevitabile la ridda dei perché. Perché gli immancabili ritardi nel pagamento di somme ampiamente previste e concordate? Perché le denunciate disparità di trattamento fra settore e settore con poca attenzione alla qualità del lavoro ed alla meritocrazia? Perché, soprattutto, un sistema di ripartizione delle somme  giudicato  estraneo ai criteri di efficienza?
Oltre che ad una pacifica convivenza fra le diverse anime degli uffici comunali, dare rapidamente risposte chiare ed esaurienti a simili domande  gioverebbe, e parecchio, anche alla tanto decantata trasparenza amministrativa.

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