Domenica, Agosto 20, 2017

 

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Percorso a ostacoli

fipp 50 01Provare per credere. Un modo di dire che, mai come in questo caso, costituisce una triste realtà: provare a trasportare un disabile costretto sulla sedia a rotelle attraverso le vie del lido, per toccare con mano quali e quante difficoltà possano esistere nel compiere solo poche centinaia di metri.
La cronaca di un pomeriggio di ordinari impedimenti inizia in Via Nievo, dallo pseudo-marciapiede disegnato sul lato ovest, e da quanti, usandolo impropriamente come parcheggio,  obbligano chi transita a piedi a pericolose invasioni della sede stradale. I problemi più grossi cominciano comunque qualche decina di metri più in là.  Imboccare via Matteotti crea non poche  difficoltà: proseguire in direzione nord è pressoché impossibile, visto che fra asfalto e scivolo di accesso rimane un insormontabile scalino di qualche centimetro. Verso sud va un po’ meglio: il dislivello è minore ed anche se le ruote si “impuntano” un po’, si riesce comunque ad andare avanti.
Quella della scalinatura fra sede stradale e scivolo è del resto una costante che accompagna l’intero percorso verso il lungomare: attraversare via Galilei così come percorrere la centralissima via Sauro costituisce un problema (con rarissime eccezioni) ogni qualvolta è necessario salire o scendere dai marciapiedi. Il transito è agevole nel solo sottopassaggio pedonale e nel lato est del Corso grazie alla presenza dell’isola pedonale domenicale che permette di utilizzare la sede stradale.
La situazione non migliora neppure sul lungomare centrale. L’accesso lato mare è praticamente impossibile. Due scalini impediscono la salita in piazza Dalmazia, mentre tutti gli scivoli esistenti sono pressoché impraticabili: senza alcuna “zebratura” che ne protegga il transito attraverso la pista ciclabile, bloccati dalle auto in sosta, privi di un corrispondente scivolo che consenta l’attraversamento delle aiuole centrali, di fatto inutilizzabili. Lato collina i lastroni della pavimentazione, fra avvallamenti e spuntoni, fanno procedere con difficoltà e, fra uno scossone e l’altro, per il passeggero è come viaggiare fuoristrada. Meglio quindi lasciar perdere e ritornare verso l’interno percorrendo via Bafile dove, anche in questo caso, la mancanza di marciapiedi mette a rischio l’incolumità, ma  ha almeno il vantaggio di non opporre ostacoli al transito.
All’incrocio con viale Orsini, imbocchiamo via Thaon De Revel, con l’intenzione di percorrerla per intero, sottopassaggio compreso, ma la cosa, semplicemente, non è possibile: di scivoli neppure l’ombra mentre il dislivello per accedere al marciapiede è decisamente troppo difficile da affrontare. Optiamo dunque per via Gorizia, dove malgrado un passaggio non  particolarmente ampio, tutto sembra procedere senza intoppi. La cattiva sorpresa è però in agguato, visto che l’ultimo tratto, proprio  a ridosso della ex filiale Carisap, è di fatto impraticabile. Lo scivolo ci sarebbe anche, ma la sede stradale è talmente sconnessa da impedire di utilizzarlo: non rimane che rischiare e raggiungere il sottopasso di via Sauro camminando in mezzo alla via.
Il resoconto finisce qua, lasciandoci con  la consapevolezza che  gli ostacoli incontrati lungo il percorso costituiscano la regola e non una sfortunata eccezione, mentre le difficoltà di accesso agli scivoli  (neppure presenti dappertutto) rappresentino, purtroppo, nient’altro che la norma. Al di là delle promesse, dei proclami e delle dichiarazioni di principio, sembra proprio che l’attenzione nei confronti di chi è diversamente abile non sia poi così puntuale.

Il vero patto

ig 50 02Conferma il proprio appoggio al sindaco Mastromauro, e non poteva essere diversamente, il movimento civico “Articolo 54”, nato mesi or sono da una costola dell’UdC giuliese. Fra i sostenitori la figlia dell’ex sindaco Cameli, assessore nell’attuale giunta,  e la sorella dell’attuale primo cittadino, chiamata non più tardi di tre anni fa a far parte della segreteria del Partito Democratico. Che intenda questo Mastromauro, quando parla di  patto dei sindaci?

Ben fatto!

ig 50 01Pienamente condivisibile nonché degna di plauso la decisione del comitato organizzatore della Festa della Madonna del Porto Salvo di cancellare lo spettacolo pirotecnico conclusivo dal programma della manifestazione, onorando ugualmente il contratto con la famiglia Di Giacomo, pesantemente colpita dall’esplosione della propria fabbrica di giochi pirici. Fra tante chiacchiere vuote un esempio concreto di cosa vogliano dire rispetto e solidarietà.

Ciclabili /1

ig 50 03Si parla di progetto “Bike to coast” (due milioni di euro di finanziamento complessivo dei quali, ad oggi, Giulianova non avrà un centesimo), ma l’amministrazione comunale, clamorosamente, non è presente. “La nostra assenza alla conferenza stampa è stata dettata dal disappunto per la mancata inclusione di Giulianova tra i Comuni beneficiari dei finanziamenti e per non essere mai stati interpellati” ha dichiarato il sindaco. O forse dal fatto che, per una volta, si doveva stare dall’altra parte dei microfoni.

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ig 50 04Ciclabile mancante in prossimità del porto e non in sicurezza sul lungomare centrale, percorsi per le due ruote all’interno dell’area urbana mai realizzati, bici-plan finito nel dimenticatoio, pedonalizzazione di via Sauro morta e sepolta. Al lungo elenco di critiche avanzate dal Coordinamento ciclabili Abruzzo teramano l’amministrazione ha risposto, piccata, che il “servizio di noleggio bici gratuito riscuote grande successo se è vero, come è vero, che nel solo mese di luglio ha registrato il noleggio di circa 2.000 biciclette”. Che poi, però, non sanno dove circolare...

La “passione” di una vita: Dante Di Pompeo

qda 49 01Dante è personaggio conosciutissimo a Giulianova e non solo; gli chiediamo di raccontarci un poco di sé.
Sono nato, cresciuto e vivo a Giulianova. Da sempre sono stato attratto da tutto ciò che in qualche modo aveva a che fare con le scienze. Nel dopoguerra, quando ero poco più che bambino, mi bastava avere anche un solo pezzo di lente d’ingrandimento o un frammento di calamita per sentirmi emozionato, eccitato per le possibili scoperte. Se vedevo una stella cadente mi prendeva una grande emozione, avrei voluto prenderla tra le mani e sognavo, sognavo ad occhi aperti; pian piano la passione, le emozioni davanti a fenomeni e reperti sono cresciute con me e dentro di me.
Davvero le sue emozioni, la sua passione si sentono dalla sua voce che esprime forte emozione. In seguito, come si è sviluppata, quale la scienza che l’ha affascinata per prima?
La passione cresceva con me ma qui, a Giulianova, non trovavo nessuno che potesse guidarmi; fortunatamente conobbi Gianni D’Angelo che, con alcuni professori di Ascoli e Rimini, mi invitò a fare delle spedizioni nella zona del Furlo: territorio altamente fossilifero relativo soprattutto al giurassico e al triassico. Ho dato così inizio alla mia raccolta di ammoniti ed altri reperti di quei periodi, alcuni davvero interessanti; e ho potuto approfondire l’interesse per la paleontologia ed “attrezzarmi” sempre meglio. Durante una mareggiata invernale la mia attenzione fu attratta da una piccola roccia stranamente punteggiata; quando in un momento di bonaccia riuscii a raccoglierla e ad osservarla allo stereo-microscopio, riuscii a riconoscere nei punti gli agglomerati di foraminiferi. Aiutandomi con testi di eminenti esperti e facendo riferimento al Laboratorio Marino che  la dottoressa Giansante mi aveva messo a disposizione, ho dedicato sei anni di lavoro appassionato alla micro-paleontologia.
Ma poi le sue passioni si sono ancora accresciute...
Infatti, nato in un posto di mare, è stato naturale appassionarsi alla malacologia; possiedo una collezione che definisco “scientifica“ in cui ho raccolto praticamente tutti i bivalvi presenti nel nostro mare a cominciare dal più piccolo. In seguito mi sono avvicinato anche all’antropologia: ho reperito dei “crani pietrificati”che, secondo quanto sono riuscito a sapere, sono reperti piuttosto rari. Sono passato poi all’approfondimento della conoscenza dei materiali cosmici da impatto, meteoriti e altro, che mi affascinano profondamente, in un modo che non so descrivere.
Come passa dalle scienze di cui è appassionato all’ufologia?
Anche i cosiddetti “mondi paralleli” mi affascinano e cerco di seguire come meglio posso le ricerche che vengono fatte in tal senso. Qualche tempo fa ho assistito personalmente ad un fenomeno ufologico. Certo davanti ad episodi che ritengo veritieri, altri sono solo costruzioni più fantastiche!
Prima di terminare questa chiacchierata, rivolga un invito, soprattutto ai giovani, per attrarli alla conoscenza di queste sue passioni
Devo riconoscere che mi fa piacere divulgare quello che riesco a conoscere e vorrei che anche i giovani avessero la passione per le scienze. La mia è una malattia che ti corrode, ti prende nel profondo ma non è contagiosa: ho provato con i giovani, nelle scuole, a proporre la visione delle mie raccolte e il racconto delle mie conoscenze ma in pochi hanno risposto e dopo una prima volta, non hanno continuato a mostrare interesse.  
Forse perché queste passioni richiedono tempo, sacrificio, pazienza, impegno e sicuramente non c’è guadagno. Infatti avevo anche pensato di scrivere delle mie scoperte ma la pubblicazione richiede un impegno economico difficile da sostenere. Comunque io invito sempre tutti a dedicare anche solo un piccolo tempo durante il giorno alle conoscenze che possono aiutarci a scoprire il nostro passato. Dico sempre che “ognuno è quello che sa”, quello che sa di questo mondo che è la nostra casa. Ma se non c’è la volontà personale, la voglia di scoprire, sapere, conoscere, nessuno può costringerci a farlo.
Allora le auguriamo che, dopo le sue parole, più di qualche giovane si incuriosisca e magari la fermi per la strada e le chieda delle sue passioni emozionandosi e appassionandosi a sua volta.

Comitati di quartiere. La riflessione di un delegato

fipp 49 02Finalmente, dopo mesi di incontri, conditi da qualche polemica, i Comitati di Quartiere sono stati formati. Un appuntamento elettorale che ha visto la partecipazione di una piccola parte della popolazione giuliese, un po’ per diffidenza, un po’ per disinteresse, un po’ per assuefazione al fallimento di iniziative simili, ma che ha raccolto anche l’entusiasmo e le speranze di gente che, ormai, aveva rinunciato a credere nella possibilità di un qualche cambiamento. Ad elezioni concluse, e a Comitati insediati, credo sia utile fare qualche considerazione, da cittadino, sul clima che ha accompagnato queste elezioni e sulle modalità di formazione dei Comitati. Premesso che ogni forma di partecipazione popolare, per quanto imperfetta possa essere, è sempre benvenuta, va anche detto che la volontà popolare è, comunque, sempre mediata da una qualche struttura. Infatti i pensieri, i bisogni e i desideri dei singoli, devono, necessariamente, confluire in una decisione che soddisfi la maggioranza, non garantendo, comunque, che tale decisione sia realmente quella più giusta per l’intera collettività. Quindi un conto è parlare di partecipazione popolare, intesa come possibilità, per ogni singolo, di esprimere direttamente la propria opinione (e, negli ultimi anni, il web ed i social network hanno ampliato di molto questa possibilità), un conto è pensare che il popolo possa decidere, senza alcun vincolo, sul bene comune, in quanto, comunque, tale decisione deve passare, necessariamente, attraverso un qualche organismo che garantisca, nelle forme democratiche che tutti conosciamo, l’affermazione della volontà della maggioranza. Per questo l’enfasi sul fatto che i Comitati di Quartiere siano, finalmente, la vera forma di democrazia diretta, quasi alternativa a quella “istituzionale”, del Consiglio Comunale, fa sorridere, se si pensa che, seppure con modalità diverse, anche il Consiglio Comunale è un organo democraticamente eletto, da una maggioranza di cittadini, che non necessariamente ha espresso il suo voto nella speranza di ottenere un beneficio diretto o indiretto o a seguito di promesse elettorali o manovre di partiti e gruppi di potere, come non necessariamente chi è chiamato a rappresentare i cittadini come Sindaco, Assessore o Consigliere Comunale è un inetto, un malfattore, un profittatore. In Italia, da anni, l’antipolitica, o meglio, l’antipartitismo, è una moda in voga, soprattutto, tra coloro che, magari, nelle strutture di partito ci hanno vissuto per anni, a volte anche comodamente, ed ora, per i motivi più diversi, le rinnega, aiutato anche da un malcostume diffuso nella nostra classe politica. Ma delegittimare gli organismi istituzionali non è certo la soluzione. E infatti i comitati di quartiere, seppure, per funzionare al meglio, devono essere lontani dalle logiche di partito, non possono che esercitare un’azione politica, intesa come azione di popolo, supportando le decisioni delle istituzioni, senza sostituirsi a quest’ultime o, peggio ancora, fungere da comodo capro espiatorio per questioni scomode o impopolari. Quindi, se ad oggi le istituzioni, forse anche opportunamente, si sono tenute distanti dalle dinamiche di formazione dei Comitati di Quartiere (almeno ufficialmente) ora è necessario che le voci che si sono alzate contro o a difesa di questi organismi popolari, spesso a sproposito, ora tacciano, lasciando che Sindaco, Giunta, Consiglieri di maggioranza e opposizione, dialoghino con i cittadini attraverso una struttura di facilitazione quale è, e non può essere altro, il Comitato di Quartiere. Concludo questo mio intervento sottolineando che, nelle riunioni dei vari quartieri, la maggior parte dei problemi pratici che venivano rappresentati sono problemi che, da anni, aspettano soluzione. E molti concittadini, alcuni anche con anni di esperienza sulle spalle, ci hanno confidato che avrebbero votato nella speranza che, finalmente, con i Comitati tali problemi sarebbero stati risolti. Mi auguro che ciò accada e, personalmente, farò di tutto perché sia così. Ma, mi chiedo, per fare dei marciapiedi lungo una strada, sistemare un’area verde, mettere in sicurezza una scuola, erano necessari i Comitati di Quartiere? Oppure l’amministrazione, nella gestione ordinaria della cosa pubblica, dovrebbe conoscere i problemi dei suoi cittadini e del suo territorio? A voi la risposta.

L’attualità della questione morale

fipp 49 01Quando, nell’estate del 1981, Enrico Berlinguer  rilasciò ad Eugenio Scalfari la storica intervista sulla “questione morale” (pubblicata da “Repubblica” il 28 luglio di quell’anno), difficilmente avrebbe immaginato che, a distanza di trentadue anni,   quasi ogni  parola pronunciata allora potesse conservare intatto il proprio peso.
Profetico nel preconizzare la stagione di Tangentopoli, difficilmente però l’allora segretario del Pci avrebbe osato immaginare che i tre decenni successivi non solo non sarebbero bastati a risolvere quella “questione morale”, ma  avrebbero addirittura condotto ad una stagione della politica nazionale ancor più fumosa e decadente.
Paradossalmente la stagione di Tangentopoli anziché portare ad una nuova moralizzazione della politica, ha prodotto l’effetto opposto: corruzione, clientelismo, connivenze, ambiguità albergano quotidianamente in tutti i livelli delle istituzioni, insinuando ogni giorno di più nel sistema pubblico la convinzione che privilegi, corrutele, favoritismi e discriminazioni rappresentino la “normalità” nella gestione della cosa pubblica. Chi ricopre cariche di qualunque livello dimostra sempre più spesso di considerarsi intoccabile,  comportandosi di conseguenza senza alcun rispetto del ruolo rivestito e della fiducia accordatagli. La “discesa in politica” è sempre più considerata il mezzo per un carrierismo personale che inevitabilmente non può coincidere con l’interesse della comunità, mentre di pari passo diminuiscono competenza, senso di responsabilità, spirito di servizio.
Altrettanto paradossalmente assistiamo sempre più spesso (e, purtroppo, anche con la complicità  di mezzi d’informazione conniventi),  al tentativo di capovolgere la realtà delle cose: chi invoca il rispetto delle regole, la tutela del bene pubblico, la salvaguardia dei beni di tutti viene spesso additato come nemico di fantomatici interessi generali, che nascondono in realtà vantaggi e benefici particolari.
Di questo stato di cose non dobbiamo, e non possiamo, addossare l’intera responsabilità alla sola classe politica che, oltre alle proprie colpe, ha comunque approfittato quantomeno di una sorta di “assuefazione” di ampia parte della società civile. Diceva Berlinguer in un altro passaggio della sua intervista: “Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni.
Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.”
All’epoca Berlinguer lanciò un sasso, pesantissimo, nello stagno della politica italiana: fare in modo che quel sasso non finisca a fondo inutilmente, senza scalfire privilegi, clientele, complicità della malapolitica è, oggi più di ieri,  soprattutto un dovere individuale. Nel 1981 Berlinguer affermò che la questione morale era il “centro del problema italiano”: trentadue anni dopo, purtroppo,  è ancora così.

(E. Berlinguer, dall'intervista a E. Scalfari, - http://www.metaforum.it/berlinguer/questionemorale.htm).

Cinque centesimi per l’acqua gratis

ig 49 02Era il 1° di aprile del 2010 (data involontariamente significativa) quando l’assessore Forcellese annunciò in pompa magna l’installazione di postazioni automatiche per la distribuzione gratuita dell’acqua. Con quasi tre anni e mezzo di ritardo, la scorsa settimana è stata inaugurata la prima “casetta” che eroga acqua al costo di 5 centesimi al litro. Mendace sui costi,  in  ritardo nei tempi, l’Amministrazione ha dimostrato di vantare un’invidiabile precisione almeno in una cosa: il taglio del nastro.

E qualcuno, alla fine, autorizzò

ig 49 03Ci sono volute Regione e Capitaneria di porto, per far sì che almeno una delle iniziative promosse dall’associazione “Unica beach” andasse in porto. Proprio le banchine portuali ospiteranno infatti, domenica 28 luglio, a partire dalle ore 19 “ConFido in UNICA BEACH : giochi di squadra tra cani”, evento autorizzato proprio dall’assessorato regionale ai trasporti e dall’ufficio circondariale marittimo di Giulianova. Per la soddisfazione degli organizzatori (ed anche del sindaco Mastromauro, “paladino” pentito della spiaggia per cani) le questioni di ordine pubblico che impedirono i precedenti appuntamenti dovrebbero essere almeno questa volta scongiurate.

Il campetto di Colleranesco

ig 49 04A Colleranesco, tra la piazza “Trifoni” e la scuola elementare, si trova un campetto polifunzionale comunale, luogo di ricreazione e di sport all’aperto di generazioni di giovani. Da alcuni anni il fondo in cemento è stato sostituito da una manto sintetico che ha di certo migliorato la fruibilità e ridotto i rischi da caduta.
Tuttavia vi sono alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati: da un lato porre mano all’incuria sia dell’area di gioco (la recinzione è in numerosi punti divelta) che soprattutto di quella attigua (disseminata di rifiuti ed erbacce); vi è anche una trascuratezza nella gestione dei fari luminosi (alcune volte sono rimasti accesi tutta la notte) ed infine, una ingiusta “legge del più forte” spesso domina sull’uso della struttura.
Si potrebbe pensare di coinvolgere il vicino centro anziani per gestire l’illuminazione ed eventuali prenotazioni che permettessero a tutti di utilizzare in maniera corretta uno spazio comune.

Ditelo chiaramente

ig 49 01Di rinvio in rinvio, siamo arrivati in piena estate. Dovevano essere disponibili in primavera, ma sembra proprio che le buste per la raccolta differenziata saranno in distribuzione soltanto alla fine di luglio, e limitatamente a quelle riservate all’organico. Per carta, plastica e lattine, nessuna notizia certa, ma visto l’andazzo se ne riparlerà chissà quando. E se, più correttamente, ci dicessero che all’approvvigionamento dei sacchetti ecologici dobbiamo provvedere da soli, come succede nei fatti da mesi e mesi?

Un Museo tutto da scoprire

tdc 48 01Il Museo d’Arte dello Splendore, collocato in uno dei punti più panoramici di Giulianova alta,  nasce nel 1997 dalla ristrutturazione sapiente di una parte dell’antico studentato di teologia del Convento dei Frati Cappuccini di Giulianova, adiacente il Santuario della Madonna dello Splendore.
Al piano terra del Museo, in quelli che una volta erano i locali della cucina, delle dispense e del refettorio, è possibile vedere alcune delle moltissime opere del Convento e della  Chiesa di Santa Chiara di L’Aquila, trasferite a Giulianova dopo il terribile terremoto del 6 aprile 2009. Alcune di queste tele, come ad esempio la Visitazione di scuola raffaellesca, sono state già sottoposte a restauro. È possibile inoltre vedere  anche antichi ostensori, calici e suppellettili diverse come ad esempio. borse adoperate, un tempo,  dai frati cappuccini per la questua o per i libri.
Al secondo piano, dove si trovavano le celle degli studenti, fino al 14 agosto, sono state ordinate le opere realizzate da 27 artisti provenienti da diverse regioni italiane che nel gennaio scorso hanno partecipato ad un seminario di studi sull’arte sacra.
La manifestazione che fa parte del Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, è giunta alla sua terza edizione. Il titolo della mostra di quest’anno è Credere la luce 3: dalle forme della preghiera a quelle dell’arte. Gli artisti si sono espressi declinando in maniera estremamente diversificata il loro rapporto con la preghiera, quindi si potranno ammirare opere di figurazione tradizionale, fotografie, installazioni.  Per renderne più semplice la lettura, ogni opera è stata corredata da una scheda esplicativa. È possibile acquistare anche il catalogo della mostra che contiene gli interessantissimi interventi dei relatori che hanno dato vita al seminario del gennaio scorso.
Il terzo piano, vecchia soffitta rialzata con suggestive capriate in legno, ospita una parte della preziosa  collezione di opere di paesaggio napoletano, donate alla città di Giulianova, assieme ai volumi di una ricca biblioteca e al palazzo di famiglia, dallo storico dell’arte giuliese Vincenzo Bindi morto nel 1928.
Il terzo piano riserva anche un’altra sorpresa: una meravigliosa terrazza che fa comprendere perché proprio Vincenzo Bindi definì la sua città “la Posillipo d’Abruzzo”.
Il Museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 17 alle 20.
L’ingresso è gratuito ed è possibile chiedere di essere accompagnati nella visita.

Facciamo Chiarezza!

Intervista esclusiva con Berardo D’Antonio e Alfredo Gerardini 

qda 48 01Siamo con Berardo D’Antonio e Alfredo Gerardini, del Giulianova Calcio. Qual è l’attuale configurazione societaria, e chi gestisce la parte tecnica ed economica?
Ad oggi la società è quella uscente, è stata fatta la domanda di ripescaggio con l’apporto economico di chi era all’interno della società e di qualche nuovo sponsor. Adesso siamo fermi perché potrebbero cambiare programmi e impegni a seconda della categoria. Abbiamo allacciato molti contatti per cercare un coinvolgimento societario ma la situazione economica attuale è difficile. Le poche persone che hanno dato un assenso forniscono disponibilità a titolo di sponsor esterno, senza incarichi diretti.
Situazione pesante e difficile, quindi?
Indubbiamente la situazione è difficile e lo diciamo sempre a chi ha anche certe responsabilità. Abbiamo fatto sforzi evidenti e le difficoltà ci sono. Prendiamo atto che in questa città si ama molto far chiacchiere con pochi fatti. Di questo siamo amareggiati. Si parla di tutto fuorchè di calcio. Sarebbe meglio se si parlasse di calcio giocato.
La vostra gestione sembra più corale rispetto al passato.
Siamo partiti in ritardo lo scorso anno, quest’anno speriamo che il dirigente possa fare quello che in teoria gli debba competere. Puntiamo alla figura di un direttore sportivo con responsabilità ben definite.
Un costo di questo tipo può essere coerente con le difficoltà economiche?
Se il dirigente può svolgere il lavoro che gli compete il suo costo viene ripagato. L’organizzazione è complessa ed occorre qualità dirigenziale. Tra l’altro, Giulianova ha un settore giovanile che altri non hanno.
Per la passata stagione, qual è il bilancio tecnico – economico? E’ stato chiuso l’aspetto economico con tutti?
Il campionato è costato circa 300 mila euro. Ci sono 2-3 mesi di rimborsi da ottemperare, e avevamo già detto a gennaio ai calciatori che li avremmo diluiti, e chi non ha potuto attendere ha cambiato società. Ci vorrà del tempo ma onoreremo entro l’annata come promesso. Per il prossimo anno saremo più attenti prima di iniziare.
Dal punto di vista tecnico quali insegnamenti dall’anno passato?
Puntammo a non prendere ex giocatori professionisti che temevamo snobbassero l’impegno. Abbiamo preso i migliori dilettanti che hanno fatto certamente bene. Il problema è che negli scontri diretti è mancata un po’ di personalità. Cito la partita in casa col Sulmona e anche con l’Imola. Ciò deve farci riflettere e chi dovrà scegliere i calciatori ne terrà conto. E’ mancata anche una certa dose di fortuna. Francia che per noi è stato importantissimo, negli scontri diretti è mancato. E il centravanti Tarquini infortunato. Non vuol essere una giustificazione però…. Quest’anno ci sarà maggiore attenzione nella scelta dei giocatori.
Ci sono reali possibilità di vedere il Giulianova in serie D?
L’11 luglio è la data ultima di iscrizione alla D.  In base al numero di società che non si iscriveranno riusciremo a capire se avremo possibilità. Nel ranking dei ripescaggi siamo circa a metà. Le caratteristiche richieste sono: il campo omologato e qui siamo carenti, perdiamo qualche posizione, poiché mancano alcune autorizzazioni (ndr antincendio) Meglio un piccolo campo omologato da 1000 persone piuttosto che il nostro Fadini così com’è. Ci sono norme che il nostro stadio non rispetta, alcune cose sono state fatte, altre no. Tutti i campi di quest’anno erano peggiori del nostro ma sono tutti omologati, anche un po’ all’italiana. Poi conta l’attività giovanile, che deve venire dalla scuola calcio, con punteggi che si acquisiscono sul numero dei campionati cui si partecipa. Anche qui bisogna dire che per 20 anni la scuola calcio è stata gestita da Emilio Della Penna con una società legata alla prima squadra. Oggi non è più logico che ci siano strutture separate ma per ora è così. Deve esserci la stessa matricola societaria ai fini FIGC, si dovrebbe perseguire l’unità.
Rapporto con la tifoseria vive di momenti alti e bassi, quale importanza riveste per voi?
E’ ovvio che per avere un seguito importante è necessario avere anche risultati, il passato campionato abbiamo avuto la sottoscrizione di circa 180 abbonamenti, tanti per la categoria, non molti per come conosciamo Giulianova. Per il prossimo ci potrebbe anche essere la possibilità di non avere la campagna abbonamenti lasciando la libertà ai tifosi di decidere quando e come seguire la squadra. Altra nota importante sui tifosi è legata al ripescaggio, poiché uno dei parametri è relativo al comportamento dei tifosi, aver avuto molte multe e la partita a porte chiuse ci pone indietro rispetto ad altre squadre dal punto di vista della cosìdetta Coppa Disciplina. Oggi e nel futuro le società che vorranno ambire a categorie importanti dovranno avere un pubblico che collabori affinchè non vengano perse risorse importanti attraverso le penalizzazioni, che sono sempre più pesanti. Pensate che in serie D le multe che si prendono sono triplicate perché non c’è tolleranza se non si rispettano le norme. Per fare un esempio, la Samb ha perso 120mila euro d’incasso per 4 partite a porte chiuse.
Sarebbe utile una figura di dirigente, alla Tiberio Orsini, in grado di catalizzare tutte le componenti?
Nessuno di noi ha l’ambizione di essere il calcio a Giulianova, Noi siamo qui perché cerchiamo di sviluppare quest’idea di fare calcio un po’ differente, che si avvicina magari a quella di una volta, con tutti i difetti che abbiamo e anche alcuni errori. Diversa da ciò che vediamo intorno a noi, dove ognuno coltiva il proprio orticello e toglie forza al progetto pilota della comunità calcio.
Sulla stampa escono alcuni nomi di dirigenti, ad oggi cosa c’è di vero?
Se ci fosse una cordata concreta, non ci sarebbe nessun problema. Non possiamo certo correr dietro alle voci. Accade che quando ci sono 2-3 mesi di assenza di calcio giocato si mettono in giro cose poco reali. Noi abbiamo sempre aperto a chiunque abbia cose da dire e da fare. Saremmo felici se ci fossero cordate o nuovi dirigenti con un progetto tecnico che sia vicino al nostro modo di fare calcio a Giulianova. Siamo espressione di un piccolo gruppo di imprenditori e professionisti, e va sottolineato il fatto che lo scorso anno avremmo dovuto fare la Promozione e magari neanche vincerla. Oggi c’è un anno di lavoro svolto, non siamo più a zero, e con la possibilità di fare 2 categorie superiori se andassimo in D, che il prossimo anno sarà in pratica la vecchia C2.
Il Settore giovanile, a Giulianova, è diviso, tra la società del dott. D’Archivio e il Giulianova Calcio. C’è possibilità di soluzione per avere un unico settore giovanile di qualità?
Ci siamo lasciati col dott. D’Archivio che non c’è secondo loro la condizione al momento di fare un’unione. Hanno chiesto tempo per metabolizzare quella che potrebbe definirsi fusione e ci rivedremo a dicembre. Il discorso è che tutto il settore giovanile deve essere il serbatoio della prima squadra. Se entro l’anno non si raggiungerà un accordo ognuno prenderà le strade che riterrà più opportune. Il Giulianova Calcio non può rimanere scoperto. Sognando anche una C, la Federazione pretende la partecipazione di 7 squadre giovanili. Lo sconosciuto San Colombano, ad esempio, è il primo tra le potenziale squadre ripescabili. Fa una grande attività giovanile che genera punteggio nelle graduatorie FIGC. In Federazione abbiamo ancora molti ammiratori, ma oggi a Giulianova viviamo forse un po’ troppo di ricordi. La storia è importante ma va anche attualizzata.
Momento difficile certo, occorre realismo per il futuro.
L’anno scorso siamo stati un po’ troppo sognatori ora saremo realisti. Il budget è sempre lo stesso, che si traduce in 5-6 giocatori buoni e il resto da settore giovanile. Tra D e Eccellenza ci sono 50mila euro di differenza. Molto dipende anche dall’apporto che darà la città.

I veri risultati del “marketing mirato"

ins 48 01Cresce il fatturato di quasi un milione di euro, ma l’utile, al contrario, diminuisce di quasi 70mila. È tutto qui il succo della polemica che ha investito il risultato di bilancio 2012 della “Julia Servizi Più”, società a partecipazione esclusivamente comunale, attiva nella commercializzazione del gas metano.
La risposta alle critiche, avanzata dall’amministratore unico della società Simona Conte, ha indicato il motivo della flessione nell’andamento al rialzo del prezzo del metano, acquistato a prezzi sempre più elevati, ma rivenduto al livello minimo possibile, calmierando le bollette, ma deprimendo di pari passo gli utili. Per stabilire lo stato di salute della Julia Servizi non sarebbe dunque corretto fare riferimento all’utile, ma piuttosto ad un fatturato sensibilmente aumentato grazie al “marketing mirato che ha contribuito a determinare un aumento degli utenti, ed all’adeguamento delle tariffe applicato ai contratti degli utenti del trigeneratore”.
Zoppa di qualunque riferimento alle condizioni climatiche proibitive dell’inverno 2012, (nevicate “storiche” e temperature polari avranno pur avuto il loro peso sull’impennata dei consumi e dunque sul fatturato, ndr), la disamina di Simona Conte ha finito con l’incentrarsi soprattutto sul ruolo del marketing: un aspetto  della gestione non solo di “Julia Servizi Più”, ma di tutte le partecipate,  fino a poco tempo fa pressoché sconosciuto, venuto alla luce solo grazie all’inchiesta del nostro giornale sulle  spese sostenute al riguardo dalle aziende ad esclusiva partecipazione comunale.
Ignorato fino a ieri, esaltato a parole oggi, il peso effettivo di pubblicità e sponsorizzazioni sembra però, nei fatti, assai meno rilevante. A parlare, ancora una volta, sono i dati che riassumono, nella tabella pubblicata in questa pagina, l’andamento della spesa pubblicitaria e delle utenze di “Julia Servizi Più” per il  quadriennio 2009-2012, e che non sembrano proprio giustificare i toni trionfalistici usati per difendere la bontà della strategia aziendale.
Migliaia e migliaia di euro (quasi 170mila negli ultimi tre anni) sono usciti dalle casse della “Julia Servizi Più”, ma se relativamente al 2010 la spesa sembra esser stata ripagata (903 nuove utenze a fronte di circa 48mila euro investiti), è nel biennio  successivo che i conti mostrano di non tornare. Con 120mila euro spesi fra il 2011 ed il 2012 il ritorno è stato infatti di soli 233 nuovi clienti, una miseria soprattutto se rapportato all’ampiezza del comprensorio in cui opera la società (12 comuni, tutti della provincia di Teramo).
Senza contare che, paradossalmente, le utenze sono aumentate di più quando si è speso meno (147 unità nel 2011, con una spesa pubblicitaria di circa 48mila euro, lievemente calata rispetto all’anno precedente) rispetto a quando le uscite per il marketing hanno subito una violenta impennata (86 unità nel 2012 con ben 72mila euro di investimento pubblicitario).
Difficilmente le cifre ingannano, e dipingono anche in questo caso un quadro diverso da quello ufficialmente presentato:  numeri alla mano, il “marketing mirato” di Simona Conte non sembra negli ultimi anni aver funzionato poi così bene.

Piazza, Bella Piazza!

fipp 48 02Milano.  Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio villeggiatura. Mi riposo in Piazza del Duomo. Invece di stelle ogni sera s’accendono parole. Nulla riposa della vita come La vita. 
( U.Saba, “Il Canzoniere”)
Dormo sull’erba, ho molti amici intorno a me: gli innamorati in Piazza Grande; dei loro guai, dei loro amori tutto so, sbagliati e no .... Una famiglia vera e propria non ce l’ho, e la mia casa è Piazza Grande...

La piazza, come appare nelle parole poetiche precedenti o nella “danza delle fanciulle” dell’affresco di Lorenzetti, è lo spazio privilegiato dell’incontro, dello scambio, dove cultura e storia si fondono come nell’idea aristotelica di sicurezza e felicità che una città deve saper offrire ai suoi abitanti.
La piazza è sempre stata una realtà molto significativa della vita di una città, è un simbolo, una bandiera, tanto che di alcune città ricordiamo il nome delle loro piazze senza averle mai visitate. Potrebbe bastare questo a convincerci che se ci fosse vita in una bella piazza, si potrebbe ricreare oggi quella “profondità abitata”, animata dal desiderio di essere uno spazio vitale per gli uomini, di cui parlava De Chirico.
Giulianova possiede uno spazio che può rispondere a queste aspettative, piazza Dalla Chiesa, uno spazio naturalmente predisposto ad essere un biglietto di presentazione della città: al centro del paese, visibile anche dal Belvedere, una macchia di verde che soddisfa lo sguardo di chi ama questo paese.
E, dopo una petizione popolare sollecitata dal Cittadino Governante e da Italia Nostra che scongiurò la vendita a privati e, a dispetto di vari tentativi di cementificazione, dell’abbandono in cui versa da anni, della desolazione in cui è lasciata, la stessa Associazione ha sviluppato con l’architetto Andrea Capriotti un’ipotesi progettuale già presentata pubblicamente e ben accolta da esperti e semplici cittadini, per la riqualificazione di questa piazza. Questo progetto valorizza il tema della piazza come un luogo dove la comunità si incontra, dove appare la dinamicità della vita sociale, fatta di relazioni, di rapporti in divenire, di coinvolgimento personale; un luogo non solo di aggregazione, ma in cui si possa realizzare lo scambio di opinioni, di pensieri, di intenzioni, di desideri, un luogo in cui la gente possa ritrovare una dimensione  di condivisione della quotidianità, di crescita di idee, di accoglienza, di socializzazione, di partecipazione alla vita cittadina. Ed è la convinzione che queste idee vanno fatte crescere  nella mente dei giovani che spinge Il Cittadino Governante a proporre, per il quinto anno la festa giovane “Piazza bella piazza”.
Chi, se non per primi i giovani, ha diritto di conoscere la propria città, di scoprirne le potenzialità, di apprezzarne i valori e le speranze?

 

Piazze, belle piazze?

fipp 48 01Fra le tante “magagne” di questa città, fra le innumerevoli questioni quotidiane gestite con molta supponenza ed altrettanta approssimazione, fra il “tutto va bene” disegnato dalla propaganda ed una realtà di segno diametralmente opposto, qualcosa, più di altro, dà la misura del livello di incuria, negligenza e superficialità a cui è stata ridotta la gestione della cosa pubblica.
Non c’è da andare a scavare, non c’è bisogno di addentrarsi nei meandri del Palazzo, non serve cercare fra le pagine nascoste di una gestione della città tutt’altro che trasparente. È sufficiente guardarsi intorno, girare per la città, camminare per il centro storico o per il lungomare. Brutture e degrado sono lì, balzano agli occhi: la desolazione della pomposissima (in quanto a nome) Piazza del Mare, il senso di abbandono di Piazza Fosse Ardeatine, l’insensato restauro di Piazza Buozzi, l’opprimente parcheggio di Piazza Willermin, il congestionamento di Piazza della Libertà, tradita dalla scarsa intelligenza dei suoi semafori.
Le piazze di Giulianova raccontano una storia fatta di promesse mai mantenute, occasioni perdute, spazi mortificati, interventi fuori luogo e di scarsa qualità. Raccontano di denaro speso male (il nostro) avendo come obiettivo finale più che un’immagine coerente e sostenibile della città i riflettori delle inaugurazioni e la grancassa delle conferenze stampa. Raccontano di luoghi sottratti alla loro “socialità”, declassati a spezzoni di città privi di attrattiva, capacità di accoglienza, decoro.
Spesso, troppo spesso tutto quanto viene ricondotto alla crisi, ai minori contributi dello Stato, alle ristrettezze di bilancio, in una parola alla mancanza di soldi, ma il punto non è questo.
A mancare non è il denaro, pur non abbondante, ma comunque dissipato a piene mani in iniziative quantomeno discutibili. A mancare è una progettualità seria e competente, una visione globale della città che vada oltre il singolo intervento, un’idea di urbanistica che restituisca compiutamente la città ai suoi abitanti ed ai suoi frequentatori.
Si fa fatica ad individuare, fra le maglie di una miriade di interventi approssimativi e disarticolati il filo conduttore di un progetto per la città chiaro, definito, congruente: probabilmente perché non c’è mai stato.

Premesse non mantenute

ig 48 03I mezzi con cui “Giulianova Patrimonio” avrebbe donato  all’area portuale una pulizia ed un nitore mai visti fino ad ora avevano ricevuto un battesimo in grande stile. Le immancabili dichiarazioni di Sindaco e presidenti (Di Giambattista e Vasanella) avevano fatto balenare svolte epocali, collaborazioni finalmente risolutive, banchine e ormeggi restituiti alla dovuta pulizia. Operatori, turisti e frequentatori abituali assaporavano già la novità di un porto finalmente decoroso. Poi qualcosa dev’essere andato storto...

C’è giudizio e giudizio

ig 48 02“Rispetto il lavoro dei biologi di Legambiente, ma sulla scorta dei controlli continui effettuati dall’ ARTA, in aggiunta a quelli d’iniziativa dell’Amministrazione comunale la situazione è molto diversa, risultando la buona salute delle nostre acque di balneazione”.
Così l’assessore Forcellese dopo che i  prelievi effettuati da Goletta Verde, avevano evidenziato una zona di mare inquinato nelle vicinanze del porto. Incontestabili quando favorevoli (vedere l’assegnazione delle Vele Blu), i giudizi di Legambiente lo sono molto meno quando portano alla luce qualche situazione non proprio “limpida”.

Ma il sito non lo sa

ig 48 04Preceduta dall’immancabile conferenza stampa GiuliaEventi ha infine preso il via.  Lo sanno un po’ tutti, tranne il sito web del Comune di Giulianova, rimasto col calendario almeno dodici mesi indietro: programma in formato testo, manifesto grafico e palinsesto  della rassegna cinematografica sono tutti dello scorso anno. Forse perché, fra notti bianche, bancarelle e balli il calendario 2013 assomiglia tale e quale a quello del 2012?

Se un anno vi sembra poco

ig 48 01C’è voluto l’intervento dei sindacati, una lettera al Prefetto di Teramo e la minaccia di non effettuare turni di servizio nella fascia serale-notturna (fondamentali per lo svolgimento delle manifestazioni estive). Alla fine, però, i vigili urbani hanno ottenuto, se non il pagamento, quantomeno la promessa di trovare nelle buste paga di luglio ed agosto quanto maturato per i progetti incentivanti 2012 e per gli straordinari del primo quadrimestre di quest’anno. Più di un anno per liquidare spettanze assolutamente previste (e, immaginiamo, con adeguata copertura di bilancio), non muovono però nell’amministrazione alcun sentimento di vergogna:  dal Comune, chissà poi perché, soltanto il consueto comunicato, ricco di autocompiacimento.

Paolo Calafiore e Andrea Cicchinè (Pediatria per l’Emergenza)

qda 47 01Ospiti del Nova Vita Beach di Giulianova, siamo con Paolo Calafiore e Andrea Cicchinè.
Paolo, cos’è Pediatria per l’Emergenza e come nasce?
(PC) Pediatria per l’Emergenza è una Onlus nazionale, nasce dall’esperienza dell’Aquila del 9 aprile 2009. In quell’occasione ci siamo resi conto che la pediatria italiana non era rappresentata nell’ambito del volontariato riconosciuto. Oggi quest’associazione consta di circa 450 pediatri iscritti. Ci occupiamo di maxi emergenze, ci esercitiamo e lavoriamo in collaborazione con le più grosse associazioni di volontariato, come la Croce Rossa, l’Anffas e la Misericordia. Questo è il nostro ruolo, ma volevamo fare qualcosa in più. E casualmente è venuta fuori l’esperienza in Kenya, con un’altra associazione italiana, la Marafiky di Jesolo, che aveva costruito su un’isola una scuola per 600 bambini. Ci siamo accorti che l’isola era abbandonata dal punto di vista sanitario, con 4000 persone che per essere curate dovevano viaggiare almeno 4 ore. Abbiamo deciso di raccogliere fondi per costruire un primo soccorso. E ci siamo impegnati ad assicurare continuità medica, ma anche formazione di medici locali in accordo con il governo di Nairobi.
Cosa provoca un’esperienza di questo tipo in una persona?
(PC) Dal punto di vista professionale ci si avvicina a patologie diverse da quelle che troviamo in Italia, e ciò vuol dire ampliare le conoscenze. Ma esperienze di questo tipo cambiano i parametri della vita: penso che vedere certe realtà sia importante per tutti. Ora credo davvero che il mal d’Africa esista, quando prima magari ero un po’ restìo a capire ciò che mi raccontavano alcuni colleghi. Ora credo sia giusto accontentarci ed essere convinti che quello che abbiamo sia già molto.
Che differenze hai trovato tra i bambini keniani e quelli italiani? Rilevi difficoltà nell’assistenza sanitaria anche in Italia?
(PC) Sono argomenti profondi che meriterebbero una lunghissima discussione. Sono convinto che il sistema sanitario italiano gratuito, sulla carta, sia ottimo ed invidiato da tutti. Mancano forse le modalità corrette di utilizzo. La Sanità non va accentrata ma portata sul territorio, pur in un momento difficile come questo. C’è molto da costruire e spero molto nei giovani che avranno forze fresche e lungimiranza. In ambito pediatrico saranno necessarie correzioni, in Abruzzo, per esempio per identificare i punti nascita e creare una rete di emergenza pediatrica, in cui credo molto. Basti pensare al fatto che abbiamo una Guardia Medica h24 cui va fatta crescere la competenza. Vedrei bene corsi pediatrici per i colleghi che svolgono tale compito.
Credo anche che la popolazione vada abituata a non affluire sempre in ospedale per ogni tipo di patologia. In queste cose siamo ancora carenti.
Per riepilogare quindi, direi di utilizzare bene le strutture, fare formazione per le competenze non specialistiche e creare in Abruzzo una rete di emergenza pediatrica che ora manca e lo eleverebbe a livello di assistenza sanitaria regionale. Spero che la politica ascolti e svolga bene il proprio ruolo.
Quali sviluppi futuri per questo progetto in Kenya?
(PC) La situazione attuale è che il governo di Nairobi ci ha concesso l’autorizzazione e la terra all’interno della scuola. Il Primo Soccorso servirà 4000 persone. Abbiamo iniziato a raccogliere fondi, con una cena al Don Juan con stupenda risposta della città di Giulianova, specie in questo momento. Una dimostrazione di affetto e stima inaspettati. Il governo ci ha chiesto di stanziare 50000 € per il progetto.
Contiamo di iniziare a novembre la costruzione di 2 grandi capannoni, con 6 posti di degenza ed una shock-room, e poi un laboratorio più area ambulatoriale. Speriamo di realizzarlo entro 12-18 mesi, con l’aiuto di chi si fida di noi e la volontà di chi crede in queste missioni umanitarie all’estero.
Andrea, come sostenere la Vostra iniziativa?
(AC) Oltre a feste, lotterie ed altro, dove possiamo reperire fondi, se qualcuno volesse donare un contributo all’associazione, può andare sul sito www.pediatriaemergenze.it dove troverà coordinate bancarie e postali per effettuare donazioni. Per il resto organizzeremo certamente altre serate confidando sulla disponibilità e generosità delle persone. Siamo disponibili a qualsiasi tipo di evento o dove sia richiesta la nostra partecipazione per presentare l’iniziativa.
L’importante è chiamarci, e ci sentiamo comunque di dire un grazie particolare alla città di Giulianova.

Aree escluse dalla Variate al PRG: l’Ici può essere restituita, sempre che il Comune lo voglia

ins 47 01Il problema è noto: l’ICI (ora IMU) si paga anche sui terreni considerati edificabili da un Piano Regolatore Adottato, e quindi su una edificabilità ancora “teorica”, dato che solo l’approvazione del P.R.G. permette, giuridicamente, di considerare le previsioni di piano definitive. Lo sanno bene le decine di famiglie giuliesi che, dopo aver pagato l’antipatica tassa, in sede di osservazioni e di prescrizioni da parte di Regione, Soprintendenza e Provincia, hanno scoperto che alcune previsioni di piano non erano compatibili con quelle degli strumenti sovraordinati (Piano Regionale Paesistico, Piano di Assetto Idrogeologico, Piano Territoriale Provinciale, ecc.) o con norme di legge statali e regionali e si sono viste “stralciare” le aree di proprietà che sono tornate alla destinazione originaria.
Quindi, oltre al “danno”, la beffa. Ma l’ICI pagata per previsioni edificatorie non confermate non può essere restituita? Una recente sentenza della Cassazione (n. 4498 del 21/03/2012), relativa ad una controversia tra un privato ed il Comune di Giulianova, proprio in materia di ICI, nel ricordare che il valore del terreno va computato sull’edificabilità presunta, anche se solo da un piano adottato, e che quindi l’imposta va pagata anche se tale edificabilità non può essere concretamente applicata (come nel caso di non conferma delle previsioni da pare del P.R.G. approvato) sottolinea che tale orientamento è valido“a meno che il Comune non ritenga di riconoscerlo (il rimborso, n.d.r.), ai sensi dell’art. 59, comma primo, lettera f), del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446.” Ma cosa dice l’art. 59, comma primo, lettera f) del d.lgs. 446/97? La norma afferma, testualmente, che i Comuni, con il regolamento sull’ICI (ora IMU) possono “prevedere il diritto al rimborso dell’imposta pagate per le aree successivamente divenute inedificabili, stabilendone termini, limiti temporali e condizioni, avuto anche riguardo alle modalità ed alla frequenza delle varianti apportate agli strumenti urbanistici.” Quindi, al lettore, sorgerà spontanea una domanda: perché il Comune (visto che per approvare il P.R.G. ha impiegato anni prevedendo, tra l’altro, zone edificabili evidentemente in contrasto con i piani sovraordinati e/o con norme nazionali e regionali) non ha pensato di inserire nel regolamento dell’ICI la possibilità di rimborsare quei cittadini che, dapprima illusi sulla possibilità di avere aree edificabili, si sono trovati, dopo aver pagato per anni l’Imposta Comunale sugli Immobili in base alla presunta edificabilità, con un pugno di mosche? Ce lo chiediamo anche noi. E aspettiamo una risposta.

Non nominare il nome invano!

gg 47 01Ho letto sui giornali ed ho visto in città i manifesti che annunciano il ritorno di GIUGNOGIOVANI, manifestazione che per sette edizioni ininterrotte, dall’estate 2005 a quella del 2011, ha aperto il cartellone estivo degli eventi giuliesi. Dopo un anno di sospensione, ufficialmente dovuta a problemi economici, GIUGNOGIOVANI torna con nuovi organizzatori; ora, la questione non è: chi organizza? Chiunque s’impegna, rischia, lavora per proporre musica, cultura, spettacolo merita incoraggiamento e rispetto. La questione non è neanche che si faccia Giugnogiovani; anche se le prime sette edizioni sono state organizzate dall’Amministrazione comunale (sindaco Ruffini, assessori alle manifestazioni prima Mastromauro F. e dopo Ciafardoni L.), dal Forum giovanile e dall’associazione A.M.S. (che ne curava la direzione artistica essendo anche, a rigore, titolare dell’iniziativa), credo che la manifestazione sia un patrimonio dell’intera comunità e non proprietà di chi le ha dato i natali; per cui, ben vengano nuove edizioni. Il problema è: come è stato organizzato questo GIUGNOGIOVANI! Ridurre il tutto ad una unica giornata significa tradire lo spirito della manifestazione, evidente già nello stesso nome. GIUGNOGIOVANI, anche nelle ultime edizioni alleggerite dalla scure della crisi, ha sempre presentato una serie di appuntamenti, con artisti di calibro nazionale ed internazionale, interpreti di alcuni generi musicali che avevamo scelto come filosofia artistica. Definire GIUGNOGIOVANI qualcosa che non gli somiglia affatto mi sembra poco opportuno ma molto opportunistico, direi poco elegante; è un po’ come se la prossima edizione del festival di Sanremo si svolgesse in piazza. Sicuramente si obietterà che non ci sono i soldi e che comunque è un modo di ripartire; allora mi chiedo se non è buona norma riprendere almeno da dove si era lasciato, perché altrimenti, biblicamente ragionando, suggerisco di non nominare il nome invano…GIUGNOGIOVANI ha bisogno di crescere, di un andare oltre, non di un Memorial; se deve essere un ri-partire da zero, che coraggiosamente lo sia in maniera assoluta, cioè con un progetto nuovo e autentico. Se invece si deve proprio chiamare GIUGNOGIOVANI, quanto meno lo si scriva così, tutto attaccato, come era, per eliminare almeno quel senso di copia cinese contraffatta…Comunque, aldilà di tutto, buon lavoro…che la musica fa sempre bene!

Aspettando Pegasus

fipp 47 02Il futuro si chiama Pegasus, lo sfavillante progetto presentato da Rete Ferroviaria Italiana (società del gruppo Ferrovie dello Stato che ne gestisce  tutte le infrastrutture) che prevede interventi sostanziali per riqualificare ed ammodernare l’intero scalo  giuliese e le aree adiacenti.  
Il presente, al contrario, racconta di una stazione ferroviaria non solo   penalizzata da tagli che hanno ridotto drasticamente le fermate dei convogli più veloci,   ma anche completamente inadeguata ad accogliere degnamente chi, pendolare o turista, preferisce la rotaia all’autostrada.
La questione, in fondo, sta tutta qui. In attesa dell’avvio dei lavori (a cura di RFI e che a settembre dello scorso anno il sindaco definì “già cantierabili nel 2013”, ma dei quali, al momento, non si hanno notizie), logica vorrebbe che qualcosa si facesse per restituire un minimo di pulizia e di decoro ad una struttura che ha da tempo valicato i limiti della decenza.
Sottratte alla presenza di ospiti “indesiderati” sala d’attesa e biglietteria attraverso la chiusura notturna degli accessi (a tanto serve la serrata dell’edificio  fra le 22 e le 5.15), poco o nulla è stato fatto al contrario per restituire una minima dignità a tutto il contorno. Malgrado accordi ed ordinanze tutto è rimasto cronicamente e squallidamente in abbandono: indecente il sottopasso di collegamento con   via Messina, altrettanto impresentabile, pochi metri più in là, il piazzale antistante la stazione.
Rimane dunque sudicio, imbrattato ed olezzante di latrina il primo,  con buona pace della  convenzione tra RFI e Comune (presentata dal sindaco nell’ottobre scorso come soluzione ormai imminente alla tutela del sottopassaggio “sia sotto il profilo della sicurezza che sotto quello della manutenzione”), convenzione  evidentemente senza  seguito, se non è riuscita a partorire neanche un’ormai irrimandabile imbiancatura.
E rimane terra di nessuno il secondo, fra divieti di accesso disattesi a tutto discapito dell’unico traffico ammesso, quello dei mezzi pubblici, ed ordinanze sindacali tanto esageratamente restrittive (la recente antibivacco), quanto di fatto inefficaci a rendere presentabile un’area troppo spesso in condizioni vergognose: maggiori effetti avrebbe probabilmente sortito il ritorno ad uno spazzamento più frequente, la cui cadenza, rispetto alla quotidianità di un tempo si è via via drasticamente diluita.
In attesa che arrivi  Pegasus a proiettare nel futuro fisionomia e servizi dell’intero scalo, stupisce quindi che da tutto il susseguirsi di incontri, accordi e sinergie fra amministratori locali e della società di gestione  non sia scaturita  l’evidente necessità di  mettere in calendario, nell’immediato, almeno gli interventi minimi richiesti dalla pubblica decenza.
Lo ha detto  Mastromauro in persona: quella della stazione è un’area “da sempre poco valorizzata nonostante per molti rappresenti il primo impatto con la città”. Appunto.

Area ex Migliori Longari: un paio di considerazioni

fipp 47 01

Il P.M. ha considerato illegittimo il progetto esecutivo approvato in consiglio comunale

La vicenda è arcinota, e parla di un presunto abuso edilizio, in via di accertamento da parte della magistratura, proprio a ridosso di piazza Dalla Chiesa, del campo di atletica e della collina giuliese.
La nota di novità, peraltro attesa vista la richiesta avanzata in questo senso dal pubblico ministero, è data dall’archiviazione disposta dal Gip nei confronti degli indagati “politici” che approvarono in sede consiliare (era l’8 ottobre 2007) il progetto esecutivo relativo alla realizzazione di quattro palazzine, in un lotto di terreno già appartenuto alla famiglia Migliori Longari, e successivamente di proprietà della ditta costruttrice Domhouse. Secondo la tesi della Procura, i dieci fra amministratori e consiglieri coinvolti approvarono sì il progetto in questione, venendo però “tratti in inganno” dal parere di conformità espresso dal dirigente comunale preposto, e non potendo dunque essere ritenuti corresponsabili del presunto abuso.
In attesa di ulteriori sviluppi (rimangono ancora in sospeso le posizioni del dirigente comunale e dei referenti, a vario titolo, della società costruttrice), l’ufficializzazione della decisione del Gip teramano lascia comunque spazio ad almeno due considerazioni.
La prima, giudiziaria, riguarda il parere di “illegittimità” che il pubblico ministero, pur richiedendo l’archiviazione per gli indagati “politici”, ha espresso riguardo alla delibera di approvazione del progetto esecutivo.
Un giudizio che lascia ancora in piedi il procedimento nei confronti delle componenti “tecniche”, di tutti coloro, cioè, per i quali non può valere il salvagente dell’ingannevole parere di conformità, e che sembra preludere ad un proseguimento dell’iter giudiziario nei confronti del responsabile tecnico comunale e dei privati coinvolti.
Un giudizio che dimostra anche come il Pubblico Ministero abbia considerato fondata la teoria dell’abuso, pur operando una distinzione fra le posizioni dei diversi indagati, che solo il prosieguo della vicenda potrà definitivamente assodare.
La seconda, strettamente politica, travalica gli aspetti legali del proscioglimento, per considerare l’intera vicenda da una prospettiva tutt’altro che secondaria: l’attenzione che chi ricopre il delicatissimo ruolo di consigliere comunale deve, o almeno dovrebbe, possedere nell’esercizio della propria funzione, ricordando che ogni singolo atto viene eseguito per conto e su mandato degli elettori.
La domanda da porsi è essenzialmente una. Se del presunto abuso ha avuto modo di accorgersi l’associazione “Il Cittadino Governante”, che non aveva all’epoca nessun rappresentante in assise civica, era davvero impossibile per chi sedeva in consiglio comunale nutrire dubbi sulla regolarità di quanto si andava ad approvare?
Ricordiamo per obiettività di cronaca che l’associazione presentò un esposto (non “denuncia” come erroneamente riportato da alcuni organi d’informazione) alla procura per tutelare il paesaggio, la sicurezza idrogeologica e l’asilo nido.
Da qui partirono l’inchiesta ed i successivi avvisi di garanzia.
Dolo certamente non vi è stato, scarso approfondimento della questione crediamo francamente di sì.
Ma tutto questo, però comporterà molto probabilmente per il comune un cospicuo esborso di soldi pubblici per le spese legali.

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