Giovedì, Ottobre 19, 2017

 

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Pillole di satira

IG 54 2Sembra in difficoltà  il coordinatore dell’Ufficio di Staff del Sindaco. A novanta giorni dalla fine dell’anno sono infatti più di 100 i comunicati stampa che ancora mancano a Sandro Galantini per eguagliare il risultato del 2012. Il titolare della “comunicazione di Palazzo”  dovrà in pratica sfornare, per i prossimi tre mesi,  almeno un comunicato al giorno, domenica e festivi compresi, se vorrà ripetersi ai livelli dell’anno precedente. Un risultato senz’altro alla portata, anche se, dopo quattro anni a ritmi elevatissimi, il pur collaudato Galantini sembra manifestare qualche segno di cedimento.

Oltre il confine

Su specifica richiesta del sindaco, saranno tutti i comitati di quartiere, e non solo quelli interessati del Lido e dell’Annunziata, ad esprimere il loro parere sulla futura dislocazione della spiaggia per i cani.
Dopo le infinite polemiche passate (quella fra sostenitori di “Unica beach” e promotori del comitato “Spiaggia libera Annunziata riservata solo alle persone” ne è solo l’ultimo esempio), il rischio è che lo scontro verbale finisca questa volta col superare i confini di quartiere, finendo col coinvolgere per intero la città.
Non ce ne sarebbe davvero bisogno.

Una scommessa vinta

lpac 53 Avete riconosciuto la lavoratrice con la Sindrome di Down? No??? Neanche le persone della foto.
Quante volte si sono dati dei giudizi senza conoscere, magari solo per i suoi piccoli occhi, ma intensi, per la sua timidezza che in realtà è il suo modo di osservare e capire. Lo staff della Pastarella tutte queste domande non se le è proprio poste!
Alla mia richiesta di un’oppurtunità di lavoro per mia figlia, hanno detto di sì e le hanno aperto la porta, senza pregiudizi, ma neanche per buonismo, solo nella certezza che era possibile inserirla nello staff.
Aprire una porta è un gesto semplicissimo, ma che tanti non riescono a fare per ignoranza, per mancanza di fiducia nei suoi confronti.  Io vi posso dire che non la conoscete, se c’è una cosa che riesce a fare molto bene con determinazione, impegno e sacrificio è il suo compito di portare a termine un lavoro con tutte le sue forze, perché crede in quello che fa, ha fiducia in se stessa e per non deludere chi ha creduto in lei, come a scuola dando il massimo in base alle sue capacità e potenzialità. Questo le è stato insegnato; non arrendersi mai. Ma non è stato tutto facile; mia figlia è caduta tante volte, da quando l’ho inserita nella società all’età di tre anni, ma si è  rialzata, a volte a fatica, si è rimessa in piedi, oggi non cade più perché è consapevolissima di chi è e di che persona è: intelligente, in gamba, simpatica.
Non bisogna dimenticare mai che i ragazzi con la Sindrome di Down sono persone con una sensibilità che  neanche si immagina, con una capacità di amore che pochi sanno dare, ma sono anche molto selettivi con chi hanno di fronte: sanno scegliere molto attentamente le persone con cui vogliono relazionarsi e solo quando si affidano sarà un successo.
Chi sta a fianco dei nostri figli, a scuola o sul posto di lavoro, insegna loro ad apprendere e come ci si comporta a stare con gli altri e quando tutto funziona, a crescere, ma quello che voi potete apprendere e imparare da loro vi lascerà senza parole perché vi insegna il valore della vita, delle cose che contano e vi riempirà il cuore d’amore.
Grazie allo staff della Pastarella per non aver avuto barriere mentali, per averci creduto e aver vinto questa scommessa che ha arricchito sicuramente tutti.
Mia figlia non era alla primissima esperienza lavorativa poiché aveva già fatto degli inserimenti periodici in collaborazione con la scuola, nell’agriturismo di Rurabilandia, ma questa era la prima vera esperienza in una condizione di autonomia e quindi di normalità.
Ora ricomincia la scuola e questo rapporto lavorativo per quest’anno termina qui, facendo registrare grande soddisfazione in chi lo ha realizzato e in chi lo ha vissuto.
Un elogio alla scuola Istituto alberghiero di Giulianova perché realizza concretamente una delle sue finalità principali: l’orientamento lavorativo, e lo fa ponendo massima attenzione verso tutti, offrendo ad ognuno la sua possibilita’.
Un grazie speciale lo rivolgo all’operatrice che l’ha affiancata in questa esperienza che facendo i turni di lavoro della settimana ha incluso anche la domenica: non è da tutti.
Un grazie lo rivolgo a  chi ha finanziato e creduto in questo progetto, fra cui la cooperativa L’Agorà d’Italia di Arezzo.

Nonostante le difficoltà anche quest’anno L’Arte è di strada al MAS

fipp 53 02Che la didattica del Museo d’Arte dello Splendore, rivolta alle scuole dell’infanzia e primarie, sia un successo lo dicono i numeri: migliaia i bambini, centinaia le classi coinvolte, decine le scuole da tutta la Provincia di Teramo, prenotazioni che arrivano prima ancora di inviare il progetto dell’anno in corso, il tutto esaurito già dal mese di novembre. Eppure siamo qui a correggere, rettificare, far quadrare i conti: i contributi pubblici diminuiscono, i prezzi aumentano. Si alternano rabbia, frustrazione, delusione di fronte all’idea di dover lasciare inutilizzata tutta l’esperienza acquisita negli ultimi dieci anni proprio in un campo difficile come la didattica che non permette improvvisazioni.
Chi apprezza il lavoro fatto ci esorta ad andare avanti, primo fra tutti il Presidente Antonio Ragionieri. Andare avanti sì, ma come? Non vogliamo scendere a compromessi, e fare una cosa che non rispetti  gli standard qualitativi ai quali abbiamo abituato la nostra utenza, quegli standard che fanno la differenza e che fanno privilegiare la nostra, fra le tante proposte che ricevono le scuole. E allora pensiamo a Padre Serafino, alle lettere di invito che personalmente scrisse e inviò ai dirigenti quando iniziammo; ai partecipanti che abbiamo visto crescere, che sono venuti con la scuola dell’infanzia e poi per tutti gli anni della primaria e a quelli che dalla primaria poi sono tornati con la scuola media per  il “Progetto Miniguide”; all’entusiasmo dei bambini che a volte ci scrivono anche dei messaggini di ringraziamento: “Ci siamo divertiti, possiamo restare qui?”, “Oggi è stato un giorno bellissimo”; pensiamo ai complimenti degli insegnanti; alla fiducia dei dirigenti; alla soddisfazione dei genitori; ai volontari che con passione  e gratuitamente mettono il cuore in quest’iniziativa; a tutto quello che abbiamo realizzato in questi anni, contribuendo a far conoscere e sperimentare l’arte contemporanea dall’astratto al combine painting, dalla scultura al collage polimaterico. Al fatto che abbiamo contribuito a far avvicinare tanti bimbi e adolescenti ad una struttura museale e a sentirla come un luogo di gioia e di bellezza.
E allora anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta: anche per quest’anno l’arte è di strada al MAS.
Ed è questo il titolo del percorso per l’a.s. 2013/2014 per le scuole dell’infanzia e primarie, che partirà, come di consueto, a gennaio e sarà dedicato alla street art, forma d’arte contemporanea che è nata negli U.S.A. negli anni ’70 come espressione spontanea di istanze di rivendicazione da parte di minoranze etniche (quella delle origini è più propriamente detta graffiti-art). Si manifesta sulla strada, si caratterizza per grande libertà creativa, diffusa a livello globale, riscuote largo apprezzamento di critica e  pubblico.
Il percorso si dividerà, come consuetudine, in due fasi: la prima prevede l’esposizione in maniera ludica delle tecniche della street art; la seconda si svolgerà nel laboratorio dove i partecipanti lavoreranno in gruppo con stencils, spray, rulli e pennelloni
L’obiettivo è quello di stimolare la creatività e contemporaneamente  la coscienza civica, sottolineando la distinzione fra un intervento artistico e un atto di vandalismo.
Nonostante le difficoltà e le preoccupazioni economiche quindi al lavoro! Con entusiasmo e con la convinzione che il nostro sarà un  piccolo contributo alla formazione culturale e  alla sensibilità artistica dei bambini; un modo efficace per far sì che amino il Mas e lo vivano come un luogo bello e speciale, con l’auspicio che nel futuro possano diventare cittadini e amministratori che lo sentano come parte viva e integrante del territorio, pronti a battersi per conservarlo e farlo crescere ancora di più.

I rivoluzionari del Palazzo

fipp 53 01“Stravolgere i vecchi schemi che regolano la vita politico-amministrativa, ormai affetti da una obsolescenza irreversibile”. Le parole sono forti, pesanti, quasi rivoluzionarie. Un ignaro lettore potrebbe attribuirle, non senza ragione, a una delle tante voci che, a tutti i livelli, si levano quotidianamente contro gli antichi rituali e le oscure liturgie di certi protagonisti della politica. Invece no: a “pronunciarle” nell’ennesimo comunicato stampa del Comune, sono proprio “le istituzioni”, il sindaco  Mastromauro e l’assessore Forcellese, inaspettati (ed improbabili) paladini di quel “nuovo che avanza” non sempre cavalcato con sincerità.
A onor del vero, quali siano questi vecchi schemi non è dato sapere: la definizione rimane generica, indefinita, quasi misteriosa. Così come rimane misterioso quel “profondo rinnovamento”, per dirla con le parole del comunicato, che la politica locale avrebbe subito nei tempi recenti. Di sicuro c’è solo questa inattesa smania di rinnovamento che ha colpito l’amministrazione, tardivamente “folgorata” da progetti  rimasti nel cassetto per quasi quattro anni (l’approvazione del regolamento sui comitati di quartiere  da parte del consiglio comunale risale al novembre 2009) ed improvvisamente tornati alla ribalta in finale di consiliatura.
La tempistica induce al sospetto, e le sensazioni  più che di una improbabile vocazione “rivoluzionaria”, parlano piuttosto della sempre più urgente necessità, da parte del sindaco e della sua maggioranza, di riacquistare il consenso perduto,  immolato sull’altare dei talenti inespressi, delle promesse tradite, delle condotte strabiche e contraddittorie. Scivolata sul terreno di quella “politica del fare” sventolata a lungo come una bandiera, ma i cui risultati sono ancora di là da venire, l’amministrazione Mastromauro abbraccia, quando ormai  il traguardo di fine mandato appare all’orizzonte, quella  filosofia del rinnovamento buona un po’ per tutte le stagioni.
La carta di un fantomatico “nuovo”, evidentemente, rimane l’ultima da giocare, e poco importa se i proclami di oggi contraddicono in pieno i copioni da “vecchia politica” messi in scena nel corso della consiliatura. Dagli equilibrismi politici (su tutti l’alleanza Mastromauro-Cameli-Di Carlo per la sopravvivenza della giunta) all’approssimazione amministrativa, dalla tambureggiante propaganda istituzionale al disinteresse per le istanze dei cittadini (le oltre 3000 firme presentate a favore del “cannocchiale verde” bellamente ignorate) l’obsolescenza della politica cittadina ha avuto in questi anni una paternità ben precisa: quella di chi ci governa.
Intendiamoci: ben vengano i comitati di quartiere, specie se sapranno interpretare il loro ruolo di tramite fra città ed istituzioni lontano dalle interferenze dei partiti e al riparo dagli ammiccamenti e dalle pressioni del Palazzo. Ben vengano se saranno messi in grado di operare concretamente sul territorio (in realtà vicine, ai comitati vengono ad esempio delegati, con adeguati fondi di bilancio, gli interventi di manutenzione urgente nei singoli quartieri).
Ben vengano soprattutto se avranno la capacità di conquistare e mantenere la propria autonomia, rimanendo a distanza da chi nei “vecchi schemi” della politica ha dimostrato fino ad oggi di trovarsi fin troppo a proprio agio.

C’è da spostare una macchina

ig 53 04È  stata notata più di una volta, nel cuore del centro storico, parcheggiata  in zone in cui la sosta è vietata:  a volte, come nel caso della foto, piazzata addirittura a bloccare gli scivoli per le sedie a rotelle e le carrozzine. Nulla più di un atto di ordinaria maleducazione e scortesia, non fosse che proprio un contrassegno per il trasporto disabili campeggia sorprendentemente (e ci auguriamo correttamente utilizzato), ben esposto sul parabrezza. E la curiosità sull’identità del proprietario inevitabilmente cresce.

All’asciutto

ig 53 03Inaridita, asciutta, prosciugata: è il destino della “storica” fontana della stazione, da sempre situata sul marciapiede del primo binario, dalla cui cannella, da qualche giorno, non scorre più neppure una goccia d’acqua.
Un’improvvisa carestia provocata non da qualche imprevedibile calamità naturale, ma dalla mano dell’uomo, che ha provveduto a sigillarla.
Chissà poi perché...

Il “Pescatoriello” smarrito

ig 53 02Sembrava cosa fatta: questione di dettagli (e di 75mila euro da versare alla Fondazione “Crocetti”) ed il “Pescatoriello”, opera in bronzo del maestro guliese datata 1935, avrebbe fatto ritorno in città. Dall’entusiastico annuncio del sindaco, che già ne prometteva la collocazione in piazza Buozzi, sono passati oltre due anni e mezzo, ma della scultura ancora nessuna notizia. Potremo davvero ammirarla, o anche l’opera di Crocetti andrà ad ingrossare la schiera delle tante promesse non mantenute?

Occhio non vede..

ig 53 01Quanti  minuti ci vogliono per dipingere un “murale” sul tipo di quelli apparsi recentemente nel sottopassaggio di via Sauro? La domanda nasce spontanea  di fronte alla complessità degli ultimi “capolavori” realizzati nel sottovia, i cui  tempi di realizzazione, immaginiamo tutt’altro che brevi, non sono stati comunque sufficienti a far  cogliere sul fatto qualcuno degli autori. Ironia della sorte, in zona campeggiano inutili (e fasulli) cartelli di “Area videosorvegliata”: e se si provvedesse davvero a proteggerla con qualche telecamera?

Turismo anno zero

fipp 52 02Va in archivio anche l’estate 2013, la quinta ed ultima della consiliatura Mastromauro, e come ad ogni scadenza significativa diventa giocoforza tracciare un bilancio globale dei  cinque anni trascorsi. A Giulianova, naturalmente, estate fa rima con turismo, settore nevralgico dell’economia locale, al quale il fin troppo voluminoso programma “Giulianova 2020” dedicava non pochi  progetti e abbondanza di buone intenzioni.  Inevitabile, dunque, ripartire da lì, ripercorrere le promesse di allora per poter valutare i risultati di oggi, confrontare i fiumi di parole del 2009 con i fatti concreti del 2013.
Diciamolo subito: tanto ambiziosi erano stati i propositi tanto si è rivelata inadeguata la capacità di metterli in pratica. Dal rafforzamento del ruolo della consulta sul turismo (saremo grati a chiunque potrà darcene notizia), alla fantomatica visita virtuale della città (che avrebbe dovuto allungare su Giulianova l’occhio bionico del web) passando attraverso completamento e ristrutturazione del Kursaal l’obiettivo dichiarato di “migliorare la qualità dell’offerta turistica” sembra essersi smarrito per strada, trasformato piuttosto nella fiera delle occasioni perdute. Quelle occasioni perdute che hanno lasciato sulla carta la preservazione e valorizzazione delle spiagge e del paesaggio, la realizzazione dei fantomatici itinerari pedonali e ciclabili, la valorizzazione di un turismo religioso tanto evocato quanto mai decollato.
Anziché proiettarsi verso l’ambizioso traguardo del 2020 Giulianova è, di fatto, rimasta al palo, mentre la “politica turistica” si frantumava in interventi sporadici, privi di pianificazione, persino contraddittori (due esempi per tutti: le vicende “Unica Beach” e “Sonorica”) . Cinque estati sembrano trascorse invano, senza che al ritmo serrato della propaganda di palazzo, si siano accompagnati significativi passi in avanti. “La gran parte degli obiettivi indicati nel programma è stata realizzata” annunciava il sindaco già un anno fa, ma l’immagine che il “sistema” turistico giuliese rimanda oggi di sé è profondamente diversa da quella disegnata dai proclami. Di quanto promesso allora, di quanto fissato a chiare lettere nelle pagine di “Giulianova 2020” si ritrovano oggi solo poche tracce frammentarie. Non lo diciamo noi. Lo racconta una realtà che parla di una “vista mare” ulteriormente ridotta, di piste ciclabili lontane dall’essere semplicemente “pensate”, di isole pedonali compresse in fazzoletti d’asfalto, di strisce blu che mortificano soprattutto la balneazione “pendolare”, di interventi strutturali rimasti solo sulla carta. Se a questo si aggiunge la diffusa incapacità di offrire della città un’immagine men che meno  decorosa, in termini di cura e pulizia, come la tanto decantata vocazione turistica al contrario imporrebbe, il quadro desolante di una programmazione superficiale ed approssimativa risulta tristemente completo.
Festeggiare fuori tempo e fuori luogo, come accaduto di recente, una bandiera blu irrimediabilmente sbiadita serve soltanto a gettare altro fumo negli occhi dei giuliesi, ma non basta a nascondere limiti e fallimenti di una politica turistica che, anziché al 2020,  sta rapidamente avvicinando Giulianova  all’anno zero.

Verde urbano: necessità o fastidio?

fipp 52 01Dopo l’approvazione del Regolamento del Verde, e l’annunciata elaborazione del Piano del Verde (in realtà dato dall’Amministrazione come approvato, ma di cui si parla, nella delibera di Giunta n. 146 del 18.07.2013, come semplice indirizzo di pianificazione futura), l’amministrazione comunale ha dato incarico a due esperti, il prof. Aldo Zechini D’Aulerio, biologo, e il dott. Lorenzo Granchelli, agronomo, per la catalogazione, la verifica dello stato di salute e la proposta di interventi sul verde urbano giuliese. Un censimento del verde urbano, ad opera del dott. forestale Maurizio Ettorre, era stato effettuato nel 1995 sotto la giunta Arboretti, e sarebbe utile confrontare i due censimenti per capire, dal 1995 ad oggi, cosa è cambiato per il verde urbano nella nostra città.
Dal confronto si noterebbe la scomparsa di diversi esemplari, eliminati per i più vari motivi, non ultimo il termine del loro ciclo vitale, ma spesso espiantati o tagliati solo per far posto al cemento, o deperiti e morti per scriteriate potature o danneggiamento delle radici a causa di lavori per pavimentazioni stradali e marciapiedi. E l’approvazione del Regolamento del Verde non sembra aver migliorato il trattamento al quale sono sottoposti i nostri alberi: potature errate nei tempi e nelle modalità sono all’ordine del giorno, ad opera di chi, per conto del Comune, dovrebbe curare il verde e non trattarlo come un “oggetto” fastidioso perchè “sporca”, “attira insetti”, “è pericoloso”, ecc. Basta guardare come sono ridotti i platani di via Gramsci, viale Orsini, statale 16, privati quasi completamente della chioma, ridotti a moncherini con qualche foglia residua rinsecchita, destinati ad una morte certa e fonte di pericolo, per crolli improvvisi, a causa degli errati interventi di potatura che si sono succeduti negli anni e del poco terreno permeabile lasciato al piede di ogni esemplare.
O farsi un giro nel parcheggio a sud e ad ovest dell’ospedale civile, o nei pressi del palazzetto dello sport per accorgersi delle condizioni del manto stradale e dei marciapiedi a causa dell’errata piantumazione di pini in spazi ristretti. Ma errori nella scelta delle specie e interventi errati non interessano solo gli esemplari isolati, anche i parchi e i giardini pubblici non sono immuni da quello che è, più che altro, un problema culturale.
L’emblema del disinteresse per gli spazi verdi, evidentemente visti, e non solo a Giulianova, più come un ulteriore incombenza in termini di costi e tempo, che come valore aggiunto della città, è il “Bosco degli Amicis”, desolata area inerbita situata di fianco all’edificio dell’ormai ex Tribunale, che avrebbe potuto costituire un polmone verde di un quartiere in espansione e, invece, rimane solo una triste incompiuta.
Ma anche le “nuove” aree verdi, sorte nelle zone oggetto di lottizzazione, denotano la mancanza di un progetto di verde coordinato con altri strumenti di pianificazione (ma il piano regolatore del verde esiste o no?), con specie arboree disseminate a caso, spesso poco adatte al contesto e destinate ad una morte prematura, mentre i parchi storici, come Parco degli Eucalipti, assomigliano più ad un bosco che ad un’area verde attrezzata.
Quindi ben venga il lavoro dei due esperti, con la speranza che i risultati vengano ben utilizzati. Nel frattempo ci permettiamo di consigliare all’amministrazione di applicare, essa per prima, il regolamento del verde, altrimenti, da censire, rimarrà ben poco.

E siamo solo all’inizio...

ig 52 04Per ora gli escrementi dei cani, ma non si possono escludere, per il futuro, mozziconi di sigaretta, bottiglie, lattine e qualunque altro rifiuto sul quale si possano effettuare test genetici.  Rivelando un inaspettato istinto investigativo e rivendicando “la serietà con cui la mia amministrazione, dal giorno del suo insediamento, ha affrontato il problema delle deiezioni canine incontrollate” il sindaco ha recentemente lanciato il test del DNA sui “depositi” organici che infestano le vie cittadine.
Al di là dell’involontario effetto comico, l’annuncio  è stato comunque sufficiente a sancire l’inizio di una campagna elettorale, che già si preannuncia infinita e tutta condotta sopra le righe: ne vedremo delle belle.

Chi l’ha detto?

ig 52 01“Sovrapponendo il programma di quest’estate a quello dell’anno precedente è difficile rendersi conto che sono trascorsi dodici mesi (…): stessi appuntamenti, con le medesime collaborazioni, senza il minimo slancio di fantasia. Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano locale per rendersi conto di quali e quanti spettacoli, festival, mostre, gare, … vengono organizzati nelle realtà vicine alla nostra. A Giulianova no! I soliti due concerti con “artisti di richiamo”, il solito ballo in piazza, i soliti mercatini  e poco altro (...)”. Francesco Mastromauro, capogruppo DS, comunicato stampa del 2.8.1999

Fateci almeno fare il biglietto

ig 52 02Metti un sabato sera d’estate, alla stazione di Giulianova, quando ancora non sono scoccate le 20. Biglietteria chiusa, biglietteria sussidiaria (quella dell’Arpa) pure. Su una delle due emettitrici automatiche campeggia il cartello “Non dà monete di resto”, e comunque la procedura elettronica si interrompe ben prima della stampa dell’agognato tagliando.
L’altra sembra funzionante, ma è solo un’impressione: anche questa, sul più bello, si “pianta”. Il bar non ha il tipo di biglietto giusto: del resto è un bar, non una biglietteria. Resta solo la possibilità di acquistarlo a bordo, con relativo, salato sovrapprezzo. In attesa di veder prendere forma all’annunciato progetto per il nuovo, futuribile scalo ferroviario, alla stazione di Giulianova è un’impresa  persino il semplice acquisto di un normalissimo titolo di viaggio.

Speriamo bene

ig 52 03Un tesoretto di 450milioni di euro per la riqualificazione e la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici  di tutta Italia, ma la scadenza per la presentazione dei progetti, rigorosamente “cantierabili”, è estremamente ravvicinata: il prossimo 15 settembre. Nei trenta giorni successivi a quella data la Regione dovrà stilare la graduatoria degli interventi segnalati da tutti i comuni abruzzesi ed  inviarla al governo, che provvederà ad assegnare i fondi entro la fine del prossimo ottobre. L’auspicio è che, diversamente da quanto accaduto in passato per il finanziamento delle piste ciclabili, anche Giulianova presenti e veda approvati i propri progetti: le necessità di intervento certamente non mancano.

i Giuliesi in Scena

qda 51Siamo con tre protagonisti di Giuliesi in Scena: Maria Teresa Di Giovanni, Domenico Cippi Ruffini e Angelo Di Egidio, presidente dell’Associazione.
Come nasce e quali sono le finalità dell’associazione “Giuliesi in Scena”?
(ADE) L’Associazione nasce da un’idea del nostro regista, Marco Luciani, una pazza idea di un pazzo regista che decise più di 10 anni fa di riunire un gruppo di amici e mettere su una compagnia di teatro. Un po’ increduli, abbiamo accettato e come unico scopo ci siamo prefissi di dare tutto il possibile in beneficenza. In circa dieci anni siamo riusciti a donare più di 25.000 € e ne siamo molto orgogliosi.
Quali sono, se ancora ci sono, i legami con le altre compagnie dialettali giuliesi?
(DCR) Alcuni di noi hanno partecipato a precedenti gruppi teatrali giuliesi, ma oggi questa compagnia non dipende dalle precedenti nè dal punto di vista culturale ne’ da quello ideologico. Certi legami si sono persi nel tempo mentre noi ci siamo sempre più uniti; è una cosa che ci fa trascorrere le serate invernali insieme ed in modo molto piacevole.
Da quale idea il nome di questa commedia?
(MTDG) Scuol’anti è la contrazione di “scuola” e “teatranti”; il titolo completo sarebbe “Scuol’anti, un viaggio nel mondo della scuola e dei teatranti”, una denuncia della scuola ormai allo sfascio! Marco Luciani si è ispirato a Shakespeare: all’interno di questa rappresentazione teatrale ha introdotto anche il dietro le quinte, con noi per esempio, che ci cambiamo sul palco. Da qui nasce il nome.
In quest’opera corale è assente un protagonista principale. Come mai?
(ADE) E’ una caratteristica propria del teatro di Giuliesi in Scena: ognuno ha la sua parte, piccola o grande, ed ognuno deve interpretare e recitare il proprio personaggio; non esiste uno che regge il filo a tutti, bensì ognuno di noi rimbalza la battuta ora all’uno ora all’altro. E’ ciò che rende, secondo me, unica questa compagnia teatrale.
Novità o repliche in programma?
(ADE) Si, il 23 agosto in Piazza del Mare, dopo richiesta dell’amministrazione comunale, per devolvere l’incasso all’acquisto di giochi per disabili da mettere nel parco. Ci ha fatto molto piacere e del resto tutti i nostri spettacoli sono mirati alla beneficenza.
Per il futuro, cosa c’è in serbo?
(DCR) Il regista sta preparando una nuova commedia, questa volta basata sul mondo del precariato, ma ci è ancora sconosciuta la trama. Fino a Natale vorremmo continuare a replicare Scuolanti in alcune piazze della provincia di Teramo. Oltre che per incrementare la raccolta di fondi anche per creare una sorta di legame culturale tra beneficenza, persone e istituzioni.
(ADE) Noi ringraziamo tantissimo l’associazione di GiuliaViva. che ci ha dato la possibilità di dare risonanza a quello che stiamo facendo, anche perché avendo uno scopo benefico ci ha dato fastidio il silenzio dei quotidiani locali che hanno sorvolato su questo evento come se non riguardasse la città di Giulianova. Invece la città ha risposto con grande sensibilità al tema beneficenza.
(DCR) Riteniamo fondamentale anche l’aspetto culturale, il fatto di fare teatro dialettale, curando il dialetto che è la nostra radice. Con un pizzico di presunzione, qualcosa che non sia volgarità ma espressione alta di teatro, cercando di offrire alternativa al calcio che la fa da padrone, se non altro nella raccolta di risorse private e pubbliche. Oggi ci troviamo a non avere un posto dove fare teatro, a doverci adattare ad un luogo senza riscaldamento, servizi igienici e soprattutto senza la possibilità di provare i movimenti, gli spostamenti sulla scena.
Prendendo spunto da questa difficoltà , a Giulianova non esiste un teatro ma sappiamo  che una città non vive di solo calcio, c’è anche la cultura: quanto pesa questa mancanza?
(MTDG e ADE) Tantissimo, per gli stessi motivi che ha detto Cippi, anche se nelle piazze è bellissimo fare spettacolo tra l’altro con attori non professionisti. Pesa tantissimo la mancanza del teatro Ariston. Il beneamato Ariston era tutta un’altra cosa, un’altra atmosfera, un diverso fascino; senza contare le comodità: era un teatro vero e proprio con i camerini, le quinte, la possibilità di avere dei fondali, ecc…; e tutto ciò che accadeva prima dello spettacolo era già uno spettacolo, dalla preparazione del palco alle prove, ai momenti subito prima di andare in scena; questo ci manca tantissimo per cui facciamo un appello a chi di dovere per risolvere questa problematica al più presto, non solo per noi ma per tutta la cittadinanza. Qualsiasi rappresentazione o rassegna teatrale, che ormai manca da più anni, contribuisce alla crescita di una città. Il teatro recitato è un momento aggregante che manca moltissimo, da qui l’appello a provvedere a questa gravissima mancanza. Non solo per noi, che comunque abbiamo un sufficiente spirito di adattamento. Le piazze ci vanno benissimo, l’ultimo spettacolo l’abbiamo fatto con bambini che urlavano sotto il palco e tanti che mangiavano lì dietro…
Vi ringraziamo per la disponibilità, e per quello che state facendo a Giulianova e non solo per il teatro dialettale! In bocca al lupo per il prosieguo del vostro lavoro e del vostro impegno.

Martin Luther King: il sogno sospeso

aaq 51Era il 28 agosto 1963. A conclusione della marcia “per il lavoro e la libertà” alla quale parteciparono oltre 250mila persone, all’ombra del Lincoln Memorial di Washington (luogo dall’evidente significato simbolico), Martin Luther King pronunciò uno dei discorsi più famosi della storia contemporanea, universalmente ricordato per la frase  “I have a dream” (“Io ho un sogno”), ripetuta più e più volte, come un mantra, quasi ossessivamente. Oggetto di quel “sogno” era il superamento di qualunque pregiudizio legato all’etnia,  al colore della pelle, alla razza, pregiudizio che nella società americana, o perlomeno  in suoi ampi settori, continuava ad esistere malgrado la quasi centenaria abolizione della schiavitù.
Mezzo secolo fa, in un mondo lontano dall’essere globalizzato e nel quale l’informazione non poteva ancora sfruttare la frenetica immediatezza della rete,  le parole di King attraversarono comunque con estrema rapidità l’intero pianeta,  mettendo in primo piano anche al di fuori dei confini statunitensi la questione razziale. Parole divulgate dalla stampa e attraverso qualche raro e confuso filmato mandato in onda da antiquati  televisori in bianco e nero. Parole che raccontavano di una realtà della quale la nostra società,  che pure aveva conosciuto in un passato  recentissimo gli orrori del nazifascismo, non possedeva significative esperienze dirette. La discriminazione nei confronti di quelli che un linguaggio non ancora incline alle cautele talvolta un po’ ipocrite del “politicamente corretto” definiva semplicemente  negri (lo stesso Martin Luther King usò ripetutamente il termine  nel proprio discorso), era un qualcosa del quale si trovava testimonianza per lo più in qualche opera letteraria o cinematografica d’oltre oceano, ma difficilmente nella nostra realtà quotidiana.
Paradossalmente, da quella manifestazione fino ad arrivare ai nostri giorni la questione razziale anziché ridimensionarsi o addirittura svanire si è piuttosto  allargata: uno sviluppo economico troppo spesso squilibrato ed un progresso tecnologico fin troppo rapido non sono riusciti a dare vita ad una parallela ed altrettanto significativa evoluzione sociale. Cinquant’anni dopo, la discriminazione legata al colore della pelle (ma anche alle differenze di genere,   sesso, cultura e religione) non solo non è stata debellata, ma si è allargata come una metastasi, di pari passo con il crescere del grado di multietnicità della nostra società.
La parabola non violenta di Martin Luther King, che con il discorso di Washington aveva probabilmente raggiunto il culmine del coinvolgimento emotivo dentro e fuori gli Stati Uniti, si infranse cinque anni dopo contro il proiettile che lo uccise, il 3 aprile 1968, sul balcone della sua stanza in  un motel di Memphis, nel Tennessee.
A mezzo secolo di distanza il sogno di King è più vivo e attuale che mai: lontane dall’essersi tramutate in realtà, quelle parole che rappresentarono allo stesso tempo un atto d’accusa ed un alito di speranza continuano ad incombere come un monito  sulle contraddizioni del mondo contemporaneo.

Tassa rifiuti. Si paga anche sui locali accessori?

fipp 51 02Niente TARSU (e, quindi, niente TARES) su locali destinati a garage, cantine e altri locali accessori o pertinenziali di abitazioni? E’ quanto afferma la sezione regionale di controllo dell’Abruzzo della Corte dei Conti con delibera n°24/2013 del 25/03/2013 sulla scorta di quanto già deciso, con alcune sentenze, dalla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia.
I giudici siciliani e quelli abruzzesi fanno riferimento a quanto riportato nella circolare del  Ministero delle Finanze n. 95/E/1994, secondo la quale “devono considerarsi esclusi dal calcolo della superficie rilevante per l’applicazione della tassa sui rifiuti urbani quei locali il cui uso è del tutto saltuario ed occasionale e nei quali comunque la presenza dell’uomo è limitata temporalmente a sporadiche occasioni e a utilizzi marginali”. Ci sarebbe da gioire se non fosse che il parere della Corte dei Conti contrasta con un diverso e consolidato orientamento sia della prassi che della giurisprudenza.
Infatti il D.Lgs. 507/93 stabilisce che “la tassa e’ dovuta  per  l’occupazione  o  la  detenzione  di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde...” e chiarisce che “non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno...”.
Anche la Corte di Cassazione, con diverse sentenze, (n. 2202/2011 e n. 11351/2012) ritiene tassabili garage e autorimesse e la prassi ministeriale conferma tale orientamento ribadendo, con circolari n. 149/1998 e n. 45/E/1999 l’applicazione del tributo sui locali accessori.
In particolare la seconda nota del Ministero evidenzia come il riferimento all’esclusione dal tributo dei locali con sporadica presenza dell’uomo, contenuto nella circolare ministeriale n. 95/1994, debba intendersi relativa a superfici caratterizzate da usi meramente occasionali e nettamente distanziati nel tempo diversi da quelli domestici, e come la tariffa relativa alle abitazioni sia già una tariffa media, che tiene conto della minore potenziale produzione di rifiuti dei locali accessori.
A Giulianova, di certo, c’è quanto previsto dal Regolamento TARSU in vigore, che all’art. 6 elenca come esenti i “locali e le aree che non possono produrre rifiuti per la loro natura o per il loro particolare uso cui sono stabilmente destinati, o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità” non comprendendo, tra gli esempi a titolo esplicativo, né i garages né altre pertinenze, ad eccezione di quelle all’aperto e di quelle di altezza inferiore a m 1,50. Leggendo quando sopra la confusione, come spesso accade in Italia, aumenta e il cittadino, giustamente, vorrebbe delle certezze. Certezze che potrebbero anche arrivare dal Comune, magari con un comunicato ufficiale che prenda posizione sul pronunciamento della Corte dei Conti, chiarendo le posizioni dell’amministrazione.
Intanto con una recente delibera di Consiglio Comunale (n. 48 del 08.07.2013), relativa alla TARES, sono state stabilite le scadenze dei pagamenti (che, per inciso, prevedono una prima rata entro il 31 agosto prossimo, una seconda entro il 31 ottobre e l’ultima entro il 31 dicembre) rimandando ad un successivo provvedimento la decisione sulle tariffe.
Non resta, quindi, che pagare la prima rata e sperare che l’amministrazione, nello stabilire gli importi definitivi, non usi la mano pesante e tenga conto del difficile momento che i cittadini stanno attraversando.

Le notizie “dimenticate”

fipp 51 01Del ruolo dell’informazione, o almeno di come dovrebbe essere interpretato, abbiamo già avuto modo di parlare diffusamente in passato, sottolineando come non sempre la richiesta indipendenza dai centri di potere (centrale o locale che sia) trovi effettivi riscontri nella realtà. Per passare dalla “teoria alla pratica”, vogliamo questa volta fornire qualche esempio concreto di come la medesima notizia possa venire “trattata” dai diversi organi di stampa, e di come, conseguentemente, finisca con l’essere influenzato  il diritto di chi legge ad una informazione il più completa possibile.
Piste ciclabili. Lo scorso 31 luglio il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano ha diffuso un comunicato particolarmente polemico con l’amministrazione comunale, sottolineando le numerose criticità esistenti nel territorio giuliese, riguardo alla mobilità sulle due ruote. La nota veniva pubblicata il giorno dopo, solamente da “La Città” (“Disinteresse per i fondi regionali e inadeguatezza” il titolo del pezzo), che  il successivo 3 agosto dava spazio anche alla replica dell’amministrazione (“Mastromauro e Forcellese respingono le critiche del Cciclat”). Non così “Il Messaggero”, che ignorava lo “scambio di vedute”, mentre  paradossalmente “Il Centro”  pubblicava la replica degli amministratori (“Bici sulla costa, il sindaco assente solo per protesta”),  senza aver in precedenza dato risalto al comunicato del Coordinamento.
Parcheggi a pagamento. Il 3 agosto “Progresso Giuliese”, “Forza Italia” e “Giulia Spiaggia” indicono  una conferenza stampa per promuovere una raccolta di firme per l’abolizione delle strisce blu sui lungomare:  il giorno dopo l’iniziativa viene riportata  su tutti i quotidiani locali. Successivamente i promotori comunicano il raggiungimento, in un solo giorno, delle 500 sottoscrizioni. “Il Centro” (“Già raccolte 500 firme contro le strisce blu”) e “La Città” (“Spopola la petizione anti strisce blu”) ne danno notizia, su “Il Messaggero”, al contrario, neppure una parola.
Soppressione del tribunale. La vicenda, alla quale i quotidiani locali avevano dato ampio risalto, è nota. Secondo il sindaco, l’unica strada per salvare la sede giuliese del Tribunale, destinata alla soppressione, passerebbe attraverso il ritiro del ricorso al Tar presentato dagli avvocati teramani, ricorso dal quale Mastromauro di fatto si dissocia, pur risultandone secondo firmatario. Immancabile la replica dell’ordine dei legali, ripresa il 7 agosto da “Il Centro” (“Gli avvocati giuliesi sbugiardano Mastromauro”), ed il giorno dopo da “La Città” (“Gli avvocati non ritirano il ricorso al TAR”), ma, anche in questo caso, ignorata da “Il Messaggero”.
L’elenco sarebbe ancora lungo, ma crediamo che  questi tre episodi (comunque riferiti a momenti importanti della vita cittadina), mettano sufficientemente in luce come  la disparità nel trattamento delle notizie possa influenzare il diritto all’informazione, nascondendo di fatto  all’opinione pubblica   situazioni  imbarazzanti per l’amministrazione comunale o per suoi singoli esponenti. Che, giustamente, l’informazione sia soggetta alla discrezionalità di chi la fornisce, vuoi per scelte editoriali, vuoi per autonomia di giudizio,  vuoi per semplici ragioni di spazio, è del tutto innegabile. Che ad essere dimenticate siano in prevalenza episodi imbarazzanti per chi governa ci sembra altrettanto innegabile e, se vogliamo, sconcertante

L’importanza dell’immagine

ig 51 01Dopo “La bella e la bestia”, salta anche “Mamma mia”. Motivi tecnico-organizzativi (?) hanno provocato l’annullamento dei due musical da tempo previsti al Chico Mendes. Chiamatasi fuori da ogni responsabilità, l’amministrazione, per bocca del consigliere Fabrice Ruffini, ha minacciato  “procedimenti per ottenere il rimborso del danno derivante dalla lesione recata all’immagine del Comune”. Già, l’immagine: la cosa a cui sembrano tenere di più Mastromauro e C.

Indipendenza e difensori d’ufficio

Progresso Giuliese si “appropria” della festa del quartiere Annunziata e, inevitabilmente, scoppia la polemica. A scatenarla, però, contrariamente a quanto si poteva immaginare, non il comitato di quartiere, ma, nell’ordine, il Partito Democratico, l’associazione Demos e l’assessore Forcellese. Quanti difensori d’ufficio per un organismo dichiaratamente “indipendente”!

Mercato sì, mercato no

ig 51 02Se avesse bisogno di un simbolo che la rappresenti, l’amministrazione giuliese sceglierebbe probabilmente la lettera “U”, caratteristica degli indecisi. Dopo la spiaggia per i cani e la collocazione del luna park, l’ennesimo tira e molla ha riguardato il mercato di giovedì  15 agosto, inizialmente annullato per la concomitanza con il Ferragosto e successivamente ripristinato a furor di popolo. Anche in estate a palazzo  l’indecisione regna sovrana.

Manifesto selvaggio

ig 51 03A cosa serve un regolamento comunale sulle affissioni se poi manifesti, locandine, volantini e quant’altro campeggiano indisturbati su ogni superficie verticale, muro, vetrata o albero che sia? Una sarabanda di inviti, promozioni, vendite e offerte incollati malamente al di fuori degli spazi predisposti, in un trionfo dell’anarchia e del cattivo gusto. Certo, se poi il primo a contribuire a tanta trasandatezza è il Comune (dopo quelli di Deliberiamoci ancora anche i manifesti della notte bianca sono stati appiccicati dappertutto) come pretendere dagli altri il rispetto delle regole?

Piazza Bella Piazza

pbp 50-01Quest’anno, il 26 luglio, si è celebrata, per il quinto anno consecutivo, quella che non è semplicemente una festa, ma un rituale sacro in cui si osanna il popolo, inteso come cittadini e la piazza, intesa come punto di ritrovo e simbolo universale di democrazia; si parla naturalmente dell’evento Piazza Bella Piazza. Il luogo in cui la manifestazione si svolge da ben cinque anni è la sottovalutatissima piazza Dalla Chiesa, conosciuta maggiormente con il nome “piazza del mercato coperto”, a causa di quell’oscuro ammasso di cemento posto al centro della stessa: il Mercato Coperto appunto. La bruttezza dell’aborto edilizio è però diluita dal fantastico paesaggio che si apre in questo luogo. Da qui la collina di Giulianova come una pacifica onda verde si innalza, e su di essa possiamo scorgere tutta la magnificenza e la grandiosità della vecchia Giulia, con i torrioni che si ergono e le altre strutture antiche che pennellano il cielo ceruleo di color mattone: tra tutte l’inarrivabile e metafisica cupola di San Flaviano. Fantastico.
La serata è iniziata alle 20 con il concerto del primo gruppo, i teramani Suicide Love. Il gruppo tendente ad un rock ora più aggressivo, ora più melodico, ha perfettamente dimostrato la padronanza del palco e una grandiosa abilità tecnica, senza però dimenticare di appassionare emotivamente il pubblico. Punta di diamante di questo gruppo è sicuramente la signorile cover di “Psycho Killer” dei Talking Heads, intensa quasi più dell’originale. Durante questa canzone, non mi vergogno di dire, ho avuto i brividi.
Alle 21 si prosegue con gli Antipodi, spassosissima band folkloristica. I brani proposti durante l’esecuzione trasudano di passato, campagna e profumi di provenienza ancestrale, i quali risvegliano nel pubblico, come fossero un ritmo tribale, balli dimenticati e danze della memoria. Giga, saltarelli, ballate, pizziche e tarantelle, ce n’è per tutti i gusti! E tutti danzano dai più anziani ai bambini; vedendo questo spettacolo ho capito il vero significato di piazza. Essa è, nella storia, il cuore emotivo, culturale e passionale di una cittadina, un punto di ritrovo per i più giovani e per i più vissuti. Essa deve diventare la culla del cittadino del futuro; senza, si perderebbero tradizioni e idee che sono cesellate magistralmente nel cuore di tutti noi. Questo e altre mille emozioni ho provato vedendo la goliardia con cui veniva seguito il simpaticissimo complesso folk degli Antipodi, complesso che urla un passato riecheggiante nel futuro.
Per ultimi, alle 24 circa, i Ghiaccio 1, band giuliese, che dopo tanto tempo insieme, per la prima volta si ritrovano a suonare in tre. Sono passati anni dal battesimo di fuoco che fecero sul palco del “Cittadino Governante”, nonostante ciò il nodo alla gola, come un eterno abbraccio emotivo, si fa sentire ogni volta. Però poi si sale sul palco e ci si scatena. L’importante è suonare, omaggiare la piazza e i suoi arcani significati; nulla ha importanza, né che il pubblico nel frattempo si sia ridotto, né che l’equalizzazione dei suoni non permetta di sentire cosa si stia suonando. L’importante è scatenarsi, suonare e celebrare come in un rito antico, come in un rito voodoo, l’altrettanto antico, significato della piazza.

Attenti al luppolo

cp 50 01“Finalmente!” “Era ora!” “Proprio azzeccata!” Sono queste ed altre (tutte positive) le esclamazioni che vengono riferite ad ATTENTI AL LUPPOLO, la manifestazione che il mercoledì sera si svolge a Giulianova Paese, nel centro storico. Dalla prima serata che il maltempo fece partire davvero in sordina, è stato un crescendo di partecipazione anche da fuori città , una quantità di presenze tale che a Giulianova non si vedeva davvero da molto tempo. C’è un movimento vivace che riempie tutte le strade del centro storico, di persone giovani e meno giovani, di famiglie, di gruppi che si muovono da un punto all’altro. Ottima anche la scelta musicale, ben posizionati i gruppi, diversificati, di qualità ben oltre il solito karaoke, senza disconoscere che anche questo può risultare divertente. Piacevole la possibilità di trovare “cibo da passeggio”: il vecchio cartoccio, novità per i più giovani, ricordo di altre età per i “più grandi”, apprezzato ed in crescita nei luoghi turistici dove la movida va per la maggiore; ci permettiamo di proporre di incrementare questo particolare, molti ne sono entusiasti! Piacevole la presenza di bancarelle dove veramente l’artigianato ritrova una sua collocazione e valorizzazione: le offerte sono diversificate, piacevoli e spesso curiose: fantasia e inventiva per fortuna non mancano mai. Riscuote successo l’offerta dei locali dove si può mangiare, della qualità della birra, perchè, in fondo, è questo il motivo centrale della festa: far conoscere ed apprezzare la buona birra, meno commerciale ma a buon prezzo. Perchè anche questo va riconosciuto e fatto conoscere di questa manifestazione, i prezzi contenuti e non a scapito della qualità. A tal proposito, merita un cenno particolare la nascita di un nuovo locale, che tra mille difficoltà in questi giorni dovrebbe poter aprire ufficialmente. Parliamo di TASSO ALCOLICO un locale piccolo che con la sua presenza contribuisce a rivitalizzare Piazza Buozzi. I ragazzi che lo gestiscono hanno dedicato ogni momento libero dal loro lavoro alla sistemazione del locale: ne hanno ripristinato il pavimento, piastrella per piastrella, sono riusciti a ridare luce e accoglienza a pareti e volte. Alex e Andrea meritano davvero un “bravissimi” per quello che hanno fatto concretamente come restauro del locale ma, soprattutto, per l’energia e la passione con cui hanno voluto questa attività. Le difficoltà incontrate sono state davvero tante, dalle lungaggini burocratiche al lavoro manuale pesante, oltre a quello che ciascuno di loro svolge. Ma quando si dice “la passione”... Era da tempo che Alex, cultore della buona birra come molti lo sono del buon vino, sognava un Beer shop, come se ne vedono tanti nelle nostre più grandi città. Ma da ragazzo riflessivo qual è, si rendeva conto che una cosa sono Roma , Bologna o Milano, altro è Giulianova: comprarsi una birra senza bisogno di sedersi per consumarla in un locale dove passano migliaia di persone certamente rende comunque soddisfacente l’incasso giornaliero ma a Giulianova questo non avrebbe funzionato! Però, un locale non grandissimo, dove la buona birra, quasi tutta artigianale scelta con grande cura, la fa da padrona a prezzi competitivi rispetto alle birre commerciali, dove si può anche sedere e scambiare due chiacchiere fra amici, questo sì, questo avrebbe funzionato. Così la passione di Alex per la buona birra si è concretizzata in questo nuovo locale che gestisce insieme ad Andrea, l’amico di sempre. Se è vero che la crisi attuale è profonda, che il lavoro giovanile manca più che scarseggiare, è altrettanto vero che ci sono, forse non sempre visibili, ma per fortuna tanti, ragazzi che con la voglia di fare, l’entusiasmo della passione, riescono tra tante difficoltà a realizzare nuove attività, a crearsi un lavoro.  Di nuovo bravi e in bocca al lupo per la nuova attività. Ancor prima di un’apertura ufficiale, questi ragazzi si sono resi disponibili per l’organizzazione di Attenti al Luppolo, bella festa a cui auguriamo un crescendo di successo. È stata un’intuizione vincente degli organizzatori alla quale, ce ne dispiace per loro, molti del centro storico non hanno saputo dare fiducia non riconoscendo la novità in questa iniziativa o praticando l’apertura senza entusiasmo e senza innovazione, mentre altri ancora restano arroccati nelle vecchie perplessità.Peccato non abbiano saputo riconoscere quel guizzo di nuovo, quella voglia di riuscire degli organizzatori che potrebbe dare l’avvio ad una nuova era per il nostro amato centro storico.

Finalmente i comitati di quartiere

fipp 50 02L’amministrazione che cestinò nel 2010 le oltre 3000 firme a favore del parco sul “cannocchiale verde” scopre ora, a pochi mesi dalla fine del mandato,
l’importanza della partecipazione dei cittadini. Meglio tardi che mai.

C’è un tema dell’attualità che si sta surriscaldando: quello delle elezioni dei Comitati di Quartiere. Vorremmo dare il nostro contributo al dibattito in corso.
Innanzitutto va ricordato che l’unica lista che proponeva l’istituzione dei Consigli di quartiere nei programmi elettorali del 2009 era quella del Cittadino Governante per cambiare; nel programma del sindaco non ce n’era traccia. Questo per sgomberare il campo dalle illazioni: Il Cittadino Governante è favorevole ai Comitati di Quartiere ed alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Tutti sanno che quella lista civile nacque proprio per questo sulla base di una critica argomentata ai partiti locali sia di centro-destra che di centro-sinistra e di un programma alternativo.
Quello che stona, e non poco, è l’uso strumentale che l’amministrazione comunale ne sta facendo, a cui dà una mano l’iperpresenzialismo del prof. Di Marco che dovrebbe essere solo un consulente tecnico del Comune. Come tale, tra l’altro, dovrebbe rimanere fuori dal confronto fra amministrazione e forze politiche, e non dovrebbe consentirsi la licenza di esprimere giudizi,  a volte persino sprezzanti, nei confronti di chi avanza critiche o proposte difformi dal suo pensiero. E poi, soprattutto, ora che le elezioni sono avvenute dovrebbe lasciare la libera agibilità del campo alla partecipazione degli eletti e dei cittadini che, ovviamente, non hanno bisogno di tutori.
Non vorremmo insomma che la tracimante enfasi e l’eccessiva burocratizzazione che si va profilando compromettessero quello che è stato senz’altro un inizio apprezzabile. Ci vuole misura nelle affermazioni e senso del limite nei comportamenti.
Lasciamo perdere, quindi, le espressioni inappropriate o non vere come “qualcosa di rivoluzionario” “pagina storica” “partecipazione straordinaria” “i partiti sono stati tenuti a debita distanza”. Ed evitiamo di fare forzature illegittime: i regolamenti (anche quello per il funzionamento degli organi di quartiere) li approva, per legge, il consiglio comunale; non può essere una faccenda privata tra Demos ed i Comitati dei quartieri.
In realtà c’è molto cammino da fare: il 92% degli aventi diritto al voto è restato a casa (hanno votato 1700 cittadini su  22.000!); non si è raggiunto dappertutto nemmeno il numero previsto dei delegati di quartiere per mancanza di candidati: più che un’elezione (caratterizzata proprio dalla possibilità di scegliere) è stata una ratifica di tutti coloro (persone assolutamente stimabili) che si sono presentati come aspiranti Delegati. Non va poi negato, come viene invece ossessivamente fatto, che accanto alla partecipazione spontanea, si sono mossi anche i partiti (c’erano candidati che sono stati segretari in tempi recenti di sezioni del PD o sono sorelle di consiglieri comunali del PD etc.). D’altra parte cosa ci sarebbe di male? Il rinnovamento dei partiti passa anche attraverso queste vie.  
Infine non vorremmo che si arrivasse a contrapporre Presidenti e Delegati dei Quartieri (la buona politica? E perché?) ai Consiglieri Comunali (la cattiva politica? E perché?): intanto sono tutti stati eletti dai cittadini, anzi alcuni consiglieri comunali con svariate centinaia di voti in più, e poi il rinnovamento ed il cambiamento comunque rimandano soprattutto ad altro e cioè a due aspetti ineludibili che sono decisivi accanto alla democrazia partecipativa. Il cambiamento, cioè, vive nei programmi e lo attuano i governanti: quindi è fondamentale che a ispirare i programmi ci sia una cultura politica adeguata, che ci sia la scelta di campo a favore dei beni comuni e dei diritti di cittadinanza, e che nel governo della cosa pubblica si impegnino, a turno, donne ed uomini onesti e competenti. Questo, se si vuole il buongoverno, vale nei Comitati di Quartiere, nei Consigli Comunali come in tutte le altre istituzioni democratiche.
Il Cittadino Governante
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